LISTA C I O F S

Consiglio Internazionale dell’OFS - Edizione settimanale

Volume: 12 - N. 10 - 2006 - marzo - II

Da: Koinonia, 2005, N. 4


L’eucaristia Nella Vita e Nella Missione dei Francescani Secolari
Rendere Grazie
Il Cammino di Solidarietà
A Servizio Degli Ultimi

L’EUCARISTIA NELLA VITA E NELLA
MISSIONE DEI FRANCESCANI SECOLARI

Fr. Michael J. Higgins, TOR

(parte II)

Rendere grazie

Il Papa Giovanni Paolo II afferma che Eucaristia significa letteralmente “rendere grazie”. Il Catechismo della Chiesa Cattolica espande questa nozione quando afferma che il sacramento del corpo e del sangue del Signore viene chiamato Eucaristia “perché é rendimento di grazie a Dio. I termini eucharistein e eulogein ricordano le benedizioni ebraiche che - soprattutto durante il pasto - proclamano le opere di Dio: la creazione, la redenzione e la santificazione” [1]. Queste tre azioni divine, così spesso attribuiti all’identità Trinitaria di Dio sono arricchite e si concretano nel “sí” incondizionato di Gesú alla volontà del Padre nel suo darsi sulla Croce e nell’Eucaristia. L’unica risposta umana adeguata a questo tremendo dono d’amore é lodare e ringraziare. Come indica il Santo Padre,

La Chiesa é chiamata a ricordare agli uomini questa grande verità. E’ urgente che ciò venga fatto soprattutto nella nostra cultura secolarizzata che respira l’oblio di Dio e coltiva la vana autosufficienza dell’uomo. Incarnare il ‘progetto’ eucaristico nella vita quotidiana, là dove si lavora e si vive - in famiglia, a scuola, nella fabbrica, nelle più diverse condizioni di vita - significa, tra l’altro, testimoniare che la realtà umana non si giustifica senza il riferimento al Creatore... [2].

L’Eucaristia invita i fedeli ad essere testimoni della realtà della presenza di Dio nel nostro mondo. Come afferma il Santo Padre: “Non dobbiamo aver paura di parlare di Dio e di essere testimoni orgogliosi della nostra fede” [3]. Ecco un’espressione stupenda di un profondo rendimento di grazie per ciò che Dio ha fatto e continua a fare per l’umanità che lui ha creato, redento e santificato.

Con questo in mente, la missione cristiana - la missione francescana - possono essere interpretate come un fluire naturale di ringraziamento e di lode per la presenza di Dio in ogni campo della nostra vita: “in famiglia, a scuola, nella fabbrica, nelle più diverse condizioni di vita”.

Nel terzo capitolo di Amos, il profeta offre un’intuizione stupenda del perché é profeta. Scrive: “Ruggisce il leone: chi mai non trema? Il Signore Dio ha parlato: chi può non profetare?” (Am 3,8). Detto con altre parole, per rispondere veramente all’esperienza della presenza infinita di Dio nella sua vita Amos non poteva fare altro che essere un profeta. La sua profezia era una risposta naturale alle parole divine che aveva ricevuto dal Signore Dio. La stessa dinamica agisce nella vita e nella missione di San Francesco. La sua esperienza personale del Signore spinge Francesco ad imitare l’esempio di obbedienza e missione di Gesú.

In questa luce i Francescani possono capire la missione più come un’espressione naturale di gratitudine e ringraziamento che come un obbligo richiesto dalla Regola o dalle Costituzioni Generali.

Il Cammino di solidarietà

E’ chiaro che Giovanni Paolo II era un uomo sensibile ai segni dei tempi ed instancabile nel promuovere la giustizia e la pace. Incoraggia ogni seguace di Cristo a fare lo stesso. Afferma che,

L’immagine lacerata del nostro mondo, che ha iniziato il nuovo Millennio con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani a vivere l’Eucaristia come una grande scuola di pace, dove si formino uomini e donne che, a vari livelli di responsabilità nella vita sociale, culturale, politica, si fanno tessitori di dialogo e di comunione [4].

Un aspetto importante della missione e della vita francescana é quello della conversione e della formazione permanente. Il Santo Padre afferma che l’Eucaristia può svolgere un ruolo importante al riguardo. E’ come lui stesso indica “una grande scuola di pace” che ci aiuta ad essere “promotori di dialogo e di comunione”.

San Francesco era conosciuto come uomo di pace. Egli incoraggia i suoi seguaci a salutarsi con parole di pace ed a vivere in pace con tutta la creazione. Non é difficile immaginare che Francesco considerò ciò importante per l’esempio di Cristo, il Principe della Pace. Per rispondere veramente alla loro chiamata, i Francescani devono essere portatori di pace nelle loro famiglie e fraternità ed in ogni campo della loro vita. Come lo afferma il Santo Padre, l’Eucaristia é una scuola dove é possibile sperimentare ed imparare ciò.

A servizio degli ultimi

Giovanni Paolo II conclude le sue riflessioni sull’Eucaristia evidenziando il fatto che il sacramento offre un impulso “per un impegno fattivo nell’edificazione di una società più equa e fraterna” [5]. Il Papa rivolge un appello a tutte le comunità diocesano e parrocchiane a rispondere concretamente con compassione fraterna ad alcune forme di povertà. Il Santo Padre indica che la povertà assume diverse espressioni nel mondo e che non c’é nessuna società che sia immune dai suoi effetti. Il Papa scrive,

Penso al dramma della fame che tormenta centinaia di milioni di essere umani, penso alle malattie che flagellano i Paesi in via di sviluppo, alla solitudine degli anziani, ai disagi dei disoccupati, alle traversie degli immigrati. Sono mali questi che segnano - seppure in misura diversa - anche le regioni più opulente [6].

Il Santo Padre termina la parte finale della Lettera Apostolica indicando che i veri seguaci di Cristo sono riconosciuti per il loro amore e per il loro zelo a favore dei bisognosi. Afferma che “é questo il criterio in base al quale sarà comprovata l’autenticità delle nostre celebrazioni eucaristiche” [7]. Detto con altre parole, l’Eucaristia non é qualcosa che celebriamo attorno ad un altare e poi lasciamo indietro quando usciamo dalla chiesa. Dovrebbe - e deve - avere un effetto nella nostra vita. Ci rende sensibili ai bisogni degli altri, e ci incoraggia a tendere loro la mano con amore, misericordia e compassione.

Sono convinto che Francesco direbbe: “Amen! Mettiamoci all’opera!”

1 Catechismo della Chiesa Cattolica, Seconda Parte Sezione 2, Capitolo 1, Articolo 3:II.

2 MND, 26.

3 MND, 26.

4 MND, 27.

5 MND, 28.

6 MND, 28.

7 MND, 28.