Ordine Francescano Secolare

Ordo Franciscanus Sæcularis

  • Register

Circ. n. 13/14-20
Prot. n. 2851/14-20

Roma, 20 marzo 2016
Domenica delle Palme della Passione del Signore

PDF


Cristo è certamente Risorto!

Cari fratelli e sorelle!

Possa il Signore donarvi la sua pace!

Mando a voi tutti i miei più fraterni saluti, con uno degli auguri più antichi per i Cristiani: gioiamo, poiché Cristo è risorto! Nostro Padre Misericordioso che è nei Cieli non ha permesso alla morte di vincere sulla vita. I primi Cristiani nel 1° secolo usavano già l’augurio: Cristo è Risorto, e rispondevano: E' certamente Risorto! Questo è il centro della nostra fede e i primi Cristiani sapevano che questo andava professato ripetutamente e condiviso con tutti. Che gioia avere quest’augurio come se fosse pane quotidiano! La luce non può essere nascosta, la gioia deve essere condivisa!


Noi siamo messaggeri della resurrezione. Dobbiamo dare testimonianza di Cristo che è morto per i nostri peccati secondo le scritture; ... fu sepolto; ... resuscitò il terzo giorno secondo le scritture (cf 1Cor 15.3-4). Essere apostoli della buona novella appartiene alla nostra vocazione e missione francescana.

La salvezza arriva dalla croce, la morte e la resurrezione di Cristo hanno rinnovato il mondo. Noi viviamo in un mondo rinnovato, anche se a volte vorremmo vedere più prove di questo. Siamo chiamati a vivere, lavorare e realizzare la nostra vocazione e missione in questo mondo rinnovato.

L’opera redentrice di Cristo, benché riguardante essenzialmente la salvezza dell’uomo, include anche il rinnovamento dell’intero ordine temporale. Da qui la missione della Chiesa non è solamente di portare il messaggio e la grazia di Cristo agli uomini ma anche di penetrare e perfezionare l’ordine temporale con lo spirito del Vangelo. Nel compimento della missione della Chiesa, il laicato Cristiano esercita il proprio apostolato sia nella Chiesa sia nel mondo, sia negli ordini spirituali sia in quelli temporali. Questi ordini, benché distinti, sono molto collegati in un unico piano di Dio che Egli stesso intende rialzare il mondo intero in Cristo e farne una nuova creazione, inizialmente sulla terra e completamente nell’ultimo giorno. In entrambi gli ordini il laico, essendo allo stesso tempo un credente e un cittadino, dovrebbe essere continuamente condotto dalla stessa coscienza Cristiana. (Vaticano II, AA. 5.)

E’ da più di quaranta anni che siamo stati chiamati a realizzare questa missione. E’ arrivato il momento di guardare dentro noi stessi e ricominciare. Possiamo sempre rinnovare le nostre vite e così continuare a essere collaboratori nell’opera rinnovatrice di Dio, e la Pasqua è un momento privilegiato, nel quale possiamo celebrare e gioire dell’amore di Dio che non conosce fine, e
sperimentare in che modo quest’amore può rinnovare il mondo e unire il nostro amore e i nostri sforzi a quelli di Dio.

Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. (Luca .6.36.)

Questa è una Pasqua speciale per noi, poiché questo è un anno speciale. Il celebrare è sempre speciale ma affondare nella misericordia di Dio e rendergli grazie nel corso dell’anno sono qualcosa di ancora più particolare. Dio ci assicura la Sua misericordia e ci invita a essere misericordiosi come lui. In questa lettera desidero invitarvi a colmare la nostra gioia per la Pasqua con la decisione di impegnarci maggiormente a testimoniare la resurrezione, elargendo l’amore del Padre Misericordioso che è nei Cieli.

Durante quest’anno della misericordia, la nostra vita deve essere caratterizzata da questo essere misericordiosi. Che cosa potrebbero costruire le nostre fraternità meglio della divina misericordia?

