Ordine Francescano Secolare

Ordo Franciscanus Sæcularis

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Circ. n. 33/14-20

Roma, 4 giugno 2017

Prot. n. 2981

Pentecoste

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A tutti i miei fratelli e sorelle nell’Ordine Francescano Secolare che sono in tutto il mondo


"... veniva ricolmo ogni giorno più della grazie dello Spirito Santo " 


Mie care Sorelle e miei cari Fratelli!
Il Signore vi doni la sua pace!


“Siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto, siate lieti!” In occasione della festa di Pentecoste ascoltiamo le parole di san Paolo; siamo lieti e riscopriamo quella che è stata anche l’esperienza di San Francesco, ogni giorno siamo ricolmati della grazia dello Spirito Santo. Dio ci dona sempre il meglio e noi possiamo utilizzarlo per amare il nostro prossimo in modo profondo, per svolgere i nostri compiti al meglio, per camminare nel sentiero della nostra vocazione di francescani secolari, per essere sale della terra e luce del mondo.

 


Invito tutti ad aprire occhi, orecchie e cuore in modo che possiamo ricevere lo Spirito di Dio, lo Spirito Santo che ci colma, ci consola e ci guida singolarmente, nelle nostre famiglie e nelle nostre fraternità. E’ lo Spirito Santo che riempie la nostra vita e senza di lui non avremmo vita. Grazie a Lui possiamo vivere la nostra vocazione, la nostra vita familiare e di fraternità. Cerchiamo di essere sempre coscienti di questa realtà e viviamo: “la dignità e libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come in un tempio.”


1. "Come tu hai mandato me nel mondo, anche io ho mandato loro nel mondo ." 


Questo è il motto del prossimo Capitolo Generale e io colgo l’opportunità di invitarvi a considerare che cosa significhi per noi essere mandati nel mondo.


Dobbiamo avere chiara la nostra identità. E’ molto più importante sapere con chiarezza ci siamo piuttosto di sapere quello che dobbiamo fare. La nostra identità è chi Dio vuole che noi siamo. Ignorando chi siamo non potremo mai sapere cosa dobbiamo fare e commetteremo molti errori pur se animati da tutte le buone intenzioni.


“Non è bene che l’uomo sia solo.” E’ proprio della nostra identità il fatto di vivere in comunità di vario tipo. “Nessun uomo è un’isola.” E noi, francescani secolari, viviamo nelle nostre famiglie, nelle nostre fraternità, nelle nostre realtà di lavoro e nelle nostre comunità parrocchiali : una grande ricchezza e un grande tesoro a cui Dio ci ha inviato per farne esperienza e per celebrare e per propagare il suo amore!


Vita in famiglia


La comunità più importante e che ha plasmato la parte più importante del nostro essere e della nostra identità è la nostra famiglia. Abbiamo vissuto l’esperienza dell’amore di nostro padre, che è l’immagine dell’amore del nostro Padre Celeste, abbiamo vissuto l’esperienza dell’amore di nostra madre, che è l’immagine dell’amore della Santa Vergine, che è la madre celeste di tutti. “Da questo connubio, infatti, procede la famiglia nella quale nascono i nuovi cittadini della società umana che, per la grazia dello Spirito Santo, con il battesimo, diventano figli di Dio e perpetuano il suo Popolo attraverso i secoli. La famiglia può pertanto essere chiamata Chiesa domestica”. Le nostre famiglie, in quanto chiese domestiche, devono essere luogo di preghiera nel quale convogliare la fede e l’amore che abbiamo ricevuto e che quindi dobbiamo condividere con i nostri figli. E’ attraverso la nostra vita, attraverso l’esempio della nostra vita spirituale, del nostro amore verso il nostro sposo o la nostra sposa, del nostro lavoro, della nostra dedicazione alle nostre fraternità, verso i poveri e i bisognosi, nell’impegno nel sociale che viviamo la nostra identità di figli di Dio e che condividiamo tutti questi beni con i nostri figli. Crescendoli siamo strumenti di Dio che opera anche in loro e quindi perpetuiamo il popolo di Dio.

