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Ordo Franciscanus Saecularis 
CONSIGLIO INTERNAZIONALE


COMMISSIONE FAMIGLIA 

                                                          Silvia Diana OFS.

                                                                      Traduzione: Noemi Paola Riccardi OFS 

 


CONCLUSIONI SUL SINODO DELLA FAMIGLIA

PARTE Capitolo III

 

La famiglia nella dottrina cristiana 

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Il Capitolo III ci presenta la Famiglia nella dottrina cristiana: continuiamo ad approfondire la ricchezza della Esortazione Apostolica Amoris Lætitia (AL) e a condividerla nelle nostre realtà locali, per rafforzare le nostre famiglie ed accompagnare il cammino dei fratelli. Leggiamo i testi proposti e poi dialoghiamo per condividere in Fraternità partendo dalle domande:

Ordo Franciscanus Saecularis 
CONSIGLIO INTERNAZIONALE


COMMISSIONE FAMIGLIA Fr. Francis Dor OFMCap

 


CONCLUSIONI SUL SINODO DELLA FAMIGLIA
II PARTE Capitolo 2

 

La Famiglia nel Magistero della Chiesa

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La Chiesa ha ricevuto da Gesù, suo Maestro divino, la missione di insegnare a tutti le vie di Dio. E effetti, le nostre vie non sono quelle di Dio (cf. Is 55,8). Le vie di Dio possono essere molto strane per noi come quando Gesù chiese ai servi di riempire d’acqua le giare quando venne a mancare il vino alle nozze di Cana (cf. Gv 2, 1-11). Il secondo capitolo delle conclusioni del Sinodo riassume gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia dal Concilio Vaticano II ad oggi. Visto che il testo è molto concise e chiaro, lo riportiamo quasi integralmente.


Gli insegnamenti del Concilio Vaticano II


La Costituzione pastorale Gaudium et Spes, dedica un intero capitolo alla dignità del matrimonio e della famiglia (cf. GS, 47-52). Esso così definisce matrimonio e famiglia: «L’intima comunità di vita e d’amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dall’alleanza dei coniugi, vale a dire dall’irrevocabile consenso personale. E così, è dall’atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono, che nasce, anche davanti alla società, l’istituzione del matrimonio, che ha stabilità per ordinamento divino» (GS, 48). Il «vero amore tra marito e moglie» (GS, 49) implica la mutua donazione di sé, include e integra la dimensione sessuale e l’affettività, corrispondendo al disegno divino (cf. GS, 48-49). Ciò rende chiaro che il matrimonio, e l’amore coniugale che lo anima, «sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole» (GS, 50). Inoltre, viene sottolineato il radicamento in Cristo degli sposi: Cristo Signore «viene incontro ai coniugi cristiani nel sacramento del matrimonio» (GS, 48) e con loro rimane (sacramentum permanens). Egli assume l’amore umano, lo purifica, lo porta a pienezza, e dona agli sposi, con il suo Spirito, la capacità di viverlo, pervadendo tutta la loro vita di fede, speranza e carità. In questo modo gli sposi sono come consacrati e, mediante una grazia propria, edificano il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica (cf. LG, 11), così che la Chiesa, per comprendere pienamente il suo mistero, guarda alla famiglia cristiana, che lo manifesta in modo genuino. (42)


L’insegnamento del Concilio è poi stato approfondito e sviluppato dai Sommi Pontefici.


Il Beato Paolo VI, sulla scia del Concilio Vaticano II, ha approfondito la dottrina sul matrimonio e sulla famiglia. In particolare, con l’Enciclica Humanae Vitae, ha messo in luce il legame intrinseco tra amore coniugale e generazione della vita:«l’amore coniugale richiede dagli sposi che essi conoscano convenientemente la loro missione di paternità responsabile, sulla quale oggi a buon diritto tanto si insiste e che va anch’essa esattamente compresa. […] L’esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori» (HV, 10). Nell’Esortazione Apostolica Evangelii Nuntiandi, Paolo VI ha evidenziato il rapporto tra la famiglia e la Chiesa: «Nell’ambito dell’apostolato di evangelizzazione proprio dei laici, è impossibile non rilevare l’azione evangelizzatrice della famiglia. Essa ha ben meritato, nei diversi momenti della storia della Chiesa, la bella definizione di “Chiesa domestica”, sancita dal Concilio Vaticano II. Ciò significa che, in ogni famiglia cristiana, dovrebbero riscontrarsi i diversi aspetti della Chiesa intera. Inoltre la famiglia, come la Chiesa, deve essere uno spazio in cui il Vangelo è trasmesso e da cui il Vangelo si irradia» (EN, 71). (43)


San Giovanni Paolo II ha dedicato alla famiglia una particolare attenzione attraverso le sue catechesi sull’amore umano e sulla teologia del corpo. In esse, egli ha offerto alla Chiesa una ricchezza di riflessioni sul significato sponsale del corpo umano e sul progetto di Dio riguardo al matrimonio e alla famiglia sin dall’inizio della creazione. In particolare, trattando della carità coniugale, ha descritto il modo in cui i coniugi, nel loro mutuo amore, ricevono il dono dello Spirito di Cristo e vivono la loro chiamata alla santità. Nella Lettera alle famiglie Gratissimam Sane e soprattutto con l’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio, Giovanni Paolo II ha indicato la famiglia come “via della Chiesa”, ha offerto una visione d’insieme sulla vocazione all’amore dell’uomo e della donna, ha proposto le linee fondamentali per la pastorale della famiglia e per la presenza della famiglia nella società. «Nel matrimonio e nella famiglia si costituisce un complesso di relazioni interpersonali – nuzialità, paternitàmaternità, filiazione, fraternità –, mediante le quali ogni persona umana è introdotta nella “famiglia umana” e nella “famiglia di Dio”, che è la Chiesa» (FC, 15). (44)


