|
PROGETTO
DI FORMAZIONE PERMANENTE SCHEDA
MENSILE DICEMBRE 2011 – ANNO 2 –
No. 24 |
|
SEZIONE I: TEMA MENSILE |
|
Topic 11: Chi ha la missione di evangelizzare? (EN
n. 59-74) Commenti,
estratti e domande da Ewald Kreuzer, OFS “Lo Spirito Santo è l’anima della Chiesa”, scrive
Paolo VI nell’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi (n. 75), un
documento che attualmente è ancora di grande rilevanza per lo svolgimento
della missione da parte della Chiesa. Il papa esprime il desiderio che
“Pastori e teologi - e Noi aggiungeremo anche i fedeli, segnati dal sigillo
dello Spirito per mezzo del Battesimo - studino meglio la natura e il modo di
agire dello Spirito Santo nell'odierna evangelizzazione” ed esorta “gli evangelizzatori
- chiunque essi siano - a pregare incessantemente lo Spirito Santo con fede e
fervore, e a lasciarsi prudentemente guidare da lui quale ispiratore decisivo
dei loro programmi, delle loro iniziative, della loro attività
evangelizzatrice”. Noi, francescani secolari, vogliamo inoltre richiamare le
parole di san Francesco quando dice che lo Spirito Santo stesso è il vero
“Ministro generale” del nostro Ordine. Avendo ciò nella mente, affidiamoci
alla guida dello Spirito Santo nel seguire la nostra specifica vocazione e
missione “a vivere il vangelo secondo la spiritualità francescana, nella
(nostra) condizione secolare” (CCGG, art. 8,1). 75. AL SOFFIO
SELLO SPIRITO SANTO. L'evangelizzazione non sarà mai possibile senza
l'azione dello Spirito Santo. [...] Di fatto, soltanto dopo la discesa dello
Spirito Santo, nel giorno della Pentecoste, gli apostoli partono verso tutte
le direzioni del mondo per cominciare la grande opera di evangelizzazione
della Chiesa, [...]
Si può dire che lo Spirito Santo è l'agente principale
dell'evangelizzazione: è lui che spinge ad annunziare il Vangelo e che
nell'intimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola della
salvezza (Cfr. Ad Gentes, 4: AAS 58, 1966, pp. 950-951). Ma si può parimente dire che egli è il termine
dell'evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, l'umanità nuova
a cui l'evangelizzazione deve mirare, con quella unità nella varietà che
l'evangelizzazione tende a provocare nella comunità cristiana. Per mezzo di
lui il Vangelo penetra nel cuore del mondo, perché egli guida al
discernimento dei segni dei tempi - segni di Dio - che l'evangelizzazione
discopre e mette in valore nella storia [...]. 76. TESTIMONI
AUTENTICI. [...] Soprattutto a proposito dei giovani, si afferma che
hanno orrore del fittizio, del falso, e ricercano sopra ogni cosa la verità e
la trasparenza. Questi «segni dei tempi» dovrebbero trovarci all'erta.
