Ordine Francescano Secolare

Ordo Franciscanus Sæcularis

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COMMISSIONE ‘PRESENZA NEL MONDO’ – PRESIDENZA DEL CIOFS
PROGRAMMA DI FORMAZIONE 2013

Aprile
Scheda preparata da Francesca Restivo – Franciscans International
Collaboratori: Attilio Galimberti OFS e Fr. Amando Trujillo Cano TOR

 

 

 

Diritti Umani e Responsabilità

Introduzione

Proseguendo nel nostro cammino di formazione a una presenza attiva nel mondo, incontriamo ora un documento che possiamo definire come un pilastro e una visione profetica della struttura della società globalizzata, così come si ritrova nella Carta Costitutiva dell'Organizzazione delle Nazioni Unite. Ci riferiamo alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (DUDU) che dopo la sua proclamazione è entrata nel linguaggio comune di tutti gli Stati membri come riferimento fondamentale. Crediamo sia comunque importante ricordare che alcuni paesi che hanno visioni della società che si discostano da quelle occidentali, pur riconoscendo alla Dichiarazione Universale valore fondamentale, hanno proclamato una loro dichiarazione che ha i suoi riferimenti ai testi religiosi ispiratori della loro società. Nella nostra scheda ci riferiremo alla DUDU così come deliberata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

1. La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza (Art. 1).

La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, è un documento che sancisce i diritti inalienabili di ciascun essere umano, e che è stato firmato a Parigi il 10 dicembre 1948. La sua stesura è stata promossa dalle Nazioni Unite perché essa avesse applicazione in tutti gli Stati membri. La Dichiarazione dei Diritti Umani è un codice etico d’importanza storica fondamentale: è stato, infatti, il primo documento a sancire universalmente (cioè in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo) i diritti che spettano all'essere umano.

Essa è la diretta conseguenza di quanto emerge dalla Carta delle Nazioni Unite, il primo documento in cui è data priorità al singolo individuo rispetto agli interessi degli Stati. La dichiarazione è costituita da trenta articoli ciascuno dei quali si sofferma su un particolare diritto di modo che l’intero corpus definisce la persona nel riconoscimento di tutti questi “diritti” in un insieme armonico. E la dignità di una persona è offesa se anche uno solo di questi diritti non è riconosciuto e/o attuato.

Allorché la DUDU fu proclamata nel 1948 dall'Assemblea Generale, essa fu considerata come il primo passo nella formulazione di una futura "carta internazionale dei diritti dell'uomo", il cui valore fosse sia giuridico che morale. Doveva passare un altro decennio prima che i Patti fossero ratificati da un numero sufficiente di Stati per la loro entrata in vigore. In effetti, occorrevano per ciascuno di essi, trentacinque ratifiche (o adesioni). Essendo stato raggiunto tale numero, il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali entrava in vigore il 3 gennaio 1976. Il Patto internazionale sui diritti civili e politici, nonché il Protocollo facoltativo a esso connesso (già ratificato da dieci paesi, ossia il numero minimo di ratifiche richieste per la sua entrata in vigore) entravano in vigore il 23 marzo 1976.

Ogni paese che abbia ratificato il Patto relativo ai diritti civili e politici s'impegna a far sì che i suoi abitanti siano protetti per legge contro ogni trattamento crudele, inumano o degradante. Esso riconosce il diritto di ogni essere umano alla vita, alla libertà, alla sicurezza della sua persona e al rispetto della sua vita privata. Il Patto vieta la schiavitù, garantisce il diritto a un processo equo e protegge gli individui contro ogni arresto o detenzione arbitraria. Esso riconosce la libertà di pensiero, di coscienza e di religione, la libertà di opinione, di espressione e di associazione, il diritto di riunione pacifica e di emigrazione. Ogni paese che ratifichi il Patto sui diritti economici, sociali e culturali riconosce che ha il dovere di favorire il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi abitanti. Esso riconosce il diritto di ogni persona al lavoro, a un equo salario, alla sicurezza sociale, a un livello di vita adeguato - mettendola in particolare al riparo dalla fame - nonché alla salute e all'istruzione. Esso s’impegna altresì a garantire a ogni persona il diritto di costituire con altri dei sindacati e di aderire a sindacati di sua scelta.