Benedetto XVI, nell’Enciclica Deus Caritas Est, ha ripreso il tema della verità dell’amore tra uomo e donna, che s’illumina pienamente solo alla luce dell’amore di Cristo crocifisso (cf. DCE, 2). Egli ribadisce che «il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l’icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell’amore umano» (DCE, 11). Inoltre, nella Enciclica Caritas in Veritate, evidenzia l’importanza dell’amore familiare come principio di vita nella società, luogo in cui s’apprende l’esperienza del bene comune. «Diventa così una necessità sociale, e perfino economica, proporre ancora alle nuove generazioni la bellezza della famiglia e del matrimonio, la rispondenza di tali istituzioni alle esigenze più profonde del cuore e della dignità della persona. In questa prospettiva, gli Stati sono chiamati a varare politiche che promuovano la centralità e l’integrità della famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, prima e vitale cellula della società, facendosi carico anche dei suoi problemi economici e fiscali, nel rispetto della sua natura relazionale» (CiV, 44). (45)


Papa Francesco, nell’Enciclica Lumen Fidei affronta così il legame tra la famiglia e la fede: «Il primo ambito in cui la fede illumina la città degli uomini si trova nella famiglia. Penso anzitutto all’unione stabile dell’uomo e della donna nel matrimonio […] Promettere un amore che sia per sempre è possibile quando si scopre un disegno più grande dei propri progetti» (LF, 52). Nell’Esortazione Apostolica Evangelii Gaudium, il Papa richiama la centralità della famiglia tra le sfide culturali odierne: «La famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende ad essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia» (EG, 66). Papa Francesco ha inoltre dedicato ai temi relativi alla famiglia un ciclo organico di catechesi che ne approfondiscono i soggetti, le esperienze e le fasi della vita. (46). Il coronamento di tutto è l’Esortazione Apostolica Post-Sinodale, Amoris Laetizia sull’amore in famiglia pubblicato il 19 marzo 2016. Le prime parole sono molto espressive: “La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa” (AL 1).

In queste poche righe, l’insegnamento della più alta autorità della Chiesa sul matrimonio e sulla famiglia ci è stato offerto nelle conclusioni del Sinodo di ottobre 2015.


Domande per approfondimento
1. Alla luce della Regola e delle Costituzioni Generali OFS, discutere in Fraternità sulla seguente affermazione tratta da LG 11: “gli sposi sono come consacrati e, mediante una grazia propria, edificano il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica.”


2. Il Beato Papa Paolo VI che ha dato all’OFS la nuova Regola ha scritto : “Nell’ambito dell’apostolato di evangelizzazione proprio dei laici, è impossibile non rilevare l’azione evangelizzatrice della famiglia” (EN,71). Discutere in fraternità sui possibili contributi che le famiglie OFS hanno dato o potrebbero dare per l’apostolato di evangelizzazione nel vostro contesto. Prendete iniziative concrete.


Finiamo la sessione pregando insieme: LA PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA


Gennaio 2017

Ordo Franciscanus Saecularis 
CONSIGLIO INTERNAZIONALE
COMMISSIONE FAMIGLIA


 Silvia Diana OFS 

 


CONCLUSIONI SUL SINODO DELLA FAMIGLIA,  Ottobre 2015
CAPITOLO IV

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Questo Capitolo IV ci presenta la Famiglia, affettività e vita; continuiamo a integrare la ricchezza della Esortazione Apostolica Amoris Lætitia (AL) e a condividerla nelle nostre realtà locali, riflettendo sul bellissimo tesoro che è la famiglia. Vi proponiamo le domande che ci aiutano nella condivisione e, quindi, la lettura di alcuni punti dei documenti che citiamo nel testo. 

Condividiamo in fraternitá:


1. La rilevanza della vita affettiva
DOMANDA:

      1) Com’è il dialogo nella nostra vita matrimoniale?

      2) Quali sono i suoi punti di forza e quali di debolezza??

      3) Che aspetti sono necessari o favorevoli per vivere, esprimere e comunicare meglio tra noi, al fine di maturare nell’amore reciproco di sposi? 

30.[…] La sfida per la Chiesa è di aiutare le coppie nella maturazione della dimensione emocional e nello sviluppo affettivo attraverso la promozione del dialogo, della virtù e della fiducia nell’amore misericordioso di Dio. Il pieno impegno di dedizione, richiesto nel matrimonio cristiano, è un forte antidoto alla tentazione di un’esistenza individuale ripiegata su stessa.
Il dialogo è una modalità privilegiata e indispensabile per vivere, esprimere e maturar el’amore nella vita coniugale e familiare. […] ( AL 136 )
Darsi tempo, tempo di qualità, che consiste nell’ascoltare con pazienza e attenzione, finché l’altro abbia espresso tutto quello che aveva bisogno di esprimere […] ( AL 137 ) .
[…] L’amore supera le peggiori barriere […] ( AL 140 )

2. La formazione al dono di sé
DOMANDA:Come genitori:

      1) Assumiamo responsabilmente e come una ardua e appassionante missione affidata da Dio, l’educazione integrale dei figli par aiutarli nella crescita umana, affettiva, morale e spirituale?? 

