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PRESIDENZA del CONSIGLIO INTERNAZIONALE OFS
PROGETTO di FORMAZIONE PERMANENTE
DOSSIER MENSILE
N. 39

TEOLOGIA DEL CORPO
del Beato Papa Giovanni Paolo II

Dossier preparato dal Team Formazione Perpetua del CIOFS
Ewald Kreuzer, OFS, Coordinatore
Lucy Almiranez, OFS
Mike e Jenny Harrington, OFS

 

Il cuore umano – TdelC 24-63

 

CRISTO FA APPELLO AL CUORE UMANO

 

Abbiamo esaminato  il nostro stato originario creato da Dio, che era innocente, puro, felice, non contaminato  dal peccato e dalle sue conseguenze. Adamo ed Eva erano uniti in una relazione benedetta da un amore reciproco disinteressato e sperimentavano  la pienezza alla quale aspira ogni coppia di sposi. Erano stati creati con la capacità di essere uniti a Dio per sempre nell’amore e questa capacità poteva essere realizzata solo attraverso una libera scelta. Ma i nostri progenitori non hanno accettato questo invito d’amore e a  causa della loro disobbedienza ora l’umanità è soggetta al peccato e alla morte.

“Sapete che nella Bibbia  è stato detto :”Non commettete adulterio” . Ma io vi dico : se uno guarda la donna di un altro perché la vuole, nel suo cuore egli ha già peccato di adulterio con lei”. (Mt5, 27-28).

Questo passaggio ha anche un significato per la teologia del corpo. Esso induce ad una revisione fondamentale del modo di comprendere e realizzare la legge morale dell’Antico Testamento. Perciò ci ritroviamo nel cuore dell’ethos, o  forma interiore, l’anima, come se fosse la forma della moralità umana. Cristo si appella all’uomo interiore.

PRESIDENZA del CONSIGLIO INTERNAZIONALE OFS

PROGETTO di  FORMAZIONE PERMANENTE

DOSSIER MENSILE

MARZO 2013 – ANNO 4 – N. 38


TEOLOGIA DEL CORPO

del Beato Papa Giovanni Paolo II


Dossier preparato dal Team Formazione Perpetua del CIOFS
Ewald Kreuzer, OFS, Coordinatore
Lucy Almiranez, OFS
Mike e Jenny Harrington, OFS

 

In Principio – La Nostra Creazione (TdelC 1-23)

CRISTO FA  APPELLO ALLE ORIGINI

Indicandoci le “origini”, Cristo non solo ristabilisce come norma  il piano originale che Dio ha per l’uomo e la donna, ma ci fornisce anche la forza di viverla. La buona novella del Vangelo è che “ Gesù è venuto a restaurare la creazione alla purezza delle sue origini.”  (CCC 2336)
Giovanni Paolo II ci porta indietro a prima del Peccato Originale, come Gesù ci ha portato indietro al “Principio”.  In questo modo riusciamo a vedere il vero significato della vita e della sessualità umana, il progetto originale di Dio per l’umanità.
Inoltre Gesù ci riporta alla Genesi ( l’intenzione originale di Dio) e ci indica che qualcosa è cambiato. Gesù dichiara solennemente che il matrimonio è indissolubile. Indica che il significato del matrimonio, come unione che dura tutta la vita, è qualcosa di inscritto nella nostra natura, così come Dio l’ha creata.

‘Alcuni Farisei andarono da lui per interrogarlo e gli chiesero, “E’ lecito per un uomo mandare via la propria moglie, per qualunque ragione?” e lui rispose loro “non avete  voi letto che da principio il Creatore li creò maschio e femmina e disse, ‘perciò l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne? Infatti essi non saranno più due, ma una sola carne. Quello dunque che Dio ha unito, non osi l’uomo dividerlo.” Essi obiettarono,  “Perché dunque Mosé ordinò che le venisse  dato un atto di divorzio e fosse mandata via?”.  Gesù rispose  “fu per la durezza dei vostri cuori che Mosé vi permise di mandare via le vostre mogli, ma in principio non era così”  Mt 19:3-8

'Dio creò l’uomo a sua immagine, ad immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò.’ (Gen 1:27)

 

Solitudine Originale

"Non è bene che l’uomo sia solo, io gli farò un aiuto simile a lui.”  (Gen 2:18)
L’uomo è solo senza la donna, così come egli è “solo” come persona nel mondo visibile. A differenza di ogni altra creatura, gli esseri umani hanno una relazione speciale con Dio. Un essere umano non è qualcosa ma qualcuno, una PERSONA che può liberamente decidere delle proprie azioni, ed è dotata della capacità di amare Dio o altro. In principio l’uomo poteva sentire Dio e la Sua presenza. Dio e l’uomo erano amici,  intimi l’Uno all’altro. L’uomo realizzò che era diverso da tutte le altre creature e che aveva una responsabilità.

