Ordine Francescano Secolare

Ordo Franciscanus Sæcularis

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Programma di formazione permanente del CIOFS per il 2014

Tema VIII: San Ludovico e l’incontro con le altre religioni1


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Da parte mia, dite al signore vostro, il Sultano di Tunisi, che desidero cosi tanto la salvezza della sua anima, che vorrei trascorrere il resto della mia vita nella sua prigione saracena anche senza vedere la luce del giorno, finché il vostro re non ricevesse il battesimo, con spirito sincero e con il suo popolo” (San Ludovico all’inviato del Sultano di Tunisi).

L’Altissimo, che non ignora niente lo sa; se tutto questo mondo visibile fosse mio, lo darei per intero in cambio della salvezza delle anime” (San Ludovico al Sultano di Babilonia, durante la sua prigionia in Egitto).

 

 

ASPETTO STORICO: “SAN LUDOVICO, L’ULTIMO RE CROCIATO”

 

Nel XIII secolo, la Crociata era prima di tutto concepita come un atto penitenziale e come un pellegrinaggio verso i regni cristiani dell’Oriente che si sentiva fossero minacciati. Ed è durante le due crociate cui ha partecipato che San Ludovico ha incontrato l’Islam. Queste crociate erano mirate a portare la salvezza ai musulmani mediante la loro conversione a Cristo. Dopo la sua cattura in Egitto, per il suo rifiuto di abiurare la sua fede nonostante le minacce e per il suo coraggio e la sua rettitudine, San Ludovico si è guadagnato l’ammirazione dei musulmani. Da parte sua, pur rigettando l’Islam, egli ha imparato a stimare i musulmani.

 

 

ASPETTO PASTORALE: “LA SFIDA DEL DIALOGO E DELL’ANNUNCIO”

San Ludovico aveva stima per i Saraceni e desiderava di tutto cuore la loro salvezza.

E’ importante conoscersi e capirsi. Il Concilio Vaticano II ha dato i principi del dialogo interreligioso: giacché Cristo è morto per tutti, la salvezza è offerta a tutti; ogni uomo e ogni donna è associato al mistero di Cristo e lo Spirito Santo agisce nel cuore di tutti.

Per l’incontro con i musulmani ci vengono date tre modalità:

1. Non aver paura di andare all’incontro dei musulmani.

2. Non temere di parlar loro di Gesù.

3. Essere al loro ascolto parchè essi hanno un senso profondo della grandezza di Dio e della preghiera.

ASPETTO STORICO: SAN LUDOVICO, IL PROTETTORE DEGLI EBREI

Nel contesto antiebraico della cristianità del XIII secolo, San Ludovico spicca per la sua posizione. Egli non ha mai preso misure radicali contro gli ebrei, quali ad esempio la loro espulsione dal suo regno. Per ragioni sia religiose che politiche egli ha lavorato invece per la loro integrazione.

Gli si è stato rimproverato di aver imposto agli Ebrei di portare, quale segno distintivo, un cerchietto colorato. In realtà, questa misura, che nelle intenzioni dei suoi fautori era a “protezione dei cristiani”, è stata proposta durante il Concilio Lateranense IV del 1215 da papa Innocenzo III. Come fecero tanti altri principi in partenza per la crociata, Ludovico IX decise di applicare questa norma soltanto nel 1269, forse per precauzione e prima della sua partenza verso Tunisi, ma non si sa nulla di preciso circa la applicazione reale di questa misura.

A San Ludovico è stato rimproverato di aver attuato verso gli Ebrei una politica mirata alla loro conversione al cristianesimo. In realtà, i proclami del 1235 e del 1254 imponevano loro di rinunciare al prestito a usura e di dedicarsi ad altre attività, quali l’agricoltura, il commercio e l’artigianato. In caso di rifiuto, potevano sempre lasciare il regno di Francia. Questa politica ha avuto come risultato quello di far uscire molti ebrei dal loro ghetto. Anche se molti hanno preferito partire, lo scopo di queste decisioni non era quello di attuare una politica di conversioni forzate, come spesso affermato, ma quello di migliorare la condizione di vita della minoranza Ebrea.