31. Lo stile delle relazioni familiari incide in modo primario sulla formazione affettiva delle giovani generazioni. La velocità con la quale si compiono i mutamenti della società contemporanea rende più difficile l’accompagnamento della persona nella formazione dell’affettività per la sua maturazione. Esso esige anche un’azione pastorale appropriata, ricca di conoscenza approfondita della Scrittura e della dottrina cattolica, e dotata di strumenti educativi adeguati. Un’opportuna conoscenza della psicologia della famiglia sarà d’aiuto perché sia trasmessa in modo efficace la visione cristiana: questo sforzo educativo sia avviato già con la catechesi dell’iniziazione cristiana. Questa formazione avrà cura di rendere apprezzabile la virtù della castità, intesa come integrazione degli affetti, che favorisce il dono di sé.
Inoltre, questa formazione si deve attuare in modo induttivo, in modo che il figlio possa arrivare a scoprire da sé l’importanza di determinati valori, principi e norme , invece di imporgliele come verità indiscutibili […] ( AL264 )

3. Fragilità e immaturità
DOMANDA:

In quanto genitori o adulti di riferimento a seconda della situazione della “famiglia”
      1) Ci impegnamo responsabilmente e come missione affidata da Dio, ad aiutarli (i nostri figli) nella maturazione umana, affettiva, morale e spirituale nella fragilità del loro sviluppo e della loro crescita?

      2) Quali aspetti dell’atuale cultura e dello stile di vita degli adolescenti e dei giovani di oggi creano difficoltà nell’educazione cristiana incentrata sull’amore?

      3) Cosa possiamo fare noi adulti per educare ed aiutare a maturare la sessualità delle nuove generazioni?

32.Nel mondo attuale non mancano tendenze culturali che mirano ad imporre una sessualità senza limiti di cui si vogliono esplorare tutti i versanti, anche quelli più complessi. La questione della fragilità affettiva è di grande attualità: una affettività narcisistica, instabile e mutevole non aiuta la persona a raggiungere una maggiore maturità. Vanno denunciati con fermezza: la grande diffusione della pornografia e della commercializzazione del corpo, favorita anche da un uso distorto di internet; la costrizione alla prostituzione e il suo sfruttamento. .[…]
Il Concilio Vaticano I I prospettava la necessità di « una positiva e prudente educazione sessuale » che raggiungesse i bambini e g li adolescenti « man mano che cresce la loro età » e « tenuto conto del progresso della psicologia, della pedagogia e della didattica » […] ( AL280)

4. Tecnica e procreazioneumana
DOMANDA:

      1- La partenità o la maternità sono un dono di Dio o un diritto del’essere umano?

      2- Le nuove tecnologie cue permettono la procreazione e la fecondità molto oltre i limiti naturali, fino a che punto arriva il diritto all’essere padre o madre oppure si tratta di un dono di Dio?

      3- Si può essere padre o madre a qualunque costo e senza alcun limite, solo perché la scienza lo permette?

      4- La posizione dei Vescovi è che “ tutto ciò che scientificamente è possibile non è scientificamente permesso ” . Qual’è la tua opinione?

33. La rivoluzione biotecnologica nel campo della procreazione umana ha introdotto la possibilità di manipolare l’atto generativo, rendendolo indipendente dalla relazione sessuale tra uomo e donna. In questo modo, la vita umana e la genitorialità sono divenute realtà componibili e scomponibili, soggette prevalentemente ai desideri di singoli o di coppie, non necessariamente eterosessuali e regolarmente coniugate. Questo fenomeno si è presentato negli ultimi tempi come una novità assoluta sulla scena dell’umanità, e sta acquistando una sempre maggiore diffusione. Tutto ciò ha profonde ripercussioni nella dinamica delle relazioni, nella struttura della vita sociale e negli ordinamenti giuridici, che intervengono per tentare di regolamentare pratiche già in atto e situazioni differenziate. In questo contesto la Chiesa avverte la necessità di dire una parola di verità e di speranza. […]
L a f a m i g li a è l’ a m b i t o n o n s o l o d e ll a g e n e r a z i o n e , m a a n c h e dell’accoglienza della vita che arriva come dono di Dio […] (AL166)

5. La sfida per la pastorale
DOMANDA:

      1- Senza rinunciare all’ideale cristiano  del matrimonio e della famiglia, che gesti di misericordia e vicinanza pastorale abbiamo fatto come Chiesa e personalmente  verso le nuove realtà “familiari”?

       2- Che cosa dovremmo fare ancora? 

34. […]Nella formazione alla vita coniugale e familiare, la cura pastorale terrà conto della pluralità delle situazioni concrete. Se da una parte, bisogna promuovere percorsi che garantiscano la formazione dei giovani al matrimonio, dall’altra, occorre accompagnare coloro che vivono da soli o senza costituire un nuovo nucleo familiare,
restando frequentemente legati alla famiglia d’origine. Anche le coppie che non possono avere figli devono essere oggetto di una particolare attenzione pastorale da parte della Chiesa, che le aiuti a scoprire il disegno di Dio sulla loro situazione, a servizio di tutta la comunità. Tutti hanno bisogno di uno sguardo di comprensione, tenendo conto che le situazioni di distanza dalla vita ecclesiale non sempresonovolute, spesso sono indotte e a volte anche subite. Nell’ottica della fede non ci sono esclusi: tutti sono amati da Dio e stanno a cuore all’agire pastorale della Chiesa.
Insomma, siamo chiamati a vivere di misericordia, perché a noi per primi è stata usata misericordia » [ …] (AL 310).
[…] n e l c o n t e s t o d i u n d i s c e r n i m e n t o pastorale c a r i c o d i a m o r e misericordioso, che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, e soprattutto a integrare. (AL 312).