La misericordia è la prima caratteristica di Dio. Questo è il nome di Dio (P. Francesco-Andrea Torniello: Il nome di Dio è misericordia, 2015). Noi crediamo che il nostro Ordine sia guidato dallo Spirito Santo, che San Francesco confessò, essere il vero Ministro Generale dell’Ordine, e da cui il Padre dona il suo amore eterno. Io credo che nulla possa creare una vera fraternità meglio della misericordia di Dio, che ci invita tutti, a essere misericordiosi.

Dobbiamo sempre, e in particolare in quest’anno, ricordare questo e vivere e agire di conseguenza. Poiché ciò che avviene, se seguiamo le opere corporali e spirituali di misericordia, è che le nostre fraternità diventeranno più vive, noi avremo una migliore comprensione delle difficoltà e della miseria di chi è intorno a noi e saremo più compassionevoli e così porteremo l’amore e la misericordia di Dio al mondo. Cos’è questa se non la nostra missione apostolica che deriva dalla nostra vocazione?
In questo spirito v’invito in questa Pasqua a conoscere e vivere le opera di misericordia corporale e spirituale, particolarmente nelle nostre fraternità, ma anche lavorando nel mondo, ovunque e ogni volta che ci capita.

Conosco la testimonianza di quei fratelli e sorelle che danno da mangiare agli affamati e da bere agli assetati in tanti modi: nelle mense per i poveri, raccogliendo cibo, invitando chi è in difficoltà nelle loro case e nelle loro fraternità. Che benedizione essere strumenti del Signore, quando il vostro Padre che è nei cieli li nutre (Mt 6.26). Questo tipo di solidarietà e di compassione deve caratterizzare anche la nostra vita fraterna all’interno dell’Ordine. Dobbiamo essere attenti ai bisogni delle nostre sorelle e fratelli, sia nelle nostre fraternità locali ma anche a livello internazionale. Le differenze tra le fraternità nazionali, che coinvolgono le nostre sorelle e fratelli, sono grandi e, come sorelle e fratelli, dobbiamo sempre lavorare in quest’opera mondiale di solidarietà e fraternità.

Molti, troppi nel mondo, sono privati della dignità e della sicurezza sociale che è contrassegnata dall’avere i beni materiali essenziali. Possedere una casa dove stare, un riparo in cui rifugiarsi e una casa per la famiglia è ciò che ogni essere umano merita. Il nostro intento di vestire gli ignudi e alloggiare i pellegrini è parte di come costruire un mondo più fraterno ed evangelico, per la realizzazione del regno di Dio (Regola 14).

Dobbiamo prenderci cura anche di chi non ha la libertà di muoversi, come coloro che sono costretti nelle loro case per vari motivi, o si trovano negli ospedali o nelle carceri. Il malato, l’anziano sono i nostri fratelli e sorelle più vicini. Visitare gli infermi e i carcerati è un modo privilegiato di esprimere quanto Dio ci ama: è Lui che fa il primo passo, e nonostante le nostre abilità, è Lui che si avvicina. E’ Lui che ci ama per primo, e il suo è amore vero che non si aspetta alcuna ricompensa. Inoltre questo è un momento privilegiato per sperimentare cosa significa la libertà per Dio: la libertà dello spirito, dell’animo di amare.

Seppellire i morti non significa solo tenere conto di bei riti funebri ma riscoprire la dignità della vita umana. Dovremmo accompagnare chi sta per affrontare il ritorno alla casa del Padre e quest’accompagnamento fraterno è molto arricchente per tutti. E’ un momento privilegiato di aiutare qualcuno che è pronto passare l’ultimo cancello e vedere che la sua vita sulla terra è solo una breve, prima parte della vita eterna. Cristo è certamente Risorto!
Tutto questo è una parte importante della nostra presenza nel mondo e del nostro operare per la Giustizia, la Pace e l’Integrità del Creato.