Tacitamente o con alte grida, ma sempre con forza, ci domandano: Credete
veramente a quello che annunziate? Vivete quello che credete? Predicate
veramente quello che vivete? La testimonianza della vita è divenuta più
che mai una condizione essenziale per l'efficacia profonda della
predicazione. Per questo motivo, eccoci responsabili, fino ad un certo punto,
della riuscita del Vangelo che proclamiamo [...] Noi esortiamo dunque i
nostri Fratelli nell'episcopato, posti dallo Spirito Santo a governare la
Chiesa (Cfr. Act. 20, 28). Esortiamo i sacerdoti e i diaconi,
collaboratori dei Vescovi nel radunare il popolo di Dio e nell'animazione
spirituale delle comunità locali. Esortiamo i religiosi, testimoni d'una
Chiesa chiamata alla santità, e quindi partecipi essi stessi di una vita che
esprime le beatitudini evangeliche. Esortiamo i laici: famiglie cristiane,
giovani e adulti, quanti esercitano un mestiere, i dirigenti, senza
dimenticare i poveri spesso ricchi di fede e di speranza, tutti i laici
consapevoli del loro ruolo di evangelizzazione al servizio della Chiesa o in
mezzo alla società e al mondo. Lo diciamo a tutti: bisogna che il nostro zelo
per l'evangelizzazione scaturisca da una vera santità di vita, e che la
predicazione, alimentata dalla preghiera e soprattutto dall'amore
all'Eucaristia, a sua volta - come ci ricorda il Concilio Vaticano II -
faccia crescere in santità colui che predica (Cfr. Presbyterorum
Ordinis, 13: AAS 58, 1966, p. 1011) [...]. 77. ARTEFICI DI UNITÀ. La
forza dell'evangelizzazione risulterà molto diminuita se coloro che
annunziano il Vangelo sono divisi tra di loro da tante specie di rotture. [...]
La divisione dei cristiani è un grave stato di fatto che perviene ad
intaccare la stessa opera di Cristo. Il Concilio Vaticano II afferma con
lucidità e fermezza che essa «è di grave pregiudizio alla santa causa della
predicazione del Vangelo a tutti gli uomini e impedisce a molti di
abbracciare la fede» (Ad Gentes, 6: AAS 58, 1966, 954955; pp.
cfr. Unitatis
Redintegratio, 1: AAS 57, 1965, pp. 90-91). Per questo [...]
abbiamo creduto necessario ricordare a tutti i fedeli del mondo cattolico che
«la riconciliazione di tutti gli uomini con Dio, nostro Padre, dipende dal
ristabilimento della comunione di coloro che già hanno riconosciuto ed
accolto nella fede Gesù Cristo come il Signore della misericordia che libera
gli uomini e li unisce nello Spirito di amore e di verità» (Apostolorum
Limina, VII: AAS 66, 1974, p. 305). 78. SERVITORI
DELLA VERITÀ. Il Vangelo che ci è stato affidato è anche parola di
verità. Una verità che rende liberi (Cfr. Io. 8, 32) e che sola può
donare la pace del cuore: questo cercano gli uomini quando annunziamo loro la
Buona Novella. Verità su Dio, verità sull'uomo e sul suo
destino misterioso, verità sul mondo. Verità difficile che ricerchiamo
nella Parola di Dio ma di cui non siamo, lo ripetiamo, né padroni né arbitri,
ma i depositari, gli araldi, i servitori. [...] Quanti siete dottori,
teologi, esegeti, studiosi di storia: l'opera di evangelizzazione ha bisogno
del vostro indefesso lavoro di ricerca, nonché della vostra attenzione e
delicatezza nella trasmissione della verità a cui i vostri studi vi
avvicinano, ma che è sempre più grande del cuore dell'uomo, perché è la
verità stessa di Dio. Genitori c maestri, il vostro compito - che i
molteplici conflitti attuali non rendono certo facile - consiste nell'aiutare
i vostri figli e i vostri alunni nella scoperta della verità, compresa la
verità religiosa e spirituale. 79. ANIMATI
DALL'AMORE. L'opera dell'evangelizzazione suppone nell'evangelizzatore un
amore fraterno sempre crescente verso coloro che egli evangelizza. L'Apostolo
Paolo, modello di ogni evangelizzatore, scriveva ai Tessalonicesi queste
parole. che sono un programma per tutti noi: «Così affezionati a voi, avremmo
desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché
ci siete diventati cari» (1 Thess. 2, 8; cfr. Phil. 1, 8). Quale è questa affezione? Ben più di quella di un
pedagogo, essa è quella di un padre; e ancor più: quella di una madre
(128). Il Signore attende da ciascun predicatore del Vangelo e da ogni
costruttore della Chiesa tale affezione. Un segno d'amore sarà la cura di
donare la verità e di introdurre nell'unità. Un segno d'amore
sarà parimente dedicarsi senza riserve, né sotterfugi all'annuncio di Gesù
Cristo. Aggiungiamo qualche altro segno di questo amore. Il primo è il rispetto
della situazione religiosa e spirituale delle persone che vengono
evangelizzate, Rispetto del loro ritmo, che non si ha diritto di forzare
oltre misura. Rispetto della loro coscienza e delle loro convinzioni, senza
alcuna durezza. Un altro segno è l'attenzione a non ferire l'altro,
soprattutto se egli è debole nella fede (Cfr. 1 Cor. 8, 9-13; Rom.
