SINTESI
IN LINGUA ITALIANA
DELLA RELAZIONE IN LINGUA INGLESE DELLA DOTT.SSA LORI PIEPER
"S.Elisabetta d'Ungheria, Penitente Francescana"
 

La relazione della Dott.ssa Lori Pieper si basa sullo studio del manoscritto Anonymus Franciscanus, conosciuto per l'innanzi parzialmente, e recentemente da lei ricostruito nella sua interezza. Il documento, nella scia della Vita Valenciennes ( 1250 ca.), è portatore di una tradizione riguardante la forte vicinanza di Santa Elisabetta con i francescani, unitamente a testimonianze, non conosciute prima, per il processo di canonizzazione. La composizione dell'Anonymus risale tra gli anni che vanno dal 1279 al 1301.

    Vengono passati in rassegna gli studiosi favorevoli e quelli contrari al carattere francescano di Elisabetta.

    La studiosa si sofferma sull'analogia riguardante le pratiche religiose tipiche del movimento penitenziale, preesistente nella Chiesa, promosso nuovamente dagli Ordini mendicanti, particolarmente dai francescani, con gli atteggiamenti di vita di santa Elisabetta. Non si ha notizia di un riferimento formale ai primi documenti ispirativi dei penitenti francescani, quali le due recensioni dell'Epistula ad Fideles (prima recensione 1215) di san Francesco, oltre che del Memoriale Propositi (1221), e tuttavia si possono scorgere riflessi significativi di essi nella vita di santa Elisabetta. In seguito all'incontro con i primi francescani e in particolare con frate Rudiger (Rodeger), ella, a corte, desiderava vestirsi con abiti poveri, aspirava ad andare mendicando di porta in porta, sopportando privazioni per amore di Dio. Aveva una particolare sensibilità riguardo alle ingiustizie causate dai funzionari di corte nei confronti dei sudditi poveri; si assoggettò all'obbedienza del confessore Corrado; fece voto di continenza nel caso dovesse sopravvivere al marito ( chiesa di s. Caterina in Eisenach). La sua vita coniugale ebbe queste caratteristiche penitenziali, senza che ella abbia emesso una vera e propria professione in un particolare stato di vita religiosa.

    Dopo la morte di Lodovico IV, suo marito, e la sua espulsione dalla Wartburg, il venerdì santo 24 marzo 1228, nella chiesa francescana in Eisenach, ponendo le mani sull'altare spogliato, alla presenza del confessore Corrado e di vari frati francescani, esprime formalmente il suo proposito di seguire" tutto quanto il Salvatore nel vangelo ha consigliato di abbandonare" ( i consigli evangelici).

    In una seconda celebrazione nella città di Marburg, pochi mesi dopo (fine del 1228, inizio 1229), incomincia il servizio nel suo ospedale, che pone sotto il patrocinio di san Francesco, facendosi vestire di tunica grigia. Le fonti non dicono chiaramente sullo stato di vita religioso scelto, perché trapela in questa decisione una discordanza tra lei e Corrado. Questi voleva che scegliesse il monastero (indicazione suggerita anche dal Papa Gregorio IX che le fa recapitare una lettera). Elisabetta desiderava una vita di radicale povertà, andando mendicando di porta in porta (desiderio contrastato energicamente dal suo confessore, che le ingiunge di trattenere anche parte della sua dote a causa dei debiti del marito e per sovvenire ai poveri).

    Quale dunque lo stato di vita religioso scelto da Elisabetta? Quello, prospettato quasi marginalmente nelle fonti, di "sorores in saeculo" ( sorelle secolari). Tipo di vita la più disprezzata (despectissima), come lei stessa afferma. Uno stato di vita indicato anche dal termine di "ancillae" nel senso biblico mariano di "serve" del Signore. Stato di vita definito dai canonisti come "status tertius" tipico dei penitenti laici, delle beghine francescane e non, e di altri raggruppamenti laicali.

    Varie sono le "sorores}) della fraternità ospedaliera di Santa Elisabetta. Il loro stato non è quello monastico, come le Clarisse, ma un tipo di vita che è ancora in germe e che si svilupperà molto tra le donne consacrate di vita attiva viventi in comunità (fraternità), come le Elisabettine e le Soeurs grises. Esse adotteranno la Terza Regola francescana "Supra Montem}) di Niccolò IV ( 1289), anche se questa non prevedeva i tre voti religiosi, ma era per secolari viventi nelle proprie case. L'apostolato attivo femminile infatti verrà riconosciuto dalla Chiesa solamente dopo vari secoli.

    Uno sbocco giuridico di questo stile religioso di vita in fraternità a servizio di opere di misericordia è il Terzo Ordine Regolare.

    La percezione di questo esito della vocazione francescana di Santa Elisabetta è avallato da testimonianze documentali che già risalgono al XII secolo, irrobustendosi nel corso del XIV e XV.
 

 

 

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