BOLLETTINO INFORMATIVO
Consiglio Internazionale dell’OFS - Edizione Trimestrale
Vol. 2 - N. 4 - 2007 -
Dicembre

L’Ordine Francescano Secolare in Angola

María Aparecida Crepaldi, ofs
Consigliera di Presidenza – Portoghese


Nella capitale Luanda esistono 5 Fraternità OFS canonicamente erette e due in formazione, con l’assistenza spirituale dei Frati Minori.

Nell’interno del paese vi sono Fraternità nel Benguela e Lobito (zona ovest dell’Angola), Huambo (centro del paese), Uíge e Kwanza Norte (nel nord dell’Angola). Attualmente il numero dei professi supera i 500.

La realtà di questa Fraternità nazionale emergente ha una base solida, non solo per il lavoro dei frati, che hanno molto aiutato i membri dell’ OFS nella loro crescita e continuano ad aiutarli, ma anche per la testimonianza eroica di alcuni laici, che hanno attraversato momenti difficili nei periodi di guerra affrontati nel paese, mantenendosi fedeli nella sequela di Cristo alla maniera di San Francesco d’Assisi.

Recentemente la Presidenza del CIOFS ha avuto conoscenza di uno di questi esempi edificante per tutto il nostro Ordine, ragion per cui desideriamo condividerlo con tutti.

Un giovane di 20 anni fu inviato a un Corso per Ufficiali delle Forze Armate Popolari di Liberazione di Angola (FAPLA), forze legate al governo angolano. In quel momento in Angola vigeva un regime marxista-leninista e perciò nessuno poteva manifestare pubblicamente la propria religione fintanto che apparteneva all’esercito. Accadde che il giovane della nostra storia, nonostante tale proibizione, frequentasse regolarmente la chiesa durante la sua formazione. Così, prima di arrivare alla fine del corso, fu denunziato da un collega. Era inserito in un gruppo che preparava il Natale per i bambini nei giorni tra il 17 e il 22 dicembre 1987. Per verificare la denunzia fatta dal collega, il responsabile della Scuola di Formazione si diresse alla baracca dove il giovane alloggiava in compagnia dei suoi colleghi dell’Unità Militare, e lí frugò nel suo zaino. Si turbò nel trovare una Sacra Bibbia, un rosario e una piccola agenda (fatta dai suoi genitori). La furia del capo fu tanta che ordinò ai soldati che erano di servizio di dargli una bastonata quando sarebbe ritornato dalla chiesa. E così avvenne. Alla fine fu avvertito che sarebbe stato punito per sei mesi in una zona di forte conflitto. Considerando che il suo comportamento era accettabile, salvo il fatto che continuava con il suo desiderio di rimanere cristiano, al termine dei sei mesi sarebbe stato richiamato per essere assegnato a una Unità Militare che si trovava vicino all’aeroporto di Luena, Provincia del Moxico, nell’Est dell’Angola. Il suo superiore gli disse che, se avesse cambiato atteggiamento, dopo i sei mesi sarebbe diventato suo amico. Siccome non aveva modo di sottrarsi, il giovane accettò di andare nel luogo che gli era stato assegnato, ma chiese se poteva portare con sé le "prove dell’accusa". Si sottopose alla punizione con la speranza che un giorno sarebbe ritornato nella città.

Il luogo dove era stato inviato era una zona di violenti combattimenti, per cui si rafforzò la sua fiducia in Dio, non avendo nessuno che si opponesse alla lettura "del libro sacro" nè alla recita del rosario. Era stato inviato in questa zona il 31 gennaio del 1988, e il 28 luglio dello stesso anno ricevette un menssaggio che gli chiedeva di rientrare in città prima del giorno 1° agosto. Contento di questa notizia, iniziò i preparativi per il ritorno. Essendo un ufficiale dell’Esercito cominciò con l’accommiatarsi dai suoi subordinati. Il 31 luglio, che era una domenica, a mezzogiorno andò a fare un bagno sulla riva del fiume Zambesi e, al momento in cui si accingeva a stendere i suoi indumenti, esplose una bomba anticarro che, con molta violenza, gli amputò il piede destro che fu scagliato nel fiume. Gli ustionò anche il fianco sinistro. Aveva poche possibilità di sopravvivere. Soffriva terribilmente e non vi erano mezzi aerei per trasportarlo a qualche ospedale specializzato. Passò così 15 giorni: con una salute totalmente compromessa e quasi irriconoscibile, anche perché gli alimenti scarseggiavano. Il sedicesimo giorno dopo l’incidente, arrivò finalmente un elicottero per il suo trasferimento in un ospedale. Però, dopo due ore di volo, l‘elicottero dovette atterrare forzatamente per mancanza di carburante. Atterrarono in una zona nemica, per cui la vita di tutto l’equipaggio correva pericolo. Tuttavia, grazie a Dio, in qualche modo poterono uscire sani e salvi da quel crocevia. E così, il giovane della nostra storia arrivò in ospedale 17 giorni dopo il suo incidente. I medici che lo sottoposero ad intervento chirurgico si meravigliavano di come aveva reagito il suo organismo, nonostante tutto quello che aveva passato.

Quando uscì dall’ospedale, dopo 33 giorni, fu informato che i suoi colleghi dell’unità erano stati decimati dalle truppe nemiche. Ne erano sopravvissuti solamente tre, che erano fuggiti nella vicina Repubblica di Zambia. Nella stessa settimana seppe che il suo ex capo del corso (quello che lo aveva inviato in punizione) aveva subito un incidente aereo, nella città, che gli aveva causato la frattura di una gamba. Con le sue stampelle, il giovane andò a trovarlo nell’ospedale dove era ricoverato; quando lo vide, il superiore lo chiamò per nome e gli disse: "Il tuo Dio mi ha castigato", ricordando la punizione che gli aveva inflitto.
Oggi il giovane ferito della nostra storia è un ufficiale superiore dell’esercito riformato di Angola, è stato catechista per 22 anni e ha professato nell’OFS da 12 anni. Sono passati già 19 anni dall’incidente nel quale ha perduto il piede e soffre forti dolori, però è convinto che i piani di Dio sulla sua vita sono più importanti delle sue sofferenze.

L’OFS di Angola continua a crescere ed il 4 febbraio del 2006 è stata costituita una Commissione Nazionale come Fraternità Nazionale Emergente. Il fratello della nostra storia, Calassumi, è l’attuale segretario nazionale.

 

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