Ordine Francescano Secolare

Ordo Franciscanus Sæcularis

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Ordo Franciscanus Saecularis 
CONSIGLIO INTERNAZIONALE
COMMISSIONE FAMIGLIA


Jenny Harrington ofs

 


CONCLUSIONI SUL SINODO DELLA FAMIGLIA
II PARTE Capitolo I

 

La famiglia nella storia della salvezza 

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Continuiamo con le riflessioni sopra le conclusioni del Sinodo della Famiglia e l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia (AL) e vediamo come la famiglia é e sempre ha fatto parte del piano (progetto) di Dio. 


Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cfr Mc 10,1-12). La famiglia e il matrimonio sono stati redenti da Cristo (cfr Ef 5,21-32), restaurati a immagine della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. L’alleanza sponsale, inaugurata nella creazione e rivelata nella storia della salvezza, riceve la piena rivelazione del suo significato in Cristo e nella sua Chiesa. Da Cristo attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia necessaria per testimoniare l’amore di Dio e vivere la vita di comunione. Il Vangelo della famiglia attraversa la storia del mondo sin dalla creazione dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26- 27) fino al compimento del mistero dell’Alleanza in Cristo alla fine dei secoli con le nozze dell’Agnello (cfr Ap 19,9) (AL 63)


La famiglia é una scuola d’amore e una famiglia stabile é la pietra angolare della societá che permette alle persone fiorire come esseri umani.
[…] Voluti da Dio con la stessa creazione il matrimonio e la famiglia sono interiormente ordinati a compiersi in Cristo ed hanno bisogno della sua grazia per essere guariti dalle ferite del peccatoe riportati al loro «principio» cioè alla conoscenza piena e alla realizzazione integrale del disegno di Dio. […] (FC 3).


I Padri sinodali hanno ricordato che Gesù, « riferendosi al disegno primigenio sulla copia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna, pur dicendo che “per la dureza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così” (Mt 19,8). L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio. […] La condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3) (AL 62)


[...] Il matrimonio si realizza nella comunità di vita e di amore, e la famiglia diventa evangelizzatrice. Gli sposi, fatti suoi discepoli, sono accompagnati da Gesù nel cammino verso Emmaus, lo riconoscono allo spezzare del pane,fanno ritorno a Gerusalemme nella luce della sua risurrezione (cf. Lc 24,13-43).(n 36).

La pedagogia divina

Dato che l’ordine della creazione è determinato dall’orientamento a Cristo, occorre distinguere senza separare i diversi gradi mediante i quali Dio comunica all’umanità la grazia dell’alleanza. In ragione della pedagogia divina, secondo cui il disegno della creazione si compie in quello della redenzione attraverso tappe successive, occorre comprendere la novità del sacramento nuziale in continuità con il matrimonio naturale delle origini, basato sull’ordine della creazione. In questa prospettiva va inteso il modo dell’agire salvifico di Dio anche nella vita cristiana. Poiché tutto è stato fatto per mezzo di Cristo e in vista di Lui (cf. Col 1,16), i cristiani sono «lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli» (AG, 11). L’incorporazione del credente nella Chiesa mediante il battesimo si compie pienamente con gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana. In quella Chiesa domestica che è la sua famiglia, egli intraprende quel «processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (FC, 9), attraverso la conversione continua all’amore che salva dal peccato e dona pienezza di vita.. (n 37)


L’icona della Trinità nella familia

La Scrittura e la Tradizione ci aprono l’accesso a una conoscenza della Trinità che si rivela con tratti familiari. La famiglia è immagine di Dio che «nel suo mistero più intimo, non è solitudine, bensì una famiglia, dato che ha in sé paternità, filiazione e l’essenza della famiglia che è l’amore» (Giovanni Paolo II, Omelia durante S. Messa nel Seminario Palafoxiano di Puebla de Los Angeles, 28 gennaio 1979). Dio è comunione di persone. Nel battesimo, la voce del Padre designa Gesù come suo Figlio amato, e in questo amore ci è dato di riconoscere lo Spirito Santo (cf. Mc 1,10-11). Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé e ha redento l’uomo dal peccato, non solo ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale, ma ha anche elevato il matrimonio a segno sacramentale del suo amore per la Chiesa (cf. Mt 19,1-12; Mc 10,1-12; Ef 5,21-32). Nella famiglia umana, radunata da Cristo, è restituita la “immagine e somiglianza” della Santissima Trinità (cf. Gn 1,26), mistero da cui scaturisce ogni vero amore. Da Cristo, attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia dello Spirito Santo, per testimoniare il Vangelo dell’amore di Dio fino al compimento dell’Alleanza nell’ultimo giorno alla festa di nozze dell’Agnello (cf. Ap 19,9; Giovanni Paolo II, Catechesi sull’amore umano). L’alleanza di amore e fedeltà, di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret, illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia, e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento, ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo. «Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale» (Paolo VI, Discorso tenuto a Nazaret, 5 gennaio 1964). (n 38)