14, 15), con affermazioni che possono essere chiare per gli iniziati, ma
diventare per i fedeli fonte di turbamento e di scandalo, come una ferita
nell'anima. Un segno d'amore sarà anche lo sforzo di trasmettere ai
cristiani, non dubbi e incertezze nati da una erudizione male assimilata, ma
al, cune certezze solide, perché ancorate nella Parola di Dio. I
fedeli hanno bisogno di queste certezze per la loro vita cristiana, ne hanno
diritto in quanto sono figli di Dio che, tra le sue braccia, s'abbandonano
interamente alle esigenze dell'amore. Questionario
per la riflessione e il dialogo in fraternità 1.
Come possiamo “cooperare”
con lo Spirito Santo nella nostra specifica missione di evangelizzare? 2.
L’unità tra i cristiani
significa “uniformità” oppure la diversità può essere segno di vitalità e
arricchimento? 3. Paolo VI parla di “segni di amore” da mostrare nell’evangelizzazione.
Puoi condividere in fraternità la tua esperienza pratica di questi gesti
d’amore con i tuoi fratelli e sorelle? |
|
SEZIONE II: SPIRITUALITA’ E DOTTRINA SOCIALE DELLA
CHIESA |
|
Riflessione
di fra Amando Trujillo Cano TOR La mattina del 9 dicembre 1531,
Cuauhtlatoatzin – un atzeco che al battesimo aveva ricevuto il nome di Juan
Diego – andava dal suo villaggio nativo di Cuautitlan a Tlatelolco, vicino la
capitale azteca di Tenochtitlan (l’attuale Mexico City), per partecipare
all’eucaristia e poi alla catechesi, come era solito fare. Il percorso era di
alcune miglia, passando attraverso la collina di Tepeyac, localizzata alla
periferia della città, dove era stato precedentemente un tempio dedicato a
Tonantzin, la dea madre azteca. Attraversando il Tepeyac, udì “il canto di
molti uccelli preziosi” che lo attraevano verso la cima della collina, con la
sensazione di essere “nella terra del cielo” dei suoi antenati. Il canto
cessò ed egli udì una voce che parlava in nahuatl, la sua lingua nativa, che
lo chiamava a salire in cima: “Juan Diego, carissimo Juan Diego!”. Finalmente
egli vide una “fanciulla”, la cui veste “brillava come il sole”, che lo
invitava ad avvicinarsi e gli diceva: Ascolta,
mio piccolo figlio amatissimo, Juanito. dove stai andando?... Sappi, sappi
con certezza, mio piccolo figlio amatissimo, che io sono la Perfetta Sempre
Vergine Santa Maria, Madre del Verissimo Dio per il quale si vive, il
Creatore delle persone, il Signore di tutto ciò che ci circonda e ci avvolge,
il Padrone del cielo, il Padrone della terra, desidero molto che proprio qui
si costruisca la mia piccola casa sacra dalla quale io lo rivelerò, lo
esalterò rendendolo manifesto: lo darò alle genti mediante tutto il mio amore
personale, il mio sguardo misericordioso, il mio aiuto, la mia salvezza:
poiché io sono in verità la vostra madre misericordiosa la tua e quella di
tutti gli uomini che su questa terra sono uno solo, e di tutti gli altri
popoli che mi amano, che mi invocano, che mi cercano, che in me confidano,
poiché da lì ascolterò il loro pianto, la loro tristezza, per guarire, per
curare tutte le loro pene, le loro miserie, i loro dolori. E per realizzare
ciò che il mio amorevole sguardo pretende, va' al palazzo del vescovo di
México, e digli che sono io a mandarti, affinché tu gli manifesti quanto
desidero che mi faccia costruire qui una casa, erigere per me un tempio; gli
racconterai tutto ciò che hai visto e ammirato, e tutto cio' che hai udito.