 

ASPETTO PASTORALE: “LE RADICI EBRAICHE DELLA FEDE CRISTIANA”


San Ludovico non ha avuto un comportamento antisemita. Il nostro giudizio, che viene dopo otto secoli dopo, è segnato dall’evento terribile del nazismo, per cui noi siamo portati ad equiparare la decisione di Ludovico IX di imporre agli ebrei di portare un segno distintivo sull’abito con l’obbligo, fatto agli Ebrei che vivevano nel III Reich, di portare la stella gialla.

 

Il Concilio Vaticano II ci invita a guardare con uno sguardo totalmente rinnovato sia i “nostri fratelli maggiori “sia le relazioni giudeocristiane. Il § 4 del decreto Nostra Aetate mostra come queste relazioni facciano parte del mistero delle Chiesa, e dunque del mistero del nostro battesimo, o più semplicemente del nostro “essere cristiano”. Non si può capire Il Nuovo Testamento senza capire il Vecchio. Resta tuttavia da compiere un gran lavoro riguardo al nostro “giudaismo interiore” per aprire la fede cristiana alle sue fonti ebraiche.

 

DA SAN LUDOVICO AD OGGI

Momento di condivisione: ecco alcune domande per favorire lo scambio.

Essere nel mondo

Il Papa ci invita a non aver paura. Con misura, osiamo in fraternità guardare in faccia le paure che abbiamo in noi. Come possiamo superare la paura dell’altro?

 

La sequela di Cristo

Il modo che ha Cristo di accogliere uomini e donne pagani o di altre religioni, può aiutarci a trovare il giusto atteggiamento per i nostri incontri interreligiosi?

Facendo lavorare la mia memoria, posso citare alcuni passaggi del Vecchio Testamento nei quali sembra prepararsi la venuta di Cristo, e passi del Nuovo Testamento che si capiscono meglio grazie all’ Vecchio (e alle tradizioni ebraiche ancora vissute nelle comunità ebraiche odierne)?

 

Vita spirituale

Il fatto di frequentare uomini e donne di altre religioni, quale incidenza ha nella mia maniera di vivere da cristiano? Quali aspetti della pratica religiosa musulmana possono favorire il nostro rispetto nei loro confronti?

Papa Giovanni Paolo II amava chiamare gli ebrei “i nostri fratelli maggiori nella fede”. Cosa ci suggerisce questa definizione? Ho avuto l’opportunità di apprezzare il loro modo di vivere la loro fede?

 

Incontro Testimonianza

In quanto Cristiani, siamo invitati al dialogo con i credenti di altre religioni, ma anche ad annunciare loro la Buona Novella. Come fare per testimoniare la mia fede? Quali sono le parole che rendono conto della mia speranza?

Se dovessi parlare della mia fede cristiana a un collega ebraico che conosce la Legge e i Profeti, o a un musulmano credente, cosa direi loro?

Formazione

Il documento Nostra Aetate è un documento specifico del Concilio Vaticano II che parla delle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. Ho letto questo documento? Quali idee ne ho tratto?

Gran parte del documento Nostra Aetate parla della relazione della Chiesa con i Giudei. Ho coscienza dell’identità ebraica di Gesù? So render conto della relazione particolare del cristianesimo col giudaismo, intrinsecamente differente delle relazioni con le altre religioni?

 

VIVERE IL CONCILIO VATICANO II

Costituzione Lumen Gentium, § 16

 