"Dio guardò ciò che aveva fatto e vide che era cosa buona" (Gen 1:31)

Come persone abbiamo la ragione ed il libero arbitrio  (consapevolezza di sé/ coscienza di sé e auto determinazione) e la capacità di amare Dio e il prossimo. Giovanni Paolo II  ci indica che Dio ci ha creati a Sua immagine come MASCHIO e FEMMINA, la nostra sessualità complementare rivela qualcosa di significativo riguardo a noi e a Dio. Il nostro corpo è l’espressione visibile della persona, dice Giovanni Paolo, il corpo è il sacramento della persona, “il segno visibile di una realtà invisibile”.  Il corpo è il segno esteriore che ci rivela l’intimo della persona, (corpo e anima).

Unità Originale

Questa è ossa delle mie ossa e carne della mia carne! Questa sarà chiamata Donna, perché è stata tratta dall’Uomo.” (Gen 2:23)
Uomo e donna sono chiamati a vivere in una relazione che rispecchi la vita interiore della Trinità, ad immagine di Dio, non solo come individui ma anche attraverso la santa comunione tra uomo e donna e la benedizione della fertilità.
Un Uomo trova la sua perfezione e il suo completamento non in una vita solitaria ma in una vita in unione  con una donna. Adamo comprese che non era da solo con Dio, ma che ora era insieme ad un altro essere umano.
Dio ci ha creati affinché fossimo in relazione con Lui e con altri essere umani.
L’ uomo “non può trovare pienamente se stesso se non attraverso il sincero dono di sé.”  (GS 24)

Il corpo umano rivela profonde verità.  Il corpo dell’uomo ha una meravigliosa  ed unica capacità di unione con il corpo femminile,  e quello femminile con quello maschile . E’ evidente che sono stati creati per stare insieme. Anche il desiderio è fatto per una tale unione, un fascino e un’attrazione verso il sesso opposto. Questo corpo, con la sua complementarietà sessuale,  rivela che siamo creati per la relazione e per una unione interpersonale.
"Perciò l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e saranno una sola carne" (Gen 2:24)

Diventare “una sola carne” non si riferisce solo all’unione di due corpi ma è ‘ una espressione sacramentale che corrisponde alla comunione di persone.’  (TdC 31:2)

Questo non va inteso come un amore platonico,  poiché Dio disse:  “crescete e moltiplicatevi.” (Gen 1:28)

Tornando al principio,  a ciò che è inscritto in ogni uomo,  cioè che ognuno è fatto per e capace di una comunione con un’altra persona,  noi liberamente ci diamo all’altro nell’amore ed in cambio riceviamo amore. Noi siamo un dono e diamo il dono di noi stessi ad un’ altra persona, in questa intima unione di amore. Questo poiché noi siamo fatti ad immagine di Dio  facciamo l’uomo…" (Gen 1:26.)
Dio stesso è una comunione di più persone, una Trinità nella quale il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo si riversano in un eterno scambio di amore che si dona.
Il corpo umano è capace di rivelare Dio. Dio non è né maschio né femmina, Egli è puro Spirito. Il mistero invisibile dell’amore Trinitario è raffigurato o reso visibile nei nostri corpi, quando formiamo una comunione di persone nella verità e nell’amore.

Noi “possiamo dedurne che l’uomo divenne ad immagine di Dio non solo attraverso la sua umanità ma anche attraverso la comunione con le altre persone, che l’uomo e la donna formano sin dal principio". In altre parole l’uomo “diventa ad immagine di Dio non tanto quando è solo ma nel momento della comunione. Sin dal principio, su tutto questo è discesa la benedizione della fecondità."  (TdC 9:3).  Dio non avrebbe potuto conferire all’amore sessuale scopo e dignità più grande. L’unione coniugale è concepita per essere una icona della vita interiore della Trinità. Il fatto di essere stati creati ad immagine di Dio ci dà una dignità inestimabile.

Il Significato Coniugale/Nuziale del Corpo è la nostra chiamata ad un amore che si dona, che è scritto in ognuno di noi, come maschi e femmine. Diventando dono l’uno per l’altra in una comunione di persone, impariamo ad amare e ad essere amati così come Dio ama, realizzando così il nostro più alto destino. Diventiamo un riflesso della vera vita e dell’amore della Trinità e ci prepariamo ad essere parte di quella vita per sempre. Questo vale per ogni essere umano, sia sposato, celibe, nubile o consacrato, anche se vissuto in modi diversi.

"Dio li benedisse e disse loro, ‘Crescete e moltiplicatevi, popolate la terra, sottomettetela, dominate sui…”
(Gen 1:28).

Il loro unirsi in “una carne sola” è molto diverso dalla copulazione degli animali. A differenza di questi infatti, l’uomo e la donna hanno la capacità di amare (libertà).            

Nudità Originale
"Ora erano entrambi nudi, l’uomo e sua moglie, ma non provavano vergogna l’uno di fronte all’altra". (Gen 2:25)
La prima coppia, prima della caduta, si vedeva come Dio vede, ed esprimeva l’amore divino. I loro corpi erano finestre aperte sulla loro parte interiore, non erano separati dalla persona e visti come un oggetto. C’era una profondità dell’intimità, della comunicazione e della naturale comprensione tra uomo e donna.  In loro c’era una integrità ed erano totalmente liberi.