Le disposizioni dei Patti ricalcano, in linea generale, i diritti enunciati nella DUDU. Tuttavia, i due Patti contengono un'importante disposizione che non figurava nella Dichiarazione: quella che enuncia il diritto che hanno tutti i popoli all'autodeterminazione e al pieno e libero utilizzo delle proprie ricchezze e risorse naturali.1

Ritornando alla DUDU, tra i diritti fondamentali dell'essere umano che essa ribadisce, si possono ricordare, tra gli altri, il diritto alla libertà, all’uguaglianza, alla vita, il diritto all'autodeterminazione, il diritto a un giusto processo, il diritto a un'esistenza dignitosa, il diritto alla libertà di pensiero, opinione, fede e coscienza, parola, associazione pacifica dell'individuo; i diritti economici, sociali e culturali dell'individuo.

Ci piace a questo punto sottolineare come il diritto a un’esistenza dignitosa è un diritto di ogni persona. Purtroppo tale diritto è messo a repentaglio dalla povertà estrema la quale, in quanto fenomeno globale, aggredisce l’universalità dei diritti umani, perché annulla sia i diritti economici e sociali, come il diritto alla salute, a un alloggio adeguato, a cibo e acqua potabile, il diritto all’istruzione, ma anche i diritti civili e politici, come il diritto a un processo equo, alla partecipazione politica e alla sicurezza della persona.

Il riconoscimento della dignità specifica e dei diritti uguali e inalienabili di tutti i membri della società umana è la base di libertà, giustizia e pace nel Mondo. E’ proprio in questo contesto che s’inserisce l’impegno degli Stati, dei Governi (del legislatore, della magistratura, delle forze dell’ordine), ma anche della società e dei singoli individui, responsabili – ciascuno secondo il proprio ruolo – del rispetto e dell’osservanza dei diritti umani. E questo punto richiama fortemente anche il Secolari Francescani che sono responsabili come cittadini, come portatori del messaggio evangelico e come seguaci di Francesco, che nel concetto di Fraternità Universale ha precorso i tempi e ci ha indicato la via perché il nostro impegno per l’attuazione e il rispetto dei diritti umani non sia solo dovuto a un’idea formale di giustizia, ma sia permeato dell’amore di Gesù che ha permeato e trasformato il mondo.

Ovviamente l’impegno degli Stati, dei Governi e della Comunità internazionale è fondamentale per garantire la libertà e la dignità di tutti ma ciascuno di noi, nel proprio ambito e nel proprio piccolo universo in cui agiamo, può operare affinché sia garantita libertà, giustizia e pace nel mondo. Il sentimento di amore e l’interesse per il prossimo si possono tradurre in fattiva solidarietà e in azioni concrete. Possiamo riuscire ad ancorare un sentimento altruistico anche in contesti determinati dal perseguimento del proprio interesse e dai nostri impegni quotidiani.

Per poterlo fare, dobbiamo prima capire quali sono i problemi che circondano il mondo in cui viviamo, e quali strumenti abbiamo per far fronte alle necessità degli altri.

La questione dei diritti umani è molto vasta. Tuttavia, non vogliamo finire questa sezione senza fare prima un riferimento diretto al Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, che vi dedica la sezione IV del suo Terzo Capitolo (LA PERSONA UMANA E I SUOI DIRITTI), dall’articolo 152 al 159. Da questa esposizione breve ma ricca che fa il Compendio, per ora basti citare l'ultimo articolo, che presenta alcuni punti chiave della riflessione cattolica su quest’argomento:

La Chiesa, consapevole che la sua missione essenzialmente religiosa include la difesa e la promozione dei diritti fondamentali dell'uomo, « apprezza assai il dinamismo dei tempi moderni, con il quale tali diritti vengono ovunque promossi ». La Chiesa avverte profondamente l'esigenza di rispettare al suo stesso interno la giustizia e i diritti dell'uomo.

L'impegno pastorale si sviluppa in una duplice direzione, di annuncio del fondamento cristiano dei diritti dell'uomo e di denuncia delle violazioni di tali diritti: in ogni caso, «l'annuncio è sempre più importante della denuncia, e questa non può prescindere da quello, che offre la vera solidità e la forza della motivazione più alta». Per essere più efficace, un simile impegno è aperto alla collaborazione ecumenica, al dialogo con le altre religioni, a tutti gli opportuni contatti con gli organismi, governativi e non governativi, a livello nazionale e internazionale. La Chiesa confida soprattutto nell'aiuto del Signore e del Suo Spirito che, riversato nei cuori, è la garanzia più sicura per rispettare la giustizia e i diritti umani, e per contribuire quindi alla pace: «Promuovere la giustizia e la pace, penetrare con la luce e il fermento evangelico tutti i campi dell'esistenza sociale, è sempre stato un costante impegno della Chiesa in nome del mandato che essa ha ricevuto dal Signore».2

2. Un Caso concreto analizzato alla luce dei Diritti Umani.

La povertà estrema: Riflessioni e azioni concrete per sradicarla.