Inoltre, vorrei richiamare la vostra attenzione su quanto le opere di misericordia spirituale possono fare per la crescita delle nostre fraternità. E quando parlo di fraternità, innanzi tutto, ma non solo, intendo le fraternità locali, poiché esse sono il primo e principale luogo in cui viviamo la nostra vocazione.

Le opera di misericordia spirituale sono atti di amore fraterno e di compassione, che abbatte i muri, costruisce unità e porta tutti più vicini a Dio. Lì dove c’è misericordia e discrezione, lì non c’è superfluo né durezza (Ammonizioni XXVII).

Dobbiamo trovare il grande tesoro che Dio ci ha dato in queste azioni.
Dobbiamo rafforzare la nostra formazione, in termini umana, cristiana e francescana. Questa dovrebbe anche includere il consigliare i dubbiosi e insegnare agli ignoranti. Siamo responsabili gli uni degli altri, camminiamo insieme mano nella mano nel nostro percorso vocazionale.

I peccati avvelenano le fraternità, sia celati sia evidenti. Siamo spesso impauriti dall’ammonirci reciprocamente, siamo spesso troppo timidi, ma dobbiamo ammonire i peccatori come atto fraterno, cercando di indirizzarli sulla retta via, con spirito amorevole e fraterno.
L’ammonizione non è mai una condanna o un giudizio ma un approccio amorevole per ristabilire legami fraterni feriti. Può essere un primo passo verso la riconciliazione, aiutandoci gli uni gli altri a riconoscere i nostri peccati e a riconciliarci con se stessi, con Dio e con il prossimo. La riconciliazione racchiude la completezza dell’amore. Allo stesso modo, molte volte le nostre sorelle e fratelli, e anche noi stessi, sentiamo una perdita, poiché ci sentiamo offesi, feriti. Costruiamo la nostra fraternità quando consoliamo gli afflitti e anche quando sopportiamo pazientemente le persone moleste. Essere pazienti riporta la pace nel cuore, che viene dallo Spirito Santo, il consolatore. Attraverso questi atti noi portiamo lo spirito alla fraternità, e con questo spirito ognuno di noi può perdonare le offese.

Infine, quando preghiamo Dio per i vivi e per i morti, ricordiamoci che le nostre fraternità stanno sempre crescendo. Non dimentichiamo che il numero visibile dei membri della fraternità non è reale. Noi abbiamo molte sorelle e fratelli, santi, che stanno intercedendo per noi e che sono veri membri delle nostre fraternità.
Con questi atti saremo strumento della divina misericordia, e daremo gioia a Dio e a noi stessi.

L’anno della misericordia è un grande tesoro, un’opportunità per tutti noi di crescere nella fede e nell’amore.

C’è un altro punto importante, come breve riassunto o conclusione di quanto scritto sopra. Quando richiamiamo alla memoria il motto di quest’anno, continuiamo a leggere il Vangelo di Luca.
Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio. (Luca 6.37-38)

Smettete di giudicare e di condannare, perdonate e date in dono. Tre brevi punti che sono essenziali per la nostra vita fraterna. Tre passi nella vita spirituale, tre mattoni o pietre da essere poste le une sopra le altre. La prima è la condizione della seconda, e la seconda è la condizione della terza. Dobbiamo iniziare con lo smettere di giudicare e condannare, così saremo capaci di perdonare, e una volta che perdoneremo, saremo capaci di dare doni ai nostri vicini. Ricordate una buona misura, traboccante, vi sarà versata nel grembo!

La misericordia di Dio non è mai un incoraggiamento a continuare le cattive pratiche, ma una luce puntata sulla nuova via da intraprendere. Puntiamo al largo allora, proprio adesso! Lasciamo che Dio rinnovi noi e le nostre fraternità!

Possa Cristo, il Signore risorto, essere la nostra gioia e il nostro aiuto. Ognuno di voi è nei miei pensieri e nelle mie preghiere. V’invio i miei più personali e fraterni saluti.

Vostro fratello e ministro

Tibor Kauser
Ministro Generale OFS