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- Riassunto delle relazioni
L’ORDINARIO STRAORDINARIO
Il “Centro Giovanni Paolo II”, dove si è svolto il Forum Europeo dei giovani, è nato da un desiderio del Papa stesso manifestato nel 1995. Voleva che Loreto fosse la Casa di tutti i giovani d’Europa: un luogo di riflessione, di ritiro, in cui ogni giovane potesse dire il suo “sì” a Dio dando continuità al “sì” di Maria. I sei giorni passati qui sono serviti proprio a questo, a riscoprire, rinnovare e confermare la mia vocazione. In modo particolare mi ha colpito e mi è servito profondamente il richiamo che più volte è stato fatto all’ordinarietà. Soprattutto la relazione di mons. Manicardi mi ha fatto riflettere molto sull’ordinarietà della vita di Maria, di Giuseppe, dello stesso Gesù. Maria e Giuseppe erano fidanzati quando il Signore li ha chiamati e Dio non ha chiesto loro di cambiare lo stato di vita: hanno continuato il loro cammino di fidanzati, poi di sposi, poi di famiglia; tuttavia con Gesù la loro storia si è ingigantita pur rimanendo normale. Si sono santificati, come ha sottolineato Suor Maria Ko Ha Fong, nel quotidiano, nella vita domestica. Anche Gesù è cresciuto per trent’anni nell’ordinarietà, si è irrobustito nella vita quotidiana; questo è un aspetto che poco ricordiamo: Gesù, ha affermato giustamente Manicardi, è il Crocifisso, il Risorto ma anche il Nazareno, quindi non è solo morto e risorto, ma è anche vissuto e cresciuto a Nazareth, e questa è una tappa importante del Suo cammino. Manicardi ha perciò affermato con forza che non dobbiamo aver paura dell’ordinarietà, perché è proprio lì che vediamo chi siamo veramente e cresciamo. Mi ha colpito particolarmente questo richiamo perché a volte sono portata a fare una sorta di graduatoria delle vocazioni, come se chi è chiamato ad andare in missione, a consacrarsi, a morire martire, fosse più “grande” di chi è chiamato a sposarsi, a lavorare, ad accudire i figli. E questa sorta di “ansia da prestazione cristiana” mi aveva fatto perdere di vista la mia vocazione quotidiana, il mio essere figlia, sorella, fidanzata, gifrina, amica, studentessa… Tutto questo ordinario diventa straordinario se lo vivo con Gesù. Questa consapevolezza mi ha aiutato anche a comprendere nuovamente la nostra missione come laici, come famiglia francescana laica. Proprio il nostro vivere come tutti, nel quotidiano, ci permette di entrare a contatto con le persone che non hanno ancora conosciuto Gesù. C’è davvero tanto bisogno di persone normali che diano una testimonianza nella normalità. Mons. Sigalini nella sua riflessione ha proprio parlato della necessità di creare un ponte tra la piazza e la Chiesa. Questo ponte, a mio avviso, siamo proprio noi laici cristiani. Chi è lontano dalla Chiesa non andrà mai a parlare con un prete, con una suora, ma sicuramente incontrerà noi, e chissà che non diventiamo mezzo per un Incontro più alto. Confrontandomi con i ragazzi degli altri Paesi europei ho avuto veramente conferma dell’importanza del laicato. Molti di loro sottolineavano che i sacerdoti sono spesso “fuori dal mondo”, non sanno stare con i ragazzi e sono diventati dei manager che devono gestire tante cose e non sanno stare con la gente. Questo porta, negli altri Paesi, ad un’assenza della vita parrocchiale, perché se i sacerdoti non organizzano attività, non si fa nulla. Mi sono resa conto allora che in Italia le cose vanno un po’ meglio proprio grazie alla presenza dei laici. Anche nel piccolo della nostra Gifra notiamo che le attività ormai si fanno anche se l’assistente per altri impegni non può venire. Questa forza del laicato ci porta però a una nuova responsabilità. Forse mai come in questo tempo siamo chiamati ad aiutare i consacrati a “tornare nel Mondo”. Mons. Bregantini, rispondendo ad una domanda, ha detto che spesso i sacerdoti hanno paura dei giovani e invece la critica dei giovani è l’ultima possibilità per i sacerdoti di migliorarsi. Naturalmente la critica deve essere delicata, costruttiva affinché sia ascoltata. Ma deve esserci: noi laici dobbiamo aiutare i sacerdoti a crescere. Come noi abbiamo bisogno di loro nella crescita spirituale, loro hanno bisogno di noi nella crescita umana e relazionale. E a proposito di relazioni vorrei richiamare l’intervento di Padre Giacomo Bini ofm, che ha più volte sottolineato l’importanza di stabilire relazioni di amicizia (questo vale per noi come per i consacrati): non dobbiamo andare dalla gente con atteggiamento di superiorità, con la pretesa di sapere tutto e di voler convertire. Questo purtroppo è l’atteggiamento con cui spesso i sacerdoti vengono da noi laici, e quello con cui noi laici andiamo da chi non crede. Invece è importante ascoltare le persone, camminare con loro, stringere rapporti di amicizia, ogni tanto cercare di dare qualche risposta, nonostante sia poca la fede che abbiamo, ma non crederci migliori di nessuno. E’ il Signore che converte, che incendia i cuori e, se vuole farlo attraverso di noi, lo farà anche senza che noi parliamo. Vorrei concludere con una frase di Giovanni Paolo II che ho letto l’ultimo giorno mentre passeggiavo nel Centro e che mi sembra racchiudere tutto il discernimento fatto a Loreto: “Carissimi amici, anche oggi credere in Gesù sulle orme di Pietro, dei primi apostoli e testimoni, comporta una presa di posizione per Lui e, non di rado, quasi un nuovo martirio: il martirio di chi, oggi come ieri, è chiamato ad andare contro corrente per seguire il Maestro. Forse a voi non verrà chiesto il sangue, ma la fedeltà a Cristo certamente sì! Una fedeltà da vivere nelle situazioni di ogni giorno.”
Chiara Picciano, GiFra Italia
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