DOMANDE INTEGRATIVE AL TEMA: 

      1- La famiglia è patrimonio dell’umanità, un santuario di vita, un tesoro. In quale di questi aspetti abbiamo sperimentato e testimoniato che sono certe le affermazioni su questa realtà familiare, tanto ricca e così semplice alle volte?

      2- Indica parole quali, per esempio, integrare, coinvolgere, accettare, accompagnare, etc (offrire speranza, tempo, pazienza). Quali altre sarebbero di aiuto per alcuna delle situazioni descritte anteriormente, considerando ha la Chiesa cerca di sviluppare mezzi per diventare più inclusiva?

      3- Come il nostro carisma aiuta ad appredere e maturare in questa “pedagogia dell’amore che sono il matrimonio e la famiglia”? 

 

Documenti:
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa francesco_esortazione - ap_20160319_amoris - laetitia.html http://www.vatican.va/roman_curia/synod/documents/rc_synod_doc_20151026_re lazione - finale - xiv - assemblea_it.html
Finiamo la sessionepregandoinsieme: LA PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA

Ottobre, 2016 

Ordo Franciscanus Saecularis 
CONSIGLIO INTERNAZIONALE
COMMISSIONE FAMIGLIA


Jenny Harrington ofs

 


CONCLUSIONI SUL SINODO DELLA FAMIGLIA
II PARTE Capitolo I

 

La famiglia nella storia della salvezza 

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Continuiamo con le riflessioni sopra le conclusioni del Sinodo della Famiglia e l’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia (AL) e vediamo come la famiglia é e sempre ha fatto parte del piano (progetto) di Dio. 


Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé, ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale (cfr Mc 10,1-12). La famiglia e il matrimonio sono stati redenti da Cristo (cfr Ef 5,21-32), restaurati a immagine della Santissima Trinità, mistero da cui scaturisce ogni vero amore. L’alleanza sponsale, inaugurata nella creazione e rivelata nella storia della salvezza, riceve la piena rivelazione del suo significato in Cristo e nella sua Chiesa. Da Cristo attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia necessaria per testimoniare l’amore di Dio e vivere la vita di comunione. Il Vangelo della famiglia attraversa la storia del mondo sin dalla creazione dell’uomo ad immagine e somiglianza di Dio (cfr Gen 1,26- 27) fino al compimento del mistero dell’Alleanza in Cristo alla fine dei secoli con le nozze dell’Agnello (cfr Ap 19,9) (AL 63)


La famiglia é una scuola d’amore e una famiglia stabile é la pietra angolare della societá che permette alle persone fiorire come esseri umani.
[…] Voluti da Dio con la stessa creazione il matrimonio e la famiglia sono interiormente ordinati a compiersi in Cristo ed hanno bisogno della sua grazia per essere guariti dalle ferite del peccatoe riportati al loro «principio» cioè alla conoscenza piena e alla realizzazione integrale del disegno di Dio. […] (FC 3).


I Padri sinodali hanno ricordato che Gesù, « riferendosi al disegno primigenio sulla copia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna, pur dicendo che “per la dureza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così” (Mt 19,8). L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio. […] La condiscendenza divina accompagna sempre il cammino umano, guarisce e trasforma il cuore indurito con la sua grazia, orientandolo verso il suo principio, attraverso la via della croce. Dai Vangeli emerge chiaramente l’esempio di Gesù, che […] annunciò il messaggio concernente il significato del matrimonio come pienezza della rivelazione che recupera il progetto originario di Dio (cfr Mt 19,3) (AL 62)


[...] Il matrimonio si realizza nella comunità di vita e di amore, e la famiglia diventa evangelizzatrice. Gli sposi, fatti suoi discepoli, sono accompagnati da Gesù nel cammino verso Emmaus, lo riconoscono allo spezzare del pane,fanno ritorno a Gerusalemme nella luce della sua risurrezione (cf. Lc 24,13-43).(n 36).

La pedagogia divina

Dato che l’ordine della creazione è determinato dall’orientamento a Cristo, occorre distinguere senza separare i diversi gradi mediante i quali Dio comunica all’umanità la grazia dell’alleanza. In ragione della pedagogia divina, secondo cui il disegno della creazione si compie in quello della redenzione attraverso tappe successive, occorre comprendere la novità del sacramento nuziale in continuità con il matrimonio naturale delle origini, basato sull’ordine della creazione. In questa prospettiva va inteso il modo dell’agire salvifico di Dio anche nella vita cristiana. Poiché tutto è stato fatto per mezzo di Cristo e in vista di Lui (cf. Col 1,16), i cristiani sono «lieti di scoprire e pronti a rispettare quei germi del Verbo che vi si trovano nascosti; debbono seguire attentamente la trasformazione profonda che si verifica in mezzo ai popoli» (AG, 11). L’incorporazione del credente nella Chiesa mediante il battesimo si compie pienamente con gli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana. In quella Chiesa domestica che è la sua famiglia, egli intraprende quel «processo dinamico, che avanza gradualmente con la progressiva integrazione dei doni di Dio» (FC, 9), attraverso la conversione continua all’amore che salva dal peccato e dona pienezza di vita.. (n 37)


