Ordine Francescano Secolare

Ordo Franciscanus Sæcularis

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  PRESIDENZA del CONSIGLIO INTERNAZIONALE OFS

PROGETTO di FORMAZIONE PERMANENTE

SCHEDA MENSILE

 N. 41

TEOLOGIA DEL CORPO

del Beato Papa Giovanni Paolo II

Dossier preparato dal Team Formazione Perpetua del CIOFS

Ewald Kreuzer, OFS, Coordinatore

Lucy Almiranez, OFS

Mike e Jenny Harrington, OFS

  

 

5 - La resurrezione del corpo – TdelC 64-85  

 

Abbiamo visto la nostra origine prima del peccato e la nostra storia contaminata dal  peccato, ma redenta in Cristo.  Ora per avere una visione totale di ciò che significa essere umani, Giovanni Paolo ci conduce a contemplare il nostro destino ultimo, l’umanità glorificata, Dio farà risorgere i nostri corpi nella gloria.

 

Questa immagine della Trasfigurazione ci mostra il corpo umano di Cristo raggiante e soffuso di  gloria divina; il suo corpo è un segno  e un’anticipazione di come  saranno i nostri corpi glorificati in paradiso. 

  

 

Il nostro destino.

 1Cor2, 9-10; 2Cor4, 17-18; Mt12, 18-27; Mt22, 24-30; Lc20, 30-35; 1Cor15, 42-44.

Questo è il  destino per cui siamo stati creati, di cui la nostra vita sulla terra è una pallida ombra, risorgere alla fine dei tempi  con il corpo ed essere uniti per sempre nell’amore  alla Santa Trinità.

Lo splendore e la gioia senza misura di quel destino va oltre qualsiasi cosa noi possiamo immaginare.

“Quel che nessuno ha mai visto e udito quel che nessuno ha mai immaginato, Dio lo ha preparato per quelli che lo amano. Dio lo ha fatto conoscere a noi per mezzo dello Spirito.”(1Cor2, 9-10)

 

 La base delle riflessioni del Beato Giovanni Paolo II sul destino dell’uomo e della donna è costituita dalle parole di Mt22, 24-30. Inizia con il passaggio in cui i Sadducei presentano a Gesù una ipotetica domanda circa la vita futura :(Mc12, 18-27). Il motivo reale della domanda dei Sadducei non è una  richiesta genuinamente spirituale ma un tentativo di forzare Gesù nell’affermare che non c’è  la resurrezione del corpo. Il loro dilemma mostra che i Sadducei erano ignoranti in due cose : le Scritture e la potenza di Dio.

“La potenza di Dio” significa che il potere di Dio non solo restituisce l’uomo alla vita ma gli dà un’esistenza completamente nuova e trasformata. Come Datore della vita  Dio non è sottomesso alla legge della morte che regola la nostra storia terrena.

“Le Scritture”, in questo contesto, si riferiscono in particolare a un passaggio in Esodo3, 6 in cui Dio dice a Mosè “Io sono il Dio di tuo padre, lo stesso Dio di Abramo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe”

Gesù mostra loro un errore di metodo : essi non conoscono le Scritture, e poi un errore di sostanza; essi non accettano ciò che è rivelato dalle Scritture, dato che non conoscono la potenza di Dio- poichè che non credono in colui che ha rivelato se stesso a Mosè nel roveto ardente.

Ripetendo :” Voi sbagliate…vi sbagliate” Gesù enfatizza l’importanza di questa verità della resurrezione del corpo.

 

TdelC 65,7- Riguardo alla possibilità della resurrezione, Cristo si appella precisamente a quella potenza che va  di pari passo con la testimonianza del Dio vivente, che è il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe e il Dio di Mosè.  Il Dio che i Sadducei deprivano di questa potenza non è più il vero Dio dei loro padri, ma il Dio delle loro ipotesi e interpretazioni. Cristo, d’altra parte, è venuto per portare testimonianza al Dio della vita nella verità intera della sua potenza che si dispiega nella vita dell’uomo.

 

 

Noi viviamo nella speranza di questa piena realizzazione dell’opera di salvezza di Dio eppure siamo chiamati a pregustarla anche ora mentre impariamo a dare e ricevere amore in conformità al significato nuziale  dei nostri corpi.  Le prove e le sofferenze che fanno parte della nostra crescita nella santità ci preparano ogni giorno al pieno compimento dell’opera della salvezza di Dio. (2Cor4, 17-18)

 

Lumen Gentium 39-40 –“…tutti sono chiamati alla santità- alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità”

CCC990  Il termine “carne” designa l’uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La “resurrezione della carne”(formulazione letterale del Credo degli Apostoli) significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell’anima immortale, ma che anche i nostri “corpi  mortali riprenderanno vita.”

