PRESIDENZA DEL CONSIGLIO INTERNAZIONALE DELL’OFS

 

PROGETTO DI FORMAZIONE PERMANENTE

 

SCHEDA MENSILE

 

                   DICEMBRE 2011 – ANNO 2 – No. 24

 

SEZIONE I: TEMA MENSILE

Topic 11: Chi ha la missione di evangelizzare? (EN n. 59-74)

Commenti, estratti e domande da Ewald Kreuzer, OFS

“Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa”, scrive Paolo VI nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (n. 75), un documento che attualmente è ancora di grande rilevanza per lo svolgimento della missione da parte della Chiesa. Il papa esprime il desiderio che “Pastori e teologi - e Noi aggiungeremo anche i fedeli, segnati dal sigillo dello Spirito per mezzo del Battesimo - studino meglio la natura e il modo di agire dello Spirito Santo nell'odierna evangelizzazione” ed esorta “gli evangelizzatori - chiunque essi siano - a pregare incessantemente lo Spirito Santo con fede e fervore, e a lasciarsi prudentemente guidare da lui quale ispiratore decisivo dei loro programmi, delle loro iniziative, della loro attività evangelizzatrice”. Noi, francescani secolari, vogliamo inoltre richiamare le parole di san Francesco quando dice che lo Spirito Santo stesso è il vero “Ministro generale” del nostro Ordine. Avendo ciò nella mente, affidiamoci alla guida dello Spirito Santo nel seguire la nostra specifica vocazione e missione “a vivere il vangelo secondo la spiritualità francescana, nella (nostra) condizione secolare” (CCGG, art. 8,1).

75. AL SOFFIO SELLO SPIRITO SANTO. L'evangelizzazione non sarà mai possibile senza l'azione dello Spirito Santo. [...] Di fatto, soltanto dopo la discesa dello Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste, gli apostoli partono verso tutte le direzioni del mondo per cominciare la grande opera di evangelizzazione della Chiesa, [...]

Lo Spirito è l'anima di questa Chiesa. È lui che spiega ai fedeli il significato profondo dell'insegnamento di Gesù e del suo mistero. È lui che, oggi come agli inizi della Chiesa, opera in ogni evangelizzatore che si lasci possedere e condurre da lui, che gli suggerisce le parole che da solo non saprebbe trovare, predisponendo nello stesso tempo l'animo di chi ascolta perché sia aperto ad accogliere la Buona Novella e il Regno annunziato. Le tecniche dell'evangelizzazione sono buone, ma neppure le più perfette tra di esse potrebbero sostituire l'azione discreta dello Spirito. Anche la preparazione più raffinata dell'evangelizzatore, non opera nulla senza di lui. Senza di lui la dialettica più convincente è impotente sullo spirito degli uomini. Senza di lui, i più elaborati schemi a base sociologica, o psicologica, si rivelano vuoti e privi di valore. Noi stiamo vivendo nella Chiesa un momento privilegiato dello Spirito. Si cerca da per tutto di conoscerlo meglio, quale è rivelato dalle Sacre Scritture. Si è felici di porsi sotto la sua mozione. Ci si raccoglie attorno a lui e ci si vuol lasciar guidare da lui. Ebbene, se lo Spirito di Dio ha un posto eminente in tutta la vita della Chiesa, egli agisce Soprattutto nella missione evangelizzatrice: non a caso il grande inizio dell'evangelizzazione avvenne il mattino di Pentecoste, sotto il soffio dello Spirito.

Si può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale dell'evangelizzazione: è lui che spinge ad annunziare il Vangelo e che nell'intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della salvezza (Cfr. Ad Gentes, 4: AAS 58, 1966, pp. 950-951). Ma si può parimente dire che egli è il termine dell'evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, l'umanità nuova a cui l'evangelizzazione deve mirare, con quella unità nella varietà che l'evangelizzazione tende a provocare nella comunità cristiana. Per mezzo di lui il Vangelo penetra nel cuore del mondo, perché egli guida al discernimento dei segni dei tempi - segni di Dio - che l'evangelizzazione discopre e mette in valore nella storia [...].