"La nudità rivela il significato coniugale del corpo che è il potere del corpo nell’esprimere l’amore: in modo particolare quell’amore in cui la persona umana diventa dono e  - attraverso questo dono -  realizza il vero significato del suo essere e della sua esistenza.” (TdC 15:1)

La nudità originale dimostra  che “la santità è entrata nel mondo visibile. La santità è ciò che permette all’uomo di esprimersi profondamente con il suo corpo…e precisamente attraverso il “sincero dono di sé’. E’ nel corpo di uomo o di donna  che la persona si sente soggetto di santità.” (TdC 19:5)

Innocenza originale e peccato originale – Quando Cristo richiama “alle origini”,  chiede di  andare oltre i confini tra lo stato di innocenza originale e lo stato di peccato che inizia con la caduta originale. Questo confine  è collegato all’albero del bene e del male. Queste situazioni hanno la loro propria dimensione nella parte più intima dell’uomo, della sua conoscenza, consapevolezza, coscienza, scelta, decisione e tutto questo in una relazione con Dio, il Creatore, che è il Dio dell’Alleanza, la più antica Alleanza tra il Creatore e la sua creatura, cioè l’uomo. L’albero della sapienza del bene e del male, come espressione e simbolo del patto con Dio infranto nel cuore dell’uomo, rimarca due situazioni diametralmente opposte e le pone l’una contro l’altra; quella dell’innocenza originale e quella del peccato originale. Tuttavia,  le parole di Cristo, che richiamano  “al principio”,  ci permettono di individuare una continuità essenziale nell’uomo ed un collegamento tra questi due differenti stati o dimensioni dell’essere umano.

Prima promessa di redenzione - Dalle parole pronunciate da Cristo “in principio”,  abbiamo il diritto di attribuire  allo stesso tempo l’intera eloquenza del mistero di redenzione.  Gen 3:15  (testo messianico). Noi testimoniamo il momento in cui l’uomo,  maschio e femmina,  dopo aver rotto l’originale alleanza con il suo Creatore,  riceve la prima promessa di redenzione nella parole del così detto Protovangelo in Genesi 3:15 (Primo annuncio del Vangelo).
L’uomo partecipa non solo alla storia del peccato umano ma anche alla storia della salvezza. Egli è così non solo    
escluso dall’innocenza originale a causa del suo peccato, ma allo stesso tempo si apre al mistero della redenzione  
realizzata in Cristo e attraverso Cristo.
Paolo, nella Lettera ai Romani, esprime questa prospettiva della redenzione quando scrive "…ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.” (Rom 8:23)

Conoscenza e Procreazione – Lo scopo della vita è amare come Dio ama, e questo è cio per cui è stato pensato il nostro corpo di uomo o di donna. E’ attraverso la mascolinità e la femminilità che l’infallibile piano di Dio si rivela, cioè che l’uomo e la donna sono creati per essere un “dono” fecondo l’uno  per l’altra e non solo, ma anche che il loro reciproco dono porti ad una terza persona. Come dice Giovanni Paolo II,  la “conoscenza” porta alla generazione.
“Adamo conobbe sua moglie ed ella concepì.” (Gen 4.1)
La paternità e la maternità “coronano” e rivelano completamente  il mistero della sessualità.  “Siate fecondi e moltiplicatevi” è una chiamata ad amare ad immagine di Dio e così “realizzare il vero significato del nostro essere  e della nostra esistenza”.
Non importa quale sia la nostra vocazione particolare,  siamo tutti chiamati a partecipare all’amore di Dio e a condividerlo con gli altri.

Il principio fondamentale della Teologia del Corpo è che il corpo è un “segno” del mistero eterno di Dio. E’ il mistero della vita Trinitaria e dell’Amore -  dell’eterna Comunione di Dio come Padre, Figlio e Spirito Santo.

"L’essere stesso di Dio è amore. Mandando, nella pienezza dei tempi, il suo Figlio unigenito e lo Spirito d’ amore, Dio rivela il suo segreto più intimo: è lui stesso eterno scambio d’amore, Padre, Figlio e Spirito Santo, e ci ha desinati ad esserne partecipi.” (CCC 221)

"La Chiesa non può quindi essere compresa…se non teniamo in mente ‘il grande mistero’…espresso dall’unione di “una carne” del matrimonio e della famiglia.” (LF 19)

Domande per la riflessione:
1. Qual è la tua immagine di Dio, e siamo capaci di vedere noi stessi come fatti ad immagine di Dio?
2. Quali credi siano il pensiero e l’insegnamento della società riguardo al significato dei nostri corpi?
3. In che modo pensi che il tuo corpo possa essere espressione del dono di te a Dio e agli altri?
4. Che cosa si intende per sacralità del corpo?


