PRESIDENZA DEL CONSIGLIO INTERNAZIONALE DELL’OFS
PROGETTO DI FORMAZIONE PERMANENTE
SCHEDA MENSILE
MARZO 2010 – ANNO 1 – No.  3

SEZIONE I: TEMA MENSILE

 

Tema I: Professione nell’OFS
Ewald Kreuzer, OFS
Professione nell’OFS: dono e impegno, di Fra Felice Cangelosi, OFM Cap., (n.14-16)
Riassunto e commenti

n. 14. San Francesco d’Assisi “del Cristo fece l’ispiratore e il centro della sua vita con Dio e con gli uomini” (Regola, 4). E’ un’implicita esortazione a coloro che emettono la Professione nell’Ordine Francescano Secolare, affinché abbiano a fare altrettanto. Per i Francescani Secolari seguire Cristo e conformarsi a Lui significa mettere in atto l’impegno della Professione di osservare il Vangelo alla maniera di san Francesco vivendo tutte le esigenze del Vangelo fino in fondo, usque in finem, compresa la morte, e aprirsi così alle promesse proclamate dallo stesso Vangelo.

Per san Francesco Gesù Cristo era il centro della sua vita. Egli ha meditato la vita di Gesù dalla Sua nascita in Betlemme fino alla Sua morte in croce a Gerusalemme. Il vangelo di Gesù è anche la fonte della nostra gioia, speranza e pace.

n. 15. L’annunzio evangelico si apre con l’appello alla conversione: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; ravvedetevi e credete al vangelo” (Mc 1,15). La dimensione penitenziale sta nel cuore del Vangelo ed è essenziale alla vita evangelica. Per tale ragione, i Francescani Secolari, promettendo di vivere il Vangelo, in virtù del loro carisma originario si impegnano a condurre una vita penitenziale.

La nostra vocazione di “fratelli e sorelle della penitenza” comprende la volontà di conformare il nostro modo di pensare e di agire a quello di Gesù Cristo. Conoscendo la nostra umana fragilità è “necessario che questa conversione deve essere attuata ogni giorno” (Regola OFS, 7).

n. 16. Il Rituale dell’Ordine Francescano Secolare parla di “consacrazione che si vive nel mondo” e di “volontà di vivere nel mondo e per il mondo” (Note preliminari, 14a,d). Stato secolare o secolarità e mondo sono pertanto due coordinate essenziali per comprendere la specifica identità dei membri dell’Ordine Francescano Secolare e la loro particolare missione che scaturisce dalla Professione. La secolarità innanzitutto indica una condizione esistenziale e sociologica: è l’essere nel mondo come creature umane e comunità di uomini e donne; essa risiede in tutta la trama di relazioni geografiche, storiche, culturali e sociali in cui si è nati e si vive. La secolarità è un dato nativo, indipendente dalla libera scelta dell’individuo: secolari si nasce, non si diventa. C’è però anche una dimensione teologica della secolarità. La secolarità deriva dall’accettazione dell’intervento di Dio nella storia umana e del suo “farsi”, e si esprime come riconoscimento di un mondo (il saeculum) in cui opera lo Spirito per la “ricapitolazione” di tutte le cose in Cristo. L’essere e l’azione dei laici e dei francescani secolari si pone all’interno di questo contesto di “mondo”.

Il piano di Dio è quello di trasformare il nostro mondo attraverso lo Spirito Santo che agisce in noi e attraverso noi. Nessun mondo malvagio esiste da quando Dio stesso “ha visitato e redento il Suo popolo”(Lc 1,68).

Domande per la riflessione e il dialogo in fraternità:

1. Cosa significa “osservare il vangelo alla maniera di san Francesco”?
2. In che modo i Francescani Secolari vivono una vera “vita penitenziale”?
3. Quali dimensioni ha lo stato di “secolarità” per i Francescani Secolari?

SEZIONE II: MOMENTO SPIRITUALE

 

Argomento III: Quaresima, invito alla conversione e identità penitenziale dell’OFS
Fr. Amando Trujillo Cano, Tor

A chi piace andare in un deserto? Di solito andare in un luogo dove non c’è alcun segno di vita non è molto attraente, eppure è un’esperienza spesso descritta nella Scrittura e impregnata di grande significato teologico – così lo è stato per Mosè e il popolo ebraico durante l’esodo, per profeti come Elia ed Ezechiele, per Giovanni Battista e Gesù, e per molti altri uomini di Dio. Seguendo l’esempio e l’esperienza di queste grandi figure che nel deserto hanno trovato grande crescita spirituale, cattolici e altri cristiani accolgono i 40 giorni della quaresima come un invito personale a dare tempo e spazio alla Parola di Dio da far risuonare più profondamente nel loro cuore e nella loro mente. Facendo questo possiamo ritornare al Signore in umiltà e vero amore, e ciò può essere fatto solamente se ci apriamo alla grazia dello Spirito Santo. Andare nel “deserto” della conversione ci dà perciò l’opportunità di guardare in faccia onestamente le nostre debolezze e infedeltà a Dio e al suo Regno, e cosa più importante ancora, ci dona l’occasione di rinnovare la nostra identità di popolo di Dio e di impegnarci a vivere più pienamente il Vangelo di Gesù.