76. TESTIMONI AUTENTICI. [...] Soprattutto a proposito dei giovani, si afferma che hanno orrore del fittizio, del falso, e ricercano sopra ogni cosa la verità e la trasparenza. Questi «segni dei tempi» dovrebbero trovarci all'erta. Tacitamente o con alte grida, ma sempre con forza, ci domandano: Credete veramente a quello che annunziate? Vivete quello che credete? Predicate veramente quello che vivete? La testimonianza della vita è divenuta più che mai una condizione essenziale per l'efficacia profonda della predicazione. Per questo motivo, eccoci responsabili, fino ad un certo punto, della riuscita del Vangelo che proclamiamo [...] Noi esortiamo dunque i nostri Fratelli nell'episcopato, posti dallo Spirito Santo a governare la Chiesa (Cfr. Act. 20, 28). Esortiamo i sacerdoti e i diaconi, collaboratori dei Vescovi nel radunare il popolo di Dio e nell'animazione spirituale delle comunità locali. Esortiamo i religiosi, testimoni d'una Chiesa chiamata alla santità, e quindi partecipi essi stessi di una vita che esprime le beatitudini evangeliche. Esortiamo i laici: famiglie cristiane, giovani e adulti, quanti esercitano un mestiere, i dirigenti, senza dimenticare i poveri spesso ricchi di fede e di speranza, tutti i laici consapevoli del loro ruolo di evangelizzazione al servizio della Chiesa o in mezzo alla società e al mondo. Lo diciamo a tutti: bisogna che il nostro zelo per l'evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita, e che la predicazione, alimentata dalla preghiera e soprattutto dall'amore all'Eucaristia, a sua volta - come ci ricorda il Concilio Vaticano II - faccia crescere in santità colui che predica (Cfr. Presbyterorum Ordinis, 13: AAS 58, 1966, p. 1011) [...].

77. ARTEFICI DI UNITÀ. La forza dell'evangelizzazione risulterà molto diminuita se coloro che annunziano il Vangelo sono divisi tra di loro da tante specie di rotture. [...] La divisione dei cristiani è un grave stato di fatto che perviene ad intaccare la stessa opera di Cristo. Il Concilio Vaticano II afferma con lucidità e fermezza che essa «è di grave pregiudizio alla santa causa della predicazione del Vangelo a tutti gli uomini e impedisce a molti di abbracciare la fede» (Ad Gentes, 6: AAS 58, 1966, 954955; pp. cfr. Unitatis Redintegratio, 1: AAS 57, 1965, pp. 90-91). Per questo [...] abbiamo creduto necessario ricordare a tutti i fedeli del mondo cattolico che «la riconciliazione di tutti gli uomini con Dio, nostro Padre, dipende dal ristabilimento della comunione di coloro che già hanno riconosciuto ed accolto nella fede Gesù Cristo come il Signore della misericordia che libera gli uomini e li unisce nello Spirito di amore e di verità» (Apostolorum Limina, VII: AAS 66, 1974, p. 305).
È con un forte sentimento di speranza che Noi guardiamo agli sforzi che si fanno nel mondo cristiano per tale ristabilimento della piena unità voluta da Cristo [...].

78. SERVITORI DELLA VERITÀ. Il Vangelo che ci è stato affidato è anche parola di verità. Una verità che rende liberi (Cfr. Io. 8, 32) e che sola può donare la pace del cuore: questo cercano gli uomini quando annunziamo loro la Buona Novella. Verità su Dio, verità sull'uomo e sul suo destino misterioso, verità sul mondo. Verità difficile che ricerchiamo nella Parola di Dio ma di cui non siamo, lo ripetiamo, né padroni né arbitri, ma i depositari, gli araldi, i servitori. [...] Quanti siete dottori, teologi, esegeti, studiosi di storia: l'opera di evangelizzazione ha bisogno del vostro indefesso lavoro di ricerca, nonché della vostra attenzione e delicatezza nella trasmissione della verità a cui i vostri studi vi avvicinano, ma che è sempre più grande del cuore dell'uomo, perché è la verità stessa di Dio. Genitori c maestri, il vostro compito - che i molteplici conflitti attuali non rendono certo facile - consiste nell'aiutare i vostri figli e i vostri alunni nella scoperta della verità, compresa la verità religiosa e spirituale.