La famiglia nella Sacra Scrittura

L’uomo e la donna, con il loro amore fecondo e generativo, continuano l’opera creatrice e collaborano con Creatore alla storia della salvezza attraverso il succedersi delle genealogie (cf. Gn 1,28; 2,4; 9,1.7; 10; 17,2.16; 25,11; 28,3; 35,9.11; 47,27; 48,3-4). La realtà matrimoniale nella sua forma esemplare è tratteggiata nel libro della Genesi, a cui rimanda anche Gesù nella sua visione dell’amore nuziale. L’uomo si sente incompleto perché privo di un aiuto che gli “corrisponda”, che gli “stia di fronte” (cf. Gn 2,18.20) in un dialogo paritario. La donna partecipa, quindi, della stessa realtà dell’uomo, rappresentata simbolicamente dalla costola, ossia della medesima carne, come si proclama nel canto d’amore dell’uomo: «questa volta essa è veramente carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa» (Gn 2,23). I due diventano, così, “una carne sola” (cf. Gn 2,24). Questa realtà fondante dell’esperienza matrimoniale è esaltata nella formula della reciproca appartenenza, presente nella professione d’amore pronunciata dalla donna del Cantico dei Cantici. La formula ricalca quella dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (cf. Lv 26,12): «il mio amato è mio e io sono sua…io sono del mio amato e il mio amato è mio» (Ct 2,16; 6,3 (n 39)
Nelle parole di vita eterna che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli, con il suo insegnamento sul matrimonio e la famiglia, possiamo riconoscere tre tappe fondamentali nel progetto di Dio. All’inizio, c’è la famiglia delle origini, quando Dio creatore istituì il matrimonio primordiale tra Adamo ed Eva, come solido fondamento della famiglia. Dio non solo ha creato l’essere umano maschio e femmina

(cf. Gn 1,27), ma li ha anche benedetti perché fossero fecondi e si moltiplicassero (cf. Gn 1,28). Per questo, «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gn 2,24). Questa unione, poi, ferita dal peccato, nella forma storica del matrimonio all’interno della tradizione di Israele ha conosciuto diverse oscillazioni: fra la monogamia e la poligamia, fra la stabilità e il divorzio, fra la reciprocità e la subordinazione della donna all’uomo. La concessione di Mosè circa la possibilità del ripudio (cf. Dt 24,1ss), che persisteva al tempo di Gesù, si comprende all’interno di questo quadro. Infine, la riconciliazione del mondo caduto, con l’avvento del Salvatore, non solo reintegra il progetto divino originario, ma conduce la storia del Popolo di Dio verso un nuovo compimento. L’indissolubilità del matrimonio (cf. Mc 10,2-9), non è innanzitutto da intendere come giogo imposto agli uomini bensì come un dono fatto alle persone unite in matrimonio. (n 40)


"L’esempio di Gesù è paradigmatico per la Chiesa. […] Egli ha inaugurato la sua vita pubblica con il segno di Cana, compiuto ad un banchetto di nozze (cfr Gv 2,1-11). […] Ha condiviso momenti quotidiani di amicizia con la famiglia di Lazzaro e le sue sorelle (cfr Lc 10,38) e con la famiglia di Pietro (cfr Mt 8,14). Ha ascoltato il pianto dei genitori per i loro figli, restituendoli alla vita (cfr Mc 5,41; Lc 7,14-15) e manifestando così il vero significato della misericordia, la quale implica il ristabilimento dell’Alleanza (cfr Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 4). Ciò appare chiaramente negli incontri con la donna samaritana (cfr Gv 4,1-30) e con l’adultera (cfr Gv 8,1-11), nei quali la percezione del peccato si desta davanti all’amore gratuito di Gesù (AL 64)


L’incarnazione del Verbo in una famiglia umana, a Nazaret, commuove con la sua novità la storia del mondo. Abbiamo bisogno di immergerci nel mistero della nascita di Gesù, nel sì di Maria all’annuncio dell’angelo, quando venne concepita la Parola nel suo seno; anche nel sì di Giuseppe, che ha dato il nome a Gesù e si fece carico di Maria; nella festa dei pastori al presepe; nell’adorazione dei Magi; nella fuga in Egitto, in cui Gesù partecipa al dolore del suo popolo esiliato, perseguitato e umiliato; nella religiosa attesa di Zaccaria e nella gioia che accompagna la nascita di Giovanni Battista; nella promessa compiuta per Simeone e Anna nel tempio; nell’ammirazione dei dottori della legge mentre ascoltano la saggezza di Gesù adolescente. E quindi penetrare nei trenta lunghi anni nei quali Gesù si guadagnò il pane lavorando con le sue mani, sussurrando le orazioni e la tradizione credente del suo popolo ed educandosi nella fede dei suoi padri, fino a farla fruttificare nel mistero del Regno. Questo è il mistero del Natale e il segreto di Nazaret, pieno di profumo di famiglia! (AL 65)


"L’alleanza di amore e fedeltà, di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret, illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia, e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento, ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo. “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale” (Paolo VI, Discorso a Nazaret, 5 gennaio 1964) » (AL 66)


DOMANDE PER RIFLETTERE:
1. Come intendete il ruolo del matrimonio e della famiglia nella storia della salvezza?

2. Come vedete voi che le famiglie son la icone della Trinidad?

3. Dialogare sompre “Maternitá” e “Paternitá”:

4. Come possiamo offrire al mondo il significato ed i valori del matrimonio e della famiglia?

Finiamo la sessione pregando insieme: LA PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA


Novembre 2016