Consiglio Internazionale dell’OFS - Edizione settimanale
Volume: 11 - N. 10 - 2005 - marzo - II
Da: Bollettino CIOFS, 2005, N. 7
Emanuela De Nunzio
Avendo partecipato nel gennaio 2004 al Seminario di studio del Consilium pro Laicis sul tema “Uomini e donne: diversità e reciproca complementarietà” (v. B. I. n. 4), ho letto con estremo interesse la Lettera del Cardinale Ratzinger sulla collaborazione dell’uomo e della donna, approvata dal Papa che ne ha ordinato la pubblicazione, avvenuta il 31 maggio 2004. Ho cercato di leggere anche i commenti che, in Italia, ne ha fatto la stampa laica, sempre critica verso le posizioni del Magistero su tematiche alle quali la cultura moderna è particolarmente sensibile. Un po’ semplicisticamente, potrei raggruppare le reazioni in tre categorie: decisamente contrari, favorevoli “con riserva”, pienamente favorevoli.
Decisamente contrari sono naturalmente i progressisti, secondo i quali la Chiesa cattolica resta “oscurantista” perché non apre ai gay e non concede il sacerdozio femminile. L’esponente radicale Emma Bonino ha paragonato la Lettera del Cardinale Ratzinger al pronunciamento di un imam del Cairo! Da posizioni opposte, c’è anche chi critica la Lettera limitandosi ad esaltare la “sana differenza” del maschio e della femmina e deprecando l’ambiguo concetto di “persona”, che servirebbe solo a giustificare l’omosessualità dilagante.
Favorevoli con riserva sono le rappresentanti del “femminismo della differenza”, che si ritrovano nella preoccupazione del Cardinale per l’unisex, per l’appiattimento del genere umano su un “neutro” di stampo maschile. Esse ravvisano, però, una differenza di fondo fra le loro posizioni, che si sono sviluppate in funzione della libertà individuale, e quelle della Chiesa, nelle quali continuano a scorgere delle limitazioni della libertà.
Tra i favorevoli, si riscontra un filone di pensatori e sociologi, preoccupati per le sorti dell’umanità di fronte ad una generazione tanto incline al sex, drug and rock and roll da ignorare che il senso della vita possa avere qualche relazione con l’audacia, il coraggio, la virtù e l’amore. Il più convinto nell’adesione al testo della Lettera si è rivelato il filosofo americano Harvey Mansfield, della Harvard University. “Non sono cattolico, ma mi trovo in forte accordo con le affermazioni di Ratzinger”, ha dichiarato in un’intervista. E ha aggiunto: “Non bisogna aver paura della religione ... Le femministe negano che ci sia un’essenza delle donne, perché vogliono l’autodeterminazione. Ma questo significa un esercizio illimitato della volontà umana. Ora, gli esseri umani hanno bisogno di una guida e la trovano in Dio o nei principi”.
In questo polverone di critiche e di consensi, sorprende la ... sorpresa di tanti osservatori per “novità” che la Chiesa predica da sempre. Fin dalle sue origini, la tradizione cristiana ha costruito un’antropologia fondata sulla parità fra i sessi, pur non mettendo in discussione una differenza dei ruoli. Un esempio lampante è il matrimonio cristiano, nel quale alla sessualità viene riconosciuto un posto centrale come dono d’amore e come esempio simbolico del legame fra Gesù e l’anima del cristiano, fra Cristo e la Chiesa. Una parità che ha trovato realizzazione concreta nella vita ascetica: questa infatti ha aperto, per la prima volta, anche alle donne la possibilità di sfuggire al proprio ruolo biologico con la scelta della verginità, sconosciuta all’ebraismo e poi all’islam.
Queste sono le premesse, nuove e rivoluzionarie, che il cristianesimo aveva portato nella cultura greco-latina. Il mondo occidentale le ha accolte con difficoltà e con un ritardo di secoli, ma alla fine le ha fatte proprie, come dimostra il semplice fatto che l’idea di emancipazione della donna è nata e si è affermata solo nell’occidente cristiano. Non è quindi il caso di pensare ad un cedimento della Chiesa alle rivendicazioni femministe. Bisogna piuttosto concludere che la Chiesa cattolica – sotto la spinta delle trasformazioni che si avvertono nella nostra società – sta tornando a riflettere e a far riflettere sulle sue antiche premesse, superando un atteggiamento ginecofobico (contraddittorio con quelle premesse), che la ha spesso contraddistinta.
Sarebbe un vero peccato se, dopo una iniziale curiosità, il documento cadesse nel dimenticatoio dell’opinione pubblica, perdendo l’occasione di una discussione seria sulla direzione che sta prendendo la società occidentale proprio nel momento in cui più intenso e drammatico si sta facendo il confronto con altre culture, in particolare con quella islamica.
Sarebbe un vero peccato se legislatori e governanti lasciassero inascoltato l’invito a riconsiderare le politiche sociali in campo educativo, familiare, lavorativo, di accesso ai servizi, di partecipazione civica. Tali politiche, scrive il Cardinale, “se, da una parte, devono combattere ogni ingiusta discriminazione sessuale, dall’altra, devono saper ascoltare le aspirazioni e individuare i bisogni di ognuno”.