L’icona della Trinità nella familia

La Scrittura e la Tradizione ci aprono l’accesso a una conoscenza della Trinità che si rivela con tratti familiari. La famiglia è immagine di Dio che «nel suo mistero più intimo, non è solitudine, bensì una famiglia, dato che ha in sé paternità, filiazione e l’essenza della famiglia che è l’amore» (Giovanni Paolo II, Omelia durante S. Messa nel Seminario Palafoxiano di Puebla de Los Angeles, 28 gennaio 1979). Dio è comunione di persone. Nel battesimo, la voce del Padre designa Gesù come suo Figlio amato, e in questo amore ci è dato di riconoscere lo Spirito Santo (cf. Mc 1,10-11). Gesù, che ha riconciliato ogni cosa in sé e ha redento l’uomo dal peccato, non solo ha riportato il matrimonio e la famiglia alla loro forma originale, ma ha anche elevato il matrimonio a segno sacramentale del suo amore per la Chiesa (cf. Mt 19,1-12; Mc 10,1-12; Ef 5,21-32). Nella famiglia umana, radunata da Cristo, è restituita la “immagine e somiglianza” della Santissima Trinità (cf. Gn 1,26), mistero da cui scaturisce ogni vero amore. Da Cristo, attraverso la Chiesa, il matrimonio e la famiglia ricevono la grazia dello Spirito Santo, per testimoniare il Vangelo dell’amore di Dio fino al compimento dell’Alleanza nell’ultimo giorno alla festa di nozze dell’Agnello (cf. Ap 19,9; Giovanni Paolo II, Catechesi sull’amore umano). L’alleanza di amore e fedeltà, di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret, illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia, e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento, ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo. «Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale» (Paolo VI, Discorso tenuto a Nazaret, 5 gennaio 1964). (n 38)


La famiglia nella Sacra Scrittura

L’uomo e la donna, con il loro amore fecondo e generativo, continuano l’opera creatrice e collaborano con Creatore alla storia della salvezza attraverso il succedersi delle genealogie (cf. Gn 1,28; 2,4; 9,1.7; 10; 17,2.16; 25,11; 28,3; 35,9.11; 47,27; 48,3-4). La realtà matrimoniale nella sua forma esemplare è tratteggiata nel libro della Genesi, a cui rimanda anche Gesù nella sua visione dell’amore nuziale. L’uomo si sente incompleto perché privo di un aiuto che gli “corrisponda”, che gli “stia di fronte” (cf. Gn 2,18.20) in un dialogo paritario. La donna partecipa, quindi, della stessa realtà dell’uomo, rappresentata simbolicamente dalla costola, ossia della medesima carne, come si proclama nel canto d’amore dell’uomo: «questa volta essa è veramente carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa» (Gn 2,23). I due diventano, così, “una carne sola” (cf. Gn 2,24). Questa realtà fondante dell’esperienza matrimoniale è esaltata nella formula della reciproca appartenenza, presente nella professione d’amore pronunciata dalla donna del Cantico dei Cantici. La formula ricalca quella dell’alleanza tra Dio e il suo popolo (cf. Lv 26,12): «il mio amato è mio e io sono sua…io sono del mio amato e il mio amato è mio» (Ct 2,16; 6,3 (n 39)
Nelle parole di vita eterna che Gesù ha lasciato ai suoi discepoli, con il suo insegnamento sul matrimonio e la famiglia, possiamo riconoscere tre tappe fondamentali nel progetto di Dio. All’inizio, c’è la famiglia delle origini, quando Dio creatore istituì il matrimonio primordiale tra Adamo ed Eva, come solido fondamento della famiglia. Dio non solo ha creato l’essere umano maschio e femmina

(cf. Gn 1,27), ma li ha anche benedetti perché fossero fecondi e si moltiplicassero (cf. Gn 1,28). Per questo, «l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne» (Gn 2,24). Questa unione, poi, ferita dal peccato, nella forma storica del matrimonio all’interno della tradizione di Israele ha conosciuto diverse oscillazioni: fra la monogamia e la poligamia, fra la stabilità e il divorzio, fra la reciprocità e la subordinazione della donna all’uomo. La concessione di Mosè circa la possibilità del ripudio (cf. Dt 24,1ss), che persisteva al tempo di Gesù, si comprende all’interno di questo quadro. Infine, la riconciliazione del mondo caduto, con l’avvento del Salvatore, non solo reintegra il progetto divino originario, ma conduce la storia del Popolo di Dio verso un nuovo compimento. L’indissolubilità del matrimonio (cf. Mc 10,2-9), non è innanzitutto da intendere come giogo imposto agli uomini bensì come un dono fatto alle persone unite in matrimonio. (n 40)