La povertà estrema o povertà assoluta è la più dura condizione di povertà, che impedisce la disponibilità dei livelli minimi di sostentamento umano, riguardo a beni essenziali come acqua, cibo, indumenti e abitazione. La stessa Banca Mondiale ha stimato in 1,4 miliardi il numero di persone sulla Terra che hanno vissuto nella condizione di povertà estrema nell'anno 2008. La povertà non è solo una questione economica; si tratta di un fenomeno multidimensionale che comprende la mancanza sia di entrate sia di capacità basilari per vivere dignitosamente. Essa è caratterizzata dalla privazione continua o cronica di risorse, capacità, opzioni, sicurezza e potere necessari per poter godere di un tenore di vita adeguato e di altri diritti civili, culturali, economici, politici e sociali3.

La povertà è un problema serio, concreto, imminente e urgente che attiene alla sfera dei diritti umani. Insieme causa e conseguenza di violazioni dei diritti umani, è una condizione che porta ad altre violazioni. Essa è, infatti, caratterizzata da inestricabili e interconnesse violazioni dei diritti legati alla propria dignità che le persone che vivono in povertà si vedono sistematicamente negati. La triste conseguenza è che le persone che vivono in estrema povertà sono intrappolate in un circolo vizioso d’impotenza, stigmatizzazione, discriminazione, esclusione e privazione, dal quale risulta impossibile uscirne. La povertà estrema risulta, almeno in parte, generata, favorita e/o perpetuata da decisioni e/o omissioni da parte dei Governi e degli Stati insieme con altri agenti economici.  La povertà estrema non è però inevitabile il che significa che esistono i mezzi per porvi rimedio. Bisogna innanzitutto riconoscere le persone che vivono in tale condizione come titolari di diritti che possono avere una parte attiva nel loro cambiamento.

La comunità internazionale ha ora a disposizione un nuovo strumento per lo sviluppo di soluzioni durature relative alla povertà estrema che è stato pensato e sviluppato insieme ai diretti interessati: i Principi guida sulla povertà estrema ei diritti umani. Tali principi si basano sulla premessa secondo cui l'eliminazione della povertà estrema non rappresenta solo un dovere morale, ma anche un obbligo legale degli Stati nel quadro delle legislazioni internazionale. Essi devono essere utilizzati per aiutare le persone che vivono in condizioni di estrema povertà a comprendere e rivendicare i loro diritti. Forniscono una chiara serie di raccomandazioni specifiche sulle azioni necessarie per superare la povertà estrema, forniscono anche un'ottima base per entrare in dialogo con altri partner locali, nazionali o internazionali al fine di sviluppare insieme politiche e programmi. I Principi possono quindi contribuire ad armonizzare le azioni intraprese a tutti i livelli.

3. Testimonianza: Una semplice iniziativa per garantire l’educazione in Zimbabwe.4

Nelle zone rurali dello Zimbabwe, vive il 65 per cento della popolazione del paese. I pochi fondi statali per l'educazione sono stati principalmente diretti a scuole urbane, lasciando un vuoto nel sistema educativo delle zone rurali. La scarsità di risorse, tra cui la mancanza di materiali didattici, libri e attrezzature sportive, ha contribuito a produrre un maggiore tasso di bocciature e di abbandono scolastico. Di conseguenza, i bambini provenienti dalle campagne potevano solo accedere a lavori non qualificati, poco redditizi, perpetuando emarginazione e discriminazione e lasciando le comunità rurali in un ciclo vizioso di povertà e d’isolamento.

Dumisani Nyoni è il direttore dello Zimele Institute e lavora per migliorare il sistema educativo nelle zone rurale dello Zimbabwe. E’ cresciuto in una famiglia di attivisti sociali; sua madre, fondatrice di un'organizzazione sullo sviluppo rurale, è sempre stata impegnata a servire la sua comunità locale. A solo venticinque anni, Dumisani insegue la missione di migliorare l'educazione e di abbattere le barriere nel suo paese, lo Zimbabwe.