Fonti,  'Uomo e donna li creò' – Giovanni Paolo II,  'Lettera alle Famiglie’ – Giovanni Paolo II, Guadium et Spes









PRESIDENZA DEL CONSIGLIO INTERNAZIONALE DELL’OFS

PROGETTO DI FORMAZIONE PERMANENTE

 

SCHEDA MENSILE

 

DICEMBRE 2012 – ANNO 3 – No. 36


 

(DOC)

UNA VOCAZIONE SPECIFICA PER UNA MISSIONE PARTICOLARE

di Benedetto Lino OFS

Dossier preparato dalla Commissione Formazione permanente CIOFS

Ewald Kreuzer OFS, coordinatore

P. Amando Trujillo-Cano TOR

Doug Clorey OFS

 

Con questo numero si conclude la relazione di Benedetto Lino, tenuta durante l’ultimo Capitolo generale dell’OFS, svoltosi a San Paolo del Brasile nell’ottobre 2011, dal titolo Una specifica vocazione per una particolare missione, di cui ciò che segue è un sommario. Vi invitiamo pertanto a dialogare nelle vostre fraternità su questi punti, condividendo opinioni ed esperienze.

Il prossimo anno presenteremo come tema di formazione permanente: La teologia del corpo del beato Giovanni Paolo II. Si vuole in tal modo attuare una delle Conclusioni dell’ultimo Capitolo generale, che così stabilisce: “Gli scritti del beato Giovanni Paolo II sulla “Teologia del corpo” siano inclusi nel programma di formazione sia per l’OFS che per la GiFra, al fine di rendere capaci i loro membri di riscoprire la bellezza della sessualità, del matrimonio e della famiglia, e vivere questi doni secondo il progetto di Dio.

 

SINTESI

1. “Evangelizzati per evangelizzare”, “Vocazione e missione” due concetti che esprimono la stessa realtà fondamentale del nostro essere cristiani.

2. La vocazione fondamentale, uguale per tutti, precede e fonda ogni vocazione specifica. La sua attuazione è la premessa indispensabile per accedere alla vocazione “specifica”.

3. Specificità della nostra vocazione in quanto francescani e francescani secolari: Essere cristiani come Francesco. Come Francesco è la nostra specificità. La vocazione di Francesco e la sua attuazione sono il modello della nostra.

4. Francesco è “solo” cristiano: si conforma a Cristo, per giungere al Padre, docile all’azione dello Spirito. Si è “francescani” solo nella misura in cui si realizza pienamente l’essere Cristiano totale, come Francesco.

5. Francesco caratterizza il suo essere Cristiano solo per l’intensità della sua sequela: radicalità, totalità, permanenza. Noi dobbiamo pienamente ricalcare questo modo di metterci alla sequela di Cristo: radicalmente, totalmente e permanentemente.

6. Francesco “vir catholicus et totus apostolicus”. La nostra vocazione è quella di essere totalmente cristiani, senza creare steccati, senza vantare infondate superiorità, profondamente apostolici, sempre volti ad “andare”, ad uscire dalle nostre abitudinarie realtà di fraternità, dell’Ordine, della Famiglia, docili alla volontà del Signore. La nostra è una vocazione apostolica. Siamo la proiezione secolare della vocazione religiosa apostolica di Francesco.

7. Francesco non è “francescano”, né voleva fondare un Ordine di “francescani”. Suo desiderio era quello di essere solamente totalmente cristiano, cattolico, apostolico. Era quello di avere fratelli e discepoli totalmente innamorati di Cristo per vivere profondamente in comunione con il Padre, nello Spirito, nel seno della Santissima Trinità.

8. La Missione non è particolare: è totale. La sua particolarità risiede in questa totalità. Come per la vocazione, la missione è quella generale di ogni cristiano ma va vissuta e realizzata anch’essa in modo radicale, totale e permanente, con tutta l’intensità di cui siamo capaci. La nostra missione è portare il Cristo totale.

9. La missione rivelata dal Crocifisso di San Damiano è paradigmatica per tutti i francescani e quindi per noi francescani secolari. La missione si rivolge alla Chiesa tutta intera, a tutto il Corpo di Cristo, in ogni suo aspetto, e in ogni luogo.

10. La missione della Chiesa è la nostra missione e la missione della Chiesa è quella di annunciare la Buona notizia dell’amore di Dio e la redenzione dell’uomo, per una condivisione della vita e della santità di Dio: “… rendere presente il Carisma del comune serafico padre san Francesco nella vita e nella missione della Chiesa”.

11. La missione, pur dovendo essere svolta da ciascuno di noi, richiede l’assoluta coralità, collaborazione e complementarietà di tutti noi nell’OFS, di tutti noi Francescani di tutta la Famiglia. E’ giunto il tempo di prendere coscienza che non possiamo vivere staccati gli uni dagli altri con falsi sensi di autosufficienza. Il progetto di Dio per Francesco e la sua Famiglia è omnicomprensivo e siamo tutti l’uno per l’altro, in un’unica missione per la Chiesa.

12. Missione al servizio della Chiesa Universale e della Chiesa locale, secondo le necessità contingenti indicate dal Papa, dai Vescovi, dai Parroci.

13. Non siamo chiamati ad essere dei cristiani mediocri caratterizzati solo da devozioni e frequentazioni francescane. Siamo chiamati ad impegnarci con passione e con tutte le fibre del nostro essere, dovunque e sempre, ad ESSERE SANTI come il Padre che è nei cieli, come Francesco.

Per la riflessione e il dialogo in fraternità

1. Cosa significano per te e per la tua fraternità i termini “evangelizzazione”, “vocazione” e “missione”?
2. Come Francesco d’Assisi continua a ispirarci oggi come francescani secolari? In che modo specifico?
3. Qual è la nostra missione specifica come francescani secolari all’interno della missione della Chiesa?