TdelC 66,2 Come risulta chiaro da queste parole, il matrimonio – l’unione in cui, come Gen2, 24 dice, “ l’uomo si unirà a sua moglie e i due saranno una carne sola” è un’unione propria dell’uomo sin dall’”inizio”- appartiene esclusivamente a “questo mondo”. Matrimonio e procreazione  non fanno parte del futuro escatologico dell’uomo. Nella resurrezione essi perdono, per così dire, la loro raison d’etre, (ragione d’essere).” L’altro mondo “  di cui parla Luca (Lc20,35) sottende il definitivo compimento della razza umana la chiusura quantitativa di quel circolo di esseri creati a immagine e somiglianza di Dio affinché, moltiplicandosi attraverso “l’unione coniugale del corpo”dell’uomo e della donna, essi sottomettessero la terra. “Quell’altro mondo” non è il mondo della terra, ma il mondo di Dio che, come sappiamo da 1Cor lo riempirà completamente diventando “tutto in tutti” (1Cor15, 28)

TdelC 66, 6  La verità circa il destino dell’uomo “non può essere compresa come uno stato solo dell’anima, separata, ma deve essere compresa come lo stato dell’uomo definitivamente e perfettamente “integrato” realizzato nella perfetta unione dell’anima con il corpo

 

 Come per l’umanità originaria, abbiamo conoscenza dell’umanità glorificata solo attraverso la Parola rivelata da Dio. Come sarà la vita risorta? Gesù ci indica due fatti significativi nella sua risposta ai Sadducei. La prima, dicendo che “nella resurrezione essi né si sposano (come fanno gli uomini sulla terra) né sono date in moglie (come succede alle donne sulla terra), “ indice che nella vita risorta i nostri corpi saranno ancora maschili o femminili. La vita trasformata che Dio ha preparato per noi dall’eternità è ancora  una vita umana. Poiché noi siamo persone con un corpo, il nostro genere è una dimensione permanente del nostro essere, anche in paradiso.

 

Allo stesso tempo Gesù ci insegna che  nella vita futura la mascolinità e la femminilità saranno diverse che sulla terra. La nostra differenza sessuale non sarà più connessa all’unione sessuale e alla procreazione, ma saremo invece “come angeli”. Questo non significa che diventeremo spiriti disincarnati, ma che avremo una esistenza celeste ed eterna come gli angeli, i quali non hanno bisogno di riprodursi. Il significato nuziale del corpo sarà allora rivelato “come il significato verginale dell’essere maschile e femminile”.

 

I nostri corpi diventeranno l’espressione di una unione nuziale con Dio stesso che trascenderà infinitamente  l’unione carnale terrestre  fra marito e moglie. In questo matrimonio celeste si realizzerà il significato più profondo del corpo, dal momento che ogni persona diventa un dono totale di sè in perfetta comunione con Dio e l’altro. Ogni persona sarà resa incommensurabilmente felice dall’unione con lo Sposo Divino  eppure questa gioia aumenterà  poiché sarà condivisa nella comunione dei santi.    

 

 

San Paolo sviluppa l’insegnamento di Gesù, basato sull’incontro personale di Paolo con il Signore Risorto. Paolo ci insegna che i nostri corpi non saranno solo restituiti alla vita ma saranno completamente rinnovati. Non ci sarà più alcuna malattia, dolore o disgregazione fisica. Cesserà la contrapposizione tra spirito e corpo contro cui noi combattiamo costantemente. Il corpo sarà spiritualizzato, cioè sarà permeato dallo Spirito Santo e in perfetta armonia con esso. (1Cor15, 42-45)

 

Mc 12, 24-25 Quando i morti risorgeranno, gli uomini e le donne non si sposeranno più, ma saranno come gli angeli del cielo.

Mt22, 30  Dopo la risurrezione, gli uomini e le donne non si sposeranno più, ma saranno come gli angeli del cielo.

TdelC 69,4 “Il matrimonio e la procreazione non determinano in modo definitivo  il significato originale e fondamentale dell’essere…un corpo maschile e femminile. Il matrimonio e la procreazione concretizzano quel significato nelle dimensioni della storia.