Vita di Fraternità


Le nostre fraternità – in particolar modo quelle locali – sono il luogo dove possiamo vivere la nostra vocazione, dove possiamo trovare la sorgente di vita accogliendo, vivendo e donando l’amore di Dio. Per renderle vere fraternità però dobbiamo aprirci e questo significa condividere la nostra vita con i nostri fratelli e con le nostre sorelle. Lo scopo non è quello di vivere una vita fraterna piacevole ma viverne una vera e onesta. Non dovremmo aver paura sia di esporci all’altro e di condividere con lui i nostri tesori sia di non nascondere le nostre debolezze e i nostri difetti! Dobbiamo essere così vicini gli uni gli altri al punto che le nostre anime possano toccarsi. Dobbiamo correre il rischio di essere aperti e di affrontare i conflitti. Tuttavia vita fraterna aperta e sincera significano anche essere pronti a condividere tutto ciò che abbiamo. Vita fraterna aperta e sincera significa essere aperti alle ammonizioni e alle correzioni fraterne. Ricordatevi, miei cari fratelli e mie care sorelle, che tramite queste relazioni fraterne che si sviluppano in seno alla fraternità è lo Spirito Santo sta operando. Dobbiamo correre il rischio di ferirci l’un l’altro e anche di essere feriti ma queste ferite ci aiuteranno a vivere la riconciliazione. Non esiste infatti una reale fraternità senza riconciliazione. Quali fratelli e sorelle della penitenza dobbiamo sempre vivere con le nostre fragilità, con le nostre ferite ma sempre pronti a chiedere a donare il perdono. Non c’è né Pentecoste né rinnovamento in fraternità se ci chiudiamo nei riguardi degli altri e limitiamo i nostri rapporti a quelli tipici di the benefico.


Tuttavia tutto questo non è solo per noi e non è neppure per farci sentire bene ma piuttosto perché noi lo portiamo nel mondo, non importa se ne siamo coscienti o meno. Portiamo nel mondo quello che riceviamo e di cui facciamo esperienza in fraternità. E’ nostra grande responsabilità come lo Spirito Santo può rendere vive le nostre fraternità, con quella vita che noi portiamo all’esterno e che rendiamo visibile al nostro prossimo. Fratelli e sorelle, facciamo spazio allo Spirito Santo in modo che egli dia una scossa alle nostre fraternità, dia loro impeto e rinnovi la loro vita! Dio non desidera che si stia seduti in un luogo confortevole, ma vuole che viviamo una vita viva che porti frutti.


Nella comunità ecclesiale


L’Apostolo ci ammonisce: “il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi”. Comprendiamo questa affermazione ed è giusto che il corpo di ciascuno di noi è tempio dello Spirito Santo. Ma è giusto anche considerare che noi, in quanto corpo di Cristo quando ci riferiamo alla Chiesa, siamo anche il tempio dello Spirito Santo. Ne deriva quindi che anche le nostre comunità sono tempio dello Spirito Santo. Lo spirito trinitario di San Paolo può portarci a un nuovo approccio nel nostro ruolo all’interno della Chiesa. Dobbiamo lasciare che lo Spirito Santo dimori in noi e che dimori nella comunità ecclesiale.


Dovremo essere le pietre della Chiesa che sono pronte a ricevere Cristo quale pietra angolare e essere anche dimora dello Spirito Santo. In particolare è nostro compito di francescani secolari quello di portare la nostra spiritualità alle nostre comunità parrocchiali e a tutte le altre comunità ecclesiali in modo che esse siano ripiene di gioia, con l’umiltà di porci al servizio degli altri, con l’amore creativo e con un atteggiamento che, in ogni attività, rispetti e protegga il Creato e con l’intenzione di focalizzare la vita delle parrocchie verso i più poveri e i più bisognosi sia all’interno che all’esterno delle nostre comunità.


Quali tempio dello Spirito Santo dobbiamo riempire la vita della Chiesa con ciò che possiamo dare: l’amore fraterno, il rispetto reciproco, l’attenzione all’altro, la buona novella che noi tutti siamo figli di Dio per grazia del sacramento del battesimo e che Dio ci ha costituiti suo popolo.


Nella società


Ogni francescano secolare è cittadino di un determinato paese. Ogni francescano secolare vive in una città o in un villaggio, Ogni francescano secolare lavora (o ha lavorato) per il bene della società. Non siamo eremiti ma siamo inseriti da Dio nella più ampia comunità dei nostri concittadini. E’ nostra responsabilità e parte della nostra vocazione quella di sforzarci per migliorare la nostra società, nello spirito di servizio e quella di fare del nostro meglio per “costruire un mondo più fraterno ed evangelico per la realizzazione del regno di Dio”.