PRESIDENZA del CONSIGLIO INTERNAZIONALE OFS

 

PROGETTO di FORMAZIONE PERMANENTE

 

DOSSIER MENSILE

GENNAIO 2013 – ANNO 4 – N. 37

 

TEOLOGIA DEL CORPO

 

del Beato Papa Giovanni Paolo II

 

Dossier preparato dal Team Formazione Perpetua del CIOFS

Ewald Kreuzer, OFS, Coordinatore

Lucy Almiranez, OFS

Mike e Jenny Harrington, OFS

 

Una delle Conclusioni Generali del Capitolo Generale tenutosi a San Paolo, Brasile, nel novembre del 2011, dichiara:

 

"I giovani, ai quali preoccupa molto, e a ragione, il grande tema della sessualità, necessitano dell’aiuto dei Francescani secolari, cominciando dalla testimonianza di vita. Pertanto questo Capitolo suggerisce che si includa, nei programmi di formazione dell’OFS e della GiFra, il testo relativo alla Teologia del Corpo del Beato Giovanni Paolo II, perché i loro membri possano riscoprire la bellezza della sessualità, del matrimonio e della famiglia e vivere questi doni secondo il disegno di Dio.”

 

Che cos’è la Teologia del Corpo?

 

La ‘Teologia del Corpo’ è la visione integrata della persona umana- corpo, anima e spirito- di Papa Giovanni Paolo II. Come egli stesso spiega,  il corpo fisico dell’essere umano ha un significato specifico ed è in grado di dare risposte ai quesiti fondamentali della nostra esistenza:

  • La nostra vita ha uno scopo, e se si, quale?
  • Perché siamo stati creati maschi e femmine? Ha veramente importanza se siamo dell’uno o dell’altro sesso?
  • Perché l’uomo e la donna sono stati chiamati ad una comunione sin dall’inizio? L’unione coniugale tra uomo e donna, cosa ci dice di Dio e dei suoi progetti per le nostre vite?
  • Qual è  lo scopo della vocazione al matrimonio e al celibato?
  • Che cos’è esattamente  l’“Amore”?
  • E’ veramente possibile essere puri di cuore?

Tutte queste domande,  e molte altre, hanno trovato risposta nelle 129 Udienze del Mercoledì di Papa Giovanni Paolo II, tenute  tra gli anni 1979 e 1984. Le sue riflessioni si basano sulle Scritture  (soprattutto sui Vangeli, San Paolo e sul Libro della Genesi), ed esprimono una visione della persona umana veramente degna dell’uomo. Giovanni Paolo II ha trattato il tema: chi è l’uomo in principio, chi è l’uomo oggi  (dopo il peccato originale)  e chi sarà nel tempo a venire. Ha poi applicato questo messaggio alle vocazioni al matrimonio e al celibato, in preparazione al Regno dei Cieli.

Questo messaggio di speranza del Santo Padre,  così rivoluzionario ed innovativo, si contrappone alle tendenze della società moderna, che ci spinge  a vedere il corpo come un oggetto di piacere o una macchina di manipolazione. Nella sua Teologia del Corpo, e in altre opere precedenti come Amore e Responsabilità,  Giovanni Paolo II  presenta una visione della sessualità di grande bellezza. Incoraggia ad un vero rispetto  verso il dono della sessualità e sprona  a viverla  in linea con la nostra grande dignità di esseri umani. La sua teologia non si rivolge solo ai giovani adulti o alle coppie sposate, ma a tutte le età e vocazioni, poiché riassume il vero significato della persona umana.

"Tenetevi forte! Se capiamo fino in fondo ciò che il Santo Padre ci sta dicendo nella sua Teologia del Corpo, non guarderemo più a noi stessi, agli altri, alla Chiesa, ai Sacramenti, la grazia, Dio, il cielo, il matrimonio, la vocazione al celibato… non guarderemo più al mondo come prima.” (Christopher West)

Vi presentiamo di seguito i temi dei nostri dossiers di formazione per l’anno 2013 (realizzati grazie alla gentile collaborazione  di Jenny e Mike Harrington, dell’OFS del Sud Africa).  Vi invitiamo ad utilizzarli per la formazione delle vostre fraternità,  ad ogni livello. Vi saremmo inoltre grati se voleste comunicarci  le vostre esperienze nell’utilizzare i nostri dossiers formativi.