 

 

La visione beatifica – 1Cor 13,12 – CCC 460 – Pt 1,4

Nella resurrezione parteciperemo completamente alla natura divina come persone umane redente. Ciò che Dio è per natura (divina), noi lo diventeremo per un semplice dono di grazia.

“Spiritualizzazione non significa solo che lo spirito dominerà il corpo, ma che permeerà completamente il corpo. La resurrezione consisterà nella partecipazione perfetta di tutto ciò che nell’uomo è fisico a ciò che in lui è spirituale.”

“Le parole del Vangelo testimoniano che lo stato dell’uomo nell’altro mondo  non sarà solo lo stato della spiritualizzazione perfetta, ma anche della fondamentale divinizzazione della sua umanità. La partecipazione alla natura divina, la partecipazione alla vita interiore dello stesso Dio raggiungerà allora il suo culmine cosicché la vita dello spirito umano raggiungerà una  pienezza  tale che prima gli era stata assolutamente inaccessibile.

Questo sarà pertanto il frutto della grazia ovvero la comunicazione di Dio nella sua vera dignità non solo all’anima dell’uomo, ma alla sua intera soggettività psicosomatica (persona, corpo e anima).TdelC 67,3

 

CCC460 “Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo partecipi della divina natura”…”Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio”

1 Cor 13,12 “ Ora la nostra visione è confusa come in un antico specchio; ma un giorno saremo faccia a faccia dinanzi a Dio”.

 

La visione beatifica è stata anticipata ( ovviamente in maniera confusa) già dall’inizio nell’unione dell’uomo e della donna. Nella visione beatifica Dio si donerà totalmente all’uomo e noi risponderemo con il dono totale di noi stessi a Lui.

 

TdelC 67,5  Nella resurrezione noi scopriamo in una prospettiva (celeste) – lo stesso significato “sponsale” del corpo… nell’incontro con il mistero del Dio vivente… faccia a faccia”

CCC1642 Nelle gioie del loro amore (Dio concede agli sposi) fin da quaggiù una pregustazione del banchetto delle nozze dell’Agnello”

CCC 1821 La Chiesa “anela ad  essere unita a Cristo, suo sposo, nella gloria del cielo” dove lei  “ godrà un giorno con il suo Diletto,di una felicità e di un’estasi che non potranno aver fine.

 

 

In Paradiso vedremo Dio faccia a faccia e diventeremo come Lui (1Gv3,2). I Padri della Chiesa  chiamano divinizzazione questa  condivisione della vita intima della Trinità  (“Pt1,4) Non comporta la scomparsa della nostra personale identità ma piuttosto la sua realizzazione più piena. Nella visione dell’amore di Dio per noi, noi saremo i  gioiosi contenitori del dono personale del Dio trino in ogni profondità del nostro essere. Questo è ciò per cui siamo stati creati.

 

Sebbene questa gloria debba ancora realizzarsi, anche ora, grazie all’opera dello Spirito Santo, possiamo fare esperienza dei primi frutti dell’umanità glorificata. Il fine ultimo della nostra vita sulla terra è di imparare ad amare e ad essere amati come Dio ama e così prepararsi a condividere la sua vita per sempre. Ogni decisione che noi prendiamo per diventare un dono, piuttosto che afferrare per usare e possedere, ci fa assomigliare di più a Cristo e ci fa vivere più in pienezza il significato nuziale del corpo.

 

 Comunione dei santi – 1Cor12,20 – Ap19, Ef 1,23, CCC1045

 

Questa comunione escatologica delle persone (stato futuro) sarà una esperienza completamente nuova, eppure non sarà in alcun modo alienata dalla dimensione originale e storica del  significato procreativo del corpo e del sesso. Il significato perenne del corpo umano sarà rivelato in uno splendore escatologico in cui gli uomini e le donne riscoprono nei corpi glorificati la libertà perfetta del dono, questa libertà alimenterà ciascuno  nella comunione che formerà la grande comunità della comunione dei santi.

I santi sono i nostri modelli in questo processo di divinizzazione.

Osserva come si arrendono completamente al dono di Dio di se stesso e come rispondono radicalmente in un dono reciproco di sé a Dio, sia nella vocazione del matrimonio che del celibato. Quando noi seguiamo il loro esempio anche noi iniziamo a varcare la soglia della realtà della vita eterna, sebbene non completamente finchè non entreremo nella gloria.