"L’esempio di Gesù è paradigmatico per la Chiesa. […] Egli ha inaugurato la sua vita pubblica con il segno di Cana, compiuto ad un banchetto di nozze (cfr Gv 2,1-11). […] Ha condiviso momenti quotidiani di amicizia con la famiglia di Lazzaro e le sue sorelle (cfr Lc 10,38) e con la famiglia di Pietro (cfr Mt 8,14). Ha ascoltato il pianto dei genitori per i loro figli, restituendoli alla vita (cfr Mc 5,41; Lc 7,14-15) e manifestando così il vero significato della misericordia, la quale implica il ristabilimento dell’Alleanza (cfr Giovanni Paolo II, Dives in misericordia, 4). Ciò appare chiaramente negli incontri con la donna samaritana (cfr Gv 4,1-30) e con l’adultera (cfr Gv 8,1-11), nei quali la percezione del peccato si desta davanti all’amore gratuito di Gesù (AL 64)


L’incarnazione del Verbo in una famiglia umana, a Nazaret, commuove con la sua novità la storia del mondo. Abbiamo bisogno di immergerci nel mistero della nascita di Gesù, nel sì di Maria all’annuncio dell’angelo, quando venne concepita la Parola nel suo seno; anche nel sì di Giuseppe, che ha dato il nome a Gesù e si fece carico di Maria; nella festa dei pastori al presepe; nell’adorazione dei Magi; nella fuga in Egitto, in cui Gesù partecipa al dolore del suo popolo esiliato, perseguitato e umiliato; nella religiosa attesa di Zaccaria e nella gioia che accompagna la nascita di Giovanni Battista; nella promessa compiuta per Simeone e Anna nel tempio; nell’ammirazione dei dottori della legge mentre ascoltano la saggezza di Gesù adolescente. E quindi penetrare nei trenta lunghi anni nei quali Gesù si guadagnò il pane lavorando con le sue mani, sussurrando le orazioni e la tradizione credente del suo popolo ed educandosi nella fede dei suoi padri, fino a farla fruttificare nel mistero del Regno. Questo è il mistero del Natale e il segreto di Nazaret, pieno di profumo di famiglia! (AL 65)


"L’alleanza di amore e fedeltà, di cui vive la Santa Famiglia di Nazaret, illumina il principio che dà forma ad ogni famiglia, e la rende capace di affrontare meglio le vicissitudini della vita e della storia. Su questo fondamento, ogni famiglia, pur nella sua debolezza, può diventare una luce nel buio del mondo. “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. Nazaret ci ricordi che cos’è la famiglia, cos’è la comunione di amore, la sua bellezza austera e semplice, il suo carattere sacro e inviolabile; ci faccia vedere come è dolce ed insostituibile l’educazione in famiglia, ci insegni la sua funzione naturale nell’ordine sociale” (Paolo VI, Discorso a Nazaret, 5 gennaio 1964) » (AL 66)


DOMANDE PER RIFLETTERE:
1. Come intendete il ruolo del matrimonio e della famiglia nella storia della salvezza?

2. Come vedete voi che le famiglie son la icone della Trinidad?

3. Dialogare sompre “Maternitá” e “Paternitá”:

4. Come possiamo offrire al mondo il significato ed i valori del matrimonio e della famiglia?

Finiamo la sessione pregando insieme: LA PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA


Novembre 2016

Ordo Franciscanus Saecularis 
CONSIGLIO INTERNAZIONALE
COMMISSIONE FAMIGLIA
 Silvia Diana OFS 
CONCLUSIONI DEL SINODO SULLA FAMIGLIA, OTTOBRE 2015
CAPITOLO III 

 

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Questo III Capítolo ci presenta “Famiglia, inclusione e societá” con molti temi importanti a condividere e rifflettere insieme; vi proponiamo di leggere completamente tutto il capitolo.Noi faremo una riflessione sopra alcuni punti, ma proponiamo che ogni fraternirá cerchi di approfondarli secondo la necessitá di ogni realtá locale.
Condividiamo in fraternitá le seguenti domande:
          1. Come é la realtá dei nostri nonni, persone con necessitá speciali, persone non sposate, nelle nostre famiglie e nel nostro intorno?

          2. Migranti, profugi e perseguitati, vivono nelle nostre cittá, qual é la loro situazione?

          3. La donna: quali sono le situazioni di disagio per le donne di oggi?

          4. I nostri bambini ed i giovani sono felici? Sono rispettati i loro diritti nella nostra societá?
Alla luce dei documenti ci formiamo:

La terza età


I nostri nonni sono molto importanti nella rcostruzione dei valori della famiglia:
Uno dei compiti più gravi e urgenti della famiglia cristiana è di custodire il legame tra le generazioni per la trasmissione della fede e dei valori fondamentali della vita. […] La presenza dei nonni in famiglia merita una peculiare attenzione. Essi costituiscono l’anello di congiunzione tra le generazioni, e assicurano un equilibrio psico-affettivo attraverso la trasmissione di tradizioni e di abitudini, di valori e virtù, in cui i più giovani possono riconoscere le proprie radici […] (N°17/18.)
Il papa Francesco nella sua esortazione Amoris Lartitia ci dice:« Non gettarmi via nel tempo della vecchiaia, non abbandonarmi quando declinano le mie forze » (Sal 71,9). È il grido dell’anziano, che teme l’oblio e il disprezzo. Così come Dio ci invita ad essere suoi strumenti per ascoltare la supplica dei poveri, Egli attende anche da noi che ascoltiamo il grido degli anziani. Questo interpella le famiglie e le comunità, perché « la Chiesa non può
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e non vuole conformarsi ad una mentalità di insofferenza, e tanto meno di indifferenza e di disprezzo, nei confronti della vecchiaia. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalità, che facciano sentire l’anziano parte viva della sua comunità. Gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna ». Perciò, « come vorrei una Chiesa che sfida la cultura dello scarto con la gioia traboccante di un nuovo abbraccio tra i giovani e gli anziani! ».[…] ( AL191).La mancanza di memoria storica è un grave difetto della nostra società. È la mentalità immatura dell’“ormai è passato”. Conoscere e poter prendere posizione di fronte agli avvenimenti passati è l’unica possibilità di costruire un futuro che abbia senso. Non si può educare senza memoria: « Richiamate alla memoria quei primi giorni » (Eb 10,32). I racconti degli anziani fanno molto bene ai bambini e ai giovani, poiché li mettono in collegamento con la storia vissuta sia della famiglia sia del quartiere e del Paese. […](AL 193)