(Antonio Valeriano, Nican Mopohua vv. 23, 26-33) Così inizia la storia affascinante
delle apparizioni della Vergine di Guadalupe, l’incontro tra la “Madre del
Verissimo Dio per il quale si vive” e gli abitanti di “questa terra”, in cui
una civiltà stava emergendo con grande dolore come doglie di parto, ma da allora
in poi illuminata dal sole che sorge dall’alto (cfr Lc 1,78):
il Figlio di Maria. La storia del Nuovo Mondo aveva raggiunto un punto
decisivo dieci anni prima, il 13 agosto 1521, con la caduta di Tenochtitlan
da parte delle truppe di Hernàn Cortès e dei suoi alleati, popoli indigeni
soggiogati dagli Aztechi e costretti a pagare tasse onerose. Il popolo azteco
aveva la cultura più sviluppata della Mesoamerica, benché praticasse
sacrifici umani con i prigionieri di guerra, con la convinzione che il sangue
offerto agli dèi permettesse al sole di continuare il suo corso e sorgere
ogni mattina. Il primo governo della Nuova Spagna – la Prima Udienza –
nominato dal re di Spagna Carlo V nel 1528, fu guidato da Nuno de Guzman,
crudele e spietato verso i nativi. Il trattamento rivolto agli indigeni
complicò notevolmente il processo di evangelizzazione da parte dei missionari
e creò un ambiente instabile, suscettibile di insurrezione sociale. Nello
stesso anno il re aveva nominato il francescano fr. Juan de Zumarraga primo
vescovo di Mexico City e difensore degli Indiani. Le apparizioni della Vergine di
Guadalupe a Juan Diego ci ricordano che Dio sceglie gli umili per portare
avanti la sua opera di salvezza. Juan Diego si considerava indegno della
missione affidatagli dalla Vergine, ma l’accettò e, di fronte alle
difficoltà, imparò ad aver fiducia nell’amore materno di Maria. Juan Diego
fece la sua parte nel diffondere il Regno di Dio: come lui anche noi siamo
chiamati ad assumerci la responsabilità di evangelizzare la nostra società e
costruire la civiltà dell’amore, nonostante le difficoltà che inevitabilmente
si incontrano. Siamo chiamati ad aver fiducia in Gesù, che ci invia, e in
Maria, che ci accompagna. Preoccupato per la salute dello zio, Juan
Bernardino, la Vergine di Guadalupe rassicurò Juan Diego con parole d’amore e
di incoraggiamento, parole che Maria ripete anche a noi: Ascolta, riponilo nel tuo cuore, figlio mio il più
piccolo, non è nulla ciò che ti ha spaventato, che ti ha afflitto, non si
turbi il tuo volto, il tuo cuore: non temere per questa malattia né per
alcun'altra infermità, né per altre cose critiche, dolorose. Non sto forse
qui io, che sono tua madre? Non stai sotto la mia ombra e la mia protezione?