 

TEOLOGIA DEL CORPO

 

1. Introduzione (Papa Giovanni Paolo II, Dignità della Persona Umana, Relazione con Cristo – nel e attraverso il suo corpo terreno – Incarnazione)

2. In Principio – la Nostra Creazione ( la Solitudine Originale, l’Unità Originale, la Nudità Originale, il Dono Sincero di Sé/ Significato coniugale del Corpo, la Conoscenza)

3. Il cuore dell‘uomo (Peccato Originale , Concupiscenza/lussuria/ vergogna, Tensione/Conflitto- i rapporti umani e l’universo creato, Sermone sulla Montagna )

4. La Redenzione del Corpo (Verità e libertà,  Dominio  di sé / Purezza)

5. La Resurrezione  del Corpo ( il Nostro Destino, La Visione Beatifica, La Comunione dei Santi)

6. Celibato e Vita Religiosa (Vocazioni)

7. Il Sacramento del Matrimonio

8. Segno Sacramentale (Linguaggio del Corpo, Canzone delle Canzoni, Libera, Totale, Fiduciosa, Feconda)

9. Etica (Humanae Vitae e  NFP)

10. Conclusioni (Cultura della Vita, Evangelium Vitae)

 

BEATO GIOVANNI PAOLO II

 

Molto prima di essere Papa,  Karol Wojtyla era amico e consigliere di centinaia di coppie sposate.  Nel confessionale  ebbe a che fare con quasi ogni lotta umana. La sua personale esperienza come giovane e come  sacerdote durante la Seconda Guerra Mondiale e il Nazismo, ebbero una profonda influenza sulla sua vita.  Passò molto del suo tempo a pensare, scrivere e riflettere sul significato filosofico della persona umana, del corpo, dell’amore e della sessualità. Nel suo libro “Amore e Responsabilità” dice  “l’uomo deve riconciliarsi con la sua grandezza naturale, non deve dimenticare che è una persona”. Inoltre dice che se  l’amore vuole essere bello, totale e completo, deve essere ‘pienamente integrato’, cioè deve  contenere in sé,  in un corretto ordine di priorità, tutti gli elementi del vero amore”… “ l’amore, nel senso pieno del termine,  è una virtù, non solo un’emozione, e ancor  meno un mèro eccitamento dei sensi”.

 

Gli scritti della TEOLOGIA DEL CORPO sono un approccio nuovo e profondamente originale all’insegnamento della Chiesa su tematiche come l’amore , il sesso e il matrimonio. Questo messaggio è

controcorrente. Se guardiamo il mondo intorno a noi:  la filosofia  “col mio corpo posso fare ciò che voglio”  ha portato solo a famiglie distrutte, alla perdita della dignità umana , ad individui soli e ad una profonda confusione morale. Viviamo in un mondo saturo di informazioni sul sesso, è difficile non essere travolti da una raffica di allusioni e doppi sensi sessuali, messaggi ed immagini che ci arrivano dai film, dai giornali, dalla televisione, dai manifesti pubblicitari e da Internet.

 

Dal settembre 1979 al novembre 1984

Papa Giovanni Paolo II ha dedicato 129 Udienze del Mercoledì alla

TEOLOGIA DEL CORPO”,

matrimonio e sessualità umana.

 

Uno studio di come Dio riveli il suo mistero attraverso il corpo umano. Una riflessione biblica sul significato dell’incarnazione umana come maschio e femmina, in modo particolare come essa riguarda la chiamata di due persone a diventare “una sola carne”.

I primi obiettivi della cultura della morte sono la persona umana, il matrimonio e la famiglia. Gli insegnamenti di Giovanni Paolo II  sono una risposta nell’affermare la nostra dignità come persone umane e lo splendore  del matrimonio e della famiglia. Nell’ EVANGELIUM VITAE, il Papa esprime chiaramente il lavoro di educazione e formazione  della coscienza, che aiuta gli individui ad essere più umani, conducendoli verso una ancor più piena verità, con un rispetto per la vita e le sane relazioni interpersonali. Il Santo Padre dice:

“E’ un’illusione pensare che possiamo costruire una vera cultura della vita umana se non aiutiamo i giovani ad accettare e vivere la sessualità, l’amore e la vita intera secondo il loro vero significato e la loro stretta connessione.” (Evangelium Vitae  97)

Se vogliamo scoprire il vero significato dell’uomo e della donna e il motivo per cui ci relazioniamo  gli uni agli altri, dobbiamo guardare non solo al nostro aspetto fisico o al nostro tipico comportamento ma a ciò che Dio  ci ha rivelato riguardo alla nostra somma origine.

Il Beato Giovanni Paolo II  ha risposto alla confusione cronica della società  riguardo all’identità e al significato della persona umana , sottolineando che l’identità e la vocazione della persona umana trovano piena realizzazione nel e attraverso il dono totale  di sé nell’amore . Il piano di Dio  per la vita e per l’amore è così profondo e bello che una volta conosciuto, cambierà il nostro modo di guardare  alle relazioni tra uomo e donna.

 

Domande per riflettere:

1. Perché pensate che Papa Giovanni Paolo II  abbia dedicato così tante energie allo scrivere e parlare della persona, della sessualità del matrimonio e della famiglia?

