Ordine Francescano Secolare

Ordo Franciscanus Sæcularis

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COMMISSIONE PRESENZA NEL MONDO - PRESIDENZA DEL CIOFS

PROGRAMMA DI FORMAZIONE 2013

Ottobre 2013

Scheda preparata da Mª Lorena Campos U. OFS/ fraternità Vittorio Battaglioni, Pisa (Italia)

 

 

INTRODUZIONE

 

Rispondendo alla sfida di riportare sugli affari temporali la luce del Vangelo, adeguandoli al disegno di Dio sul mondo, “I francescani secolari devono diventare agenti di trasformazione sociale... sensibili alle necessità economiche, nella corresponsabilità e la solidarietà specialmente nei confronti di coloro che soffrono a causa delle strutture ingiuste di una società globalizzata che esclude e sfrutta”. Per fare ciò si bisogna prendere coscienza di una “gestione corretta delle risorse umane e economiche” (Conclusioni del Capitolo Generale dell’OFS 2011).

 

Il termine Economia deriva dal termine  greco oikos inteso come "casa" o “beni di famiglia” e nomos cioè "norma". La casa va intesa in senso ampio come quella già affidata ad Adamo, la norma ci viene indicata dalla comprensione della scienza economica che dice come “usare le risorse limitate per soddisfare al meglio i bisogni individuali e collettivi”. Ma, il modo di farlo, i bisogni e i bisognosi in favore dei quali dirigere i nostri sforzi sono materia di valori più che di scienza e la via cristiana che ci viene indicata per farlo è quella di agire quali amministratori dei beni ricevuti a favore dei figli di Dio (Reg.11). Ecco perché in questa scheda rifletteremo sul servizio e la partecipazione del Francescano secolare all’ economia:

1.        IL SERVIZIO E LA PARTECIPAZIONE ALL’ ECONOMIA

Il ruolo dei laici nell’ambito economico è molteplice, si può essere consumatori e clienti, lavoratori e imprenditori, investitori e risparmiatori, votanti e responsabili delle politiche economiche. Spesso, inconsapevolmente,  si è tutte queste cose insieme e, in mancanza di una bussola evangelica che orienti le nostre azioni economiche, rischiamo di renderci complici di “strutture peccato che disumanizzano milioni di fratelli e sorelle”[1].

Anche se lo sviluppo economico ha migliorato le condizioni di molti popoli, esso ha portato con sé distorsioni e drammatici problemi : gli effetti deleteri dell’attività finanziaria speculativa sui beni delle persone (es. Crisi ipotecaria del 2008), le migrazioni provocate dall’impoverimento dovuto alle politiche commerciali, lo sfruttamento devastante delle risorse della terra, ecc. Se vogliamo smettere di servire mammona per costruire il regno di Dio è necessario cambiare la nostra mentalità, adottare nuovi stili di vita dove la comunione con gli altri e con il creato determini ogni nostra scelta di consumo, il nostro modo di lavorare, di produrre e usare i beni o il denaro.

I punti cardinali che questa bussola evangelica ci permette d’individuare nella nostra vita quotidiana sono i principi della dottrina sociale della chiesa[2] che ci aiutano a valutare e migliorare sia la nostra condotta economica che le politiche, le leggi, i sistemi economici e politici sui quali orientare le nostre scelte.

Il Principio della Dignità della Persona Umana ci ricorda che al centro di ogni nostra condotta economica deve esserci il bene di ogni persona[3] e che, come avverte l’enciclica Caritas in Veritate, “l'esclusivo obiettivo del profitto, se mal prodotto e senza il bene comune come fine ultimo, rischia di distruggere ricchezza e creare povertà.”(CV 21). Quindi ci è chiesto di promuovere e rispettare integralmente la persona e i suoi diritti economici, assumendone personale e comunitariamente la responsabilità; ciò si traduce nell’identificare quali sono le categorie di persone che siamo concretamente chiamati a servire con il nostro lavoro, attraverso le attività produttiva delle aziende delle quali formiamo parte, con i nostri talenti e i nostri beni materiali. Il servizio a cui qui si fa riferimento è specificamente quello di adoperarci per far pervenire a tutti,  con equo criterio, i beni di cui hanno bisogno per vivere una vita dignitosa: offrendo loro impiego o mezzi per potersi procurare il proprio sostentamento, promovendo le attitudini produttive, orientando verso le opportunità economiche coloro che sono gravati da situazioni svantaggiose e condividendo con loro i mezzi materiali a nostra disposizione. Dobbiamo considerarci amministratori di Colui che li ha creati e che, temporaneamente, ce li ha affidati. La solidarietà deve poi essere il criterio che orienta la nostra etica economica e la sussidiarietà il principio che ci aiuta a risolvere ogni nostro conflitto d’interesse.