«Infine, quanto a quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, anch'essi in vari modi sono ordinati al popolo di Dio. In primo luogo quel popolo al quale furono dati i testamenti e le promesse e dal quale Cristo è nato secondo la carne (cfr. Rm 9,4-5), popolo molto amato in ragione della elezione, a causa dei padri, perché i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili (cfr. Rm 11,28-29). Ma il disegno di salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in particolare i musulmani, i quali, professando di avere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso che giudicherà gli uomini nel giorno finale. Dio non e neppure lontano dagli altri che cercano il Dio ignoto nelle ombre e sotto le immagini, poiché egli dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa (cfr. At 1,7,25-26), e come Salvatore vuole che tutti gli uomini si salvino (cfr. 1 Tm 2,4). Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa ma che tuttavia cercano sinceramente Dio e coll'aiuto della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di lui, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna. Né la divina Provvidenza nega gli aiuti necessari alla salvezza a coloro che non sono ancora arrivati alla chiara cognizione e riconoscimento di Dio, ma si sforzano, non senza la grazia divina, di condurre una vita retta. Poiché tutto ciò che di buono e di vero si trova in loro è ritenuto dalla Chiesa come una preparazione ad accogliere il Vangelo e come dato da colui che illumina ogni uomo, affinché abbia finalmente la vita. Ma molto spesso gli uomini, ingannati dal maligno, hanno errato nei loro ragionamenti e hanno scambiato la verità divina con la menzogna, servendo la creatura piuttosto che il Creatore (cfr. Rm 1,21 e 25), oppure, vivendo e morendo senza Dio in questo mondo, sono esposti alla disperazione finale. Perciò la Chiesa per promuovere la gloria di Dio e la salute di tutti costoro, memore del comando del Signore che dice: «Predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), mette ogni cura nell'incoraggiare e sostenere le missioni.

 

Dichiarazione sulle relazioni della chiesa con le religioni non cristiane “Nostra aetate” § 4

«Scrutando il mistero della Chiesa, il sacro Concilio ricorda il vincolo con cui il popolo del Nuovo Testamento è spiritualmente legato con la stirpe di Abramo. La Chiesa di Cristo infatti riconosce che gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei patriarchi, in Mosè e nei profeti. Essa confessa che tutti i fedeli di Cristo, figli di Abramo secondo la fede (Ga 3,7), sono inclusi nella vocazione di questo patriarca e che la salvezza ecclesiale è misteriosamente prefigurata nell'esodo del popolo eletto dalla terra di schiavitù. Per questo non può dimenticare che ha ricevuto la rivelazione dell'Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l'Antica Alleanza, e che essa stessa si nutre dalla radice dell'ulivo buono su cui sono stati innestati i rami dell'ulivo selvatico che sono i gentili (Rm 11, 17-24). La Chiesa crede, infatti, che Cristo, nostra pace, ha riconciliato gli Ebrei e i gentili per mezzo della sua croce e dei due ha fatto una sola cosa in se stesso (Ep 2, 14-16). (…).

La Chiesa inoltre, che esecra tutte le persecuzioni contro qualsiasi uomo, memore del patrimonio che essa ha in comune con gli Ebrei, e spinta non da motivi politici, ma da religiosa carità evangelica, deplora gli odi, le persecuzioni e tutte le manifestazioni dell'antisemitismo dirette contro gli Ebrei in ogni tempo e da chiunque.

In realtà il Cristo, come la Chiesa ha sempre sostenuto e sostiene, in virtù del suo immenso amore, si è volontariamente sottomesso alla sua passione e morte a causa dei peccati di tutti gli uomini e affinché tutti gli uomini conseguano la salvezza. Il dovere della Chiesa, nella sua predicazione, è dunque di annunciare la croce di Cristo come segno dell'amore universale di Dio e come fonte di ogni grazia. »

 

VIVERE IL VANGELO (LC 9, 51-56)

Gesù prese con coraggio il cammino verso Gerusalemme

 

«Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme e mandò avanti dei messaggeri. Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per fare i preparativi per lui. Ma essi non vollero riceverlo, perché era diretto verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: "Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?" Ma Gesù si voltò e li rimproverò. E si avviarono verso un altro villaggio.»

 

 

 

 



 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

1 Fonte http://www.catholique78.fr/8-themes-approfondir-0010200 Tema adattato da Michele Altmeyer OFS, con la gentile autorizzazione della diocesi di Versailles. Trad. da Suor Christine Meloni e Attilio Galimberti OFS. A cura di Fr. Amando Trujillo Cano, TOR.