Consiglio Internazionale dell’OFS - Edizione settimanale
Volume: 12 - N. 17 - 2006 - aprile - IV
Da: Segreteria CIOFS
Fr. Ben Brevoort OFMCap
Il tema della Giornata Mondiale della Gioventù era: “Siamo venuti per adorarlo...” e, per quest’incontro internazionale della Gioventù Francescana, abbiamo aggiunto: “...con San Francesco”. Partecipando a questi avvenimenti, siamo invitati a render culto, ad adorare il Signore, interiormente ed esteriormente, con San Francesco.
Giuliano da Spira, un frate tedesco,nella sua “Vita di San Francesco”, scritta nel 1234/35, ci racconta: “I frati chiesero al beato Francesco di insegnar loro come pregare. Parlando con semplicità, egli diede loro questa formula dicendo «Quando pregherete, dite: ‘Padre nostro’ e ‘Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, in tutte le chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo perché con la tua santa Croce hai redento il mondo’». I frati, adempiendo umilmente queste istruzioni e osservando queste semplici parole come se avessero la forza di un mandato di obbedienza, sempre s’inchinavano verso le chiese che potevano scorgere solo a distanza e, prostrati a terra, adoravano come era stato loro insegnato” (Giuliano da Spira, c. 5).
Fin dall’inizio del suo Ordine, Francesco mise l’accento sulla necessità di adorare N. S. Gesù Cristo, interiormente ed esteriormente. E’ da notare che questa adorazione non era soltanto un atteggiamento del pensiero, ma si esprimeva nel contegno del corpo: “adorando interiormente ed esteriormente”, “stando prostrati a terra”, rivolgendosi “verso le chiese che potevano scorgere solo a distanza”.Possiamo sicuramente affermare che l’adorazione francescana è completa, coinvolgendo l’intera personalità, corpo e mente, cuore e anima. Ci sono molte altre circostanze in cui i frati videro Francesco assorto, con tutta la persona, nella preghiera e nell’adorazione: “Quando pregava nelle selve o in luoghi solitari, riempiva i boschi di gemiti, bagnava la terra di lacrime, si batteva il petto con la mano...Così dirigeva tutta la mente e l’affetto verso quell’unica cosa che chiedeva a Dio: non era tanto un uomo che prega quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente” (2Cel LXI, 95).
Francesco invita tutti quelli che si ispirano al suo esempio a “amare Dio e adorarlo con cuore puro e mente pura, perché Egli stesso, ricercando questo sopra tutte le altre cose, disse: I veri adoratori adoreranno il Padre nello Spirito e nella verità (Gv 4, 23). Tutti infatti quelli che lo adorano bisogna che lo adorino nello Spirito della verità (Gv 4, 24)” (LettF 19-20).
Per adorare Dio dobbiamo essere benedetti con “cuore puro e mente pura”, perché allora vedremo Dio. “Veramente puri di cuore – dice San Francesco – sono coloro che disdegnano le cose terrene e cercano le cose celesti, e non cessano mai di adorare e vedere il Signore Dio vivo e vero con cuore e animo puro” (Amm. 16). Francesco stesso era uno di quelli dal “cuore puro e animo puro”, capace di vedere Dio in ogni cosa, come ci dice Tommaso da Celano: “Come descrivere il suo ineffabile amore per le creature di Dio e con quanta dolcezza contemplava in esse la sapienza, la potenza e la bontà del Creatore? Proprio per questo motivo, quando mirava il sole, la luna, le stelle del firmamento, il suo animo si inondava di gaudio...Così quest’uomo, ripieno dello spirito di Dio, non si stancava mai di glorificare, lodare e benedire, in tutti gli elementi e in tutte le creature, il Creatore e governatore di tutte le cose” (1Cel XXIX, 80).
Per vedere e contemplare la realtà con Francesco non dobbiamo pensare di cambiare il mondo intorno a noi, ma cambiare noi stessi, o piuttosto lasciare che Dio ci guidi e ci permetta di essere cambiati. E anche qui, non si tratta tanto di mutare la struttura della nostra personalità o di cambiare le nostre facoltà, nei sensi o nell’intelletto, bensì di cambiare il nostro modo di vedere le cose. Gli occhi restano gli stessi occhi, la mente resta la stessa mente, la persona resta la stessa persona.
Contemplare con Francesco significa guardare alla realtà con occhi limpidi e puri, liberi dalla smania di possedere, ma capaci di vedere il bene che è presente in ogni cosa e in ogni persona. E’ per questo modo di guardare la realtà che Francesco vede tutte le cose come “fratelli e sorelle”, che gli è stato possibile fare la pace con il lupo di Gubbio, vedere il sultano d’Egitto come un fratello, essere accolto allo stesso modo nelle case dei poveri e in quelle dei ricchi. Francesco era capace di lasciar da parte il suo giudizio e di guardare con gli occhi dello spirito. Egli diceva ad uno dei suoi confratelli, un Ministro, di amare i suoi frati: “Amali e non pretendere che diventino cristiani migliori...E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attirarlo al Signore, e abbi sempre misericordia con tali fratelli” (Lett. a un Ministro, 7-11).
Quando saremo capaci di guardare la gente e le cose con occhi limpidi, noi vedremo Dio: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” (Mt 5, 8). Quando avremo messo da parte il nostro interesse personale, avremo cessato di tormentarci per noi stessi, saremo capaci di “adorare e vedere il Signore Dio vivo e vero” (Amm. 16). La gente e le cose diventeranno trasparenti, splenderanno della luce di Dio e ci mostreranno il Creatore da cui provengono. E allora vedremo gli altri come sorelle e fratelli, perché abbiamo un solo Padre, che è nei cieli.Saremo capaci di accettare gli altri così come sono e non come vorremmo che siano, perché ciascuno di loro è posto in una sublime condizione, dato che Dio ci ha creati e formati “a immagine del suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine di Lui secondo lo spirito” (Amm. 5).
Contemplare con Francesco significa anche guardare alle cose con tutto noi stessi, con gli occhi e i sensi del nostro corpo. Francesco aveva bisogno di vedere le cose il più concretamente possibile per vedere con i suoi occhi corporei cosa Gesù ha sofferto per noi. Contemplare con Francesco significa prendere sul serio l’Incarnazione per cercare Dio nelle realtà della vita quotidiana, per cercare di vedere e sentire cosa Gesù ha sperimentato nella sua vita terrena. Ciò vuol dire guardare la Croce e vedere, toccare, fiutare, ascoltare con tutti i nostri sensi cosa Dio ha fatto per noi e continua a fare per noi e con noi.
Contemplare con Francesco significa accostarci alla realtà che ci circonda in modo concreto, permettere che la realtà che ci circonda si accosti a noi così com’è. Significa accettare la realtà, abbracciare i lebbrosi, usare con loro misericordia. Francesco può insegnarci un profondo realismo per guardare alla realtà con occhi aperti; vedere le cose così come sono, senza idealizzarle ma accettandole; accettare il lupo assassino. E allora...la realtà cambierà: il lupo diventa un fratello, il nemico un amico, il mondo un luogo della grazia di Dio. Questa è la via di Dio stesso: Gesù ha redento il mondo accettando la realtà, lasciandosi inchiodare a una croce, lasciandosi rifiutare. Ma Dio lo ha riscattato dalla morte e con la sua santa Croce ha redento il mondo.
“Ti adoriamo Signore Gesù Cristo, in tutte le chiese che sono nel mondo, e ti benediciamo perché per la tua santa Croce hai redento il mondo”.