Non sono io la fonte della tua gioia? Non stai nel cavo del mio mantello,
nella croce delle mie braccia? Di cos'altro hai bisogno? (Antonio Valeriano, Nican
Mopohua vv. 118-119). In quello stesso giorno, il 12
dicembre 1531, la Vergine disse a Juan Diego di portare alcune rose al
vescovo, che da lei aveva chiesto un segno. Juan Diego colse le rose sulla
collina, misteriosamente presenti in quel periodo dell’anno, e le mise nel
suo mantello o tilma. Quando le mostrò al vescovo, tutti furono sorpresi
nello scoprire l’immagine della Vergine impressa sulla tilma. Questa immagine
è un vero codice di colori e forme capaci di trasmettere un messaggio
religioso con elementi di cultura indigena, grazie ai quali i nativi erano in
grado di comprendere e accettare la fede cristiana con risultati
sorprendenti. La Vergine di Tepeyac mostra chiaramente l’importanza
dell’inculturazione del vangelo per evangelizzare le culture. Nel mondo d’oggi,
anche noi siamo chiamati a proclamare il messaggio di Gesù con mezzi
culturali appropriati da essere ben compreso, cosicché persone e popoli
possano essere rinnovati dall'interno. La Vergine arrecò riconciliazione
e non divisione tra gli indigeni e gli spagnoli. Li aiutò a comprendere che
la fede cristiana non è proprietà di nessuno, ma un dono d’amore per tutti.
La presenza di Maria fu decisiva per l’evangelizzazione del Nuovo Mondo,
svolgendo un ruolo importante nell’identità e nella storia del Messico, come
fu per la lotta per l’indipendenza. Tuttavia, la devozione alla Madonna di
Guadalupe andò oltre i confini della nazione. Benedetto XIV nella bolla Non
est equidem del 25 maggio 1754 dichiarò la Vergine di Guadalupe la
principale patrona e protettrice della Nuova Spagna e approvò l’Officio e la
messa per la sua festa, fissata al 12 dicembre. Il 24 agosto 1910, Pio X la
dichiarò “Celeste patrona dell’America Latina”, e il 16 luglio 1935 Pio XI
estese il patronato della Vergine alle Isole Filippine. Il 12 ottobre 1961
Giovanni XXIII annunciò un nuovo Anno mariano e proclamò la Vergine di
Guadalupe “Madre delle Americhe”. Il 31 luglio 2002, il beato Giovanni Paolo
II dichiarò santo Juan Diego nella basilica di Guadalupe. Il papa ci ha
insegnato, nell’odierna cultura di morte, a porre la nostra speranza nella
Vergine di Guadalupe, la grande promotrice e avvocata della vita umana. Ella
apparve incinta a Juan Diego e gli indigeni compresero che era la Madre di
Dio a visitarli. Perciò la Chiesa oggi chiede la sua intercessione per
difendere la vita contro l’aborto e tutti gli altri attentati alla dignità
umana e verso i popoli emarginati. Il messaggio della Vergine di Guadalupe è
un segno di speranza per l’umanità in questo passaggio epocale e un invito a
partecipare attivamente e fedelmente all’evangelizzazione delle nuove
culture. E ci viene ricordato che non siamo soli, dal momento che lei
continua a portarci la luce del mondo (Gv 8,20). Il servizio
alla politica (I) (nn. 569-574) Introduzione
e questionario di fra Amando Trujillo Cano TOR Questo
mese presentiamo gli ultimi sei articoli della sezione Il servizio alla politica
del Compendio della Dottrina Sociale
della Chiesa. questi articoli riguardano i diversi aspetti di
discernimento, un tema che è stato introdotto il mese precedente e che mira
ad aiutare i laici impegnati o che vogliono coinvolgersi nella politica,
avendo come punto di riferimento i valori cristiani. Questa sezione ricorda loro
che, considerando il modo in cui funziona il sistema democratico, dovrebbero
attentamente discernere il contenuto delle informazioni, la ricerca
scientifica e le decisioni economiche, nonché le questioni morali riguardanti
la sacralità della vita, del matrimonio e della famiglia. Per facilitare
questo discernimento, il Compendio
offre alcuni criteri base e prevede l’integrazione dei valori naturali,
morali e soprannaturali. Un altro paragrafo incluso in questa sezione è la
responsabilità morale dei legislatori riguardo a certi programmi politici e
singole leggi che sono in contraddizione con “i contenuti fondamentali della
fede e della morale”. Questo segmento inoltre richiama ad una corretta
“distinzione tra sfera politica e quella religiosa” e spiega il ruolo del
magistero ecclesiale nell’istruire e illuminare la coscienza dei fedeli.
