Programma di Formazione per l’VIII Centenario di Santa Elisabetta di Ungheria

(1207-2007)

Primo Anno: La vita di Santa Elisabetta

Mese 9. Elisabetta viene cacciata dalla corte

Elisabetta non fu lasciata sola per molto tempo con il suo dolore, presto infatti la sua vita si vide violentemente turbata. Come testimoniò Isentrude nel suo processo di canonizzazione: "Dopo la morte di suo marito, Elisabetta fu cacciata dal castello e da tutti i suoi possedimenti, da alcuni vassalli di suo marito."

Non è mai stata del tutto spiegata la ragione di questo agire, ma la persecuzione si doveva molto probabilmente al precedente rifiuto pubblico di Elisabetta di nutrirsi del cibo sottratto ai contadini dagli ufficiali di suo marito; ella li aveva anche accusati di furto e di corruzione. Ma i suoi atti erano stati ampiamente criticati a corte e tra la nobiltà di Turingia. Nel corso della sua vita Elisabetta aveva usato i redditi provenienti dalla terra che suo marito le aveva dato in donazione perché provvedesse a se stessa con alimenti leciti. Dopo la sua morte, forse alcuni di questi ufficiali decisero di impedire ad Elisabetta di usare tale donazione fiduciaria. E’ possibile che in questa manovra sia stato coinvolto anche suo cognato, Enrico, ora reggente della Turingia per conto di Elisabetta e di suo figlio Ludovico, di cinque anni.

Gli storici non si mettono d’accordo su come Elisabetta fu fisicamente espulsa dal castello. Alcuni interpretano questa espulsione come un obbligo di tipo morale a lasciare il castello, ora che non aveva più i proventi dei suoi principati e quindi sarebbe stata costretta a violare la sua coscienza mangiando il cibo proibito. Ma la prima interpretazione sembra rispondere meglio alle primitive fonti.

Dopo aver lasciato il castello, Elisabetta trascorse la prima notte in un tugurio dove si trovavano dei maiali. Forse per paura dei dignitari della corte, nessuno le avrebbe dato un rifugio per lei e per i suoi figli. Sembra che in seguito trovò una povera dimora. Soffrì privazioni, insulti, persecuzione da parte di coloro che appartenevano alla sua stessa classe sociale, ma non indulse a sentimenti d’animosità. Conobbe incertezze e timori riguardo al futuro, ma aveva fiducia in Dio.

Una povera donna, cui una volta aveva dato l’elemosina, la spinse nel fango, ma lei semplicemente sorrise e lavò i suoi indumenti. Fu durante questo periodo che ebbe una visione di Cristo, che le apparve invitandola a seguirlo. Rispose: "Allora Signore tu vuoi stare con me ed io voglio stare con Te e non voglio separarmi mai da Te."

Riflessione spirituale:

Elisabetta seguì l’esempio di Gesù nel ripagare il male con il bene: "Ma a voi che ascoltate, io dico: Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano" (Luca 6,27-28).

L’esperienza di sofferenza di Elisabetta fu ciò che la avvicinò a Cristo ed a condividere le Sue sofferenze. L’esperienza personale di povertà la condusse a capire meglio la povertà come dipendenza completa da Dio e dagli altri.

Vangelo: Beati coloro che sono perseguitati a causa della giustizia, perchè di essi è il regno dei cieli (Mt. 5:10)