L’ago calamitato della nostra bussola evangelica, in quanto cristiani, ci spinge ad allinearci con il campo magnetico emanato dalla vita di Gesù, che ci ha indicato l’amore, la “caritas” come il nord verso cui puntare la nostra esistenza.

Davanti ad ogni nostra azione ‘economica’ piuttosto che chiederci perché lo faccio bisognerebbe rispondere alla domanda Per chi lo si fa? se la risposta è per me / per i miei (anche nelle fattispecie “perché devo coprirmi le spalle”, perché “non manchi nulla” alla mia famiglia, ecc.) potrebbe nascondere l’atteggiamento autosufficiente che dimentica la dimensione collettiva del bene, trascurando l’aspetto misterioso ed efficace della provvidenza a cui noi stessi partecipiamo se adottiamo la logica del dono. Una logica che può dissipare i nostri timori, pregiudizi, tendenze all’orgoglio e all’egoismo solo perché viene dalla carità “la quale vede in ogni uomo un « prossimo », un fratello” e per la quale il prossimo, nessuno eccettuato, è un altro se stesso (Catechismo della Chiesa Cattolica 1931). Per formare e coltivare l’etica economica del cristiano, è indispensabile conoscere le indicazioni che il Catechismo della Chiesa Cattolica riguardo il 7º comandamento (vedi CCC 2401-2446) ed esaminare i fatti quotidiani e la nostra stessa condotta sotto la loro luce.

Come francescani secolari, il perno sul quale ruota l’ago della nostra coscienza non può che essere Francesco e il terreno in cui siamo chiamati ad orientarci è quello della società dove viviamo e nella quale ci viene chiesto di partecipare alla costruzione del Regno di Dio[4]

La Regola e le Costituzioni Generali ci mostrano i modi con cui agire, indicandoci di essere consumatori sobri che semplificano le proprie esigenze materiali e personali[5] e, poiché ‘le troppe disuguaglianze economiche e sociali, tra le persone e tra i popoli’ sono scandalo e vanno contro giustizia sociale[6], dobbiamo fuggire alla cupidigia desiderando piuttosto condividere di più con i fratelli, al tempo che combattiamo il consumismo e ogni pensiero o azione che anteponga la ricchezza ai valori umani e religiosi[7].

La forma di vita che siamo chiamati ad incarnare ci mostra anche i principi da seguire nel nostro contributo produttivo, segnato dal senso di responsabilità che porti all’adempimento fedele degli impegni, dalla competenza e dalla formazione professionale, portati avanti con lo spirito cristiano del servizio che ‘reputa il lavoro come dono e partecipazione alla creazione e redenzione dell’uomo’[8].

Essendo l’apostolato preferenziale del francescano secolare la sua testimonianza personale nell’ambiente dove vive, e quindi anche quello lavorativo, egli considererà parte di essa anche l’iniziativa, la collaborazione e la presa di posizione in difesa del lavoro e la sua promozione in quanto diritto e dovere da rispettare e a cui tutti devono poter accedere senza dover ledere la propria dignità [9], così come la denuncia e ricerca del superamento dell’inefficienza e delle ingiustizie dei sistemi produttivi che portano ad emarginazione, povertà delle persone e alla distruzione del creato[10].

2.       IL RUOLO PERVERSO DEL DENARO NELL’ECONOMIA.

Il pianeta è pieno di denaro, è così pieno che ce n’è più di quanto serve per comprare tutti i beni prodotti nel mondo intero. Allora c’è da chiedersi, se non serve per comprare ciò di cui abbiamo bisogno, a che serve? Spesso ad avere potere: potere sugli altri, sugli Stati e sulle popolazioni d’intere nazioni. Come ha affermato Papa Francesco “noi viviamo in un mondo dove comanda il denaro ... in una cultura dove regna il feticismo dei soldi”[11].