79. ANIMATI DALL'AMORE. L'opera dell'evangelizzazione suppone nell'evangelizzatore un amore fraterno sempre crescente verso coloro che egli evangelizza. L'Apostolo Paolo, modello di ogni evangelizzatore, scriveva ai Tessalonicesi queste parole. che sono un programma per tutti noi: «Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari» (1 Thess. 2, 8; cfr. Phil. 1, 8). Quale è questa affezione? Ben più di quella di un pedagogo, essa è quella di un padre; e ancor più: quella di una madre (128). Il Signore attende da ciascun predicatore del Vangelo e da ogni costruttore della Chiesa tale affezione. Un segno d'amore sarà la cura di donare la verità e di introdurre nell'unità. Un segno d'amore sarà parimente dedicarsi senza riserve, né sotterfugi all'annuncio di Gesù Cristo. Aggiungiamo qualche altro segno di questo amore. Il primo è il rispetto della situazione religiosa e spirituale delle persone che vengono evangelizzate, Rispetto del loro ritmo, che non si ha diritto di forzare oltre misura. Rispetto della loro coscienza e delle loro convinzioni, senza alcuna durezza. Un altro segno è l'attenzione a non ferire l'altro, soprattutto se egli è debole nella fede (Cfr. 1 Cor. 8, 9-13; Rom. 14, 15), con affermazioni che possono essere chiare per gli iniziati, ma diventare per i fedeli fonte di turbamento e di scandalo, come una ferita nell'anima. Un segno d'amore sarà anche lo sforzo di trasmettere ai cristiani, non dubbi e incertezze nati da una erudizione male assimilata, ma al, cune certezze solide, perché ancorate nella Parola di Dio. I fedeli hanno bisogno di queste certezze per la loro vita cristiana, ne hanno diritto in quanto sono figli di Dio che, tra le sue braccia, s'abbandonano interamente alle esigenze dell'amore.

Questionario per la riflessione e il dialogo in fraternità

1.      Come possiamo “cooperare” con lo Spirito Santo nella nostra specifica missione di evangelizzare?

2.      L’unità tra i cristiani significa “uniformità” oppure la diversità può essere segno di vitalità e arricchimento?

3.      Paolo VI parla di “segni di amore” da mostrare nell’evangelizzazione. Puoi condividere in fraternità la tua esperienza pratica di questi gesti d’amore con i tuoi fratelli e sorelle?

SEZIONE II: SPIRITUALITA’ E DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

http://www.corazones.org/maria/america/blvirguadalupe.jpgNostra Signora di Guadalupe

Riflessione di fra Amando Trujillo Cano TOR

La mattina del 9 dicembre 1531, Cuauhtlatoatzin – un atzeco che al battesimo aveva ricevuto il nome di Juan Diego – andava dal suo villaggio nativo di Cuautitlan a Tlatelolco, vicino la capitale azteca di Tenochtitlan (l’attuale Mexico City), per partecipare all’eucaristia e poi alla catechesi, come era solito fare. Il percorso era di alcune miglia, passando attraverso la collina di Tepeyac, localizzata alla periferia della città, dove era stato precedentemente un tempio dedicato a Tonantzin, la dea madre azteca. Attraversando il Tepeyac, udì “il canto di molti uccelli preziosi” che lo attraevano verso la cima della collina, con la sensazione di essere “nella terra del cielo” dei suoi antenati. Il canto cessò ed egli udì una voce che parlava in nahuatl, la sua lingua nativa, che lo chiamava a salire in cima: “Juan Diego, carissimo Juan Diego!”. Finalmente egli vide una “fanciulla”, la cui veste “brillava come il sole”, che lo invitava ad avvicinarsi e gli diceva:

Ascolta, mio piccolo figlio amatissimo, Juanito. dove stai andando?... Sappi, sappi con certezza, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la Perfetta Sempre Vergine Santa Maria, Madre del Verissimo Dio per il quale si vive, il Creatore delle persone, il Signore di tutto ciò che ci circonda e ci avvolge, il Padrone del cielo, il Padrone della terra, desidero molto che proprio qui si costruisca la mia piccola casa sacra dalla quale io lo rivelerò, lo esalterò rendendolo manifesto: lo darò alle genti mediante tutto il mio amore personale, il mio sguardo misericordioso, il mio aiuto, la mia salvezza: poiché io sono in verità la vostra madre misericordiosa la tua e quella di tutti gli uomini che su questa terra sono uno solo, e di tutti gli altri popoli che mi amano, che mi invocano, che mi cercano, che in me confidano, poiché da lì ascolterò il loro pianto, la loro tristezza, per guarire, per curare tutte le loro pene, le loro miserie, i loro dolori. E per realizzare ciò che il mio amorevole sguardo pretende, va' al palazzo del vescovo di México, e digli che sono io a mandarti, affinché tu gli manifesti quanto desidero che mi faccia costruire qui una casa, erigere per me un tempio; gli racconterai tutto ciò che hai visto e ammirato, e tutto cio' che hai udito. (Antonio Valeriano, Nican Mopohua vv. 23, 26-33)

Così inizia la storia affascinante delle apparizioni della Vergine di Guadalupe, l’incontro tra la “Madre del Verissimo Dio per il quale si vive” e gli abitanti di “questa terra”, in cui una civiltà stava emergendo con grande dolore come doglie di parto, ma da allora in poi illuminata dal sole che sorge dall’alto (cfr Lc 1,78): il Figlio di Maria. La storia del Nuovo Mondo aveva raggiunto un punto decisivo dieci anni prima, il 13 agosto 1521, con la caduta di Tenochtitlan da parte delle truppe di Hernàn Cortès e dei suoi alleati, popoli indigeni soggiogati dagli Aztechi e costretti a pagare tasse onerose. Il popolo azteco aveva la cultura più sviluppata della Mesoamerica, benché praticasse sacrifici umani con i prigionieri di guerra, con la convinzione che il sangue offerto agli dèi permettesse al sole di continuare il suo corso e sorgere ogni mattina. Il primo governo della Nuova Spagna – la Prima Udienza – nominato dal re di Spagna Carlo V nel 1528, fu guidato da Nuno de Guzman, crudele e spietato verso i nativi. Il trattamento rivolto agli indigeni complicò notevolmente il processo di evangelizzazione da parte dei missionari e creò un ambiente instabile, suscettibile di insurrezione sociale. Nello stesso anno il re aveva nominato il francescano fr. Juan de Zumarraga primo vescovo di Mexico City e difensore degli Indiani.

Le apparizioni della Vergine di Guadalupe a Juan Diego ci ricordano che Dio sceglie gli umili per portare avanti la sua opera di salvezza. Juan Diego si considerava indegno della missione affidatagli dalla Vergine, ma l’accettò e, di fronte alle difficoltà, imparò ad aver fiducia nell’amore materno di Maria. Juan Diego fece la sua parte nel diffondere il Regno di Dio: come lui anche noi siamo chiamati ad assumerci la responsabilità di evangelizzare la nostra società e costruire la civiltà dell’amore, nonostante le difficoltà che inevitabilmente si incontrano. Siamo chiamati ad aver fiducia in Gesù, che ci invia, e in Maria, che ci accompagna. Preoccupato per la salute dello zio, Juan Bernardino, la Vergine di Guadalupe rassicurò Juan Diego con parole d’amore e di incoraggiamento, parole che Maria ripete anche a noi:

Ascolta, riponilo nel tuo cuore, figlio mio il più piccolo, non è nulla ciò che ti ha spaventato, che ti ha afflitto, non si turbi il tuo volto, il tuo cuore: non temere per questa malattia né per alcun'altra infermità, né per altre cose critiche, dolorose. Non sto forse qui io, che sono tua madre? Non stai sotto la mia ombra e la mia protezione? Non sono io la fonte della tua gioia? Non stai nel cavo del mio mantello, nella croce delle mie braccia? Di cos'altro hai bisogno? (Antonio Valeriano, Nican Mopohua vv. 118-119).