Dobbiamo cercare il bene per tutti, in particolare nel servizio ai più piccoli, ai più poveri, ai più emarginati, a quelli che non hanno l’essenziale per vivere una vita degna di esseri umani, senza riguardo al fatto che questi beni essenziali siano materiali o spirituali. Dobbiamo farci carico della cura del Creato perché, fin dall’inizio dei tempi, lo Spirito di Dio aleggiava sul di esso11. Dobbiamo fare del nostro meglio, ciascuno secondo le sue possibilità, per creare un ambiente spirituale e materiale che risponda al progetto iniziale di Dio, cercando le migliori soluzioni ai problemi e a quelle sfide che ci troviamo ad affrontare quotidianamente.


Tuttavia è anche parte della nostra vocazione il portare lo Spirito Santo dove libertà civile o religiosa sono mal comprese e quindi praticate in modo sbagliato. Dobbiamo anche portare lo Spirito Santo dove la cultura non è lode e frutto di talenti, la conoscenza e la bellezza non sono per il bene della gente, per la custodia del Creato o per la protezione della vita ma, al contrario, sono chiamate cultura quelle cose che ledono la dignità, che sviano gli ignoranti e gli analfabeti, che sfruttano le risorse umane e naturali e che lodano la esperienza del momento, la gioia dell’istante, tutte cose che portano alla perdizione invece che alla ricerca della via che conduce in alto, verso Dio.


2. Come gestire un ordine


In Novembre a Roma, affronteremo, per concluderla, la tematica che è stata aperta alla discussione di tutto l’Ordine nel mondo nel Capitolo Generale elettivo del 2014 di Assisi: “Come gestire un Ordine internazionale quale è l’OFS?”


Cos’è l’Ordine, chi è l’Ordine? Noi siamo l’Ordine, noi tutti, fratelli e sorelle sparsi in tutto il mondo, noi che vogliamo vivere il Vangelo sull’esempio di San Francesco12. L’Ordine Francescano Secolare non è soltanto la presidenza, non è soltanto il Consiglio Internazionale, non è soltanto la fraternità internazionale ma è “l’unione organica di tutte le fraternità cattoliche sparse nel mondo”. E’ nostro compito comune imparare come si possa animare e guidare questa grande unione formata dalle nostre fraternità che non è soltanto una famiglia spirituale ma è anche la realtà di questo tipo di organizzazione. Pertanto la gestione dell’Ordine non riguarda soltanto il Consiglio Internazionale o la Presidenza CIOFS. La gestione deve essere una gestione comune a tutti i livelli.


Dobbiamo imparare da Dio e dagli altri come trattare non soltanto le cose del “cielo”, come la vita di preghiera, la vita sacramentale, le devozioni ma anche come trattare le cose “della terra” come l’organizzazione di incontri, il fornire una formazione appropriata, il migliorare la comunicazione. Nessuna di queste parti può vivere a sé, staccata dalle altre. Abbiamo esperienze, talenti e usanze diverse. Questo sarà il momento di condividerle e insegnarci reciprocamente a come imparare gli uni dagli altri. Dobbiamo ricordare che ciascuno e ognuno di noi sarà strumento di Dio nei riguardi degli altri. Chiedo pertanto a ciascuno di voi di leggere con attenzione l’Instrumentum Laboris e discuterlo nei diversi consigli e fraternità in modo che coloro che parteciperanno al Capitolo Generale potranno arricchire la esperienza comune e aiutare l’intero Ordine a individuare il progetto di Dio per il prossimo triennio.