Ma il denaro in principio non è ne bene ne male, lo diventa sulla base di come lo si utilizza: il denaro è solo uno strumento che viene accettato a cambio di beni o servizi, quindi quando risparmiamo denaro accumuliamo la possibilità di acquistare in un secondo momento . Il denaro risparmiato nelle banche viene definito come  capitale finanziario e rappresenta una ricchezza mantenuta sotto forma di moneta. C’è chi risparmia aspettando di avere abbastanza soldi per comprare ciò che vuole e c’è chi risparmia perché ha più soldi di quelli che può o vuole spendere. In quest’ultimo caso il reddito può dare la possibilità –alle persone e alle imprese- di influenzare, di controllare o di gestire il sistema economico e anche quello politico[12], cosa che, purtroppo, succede sistematicamente e la ragione può capirsi nelle parole di San Paolo chi avvertiva « L'attaccamento al denaro, infatti, è la radice di tutti i mali; per il suo sfrenato desiderio alcuni hanno deviato dalla fede » (1 Tm 6,10).

Allora sembra prudente cercare di capire con quali meccanismi succedono queste cose, se vogliamo evitare di deviare inconsapevolmente la nostra fede:

Il risparmiatore pretende che mentre il suo denaro resta inutilizzato, esso gli consenta di acquistare sempre le stesse quantità di beni, e quindi, seguendo un ragionamento capitalistico per il quale il costo dei beni deve crescere costantemente, egli considera normale che il risparmio messo in banca frutti degli interessi (per coprire il rischio e l’inflazione).

Ma siccome far fruttare il risparmio non è una cosa tanto semplice, ci si affida a professionisti specializzati nella gestione dei risparmi degli altri (banche e intermediari finanziari) che lo prestano a chi può pagare gli interessi.

Ma qualcosa non funziona poiché le imprese e le persone molto ricche hanno cominciato a utilizzare parte del loro denaro per “ottenere interessi”, anziché usarlo per produrre beni; come conseguenza di questo comportamento la quantità di denaro depositata è cresciuta più rapidamente della possibilità di investire denaro in forma "sicura" (cioè prestandola a chi può restituirlo con interessi). Gli agenti finanziari, che vengono pagati per far guadagnare i loro clienti/risparmiatori, hanno inventato forme d’investimento sempre più rischiose  e, appoggiati da accademici senza scrupoli e con il consenso della politica, hanno creato meccanismi che si sono rivelati truffaldini[13] otre che anti etici, ed é così che  è nata la speculazione finanziaria!

Alla lunga, la speculazione finanziaria genera crisi  come ad esempio  quella che dal 2008 ha fatto perdere la casa a milioni di persone nel mondo, attacca  i debiti pubblici o le monete dei paesi creando disoccupazione, tagli ai servizi pubblici e facendo crollare i sistemi di previdenza e assistenza sociale,  rendendo  misera la vecchiaia di milioni di pensionati in tutto il mondo.

“Mentre il reddito di una minoranza cresce in maniera esponenziale, quello della maggioranza si indebolisce. Questo squilibrio deriva da ideologie che promuovono l’autonomia assoluta dei mercati e la speculazione finanziaria, negando così il diritto di controllo agli Stati pur incaricati di provvedere al bene comune. Si instaura una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale, che impone unilateralmente e senza rimedio possibile le sue leggi e le sue regole. Inoltre, l’indebitamento e il credito allontanano i Paesi dalla loro economia reale ed i cittadini dal loro potere d’acquisto reale. A ciò si aggiungono, oltretutto, una corruzione tentacolare e un’evasione fiscale egoista che hanno assunto dimensioni mondiali. La volontà di potenza e di possesso è diventata senza limiti.” (Papa Francesco, discorso del 16/5/ 2013)

Sembra evidente che a un certo punto del nostro ragionamento economico si è persa di vista la centralità della persona. Il problema sta nella negazione del primato dell’uomo! Perché, come denuncia reiteratamente Papa Francesco, abbiamo accettato di vivere un rapporto con il denaro che porta a un suo dominio su di noi e sulle nostre società... Il denaro deve servire e non governare! [14].

Il pontefice ci esorta a riflettere sul fatto che è nostro compito liberarci di queste strutture economiche e sociali che ci schiavizzano[15] e indica la solidarietà e l’etica come vie per questa liberazione. E anche se “In un tale contesto, la solidarietà, che è il tesoro dei poveri, è spesso considerata controproducente, contraria alla razionalità finanziaria ed economica[16] il nostro catechismo ci segnala che la solidarietà si esprime innanzitutto nella ripartizione dei beni (anche dei nostri) e nella remunerazione del lavoro[17] (anche dei nostri impiegati o di chi produce le cose che noi compriamo).