Tutto cominciò durante una borsa di studio Rotary in Canada, dove ha incontrato studenti da tutto il mondo ed è rimasto affascinato dalle differenze tra i sistemi educativi di vari paesi. Mentre era lì, ha avviato una giornata internazionale, in cui gli studenti condividevano cibo, abiti e altre cose della loro cultura. Al suo ritorno in Zimbabwe, ha iniziato un campionato di sport per giovani disoccupati e a rischio. Lavorando con una scuola media locale, ha introdotto diversi sbocchi creativi come i gruppi di musica e poesia, teatro e dibattiti pubblici. Dopo aver trascorso mesi in diverse grandi città degli Stati Uniti, Dumisani adesso usa quelle esperienze e quei contatti per costruire partenariati con le scuole dello Zimbabwe e migliorare così il sistema educativo nel suo paese.

In concreto, Dumisani mette in connessione le scuole rurali in Zimbabwe con le scuole a New York, al fine di avviare un flusso continuo di materiali usati per soddisfare le esigenze didattiche delle scuole rurali del suo paese. Con questa strategia, Dumisani ha avviato un cambiamento radicale nel sistema scolastico in Zimbabwe. Attualmente lavora con trenta-cinque scuole di New York e altrettante trentacinque in Zimbabwe. Dumsani fa si che le scuole degli Stati Uniti inviino libri e altri materiali scolastici, attrezzature sportive, abbigliamento, biciclette, scarpe e un sostegno finanziario alle loro controparti dello Zimbabwe. Alla fine di ogni anno, questa ridistribuzione di materiale scolastico - altrimenti gettato via – permette alle scuole dello Zimbabwe di offrire agli studenti nuove attività, di migliorare la qualità delle lezioni e di aumentare i materiali didattici a disposizione. In questa maniera, si riesce a incrementare l’entusiasmo tra studenti e insegnanti, ad aumentare il tasso di scolarizzazione e la qualità dell’insegnamento.

Dopo solo due anni, il sistema inventato e introdotto da Dumisani sta mostrando risultati strabilianti nelle prestazioni degli insegnanti, negli atteggiamenti delle comunità rurali verso l'educazione e nell’impegno complessivo dello studente. Le scuole che una volta erano abbandonate adesso hanno attrezzature sportive, biblioteche e materiali scolastici. Gli studenti hanno scarpe da indossare. Grazie a questa semplice iniziativa, si è riuscito ad aumentare il tasso di scolarizzazione nel paese e si migliora il rendimento degli studenti.  Un rinnovato interesse per la cultura, la lettura e per l'apprendimento ha messo radici in Zimbabwe.

4. Letture e approfondimenti:

  • Principi guida sulla povertà estrema:

http://www.ohchr.org/Documents/Issues/Poverty/UNGuidelines_Italian.pdf

5. Domande per la riflessione e dialogo in fraternità.

  1. Nella parte introduttiva si fa riferimento alla Carta delle Nazioni Unite: Vi siete mai confrontati con essa? Qual è la vostra opinione sull’Organizzazione delle Nazioni Unite?
  2. Avete mai affrontato il tema dei Diritti Umani? E delle violazioni a questi principi che sembrano così ovvii e semplici da attuare?
  3. Nella vita del vostro Paese potete evidenziare particolari condizioni di violazioni dei diritti Umani o di uno o più articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani? Attenzione molto spesso queste violazioni avvengono anche in maniera inconscia. E’ quindi importante essere sempre vigilanti e critici.

1 Cfr.: http://www.onuitalia.it/diritti/pattiintro.html

2 PONTIFICIO CONSIGLIO  DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, Libreria Editrice Vaticana, 2005, 159, Internet (13.03.13): http://www.vatican.va/roman_curia/pontifical_councils/justpeace/documents/rc_pc_justpeace_doc_20060526_compendio-dott-soc_it.html

3 ONU - Economic and Social Council, Poverty and the International Covenant on Economic, Social and Cultural Rights, Geneva, E/C.12/2001/10, 10 May 2001, n. 8, Internet (13.03.2013): http://daccess-dds-ny.un.org/doc/UNDOC/GEN/G01/420/11/PDF/G0142011.pdf?OpenElement

4 Cfr.: https://www.ashoka.org/fellow/dumisani-nyoni