Sarebbe un vero peccato se, anche nella vita ecclesiale, si continuasse a tenere in secondo piano il posto delle donne che, secondo il Cardinale, “sono chiamate ad essere modelli e testimoni insostituibili per tutti i cristiani di come la Sposa deve rispondere con l’amore all’amore dello Sposo”.
Doug Clorey - Chelito de Nuñez
Alla fine dell’anno 2003, è stata avviata un’indagine a cura della Commissione Presenza nel mondo. L’obiettivo era quello di descrivere le attività apostoliche intraprese nel mondo dai francescani secolari negli ambiti della famiglia e della vita familiare; del lavoro e del luogo di lavoro; della comunità, della società e della Chiesa.
Il questionario per l’indagine è stato inviato alle 57 Fraternità nazionali dell’OFS e a 33 Fraternità nazionali emergenti. Di queste 90 Fraternità nazionali, solo 27 hanno compilato il questionario: Belgio, Brasile, Camerun, Canada, Ciad, Cile, Congo, Corea, Costa Rica, Danimarca, Filippine, Francia, Gran Bretagna, Guatemala, India, Irlanda, Italia, Nicaragua, Oceania, Olanda, Panama, Repubblica Ceca, Stati Uniti, Togo, Ungheria, Venezuela, Zambia. Mentre ringraziamo cordialmente le Fraternità nazionali che hanno risposto all’indagine, esortiamo le altre a farlo al più presto.
La quantità e qualità delle informazioni fornite è varia. Alcune Fraternità nazionali hanno fatto uno sforzo encomiabile e hanno presentato notizie dettagliate, mentre altre si sono limitate al minimo. Comprendiamo bene che è la prima volta che si fa uno sforzo di questo genere a livello internazionale, perciò non vi è dubbio che non siamo orientati a dare divulgazione del nostro operato francescano secolare nella società in cui viviamo.
Anche a causa del fatto che molte attività dei francescani secolari hanno carattere individuale, che non necessariamente è attribuibile alla Fraternità di appartenenza, molte Fraternità nazionali hanno trovato difficoltà a riassumere le loro iniziative su base nazionale. I questionari che sono risultati più completi includevano informazioni che hanno dovuto essere raccolte presso le Fraternità locali e regionali. Comunque, la richiesta di questa sorta di informazioni ha evidenziato, ancora una volta, la sfida della comunicazione che le Fraternità nazionali devono affrontare nel sollecitare informazioni dalle loro Fraternità regionali e locali, e la quantità di tempo e di sforzi che questo richiede.
Purtroppo, alcune Fraternità nazionali hanno percepito la richiesta di questo tipo di informazioni come un’imposizione dall’alto, e si sono limitate ad un minimo di risposta. Nello stesso tempo, vi sono Consigli nazionali che ci hanno fatto sapere che l’Indagine è servita anche a loro come revisione della posizione dei fratelli di fronte alle situazioni che si trovano a vivere.
E’ importante sottolineare che l’indagine è finalizzata alla divulgazione a tutti i francescani secolari affinchè essi possano essere meglio informati sul lavoro dell’Ordine ed essere rassicurati sulla rilevanza che la sua presenza ha nel mondo. Comunque, quest’indagine ha evidenziato la necessità di comprendere le differenze culturali dei francescani secolari e le norme di comportamento esistenti nei diversi paesi.
In generale, i risultati dell’indagine confermano che il lavoro intrapreso dai francescani secolari è, in sé, esemplare e non può essere “nascosto sotto il moggio”. Tuttavia, l’indagine sembra anche indicare che i francescani secolari mancano del senso d’appartenenza ad un unico Ordine, la cui attività è concatenata a livello mondiale. Bisogna che i francescani secolari si predispongano ad una dimensione mondiale della loro attività e dell’unità che condividono quando sono impegnati nel lavoro apostolico. E’ anche interessante notare che molte delle risposte sono focalizzate sull’attività dei francescani secolari nell’ambito della Chiesa, con poche attività descritte con riferimento alla famiglia, al posto di lavoro e alla comunità. Questo appare significativo alla luce del fatto che i francescani secolari sono chiamati soprattutto a costruire il Regno di Dio nel mondo: nella loro famiglia, nei loro posti di lavoro e nelle loro comunità in generale.
Le informazioni raccolte con l’indagine saranno pubblicate sul Bollettino Internazionale e sul sito Web del Consiglio Internazionale (CIOFS), in modo che il lavoro dei francescani secolari possa essere meglio conosciuto e le Fraternità siano stimolate a seguire le idee più interessanti.
Già qui di seguito possiamo riportare le attività più diffuse nel campo della famiglia e della vita familiare. Nei numeri successivi tratteremo delle attività relative al lavoro e posto di lavoro, nella comunità e società, nella Chiesa. Appositi articoli saranno anche scritti per mettere in risalto talune specifiche attività apostoliche che, per la loro novità o per la ripercussione nella società, potranno offrire utili suggerimenti a tutte le Fraternità.
Nell’ambito riguardante Famiglia e Vita Familiare, riscontriamo una diffusa consapevolezza dell’impegno, che si manifesta mediante:
Con l’augurio di Pace e Bene: Duc in altum!