Inoltre il Compendio puntualizza la
responsabilità dello Stato nel salvaguardare la libertà religiosa e il grande
rischio di emarginare i cristiani dall’arena sociale. Questa sezione inoltre
si occupa dell’ importanza del discernimento nella scelta di strumenti
politici, come partiti, piattaforme ecc. Nel fare queste scelte, il Compendio sottolinea il valore e delle
decisioni personali e del ruolo della comunità cristiana nell’esaminare ogni
situazione politica e rispondere ad essa secondo il vangelo e sotto la guida
della dottrina sociale della Chiesa.
570 [...] « la coscienza
cristiana ben formata non permette a nessuno di favorire con il proprio voto
l'attuazione di un programma politico o di una singola legge in cui i
contenuti fondamentali della fede e della morale siano sovvertiti dalla
presentazione di proposte alternative o contrarie a tali contenuti ».
[Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota Dottrinale circa alcune
questioni riguardanti l'impegno e il comportamento dei cattolici nella vita
politica (24 novembre 2002), 4, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano
2002, p. 9] Nella considerazione del caso in cui non sia stato possibile
scongiurare l'attuazione di tali programmi politici o impedire o abrogare
tali leggi, il Magistero insegna che un parlamentare, la cui personale
assoluta opposizione ad essi fosse chiara e a tutti nota, potrebbe
lecitamente offrire il proprio sostegno a proposte mirate a limitare i
danni di tali programmi e di tali leggi e a diminuire gli effetti
negativi sul piano della cultura e della moralità pubblica. A questo
riguardo, risulta emblematico il caso di una legge abortista. [Cfr.
Giovanni Paolo II, Lett. enc. Evangelium vitae, 73: AAS 87 (1995)
486-487] Il suo voto, in ogni caso, non può essere interpretato come adesione
a una legge iniqua, ma solo come un contributo per ridurre le conseguenze
negative di un provvedimento legislativo la cui intera responsabilità risale
a chi l'ha messo in essere. [...] la testimonianza cristiana deve essere
ritenuta un dovere inderogabile che può giungere fino al sacrificio della
vita, al martirio, in nome della carità e della dignità umana. [Cfr.
Giovanni Paolo II, Esort. ap. Christifideles laici, 39: AAS 81 (1989)
466-468] La storia di venti secoli, anche quella dell'ultimo, è ricca di
martiri della verità cristiana, testimoni di fede, di speranza, di carità
evangeliche [...]. 571 L'impegno politico dei cattolici è spesso messo in relazione alla
« laicità », ossia la distinzione tra la sfera politica e quella
religiosa. [Cfr. Concilio Vaticano II, Cost. past. Gaudium et spes,
76: AAS 58 (1966) 1099-1100] Tale distinzione « è un valore acquisito e
riconosciuto dalla Chiesa e appartiene al patrimonio di civiltà che è stato
raggiunto ». [Congregazione per la Dottrina della Fede, Nota
Dottrinale circa alcune questioni riguardanti l'impegno e il comportamento
dei cattolici nella vita politica (24 novembre 2002), 6, Libreria
Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002, p. 11] La dottrina morale
cattolica, tuttavia, esclude nettamente la prospettiva di una laicità intesa
come autonomia dalla legge morale [...] Cercare sinceramente la verità,
promuovere e difendere con mezzi leciti le verità morali riguardanti la vita
sociale — la giustizia, la libertà, il rispetto della vita e degli altri
diritti della persona — è diritto e dovere di tutti i membri di una comunità
sociale e politica... [I]l Magistero della Chiesa interviene su questioni
inerenti alla vita sociale e politica, non viene meno alle esigenze di una
corretta interpretazione della laicità, perché « non vuole esercitare un
potere politico né eliminare la libertà d'opinione dei cattolici su questioni
contingenti. Esso intende invece — come è suo proprio compito — istruire e