Persone con bisogni speciali


Quanto amore si riflette nelle famiglie che danno valore alla vita...
[…] Meritano grande ammirazione le famiglie che accettano con amore la difficile prova di un figlio disabile. Esse danno alla Chiesa e alla società una testimonianza preziosa di fedeltà al dono della vita. La famiglia che accetta con lo sguardo della fede la presenza di persone con disabilità potrà riconoscere e garantire la qualità e il valore di ogni vita, con i suoi bisogni, i suoi diritti e le sue opportunità. Essa solleciterà servizi e cure, e promuoverà compagnia ed affetto, in ogni fase della vita. (N° 21) (AL 47)

Le persone non sposate


Nelle nostre fraternitá ci sono molti fratelli e sorelle che hanno optato per questa condizione di vita...
Molte persone che vivono senza sposarsi non soltanto sono dedite alla propria famiglia d’origine, ma spesso rendono grandi servizi nella loro cerchia di amici, nella comunità ecclesiale e nella vita professionale. Nondimeno, la loro presenza e il loro contributo sono spesso trascurati, e questo procura loro un certo senso di isolamento. Fra di esse, non di rado, si possono trovare nobili motivazioni che li impegnano totalmente nell’arte, nella scienza e per il bene dell’umanità. Molti, poi, mettono i loro talenti a servizio della comunità cristiana nel segno della carità e del volontariato. Vi sono poi coloro che non si sposano perché consacrano la vita per amore di Cristo e dei fratelli. Dalla loro dedizione, la famiglia, nella Chiesa e nella società, è grandemente arricchita.(N° 22)

Migranti, profughi, perseguitati


Una realtá che oggi ci sfida é l’accoglienza ed il lavoro con questi fratelli...
Siamo tutti dei Pellegrini: Merita particolare attenzione pastorale l’effetto del fenomeno migratorio sulla famiglia. Esso tocca, con modalità differenti, intere popolazioni, in diverse parti del mondo. La Chiesa ha esercitato in questo campo un ruolo di primo piano. La necessità di mantenere e sviluppare questa testimonianza evangelica (cf. Mt 25,35) appare oggi più che mai urgente. La storia dell’umanità è una storia di migranti: questa
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verità è inscritta nella vita dei popoli e delle famiglie. Anche la nostra fede lo ribadisce: siamo tutti dei pellegrini. […] L’accompagnamento dei migranti esige una pastorale specifica rivolta alle famiglie in migrazione, ma anche ai membri dei nuclei familiari rimasti nei luoghi d’origine. Ciò deve essere attuato nel rispetto delle loro culture, della formazione religiosa ed umana da cui provengono, della ricchezza spirituale dei loro riti e tradizioni, anche mediante una cura pastorale specifica. «È importante guardare ai migranti non soltanto in base alla loro condizione di regolarità o di irregolarità, ma soprattutto come persone che, tutelate nella loro dignità, possono contribuire al benessere e al progresso di tutti, in particolar modo quando assumono responsabilmente dei doveri nei confronti di chi li accoglie, rispettando con riconoscenza il patrimonio materiale e spirituale del Paese che li ospita, obbedendo alle sue leggi e contribuendo ai suoi oneri» (Francesco, Messaggio per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2016, 12 settembre 2015). […] (N ° 23).

