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SINTESI |
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La relazione della Dott.ssa Lori Pieper si basa sullo studio del manoscritto Anonymus Franciscanus, conosciuto per l'innanzi parzialmente, e recentemente da lei ricostruito nella sua interezza. Il documento, nella scia della Vita Valenciennes ( 1250 ca.), è portatore di una tradizione riguardante la forte vicinanza di Santa Elisabetta con i francescani, unitamente a testimonianze, non conosciute prima, per il processo di canonizzazione. La composizione dell'Anonymus risale tra gli anni che vanno dal 1279 al 1301. Vengono passati
in rassegna gli studiosi favorevoli e quelli contrari al carattere
francescano di Elisabetta. Dopo la morte di Lodovico IV, suo marito, e la sua espulsione dalla Wartburg, il venerdì santo 24 marzo 1228, nella chiesa francescana in Eisenach, ponendo le mani sull'altare spogliato, alla presenza del confessore Corrado e di vari frati francescani, esprime formalmente il suo proposito di seguire" tutto quanto il Salvatore nel vangelo ha consigliato di abbandonare" ( i consigli evangelici). In una seconda celebrazione nella città di Marburg, pochi mesi dopo (fine del 1228, inizio 1229), incomincia il servizio nel suo ospedale, che pone sotto il patrocinio di san Francesco, facendosi vestire di tunica grigia. Le fonti non dicono chiaramente sullo stato di vita religioso scelto, perché trapela in questa decisione una discordanza tra lei e Corrado. Questi voleva che scegliesse il monastero (indicazione suggerita anche dal Papa Gregorio IX che le fa recapitare una lettera). Elisabetta desiderava una vita di radicale povertà, andando mendicando di porta in porta (desiderio contrastato energicamente dal suo confessore, che le ingiunge di trattenere anche parte della sua dote a causa dei debiti del marito e per sovvenire ai poveri). Quale dunque lo stato di vita religioso scelto da Elisabetta? Quello, prospettato quasi marginalmente nelle fonti, di "sorores in saeculo" ( sorelle secolari). Tipo di vita la più disprezzata (despectissima), come lei stessa afferma. Uno stato di vita indicato anche dal termine di "ancillae" nel senso biblico mariano di "serve" del Signore. Stato di vita definito dai canonisti come "status tertius" tipico dei penitenti laici, delle beghine francescane e non, e di altri raggruppamenti laicali. Varie sono le "sorores}) della fraternità ospedaliera di Santa Elisabetta. Il loro stato non è quello monastico, come le Clarisse, ma un tipo di vita che è ancora in germe e che si svilupperà molto tra le donne consacrate di vita attiva viventi in comunità (fraternità), come le Elisabettine e le Soeurs grises. Esse adotteranno la Terza Regola francescana "Supra Montem}) di Niccolò IV ( 1289), anche se questa non prevedeva i tre voti religiosi, ma era per secolari viventi nelle proprie case. L'apostolato attivo femminile infatti verrà riconosciuto dalla Chiesa solamente dopo vari secoli. Uno sbocco giuridico di questo stile religioso di vita in fraternità a servizio di opere di misericordia è il Terzo Ordine Regolare. La percezione
di questo esito della vocazione francescana di Santa Elisabetta è
avallato da testimonianze documentali che già risalgono al XII
secolo, irrobustendosi nel corso del XIV e XV.
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