Siamo chiamati quindi ad abbandonare l’atteggiamento superficiale e a chiederci se non cadiamo nel tranello di ridurre la persona a una sola delle sue esigenze: il consumo... o peggio ancora, se non consideriamo l’altro come bene di consumo che si può usare e poi gettare, se anche noi non favoriamo questa cultura dello scarto al posto della cultura del dono.

Il Papa esorta alla solidarietà disinteressata e a un ritorno dell’etica a favore dell’uomo nella realtà finanziaria ed economica[18], chiediamoci dunque  se tutte le ragioni per risparmiare sono giuste, se tutte le forme di risparmio che ci propongono sono etiche e perché mai il risparmio dovrebbe pagare alti interessi?, se è accettabile guadagnare una percentuale sul lavoro altrui (come nelle vendite multilivello o triangolari), se il miraggio che il denaro lavori per noi non nasca dalla nostra pigrizia e porti a qualche meccanismo d’ingiustizia, se dietro ai beni comprati a prezzi stracciati non ci sia qualcun altro che lavora in nero per me.

Rispondiamo all’appello di papa Francesco che auspica la realizzazione di una riforma finanziaria che sia etica e che produca a sua volta una riforma economica, che richiede il coraggio di cambiare atteggiamento ed esigerlo anche ai nostri dirigenti politici.

3.       FONTI E RIFERIMENTI

-        Catechismo della Chiesa Cattolica http://www.vatican.va/archive/ccc_it/ccc-it_index_it.html (parte terza, sezione prima, capitolo secondo: la comunità umana, Articolo 2: La partecipazione alla vita sociale)

-        Dottrina sociale della Chiesa, Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: http://dottrinasocialedellachiesa.net/

-        la Regola dell’OFS (. 6, 10, 11 e 16). Art http://www.ciofs.org/portal/index.php/it/libreria/presence-in-the-world/italiano-4

-        Costituzioni Generali dell’OFS. (Art. 15,3; 17,2; 19,20 e 21) http://www.ciofs.org/portal/index.php/it/libreria/presence-in-the-world/italiano-4

-        Patto Internazionale su Diritti economico, Sociali e Culturali (parte III, art. 6 al 12) in http://unipd-centrodirittiumani.it/it/strumenti_internazionali/Patto-internazionale-sui-diritti-economici-sociali-e-culturali-1966/12

-        Film Inside the Job (2010) prodotto, scritto e diretto da Charles Ferguson.

-        Definizione di Banca Etica. http://it.wikipedia.org/wiki/Banca_etica

4.      ECONOMIA DI COMUNIONE[19]

E perché non potrebbero rivolgersi a Dio per ispirare i propri disegni? Si formerà allora una nuova mentalità politica ed economica che contribuirà a trasformare la dicotomia assoluta tra la sfera economica e quella sociale in una sana convivenza[20]

A questo ideale risponde l'Economia di Comunione (EdC), essa è una realtà economica articolata che è diventata una vera e propria scuola di pensiero economico. L'Economia di Comunione fu fondata da Chiara Lubich nel maggio 1991, essa coinvolge imprenditori, lavoratori, dirigenti, consumatori, risparmiatori, cittadini, studiosi, operatori economici, tutti impegnati ai vari livelli a promuovere una prassi ed una cultura economica improntata alla comunione, alla gratuità ed alla reciprocità, proponendo e vivendo uno stile di vita alternativo a quello dominante nel sistema capitalistico.

-        l’Economia di Comunione lavora ad un vasto progetto formativo alla cultura del dare, attraverso scuole, incontri, eventi formativi rivolti a giovani, lavoratori, imprenditori, cittadini.

-        Nella prassi economica l’EdC si sviluppa nei poli produttivi e industriali all’interno delle cittadelle del Movimento dei Focolari ( es. Polo “Spartaco Lucarini” in Brasile, Polo Lionello in Italia, Polo Solidaridad in Argentina,  e Polo "Giosi Guella", Portogallo, ecc.).