2. Come descrivereste la visione del mondo di oggi sulla sessualità e sul matrimonio?

3. Perché ritenete che la persona umana, il matrimonio e la famiglia siano i primi obiettivi della cultura della morte?

4. Siete aperti, all’interno delle famiglie, alla discussione di temi come la sessualità e le relazioni coniugali?

5. Riflettete sulla vostra relazione con Gesù Cristo nella vostra vita e nel rapporto con gli altri.

 

Fonti:

'Amore e Responsabilità’ - Fr Karol Wojtyla,  'Uomo e Donna li creò' – Giovanni Paolo II,  www.theologyofthebody.net

'Lettera alle Famiglie’ – Giovanni Paolo II,   'Evangelium Vitae' – Giovanni Paolo II,   'Ubicumque et semper' – Papa  Benedetto

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO INTERNAZIONALE DELL’OFS

PROGETTO DI FORMAZIONE PERMANENTE

 

SCHEDA MENSILE

 

NOVEMBRE 2012 – ANNO 3 – No. 35

DOC)

UNA VOCAZIONE SPECIFICA PER UNA MISSIONE PARTICOLARE

di Benedetto Lino OFS

Dossier preparato dalla Commissione Formazione permanente CIOFS

Ewald Kreuzer OFS, coordinatore

P. Amando Trujillo-Cano TOR

Doug Clorey OFS

 

L’ORDINE FRANCESCANO SECOLARE – UN VERO ORDINE

 

Chi siamo come Francescani secolari? Un movimento spirituale? Un gruppo religioso? Un’ organizzazione laicale? Non dovremmo mai dimenticare come ci considera la Chiesa: “Voi siete un Ordine… realmente un Ordine”: così hanno dichiarato molto chiaramente i papi in passato. Ma cosa significa essre un Ordine? E perché le nostre Costituzioni generali definiscono l’OFS come una “pubblica associazione di fedeli”? In questo numero, Benedetto Lino fornisce risposte chiare a queste domande, richiamando la storia, la natura e l’identità del nostro Ordine.

 

Sta. Anna Schäffer, OFSAnche i Pontefici, durante tutto il secolo scorso, si sono espressi senza mezzi termini sull’impegno assoluto ed esigente di santità dei francescani secolari:

“…, (Francesco d’Assisi) istituì un vero Ordine, quello dei Terziari, non astretto da voti religiosi, come i due precedenti, ma similmente conformato a semplicità di costumi ed a spirito di penitenza. Così egli per primo concepì e felicemente attuò, coll’aiuto di Dio, quello che nessun fondatore di regolari avea per l’innanzi escogitato, di rendere cioè comune a tutti il tenore della vita religiosa.” (Benedetto XV, Enciclica “Sacra Propediem” 6 gennaio 1921)

“La professione di vita di un buon Terziario francescano… non è il rigore dei voti, non è la vita comune, non è la vita religiosa secondo la lettera. Ma lo è secondo lo spirito.” E’ lo spirito di quella vita e di quella perfezione portato nella famiglia, nella vita quotidiana, nella vita ordinaria del secolo. “Se hanno da essere fedeli cristiani come tutti gli altri, non v’è ragione che siano Terziari ... quella dei Terziari francescani è denominazione speciale: ... non si può usurpare - e sarebbe usurparla - tale denominazione senza che vi corrisponda qualcosa di speciale” (Pio XI, ai Terziari Francescani d’Italia, 5 settembre 1936).

Voi siete un Ordine: Ordine laico, ma Ordine vero. Ordo veri nominis, come lo chiamò il Nostro Predecessore di s.m. Benedetto XV. Non sarete, come è ovvio, una assemblea di perfetti; ma dovete essere una scuola di perfezione cristiana. Senza questa risoluta volontà non si può convenientemente far parte di una così scelta e gloriosa milizia.” (Pio XII, 1° luglio 1956, Discorso ai Terziari in Roma)

“…voi siete anche un “Ordine”, come disse il Papa (Pio XII): “Ordine laico, ma Ordine vero”; e del resto, già Benedetto XV aveva parlato di “Ordo veri nominis”. Questo termine antico - possiamo dire medievale - di “Ordine” non significa altro che la vostra stretta appartenenza alla grande Famiglia Francescana. La parola “Ordine” significa la partecipazione alla disciplina e all’austerità propria di quella spiritualità, pur nell’autonomia propria della vostra condizione laicale e secolare, la quale peraltro comporta spesso sacrifici non minori di quelli che si attuano nella vita religiosa e sacerdotale.” (Giovanni Paolo II, 14 giugno 1988, al Capitolo generale OFS)

Un Magistero costante e coerente: 1921, 1936, 1956, 1988 !

Tutto questo mi dà lo spunto per fare una sottolineatura essenziale sulla natura dell’OFS.

Le nostre Costituzioni definiscono l’OFS: “Associazione Pubblica di Fedeli”. Alcuni protestano: Non siamo più Terz’Ordine! Non siamo più un Ordine! Siamo stati declassati!

Queste affermazioni sono mal poste, errate e fuorvianti. Ma, anche se fosse così, allora, saremmo in ottima compagnia! Anche l’Ordine dei Frati Minori non è più Ordine! È un Istituto di Vita Consacrata, come tanti altri!

Vedete? C’è sempre latente, e nemmeno tanto, il voler vantare delle superiorità, la delusione o la paura di contare di meno!