 

 

 

CCC 1045 “Per l’uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell’unità del genere  dalla creazione…Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti ”la Città santa di Dio, la Sposa dell’Agnello.”

umano, voluta da Dio fin 

TdelC 68,4 Dovremmo pensare alla realtà dell”altro mondo” nelle categorie della riscoperta di una nuova, perfetta soggettività di ogni persona (compimento della solitudine originaria)  e allo stesso tempo alla riscoperta di una nuova e perfetta intersoggettività di tutti.

 

San Paolo dice che i nostri corpi mortali risorgeranno immortali. Nella

resurrezione, la polvere a cui siamo tornati sarà ravvivata da una nuova pienezza

dall’alito di Dio, che è lo Spirito Santo.

 

Il beato Giovanni Paolo II ha approfondito come sarà lo stato glorioso, da risorti e quale ruolo eserciterà la nostra mascolinità e femminilità nella vita che verrà, specialmente dato che la procreazione non ne farà parte. I nostri corpi non furono creati solo per unirsi con un’altra persona umana, ma anche per condividere un’unione spirituale con Dio, che è il fine ultimo dell’esistenza umana. In questo modo, il significato nuziale (sponsale o coniugale) del corpo si realizza nel banchetto di nozze dell’Agnello. In paradiso saremo in comunione con tutti i santi e tutti insieme parteciperemo alla comunione delle persone nella Santa Trinità.

“Il matrimonio appartiene esclusivamente a questo periodo. Nella resurrezione essi (matrimonio e procreazione) perdono, per così dire, la loro raison d’etre (ragione d’esistere). Secondo le parole di Cristo, la resurrezione non significa solo la ri-creazione della vita umana nella sua integrità per mezzo dell’unione del corpo con l’anima, ma anche uno stato della stessa vita umana, corpi umani  completamente inediti,  guariti e allo stesso tempo rinnovati nella risurrezione che manterranno la loro peculiarità maschile o femminile. Il senso di essere maschio o femmina nel corpo sarà compreso in quel momento in un modo diverso da come lo è stato fin dall’inizio.”

“In quella condizione l’uomo, maschio e femmina, trova contemporaneamente la pienezza della donazione personale e della comunione di persone, grazie alla glorificazione del suo intero essere (corpo e anima) nella unione eterna con Dio.

 

Gesù si appella alla resurrezione, rivelando in questo modo una dimensione completamente nuova del mistero dell’uomo.La risposta di Cristo ai Sadducei presenta un profondo sviluppo della verità sull’uomo.

 

“L’originale e fondamentale significato dell’essere un corpo, così come dell’essere, in virtù del corpo, maschio e femmina cioè precisamente quel significato nuziale è unito al fatto che l’uomo è creato come  persona e chiamato alla vita  in communio personarum. Il matrimonio e la procreazione  in se stesse non determinano definitivamente il significato originale e fondamentale dell’essere un corpo o dell’essere, come corpo, maschio e femmina. Matrimonio e procreazione danno una concreta realtà a quel significato nelle dimensioni della storia. In altre parole, il matrimonio terreno non è la fine dell’uomo, ma solo la preparazione delle nozze celesti che devono venire… Il significato nuziale del corpo nella resurrezione alla vita futura corrisponderà perfettamente  al fatto che l’uomo, come maschio-femmina è una persona creata a “immagine e somiglianza di Dio”, e al fatto che questa immagine si realizza nella comunione delle persone.

 

Domande per riflettere :

 

  1. Che tipo di corpo avremo dopo la resurrezione del corpo? Perché sarà così?
  2. Siamo consapevoli della verità che recitiamo nel Credo ogni domenica? “Io credo nella resurrezione del corpo e nella vita eterna” (Credo degli Apostoli).
  3. In cosa sarà diversa la nostra partecipazione alla Comunione dei Santi in paradiso rispetto a quella di cui noi facciamo esperienza qui sulla terra?
  4. Rifletti sul perché e cosa ti impedisce di vivere una intima relazione con Gesù qui sulla terra.
  5. Che cosa si intende per significato nuziale del corpo? E’ solo per le persone sposate?
  6. Discuti in che modo i santi sono modelli di divinizzazione.
  7. In che modo la visione beatifica è stata prefigurata già dall’inizio nell’unione dell’uomo e della donna?

 

Bibliografia :   Giovanni Paolo II “Uomo e donna li creò” – Christopher West, “Theology of the body ezplained”

                          Mary Healy “Men and Women are from Eden”, Catechismo della Chiesa cattolica, Lumen Gentium.