-        All’interno di questi alla fine 2012 c’erano 861 aziende che, seguendo la metodologia dell’EdC gestiscono i loro utili facendo una tripartizione, di cui una parte viene utilizzata per lo sviluppo dell'azienda (mezzi di produzione e risorse umane), una parte viene destinata  alla promozione umana di bisognosi, al fine del loro empowerment e una parte finanzia la crescita del progetto di EdC, soprattutto attraverso la formazione di nuove risorse.

-        Le imprese che aderiscono all’economia di comunione definiscono la propria “missione aziendale” adottando la comunione come valore fondamentale della propria organizzazione, ad ogni livello. Perché ciò si attui, le funzioni e i ruoli aziendali sono definiti con chiarezza ed esercitati con spirito di servizio e di responsabilità, con uno stile di direzione partecipativo. Gli obiettivi aziendali sono condivisi e verificati in modo trasparente, avendo una particolare attenzione per la qualità delle relazioni tra tutti i soggetti coinvolti (azionisti) .

L’EdC è ormai un movimento di portata mondiale che mostra come si può rimettere al centro la dignità dell’uomo e attuare la solidarietà concreta come sistema economico ispirato ai valori che vengono dalla fede cristiana.

5.       SPUNTI DI RIFLESSIONE E DI DIALOGO IN FRATERNITÀ

6.      Conosco quali sono i diritti economici[21] della persona e li promuovo offrendo contratti e modalità di lavoro che li contemplino?

7.       Pongo i talenti che mi sono stati concessi al servizio d’istituzioni dove prevalgono strutture peccato e che non mettono al centro l’uomo?

8.      Nel ambito lavorativo o di affari, con quali criteri risolvo i conflitti d’interesse che mi toccano le tasche, il prestigio professionale, il lavoro, ecc.?

9.      Davanti all’acquisto di un bene ci poniamo la domanda “lo voglio o ne ho bisogno”?

10.   

"Il ricco Epulone ed il mendico Lazzaro"

Quando tratto con una persona per finalità economiche (dal piccolo commerciante, al cliente, gli utenti, il collega, il capo) mi chiedo se sto servendo la persona e la sua dignità umana, o degli interessi generali dietro ai quali c’è anche il mio egoistico tornaconto?



[1] Conclusioni del Capitolo Generale OFS 2011, p.2.

[2] Vedi 2º scheda di formazione –febbraio 2013

[3] Vedi discorso di Papa Francesco alla Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, 25 maggio 2013

[4] Cfr Reg. 6 e CCGG 17,2.

[5] Cfr Reg.11 e CCGG 15,3.

[6] Crf CCC1938

[7] Cfr CCGG 15,3.

[8] Crf. Reg. 10 e 16, CCGG 20 e 21

[9] Crf. CCGG 21 e Gaudium et spes 67

[10] Crf CCGG art.19

[11] Dal discorso di Papa Francesco alla plenaria del Pontificio Consiglio della Pastorale per I Migranti e Gli Itineranti, 24 maggio 2013

[12] Da Paolo Palazi. La finanza e l'economia reale. Un rapporto perverso?. Volontari e Terzo Mondo n. 1-2, 2010

[13] Idem nota precedente

[14] Crf. Discorso di Papa Francesco, 16 maggio 2013

[15] Crf Discorso di Papa Francesco, 7 giugno 2013

[16] Discorso di Papa Francesco, 16 maggio 2013

[17] CCC1940

[18] Cfr. Discorso di Papa Francesco, 16 maggio 2013

[20] Discorso di Papa Francesco, 16 maggio 2013

[21] I diritti economici si riassumono nel diritto ad avere un lavoro e a non essere discriminato nel lavoro, diritto al riconoscimento della parità fra uomo e donna, diritto a godere d’igiene e sicurezza sul posto di lavoro, diritto agli avanzamenti di carriera, diritto ai tempi di riposo, di svago, ponendo un limite ragionevole alle ore di lavoro, prevedendo ferie periodiche retribuite, nonché la remunerazione per chi deve lavorare nei giorni festivi. Il diritto alle libertà sindacali, diritto ad essere tutelato da un sistema di sicurezza sociale; diritto alla protezione della famiglia, al periodo congedo retribuito per la maternità, diritto al divieto del lavoro minorile e quello dei limiti di età, diritto alla ricerca di un livello di vita adeguato per sé e la propria famiglia che includa un'alimentazione, un alloggio e un vestiario adeguati.