In quello stesso giorno, il 12 dicembre 1531, la Vergine disse a Juan Diego di portare alcune rose al vescovo, che da lei aveva chiesto un segno. Juan Diego colse le rose sulla collina, misteriosamente presenti in quel periodo dell’anno, e le mise nel suo mantello o tilma. Quando le mostrò al vescovo, tutti furono sorpresi nello scoprire l’immagine della Vergine impressa sulla tilma. Questa immagine è un vero codice di colori e forme capaci di trasmettere un messaggio religioso con elementi di cultura indigena, grazie ai quali i nativi erano in grado di comprendere e accettare la fede cristiana con risultati sorprendenti. La Vergine di Tepeyac mostra chiaramente l’importanza dell’inculturazione del vangelo per evangelizzare le culture. Nel mondo d’oggi, anche noi siamo chiamati a proclamare il messaggio di Gesù con mezzi culturali appropriati da essere ben compreso, cosicché persone e popoli possano essere rinnovati dall'interno.

La Vergine arrecò riconciliazione e non divisione tra gli indigeni e gli spagnoli. Li aiutò a comprendere che la fede cristiana non è proprietà di nessuno, ma un dono d’amore per tutti. La presenza di Maria fu decisiva per l’evangelizzazione del Nuovo Mondo, svolgendo un ruolo importante nell’identità e nella storia del Messico, come fu per la lotta per l’indipendenza. Tuttavia, la devozione alla Madonna di Guadalupe andò oltre i confini della nazione. Benedetto XIV nella bolla Non est equidem del 25 maggio 1754 dichiarò la Vergine di Guadalupe la principale patrona e protettrice della Nuova Spagna e approvò l’Officio e la messa per la sua festa, fissata al 12 dicembre. Il 24 agosto 1910, Pio X la dichiarò “Celeste patrona dell’America Latina”, e il 16 luglio 1935 Pio XI estese il patronato della Vergine alle Isole Filippine. Il 12 ottobre 1961 Giovanni XXIII annunciò un nuovo Anno mariano e proclamò la Vergine di Guadalupe “Madre delle Americhe”. Il 31 luglio 2002, il beato Giovanni Paolo II dichiarò santo Juan Diego nella basilica di Guadalupe. Il papa ci ha insegnato, nell’odierna cultura di morte, a porre la nostra speranza nella Vergine di Guadalupe, la grande promotrice e avvocata della vita umana. Ella apparve incinta a Juan Diego e gli indigeni compresero che era la Madre di Dio a visitarli. Perciò la Chiesa oggi chiede la sua intercessione per difendere la vita contro l’aborto e tutti gli altri attentati alla dignità umana e verso i popoli emarginati. Il messaggio della Vergine di Guadalupe è un segno di speranza per l’umanità in questo passaggio epocale e un invito a partecipare attivamente e fedelmente all’evangelizzazione delle nuove culture. E ci viene ricordato che non siamo soli, dal momento che lei continua a portarci la luce del mondo (Gv 8,20).