I Francescani Secolari hanno una particolare sintonia con il tempo penitenziale della quaresima dal momento che sin dall’inizio del movimento francescano (sec. XIII) sono conosciuti come “fratelli e sorelle della penitenza”. Tuttavia questa identità penitenziale va ben al di là di un singolo tempo liturgico perché è radicata nel cuore della loro esistenza, conformandoli all’esistenza di Cristo. Così afferma infatti la Regola dell’OFS:

“Quali fratelli e sorelle della penitenza in virtù della loro vocazione, sospinti dalla dinamica del Vangelo, conformino il loro modo di pensare e di agire a quello di Cristo mediante un radicale mutamento interiore che lo stesso Vangelo designa con il nome di conversione, la quale, per la umana fragilità, deve essere attuata ogni giorno. In questo cammino di rinnovamento il sacramento della Riconciliazione è segno privilegiato della misericordia del Padre e sorgente di grazia” (Regola OFS, 7).

L’art. 13 delle Costituzioni generali dell’OFS possono essere lette come un commento dell’art. 7 della Regola OFS. Esso parla di “conversione permanente” come caratteristica della vocazione francescana e indica alcuni modi per coltivarla, sia singolarmente sia in fraternità: “l’ascolto e le celebrazioni della Parola di Dio, la revisione di vita, i ritiri spirituali, l’aiuto di un consigliere spirituale e le celebrazioni penitenziali” (art. 13,1). Questa varietà di mezzi – che certamente non è esaustiva – risponde ai vari settori della nostra vita da inserire nel processo della nostra conversione. Per esempio, l’art. 13,2 afferma che il nostro contributo al rinnovamento della Chiesa comporta un rinnovamento personale e comunitario e ci ricorda che le opere di carità sono il frutto della conversione. Le Costituzioni presentano inoltre importanti criteri di discernimento e di comportamenti riguardanti “le pratiche penitenziali, come il digiuno e l’astinenza”, stabilendo che “vanno conosciute, apprezzate e vissute secondo le indicazioni generali della Chiesa” (art. 13,3).

Vogliamo concludere con alcune parole, provocatorie ma realistiche, tratte dalla Seconda Lettera ai Fedeli di san Francesco, indirizzata ai Fratelli e Sorelle della Penitenza: “Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e mente pura […]. Facciamo inoltre frutti degni di penitenza. E amiamo i prossimi come noi stessi. E se qualcuno non vuole amarli come se stesso, almeno non arrechi loro del male, ma faccia del bene” (2LtF 18. 25-27, FF 187; 189).

Domande per la riflessione e il dialogo:

  1. Nel nostro impegno per un personale e comunitario rinnovamento, quali settori della nostra vita dovremmo considerare?
  2. Come la fraternità locale comprende e attua le opere di carità?
  3. Quali sono i mezzi che ci hanno aiutato a coltivare la conversione permanente di Francescani Secolari?

 

SEZIONE III: DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA

 

Blocco 1: Messaggio del santo padre Benedetto XVI per la XLIII Giornata Mondiale della Pace
SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO
Fr. Amando Trujillo Cano, TOR
Parte 3 di 3: Estratto nn. 11-14

11. “… Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dalle scelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico […] Un ruolo di sensibilizzazione e di formazione spetta in particolare ai vari soggetti della società civile e alle Organizzazioni non-governative […] Occorre, inoltre, richiamare la responsabilità dei media in tale ambito, proponendo modelli positivi a cui ispirarsi. Occuparsi dell’ambiente richiede, cioè, una visione larga e globale del mondo; uno sforzo comune e responsabile per passare da una logica centrata sull’egoistico interesse nazionalistico ad una visione che abbracci sempre le necessità di tutti i popoli […] In tale ampio contesto, è quanto mai auspicabile che trovino efficacia e corrispondenza gli sforzi della comunità internazionale volti ad ottenere un progressivo disarmo ed un mondo privo di armi nucleari …”
12. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla esercitare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, doni di Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il pericolo della distruzione di se stesso. Il degrado della natura è, infatti, strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui «quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecologia ambientale ne trae beneficio». Non si può domandare ai giovani di rispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a rispettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambiente come su quello dell’etica personale, familiare e sociale. I doveri verso l’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in relazione agli altri...”
13. Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti trovano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono a stretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto una sorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio, tramite il creato, si prende cura di noi. D’altra parte, una corretta concezione del rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la natura né a ritenerla più importante della stessa persona […] La Chiesa invita, invece, ad impostare la questione in modo equilibrato, nel rispetto della «grammatica» che il Creatore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il ruolo di custode e amministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare, ma da cui non può nemmeno abdicare...”
14. “... La ricerca della pace da parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal comune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseri umani e l’intero creato. Illuminati dalla divina Rivelazione e seguendo la Tradizione della Chiesa, i cristiani offrono il proprio apporto. Essi considerano il cosmo e le sue meraviglie alla luce dell’opera creatrice del Padre e redentrice di Cristo, che, con la sua morte e risurrezione, ha riconciliato con Dio «sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,20) […] Ne siano consapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno a cuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione della pace sono realtà tra loro intimamente connesse! Per questo, invito tutti i credenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore e Padre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna risuoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato.

Domande per la riflessione e il dialogo al documento pontificio

1. Quale ruolo devono svolgere i Francescani nell’educare alla pace in un contesto di degrado ambientale?
2. Come hanno espresso i Francescani Secolari la loro responsabilità nella Chiesa di proteggere la terra, l’acqua e l’aria come doni di Dio Creatore destinati ad ognuno?
3. Come inserire i nostri “doveri verso l’ambiente” nella nostra preghiera e nelle nostra liturgia?