San Francesco ha affermato che il Ministro Generale dell’Ordine è lo Spirito Santo. E’ sempre molto importante ricordarcelo ma soprattutto ora che stiamo per vivere il XV Capitolo Generale dell’Ordine Francescano Secolare. Ci incontreremo per rafforzare la nostra identità, per celebrare la diversità e per costruire l’unità all’interno della Fraternità Internazionale dell’Ordine Francescano Secolare. Questo sarà il nostro mandato e in Novembre a Roma dovremo lavorare su questo impegno, ma lo dovremo fare anche dopo essere ritornati nelle nostre fraternità locali. Tuto quello che dobbiamo fare non potrà essere completato entro la fine del Capitolo Generale ma sarà piuttosto l’inizio del lavoro di tutti. Dovremo tornare alle nostre fraternità locali e condividere il dono di Dio e il frutto del nostro lavoro in modo che TUTTI i livelli dell’Ordine e ciascun fratello e sorella siano maggiormente ripieni di Spirito Santo e poter vivere in modo più autentico la vita del francescano secolare in modo che TUTTI i consigli ai diversi livelli possano realizzare il servizio di animazione e di guida in modo migliore. Questo non è uno scopo fine a stesso ma lo è perché possiamo vivere meglio la nostra vocazione e portare al mondo Cristo, il Signore risorto.


L’anno prossimo celebreremo il 40° anniversario della rinnovata Regola dell’Ordine Francescano Secolare. Paolo VI ha promulgato questa Regola il 24 giugno 1978. Dobbiamo ricordarci che essa è un dono. E’ un dono gratuito di Dio e un dono gratuito della Chiesa. Dobbiamo essere grati per questo dono e custodirlo come un tesoro. Ma custodirlo come un tesoro non vuole dire chiuderlo in cassaforte ma piuttosto è il contrario ! Dobbiamo farlo divenire una cosa viva. Ripeto le parole del papa San Giovanni Paolo II: “Studiate, amate e vivete la vostra Regola perché i suoi valori sono veramente evangelici”. Leggere e studiare con frequenza i documenti base della nostra vita deve essere parte della nostra formazione e della nostra vita, il nostro cibo quotidiano.


3. "... ricolmo ogni giorno più del conforto e della grazia dello Spirito Santo

 
Cosa significa essere ricolmi del conforto e della grazia dello Spirito Santo? Ci rendiamo realmente conto di quanto meno potremmo vivere senza di Lui? Abbiamo bisogno di Lui per non avere paura quando la tempesta si avvicina e la nostra barca è in pericolo e per invocare il Signore invece di essere spaventati17. Ma abbiamo bisogno dello Spirito Santo anche per balzare fuori dalla barca, per lasciare le nostre sicurezze, per lasciare l’ambito della nostra vita sicuro e ben conosciuto e fare ciò che prima non avremmo nemmeno potuto immaginare, iniziare a camminare sulla superficie dell’acqua18. I miracoli non avvengono quando stiamo seduti nella barca ma quando ne usciamo.


Mie care sorelle e miei cari fratelli abbiamo bisogno di essere ricolmati dallo Spirito Santo, Da quello Spirito che Gesù ha donato ai suoi discepoli quando essi erano riuniti. Da quello Spirito che ha ricolmato i discepoli quando essi erano insieme con una moltitudine e proclamavano la buona novella. Da quello Spirito che ha formato la Chiesa partendo da un gruppo di persone deboli e ignoranti. Da quello Spirito che allo stesso modo fa di noi quello che noi chiamiamo “ fraternità “ e fa di noi un Ordine. Apriamoci allo Spirito Santo in modo che Egli possa ricolmarci e farci una vera fraternità! Lasciamo che Lui ricolmi anche la nostra assemblea quando celebreremo il nostro Capitolo Generale!


Voglio chiudere la mia lettera con qualche spunto personale, Credetemi, ho la sensazione fortissima di quanto io abbia bisogno che lo Spirito Santo mi ricolmi della sua saggezza e dell’amore di Dio in modo che io possa adempiere ai miei compiti. Ho bisogno che lo Spirito Santo mi guidi e mi ricolmi con la sua potenza che dona la vita e con la sua forza. Ho bisogno dello Spirito Santo, il vero Ministro Generale, per fortificarmi nei momenti difficili e tenermi cauto quando dimentico la cautela e la prudenza.


E, per finire, fratelli e sorelle, ho bisogno delle vostre preghiere e vi chiedo quindi di pregare per me ma anche per l’intero Ordine Francescano Secolare in modo che lo Spirito Santo possa rendere nuova la nostra vita e il nostro servizio.


Vieni, Santo Spirito, vieni! Ricolmaci ogni giorno col tuo conforto e con la tua grazia!


Il vostro ministro e fratello


Tibor Kauser

Ministro Generale OFS