 

Il servizio alla politica (I) (nn. 569-574)

Introduzione e questionario di fra Amando Trujillo Cano TOR

Questo mese presentiamo gli ultimi sei articoli della sezione Il servizio alla politica del Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa. questi articoli riguardano i diversi aspetti di discernimento, un tema che è stato introdotto il mese precedente e che mira ad aiutare i laici impegnati o che vogliono coinvolgersi nella politica, avendo come punto di riferimento i valori cristiani. Questa sezione ricorda loro che, considerando il modo in cui funziona il sistema democratico, dovrebbero attentamente discernere il contenuto delle informazioni, la ricerca scientifica e le decisioni economiche, nonché le questioni morali riguardanti la sacralità della vita, del matrimonio e della famiglia. Per facilitare questo discernimento, il Compendio offre alcuni criteri base e prevede l’integrazione dei valori naturali, morali e soprannaturali. Un altro paragrafo incluso in questa sezione è la responsabilità morale dei legislatori riguardo a certi programmi politici e singole leggi che sono in contraddizione con “i contenuti fondamentali della fede e della morale”. Questo segmento inoltre richiama ad una corretta “distinzione tra sfera politica e quella religiosa” e spiega il ruolo del magistero ecclesiale nell’istruire e illuminare la coscienza dei fedeli. Inoltre il Compendio puntualizza la responsabilità dello Stato nel salvaguardare la libertà religiosa e il grande rischio di emarginare i cristiani dall’arena sociale. Questa sezione inoltre si occupa dell’ importanza del discernimento nella scelta di strumenti politici, come partiti, piattaforme ecc. Nel fare queste scelte, il Compendio sottolinea il valore e delle decisioni personali e del ruolo della comunità cristiana nell’esaminare ogni situazione politica e rispondere ad essa secondo il vangelo e sotto la guida della dottrina sociale della Chiesa.

569 ...[Nel contesto del] funzionamento del sistema democratico [...] il discernimento è particolarmente impegnativo quando si esercita in ambiti come l'obiettività e la correttezza delle informazioni, la ricerca scientifica o le scelte economiche che incidono sulla vita dei più poveri o in realtà che rimandano a esigenze morali fondamentali e irrinunciabili, quali la sacralità della vita, l'indissolubilità del matrimonio, la promozione della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. In tale situazione sono utili alcuni fondamentali criteri: la distinzione e insieme la connessione tra l'ordine legale e l'ordine morale; la fedeltà alla propria identità e, nello stesso tempo, la disponibilità al dialogo con tutti; la necessità che nel giudizio e nell'impegno sociale il cristiano si riferisca alla triplice e inscindibile fedeltà ai valori naturali, [...] ai valori morali, [...] ai valori soprannaturali [...].

570 [...] « la coscienza cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto l'attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti ». [Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002), 4, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, p. 9] Nella considerazione del caso in cui non sia stato possibile scongiurare l'attuazione di tali programmi politici o impedire o abrogare tali leggi, il Magistero insegna che un parlamentare, la cui personale assoluta opposizione ad essi fosse chiara e a tutti nota, potrebbe lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i danni di tali programmi e di tali leggi e a diminuire gli effetti negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. A questo riguardo, risulta emblematico il caso di una legge abortista. [Cfr. Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 73: AAS 87 (1995) 486-487] Il suo voto, in ogni caso, non può essere interpretato come adesione a una legge iniqua, ma solo come un contributo per ridurre le conseguenze negative di un provvedimento legislativo la cui intera responsabilità risale a chi l'ha messo in essere. [...] la testimonianza cristiana deve essere ritenuta un dovere inderogabile che può giungere fino al sacrificio della vita, al martirio, in nome della carità e della dignità umana. [Cfr. Giovanni Paolo II, Esort. ap. Christifideles laici, 39: AAS 81 (1989) 466-468] La storia di venti secoli, anche quella dell'ultimo, è ricca di martiri della verità cristiana, testimoni di fede, di speranza, di carità evangeliche [...].