In ogni caso, niente paura! Queste nuove denominazioni sono mutuate dalla fraseologia del Codice di Diritto Canonico del 1983. Questo, però, non modifica nemmeno di uno iota la nostra natura, natura che è scolpita dalla nostra genesi fondazionale, dall’ispirazione che Dio ha dato al nostro Fondatore, dalla nostra evoluzione e dai documenti fondamentali che la Chiesa ci ha dato. Ai lettori più avveduti e meno superficiali1 non può sfuggire che essere considerati oggi Associazione Pubblica di Fedeli, con le specificazioni (queste sì) che vi annette la Chiesa, ha dato all’Ordine Francescano Secolare uno spessore e una densità di contenuti e prospettive che superano largamente l’indeterminatezza e fragilità dell’essere considerati un terz’Ordine come veniva inteso un tempo. Oltretutto, l’OFS corrisponde meno che mai all’attuale definizione codiciale di terz’ordine e alla dottrina che esso sottende.

A prescindere dal nome, l’OFS è, e resta sempre, l’originario Ordine dei Penitenti di san Francesco, in una ininterrotta continuità con quello fondato da san Francesco!

Il nome non ci ha cambiato. Siamo noi che cambiamo con la nostra infedeltà alla vocazione ricevuta!

In ogni caso, cari fratelli e sorelle, non vale la pena soffermarsi su questi aspetti del tutto secondari. Concentriamoci a diventare santi e a realizzare la nostra vocazione, con umiltà, semplicità e radicalità. E se qualcuno ci considera minori o più vili, ringraziamo il Signore: vuol dire che siamo sulla strada giusta per realizzare in perfetta letizia la nostra vocazione!

L’impegno secolare

Dobbiamo imparare a de-ritualizzare in una certa misura il nostro “essere francescani”, semplicemente perché c’è un aggettivo dopo “francescano”: “secolare”. Questo aggettivo vuol dire che siamo immersi nel mondo, nelle ordinarie condizioni della vita di tutti i giorni.

Il buon Dio non ha bisogno di un po’ di più d’incenso, di salmodie interminabili, di complesse funzioni liturgiche, di rosari recitati distrattamente, di lunghe permanenze nelle chiese-edificio. Dio ha bisogno, e intendo dire veramente “bisogno” anche per Dio, di raggiungere attraverso noi, ogni uomo e donna della terra, ogni realtà esistente.

Dio ci ha toccati nel Battesimo, ci tocca con ogni Eucaristia, ci tocca col suo Spirito e vuole toccare attraverso noi tutta l’umanità.Dio vuole che la fraternità, che ha instillato in Francesco come bene primario, e che deve caratterizzare anche noi, raggiunga ogni uomo. È un compito che spetta a noi: “Date voi loro da mangiare” (Mt 14, 16) e ancora “… pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai suoi discepoli, e i discepoli li distribuirono alla folla” (Mt 14, 19).

Il luogo teologico del nostro essere e del nostro fare

Se “studiamo, amiamo e viviamo” la nostra Regola e le nostre Costituzioni Generali (Beato Giovanni Paolo II, 1982 e 2002), dovremmo sapere bene che la famiglia, il lavoro, e l’impegno sociale, politico e ambientale costituiscono il luogo “teologico” primario del nostro essere e operare. Sono queste le aree dove noi dobbiamo più specificatamente “servire”.

Se la famiglia, il lavoro e i contesti sociali fossero permeati dalla nostra presenza attiva, dal nostro esempio e impegno, queste realtà sarebbero animate da spirito d’amore e presenza di Dio: indubbiamente la nostra società sarebbe una società migliore, il mondo sarebbe un mondo migliore.

Impegno a diventare santi per cambiare il mondo col Vangelo, come Francesco

A che punto siamo nella realizzazione della nostra vocazione integrale?

A che punto siamo sulla via di perfezione della carità esigita dalla Regola?

Siamo sulla buona strada per diventare anche noi degli alter Christus?

Perché vedete, è proprio di questo che si tratta.

Non basta accontentarsi di vivacchiare, con qualche pia devozione, con una presenza, spesso distratta, nella Chiesa parrocchiale, sempre a condizione che questo non turbi troppo la nostra routine di vita quotidiana.

Per assolvere la nostra funzione di segnale dobbiamo diventare santi.2

E’ un’urgenza impellente, che non ammette ritardi.

PENSATE, CARISSIMI FRATELLI E SORELLE, ALL’INFLUENZA DETERMINANTE CHE POTREMMO AVERE PER CAMBIARE IL MONDO, SE TUTTI I 500.000 FRANCESCANI SECOLARI, SPARSI NEL MONDO, IN BEN 111 PAESI, VIVESSERO INTEGRALMENTE LA PROPRIA VOCAZIONE !

(Benedetto Lino, OFS)

Per la riflessione e il dialogo in fraternità

  1. Quali sono le differenze tra un Ordine religioso, come il Terzo Ordine, e il nostro OFS?
  2. Perché il nuovo titolo “pubblica associazione di fedeli” (secondo il Diritto canonico) non cambia la natura dell’OFS?
  3. Cosa significa e comprende l’aggettivo “secolare” nel rtitolo del nostro Ordine?

 


 

1 Perché di questo si tratta: superficialità e ignoranza da parte di chi fa simili affermazioni.

2 Cfr. art. 17.4 delle Cost. Gen. sul compito dei francescani secolari a partecipare al servizio di santificare della Chiesa !