I bambini


Gesú ha detto: “Lasciate che i bambini vengano a me, perché el Regno dei cieli é di chi si fa come loro”. (Mt 19,14)
I bambini sono una benedizione di Dio (cf. Gn 4,1). Essi devono essere al primo posto nella vita familiare e sociale, e costituire una priorità nell’azione pastorale della Chiesa. «In effetti, da come sono trattati i bambini si può giudicare la società, ma non solo moralmente, anche sociologicamente, se è una società libera o una società schiava di interessi internazionali.[…] I bambini ci ricordano […] che siamo sempre figli […].E questo ci riporta sempre al fatto che la vita non ce la siamo data noi ma l’abbiamo ricevuta» (Francesco, Udienza generale, 18 marzo 2015). [...] (N ° 26).
“ La famiglia non può rinunciare ad essere luogo di sostegno, di accompagnamento, di guida, anche se deve reinventare i suoi metodi e trovare nuove risorse. Ha bisogno di prospettare a che cosa voglia esporre i propri figli. A tale scopo non deve evitare di domandarsi chi sono quelli che si occupano di dare loro divertimento e intrattenimento, quelli che entrano nelle loro abitazioni attraverso gli schermi, quelli a cui li affidano per guidarli nel loro tempo libero. Soltanto i momenti che passiamo con loro, parlando con semplicità e affetto delle cose importanti, e le sane possibilità che creiamo perché possano occupare il loro tempo permetteranno di evitare una nociva invasione. C’è sempre bisogno di vigilanza. L’abbandono non fa mai bene. I genitori devono orientare e preparare i bambini e gli adolescenti affinché sappiano affrontare situazioni in cui ci possano essere, per esempio, rischi di aggressioni, di abuso o di tossicodipendenza.”(AL260)
“L’infanzia, oggigiorno, dev’essere oggetto di una attenzione prioritaria da parte della Chiesa, della famiglia e delle istituzioni dello Stato, sia per le possibilitá che offre, come per la vulnerabilitá alla quale stá esposta. I bambini sono un dono ed un segno della presenza de Dio nel nostro mondo per la loro capacitá di accettare con semplicitá il messaggio evangelico. Gesú li ha scelti con speciale tenerezza (Cfr. Mt 19,14), ed ha presentato la loro capacitá di accogliere il Vangelo come il modelo per entrare nel Regno di Dio (Cfr. Mc 10,14; Mt 18,3). Vediamo con dolore la situazione di povertá, di violenza intrafamiliar (soprattutto nelle famiglie irregolari o dismembrate), di abuso sessuale, nella quale si trova una buona parte della nostra infanzia: i settori dell’infanzia lavoratrice, bambini della strada, bambini portatori di HIV, orfani, bambini soldati, e bambini e bambine ingannati ed esposti alla pornografia y prostituzione forzata, sia virtuale che reale. Soprattutto, la prima infanzia (0 a 6 anni) richiede una speciale attenzione e riguardo. Non si puó rimanere indiferenti davanti alla sofferenza di tanti bambini innocenti” (Documento di Aparecida CELAM 438/439)

La donna


«Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19).
La donna ha un ruolo determinante nella vita della persona, della famiglia e della società. «Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale» (Francesco, Udienza Generale, 7 gennaio 2015). […] Resta vero, però, che la condizione femminile nel mondo è soggetta a grandi differenze che derivano in prevalenza da fattori socio-culturali. La dignità della donna ha bisogno di essere difesa e promossa. […] Può contribuire al riconoscimento sociale del ruolo determinante delle donne una maggiore valorizzazione della loro responsabilità nella Chiesa: il loro intervento nei processi decisionali, la loro partecipazione al governo di alcune istituzioni, il loro coinvolgimento nella formazione dei ministri ordinati. (N ° 27)

L’uomo


San Giuseppe, uomo giusto, il quale nell’ora del pericolo«prese con sé il bambino e sua madre nella notte» (Mt 2,14)
L’uomo riveste un ruolo egualmente decisivo nella vita della famiglia, con particolare riferimento alla protezione e al sostegno della sposa e dei figli. Modello di questa figura è San Giuseppe, uomo giusto, il quale nell’ora del pericolo«prese con sé il bambino e sua madre nella notte» (Mt 2,14) e li portò in salvo. Molti uomini sono consapevoli dell’importanza del proprio ruolo nella famiglia e lo vivono con le qualità peculiari dell’indole maschile. L’assenza del padre segna gravemente la vita familiare, l’educazione dei figli e il loro inserimento nella società. La sua assenza può essere fisica, affettiva, cognitiva e spirituale. Questa carenza priva i figli di un modello adeguato del comportamento paterno. […] (N ° 28)

I giovani


Molti giovani continuano a vedere il matrimonio come il grande anelito della loro vita e il progetto di una famiglia propria come la realizzazione delle loro aspirazioni. Essi assumono concretamente, tuttavia, atteggiamenti diversi di fronte al matrimonio. […]I giovani battezzati vanno incoraggiati a non esitare dinanzi alla ricchezza che ai loro progetti di amore procura il sacramento del matrimonio, forti del sostegno che ricevono dalla grazia di Cristo e dalla possibilità di partecipare pienamente alla vita della Chiesa. È perciò necessario discernere più attentamente le motivazioni profonde della rinuncia e dello scoraggiamento. I giovani possono acquistare maggior fiducia nei confronti della scelta matrimoniale grazie a quelle famiglie che, nella comunità cristiana, offrono loro l’esempio affidabile di una testimonianza durevole nel tempo. (N ° 29)

LAVORO FINALE:
          *Davanti a queste sfide e provocazioni, quali sarebbero le linee di azione e gli impegni che dovremo assumere?

          *Specialmente con i fratelli maggiori delle nostre fraternitá, quali impegni dobbiamo assumere per accompagnarli in questa tapa della loro vita?

 

LA PREGHIERA ALLA SANTA FAMIGLIA


Gesù, Maria e Giuseppe

in te contempliamo lo splendore del vero amore,

a te, con fiducia veniamo.

Santa Famiglia di Nazareth,

rendi anche le nostre famiglie il luogo di Cenacolo,

di comunione e di preghiera,

autentiche scuole di Vangelo e piccole chiese domestiche.

Santa Famiglia di Nazareth,

Che non ci siano mainelle famiglie episodi di violenza,

di isolamento e di divisione;

che chi è stato ferito o offeso sia presto essere confortati e guarito.

Santa Famiglia di Nazareth,

sensibilizzare a tutti il carattere sacro e inviolabile della famiglia,

la sua bellezza nel piano di Dio. Gesù,

Maria e Giuseppe, ascoltino e ricevano la nostra preghiera.

Amen.
Lulio 2016