571 L'impegno politico dei cattolici è spesso messo in relazione alla « laicità », ossia la distinzione tra la sfera politica e quella religiosa. [Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes, 76: AAS 58 (1966) 1099-1100] Tale distinzione « è un valore acquisito e riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato raggiunto ». [Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002), 6, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, p. 11] La dottrina morale cattolica, tuttavia, esclude nettamente la prospettiva di una laicità intesa come autonomia dalla legge morale [...] Cercare sinceramente la verità, promuovere e difendere con mezzi leciti le verità morali riguardanti la vita sociale — la giustizia, la libertà, il rispetto della vita e degli altri diritti della persona — è diritto e dovere di tutti i membri di una comunità sociale e politica... [I]l Magistero della Chiesa interviene su questioni inerenti alla vita sociale e politica, non viene meno alle esigenze di una corretta interpretazione della laicità, perché « non vuole esercitare un potere politico né eliminare la libertà d'opinione dei cattolici su questioni contingenti. Esso intende invece — come è suo proprio compito — istruire e illuminare la coscienza dei fedeli, soprattutto di quanti si dedicano all'impegno nella vita politica, perché il loro agire sia sempre al servizio della promozione integrale della persona e del bene comune [...].

572 Il principio di laicità comporta il rispetto di ogni confessione religiosa da parte dello Stato, « che assicura il libero esercizio delle attività di culto, spirituali, culturali e caritative delle comunità dei credenti. In una società pluralista, la laicità è un luogo di comunicazione tra le diverse tradizioni spirituali e la nazione ». [Giovanni Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico (12 gennaio 2004), 3: L'Osservatore Romano, 12-13 gennaio 2004, p. 5] Permangono purtroppo ancora, anche nelle società democratiche, espressioni di intollerante laicismo, che osteggiano ogni forma di rilevanza politica e culturale della fede, cercando di squalificare l'impegno sociale e politico dei cristiani, perché si riconoscono nelle verità insegnate dalla Chiesa e obbediscono al dovere morale di essere coerenti con la propria coscienza; si arriva anche e più radicalmente a negare la stessa etica naturale. Questa negazione, che prospetta una condizione di anarchia morale la cui conseguenza ovvia è la sopraffazione del più forte sul debole, non può essere accolta da alcuna forma di legittimo pluralismo, perché mina le basi stesse della convivenza umana. [...]

573 Un ambito particolare di discernimento per i fedeli laici riguarda la scelta degli strumenti politici, ovvero l'adesione a un partito e alle altre espressioni della partecipazione politica. Bisogna operare una scelta coerente con i valori, tenendo conto delle effettive circostanze. In ogni caso, qualsiasi scelta va comunque radicata nella carità e protesa alla ricerca del bene comune. [Cfr. Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 46: AAS 63 (1971) 433-435] [...] Il cristiano non può trovare un partito pienamente rispondente alle esigenze etiche che nascono dalla fede e dall'appartenenza alla Chiesa: la sua adesione a uno schieramento politico non sarà mai ideologica, ma sempre critica, affinché il partito e il suo progetto politico siano stimolati a realizzare forme sempre più attente a ottenere il vero bene comune, ivi compreso il fine spirituale dell'uomo. [ Cfr. Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 46: AAS 63 (1971) 433-435].

574 ... [L]'adesione a un partito o schieramento politico sia considerata una decisione a titolo personale, legittima almeno nei limiti di partiti e posizioni non incompatibili con la fede e i valori cristiani. [Cfr. Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 50: AAS 63 (1971) 439-440] La scelta del partito, dello schieramento, delle persone cui affidare la vita pubblica, pur impegnando la coscienza di ciascuno, non potrà comunque essere una scelta esclusivamente individuale: « Spetta alle comunità cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro paese, chiarirla alla luce delle parole immutabili del Vangelo, attingere principi di riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione nell'insegnamento sociale della Chiesa ». [Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 4: AAS 63 (1971) 403-404] [...].

Domande per la riflessione e il dialogo in fraternità

1.         Come hai vissuto la chiamata di Dio a partecipare attivamente alla costruzione della civiltà dell’ amore nonostante le difficoltà?  

2.         Quali sono le principali questioni politiche che hanno un impatto nella tua comunità locale e nel tuo Paese?

3.         Cerchi di diventare sempre più consapevole delle questioni politiche e rifletti su di esse alla luce del vangelo e della dottrina sociale della Chiesa?

4.         La tua fraternità discerne appropriate posizioni e azioni da intraprendere per affrontare questioni politiche?