illuminare la coscienza dei fedeli, soprattutto di quanti si dedicano
all'impegno nella vita politica, perché il loro agire sia sempre al servizio
della promozione integrale della persona e del bene comune [...]. 572 Il principio di laicità comporta il rispetto di ogni confessione
religiosa da parte dello Stato, « che assicura il libero esercizio
delle attività di culto, spirituali, culturali e caritative delle comunità
dei credenti. In una società pluralista, la laicità è un luogo di
comunicazione tra le diverse tradizioni spirituali e la nazione ». [Giovanni
Paolo II, Discorso al Corpo Diplomatico (12 gennaio 2004), 3:
L'Osservatore Romano, 12-13 gennaio 2004, p. 5] Permangono purtroppo
ancora, anche nelle società democratiche, espressioni di intollerante
laicismo, che osteggiano ogni forma di rilevanza politica e culturale della
fede, cercando di squalificare l'impegno sociale e politico dei cristiani,
perché si riconoscono nelle verità insegnate dalla Chiesa e obbediscono al
dovere morale di essere coerenti con la propria coscienza; si arriva anche e
più radicalmente a negare la stessa etica naturale. Questa negazione, che
prospetta una condizione di anarchia morale la cui conseguenza ovvia è la
sopraffazione del più forte sul debole, non può essere accolta da alcuna
forma di legittimo pluralismo, perché mina le basi stesse della convivenza
umana. [...] 573 Un ambito particolare di discernimento per i fedeli laici riguarda
la scelta degli strumenti politici, ovvero l'adesione a un partito e alle
altre espressioni della partecipazione politica. Bisogna operare una scelta
coerente con i valori, tenendo conto delle effettive circostanze. In ogni
caso, qualsiasi scelta va comunque radicata nella carità e protesa alla
ricerca del bene comune. [Cfr. Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens,
46: AAS 63 (1971) 433-435] [...] Il cristiano non può trovare un partito
pienamente rispondente alle esigenze etiche che nascono dalla fede e
dall'appartenenza alla Chiesa: la sua adesione a uno schieramento politico
non sarà mai ideologica, ma sempre critica, affinché il partito e il suo
progetto politico siano stimolati a realizzare forme sempre più attente a
ottenere il vero bene comune, ivi compreso il fine spirituale dell'uomo. [ Cfr.
Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 46: AAS 63 (1971) 433-435]. 574 ... [L]'adesione a un partito o
schieramento politico sia considerata una decisione a titolo personale,
legittima almeno nei limiti di partiti e posizioni non incompatibili con la
fede e i valori cristiani. [Cfr. Paolo
VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 50: AAS 63 (1971) 439-440] La
scelta del partito, dello schieramento, delle persone cui affidare la vita
pubblica, pur impegnando la coscienza di ciascuno, non potrà comunque essere
una scelta esclusivamente individuale: « Spetta alle comunità
cristiane analizzare obiettivamente la situazione del loro paese, chiarirla
alla luce delle parole immutabili del Vangelo, attingere principi di
riflessione, criteri di giudizio e direttive di azione nell'insegnamento
sociale della Chiesa ». [Paolo VI, Lett. ap. Octogesima adveniens, 4:
AAS 63 (1971) 403-404] [...]. Domande per la riflessione e il
dialogo in fraternità 1.
Come hai
vissuto la chiamata di Dio a partecipare attivamente alla costruzione della
civiltà dell’ amore nonostante le difficoltà? 2.
Quali sono
le principali questioni politiche che hanno un impatto nella tua comunità
locale e nel tuo Paese? 3.
Cerchi di
diventare sempre più consapevole delle questioni politiche e rifletti su di
esse alla luce del vangelo e della dottrina sociale della Chiesa? 4.
La tua
fraternità discerne appropriate posizioni e azioni da intraprendere per
affrontare questioni politiche? |