Consiglio Internazionale dell’OFS - Edizione settimanale
Volume: 10 - N. 11 - 2004 - marzo - II
Da: Bollettino CIOFS, 2003, N. 3
Ana Maria Olmedo Ramos
Ana Maria Olmedo Ramos, da cui ci arriva questo messaggio, è una francescana secolare del Guatemala, che ha ricoperto incarichi di responsabilità formativa tanto all’interno della sua Fraternità nazionale quanto nella più vasta area dei Paesi centro-americani. Su proposta della Presidenza CIOFS, è stata nominata dalla CFF membro del Comitato Direttivo di Franciscans International. In questa veste, nel luglio 2003, ha presentato a Ginevra un’articolata relazione di alto valore spirituale, morale e propositivo.
Con molto rammarico, per ragioni di spazio, ne riportiamo solo alcuni stralci, limitandoci a quelle esposizioni, interpretazioni e proposte che possono valere anche al di fuori della specifica realtà guatemalteca.
Come introduzione, Ana Maria presenta un’interessante -- e drammatica -- descrizione della situazione del suo Paese dopo decenni di guerriglia che lo hanno insanguinato, producendo una autentica “cultura della violenza”. Passa poi ad analizzarne le cause e gli effetti di natura economica, politica, sociale e anche religiosa (proliferazione di sette fondamentaliste “che soltanto addormentano e comprano le coscienze, tramite un indottrinamento alienante e aiuti assistenzialisti”). Cause ed effetti che si intrecciano e si incrementano reciprocamente, nella corresponsabilità di tutti coloro i quali -- all’interno e dall’esterno del Paese -- impediscono l’auto-realizzazione del popolo guatemalteco e il superamento delle strutture ingiuste che lo hanno portato al punto in cui si trova.
Passiamo la parola alla stessa Ana Maria.
Per trasformare queste strutture ingiuste è necessario:
-- sanare le ferite, nella ricerca costante dei percorsi di unità fraterna attraverso il dialogo e la giustizia, modificando il nostro atteggiamento verso il Regno di Dio, fiduciosi nel germe divino presente in ciascuna persona e mediante la forza trasformatrice del perdono;
-- sviluppare, partendo da una Evangelizzazione autentica e a tutti i livelli, l’educazione alla Pace; promuovere una cultura della solidarietà e della dignità, basata sulla giustizia, la difesa dei diritti umani e la salvaguardi della creazione.
Poiché la crescente povertà è il principale fattore di tale situazione, si ravvisa la necessità di invocare l’aiuto di alcune istanze internazionali che possano offrire appoggio e risorse per rendere possibile una Educazione alla Pace. Esistono, di fatto, nei vari Paesi alcune ONG, finanziate da entità internazionali, che tentano di portare tale Cultura della Pace ai settori più colpiti. Tuttavia, per esperienza personale, mi permetto di analizzare i tipi di aiuto che si stanno dando.
Da tempo immemorabile enti europei, inclusa la Chiesa cattolica, si sono sentiti chiamati ad essere solidali con i Paesi sottosviluppati d’America e ci hanno aiutato generosamente, nell’intento di mitigare i problemi di alimentazione, di alloggio e di vestiario delle migliaia di poveri che esistono in questi paesi. Tale aiuto è stato opportuno nei momenti difficili, tuttavia dobbiamo riconoscere che ha risolto i problemi solo temporaneamente e non in modo definitivo, cosicché questa forma di Carità Assistenziale ci ha resi dipendenti: ci hanno dato il pesce, ma non abbiamo imparato a pescare.
A un certo punto, rendendosi conto che la Carità Assistenziale non sradicava la povertà ma in qualche modo la manteneva, alcune entità (soprattutto ONG) si sono fatte carico di promuovere lo sviluppo. S’incominciò a specializzare la mano d’opera (si “insegna a pescare”) e si creò la competenza tramite l’efficienza, dando inizio a quella che potremmo chiamare la Carità Promozionale. Ciò risvegliò in qualche modo la coscienza dell’auto-sviluppo dei popoli, senza dover dipendere dagli altri. Il problema sorse quando i potenti videro minacciati i loro interessi. Ebbe inizio una persecuzione senza precedenti e non ci furono più “laghi” in cui pescare, poiché i potenti fecero in modo che i poveri non vi avessero accesso. A questo punto, vennero in luce le caratteristiche negative della Carità Promozionale:
-- addossa ad altri la responsabilità; ripetendo che la povertà è colpa dei ricchi, genera nuove ferite poiché porta a combattere contro coloro che hanno “prosciugato i laghi”;
-- la delusione induce ad attaccare quelli che considera avversari e perde il senso evangelico di andare a favore dello sviluppo di tutti, logorando le forze in proteste e contestazioni che non portano a nulla;
-- da parte di alcune ONG siamo trattati come adolescenti che ancora non sono capaci di provvedere a se stessi e molte volte veniamo condizionati perché ci si obbliga ad entrare in altra cultura con una propria ideologia, spesso contraria al Vangelo;
-- invece di accusare i colpevoli di “prosciugare i laghi”, non sarebbe meglio rimuovere quelle strutture, affinché il lago non venga prosciugato e si conservi per tutti?
Di che tipo d’aiuto abbiamo effettivamente bisogno?
Abbiamo bisogno di appoggio e risorse che ci permettano, inseriti nella nostra realtà e partendo dal Vangelo, di portare la formazione verso una cultura di solidarietà, giustizia e pace. Per questa ragione potremmo chiamarla Carità Strutturale, Giuridica e Politica.
Le caratteristiche che deve avere questo aiuto:
-- deve innanzi tutto, secondo il Vangelo, sanare le ferite causate finora dalle ingiuste strutture esistenti, recuperando la memoria storica e offrendo il giusto risarcimento economico, morale e spirituale alle vittime dei sistemi oppressori;
-- deve offrire aiuto alla salute mentale degli ex combattenti della guerra e garantire i processi contro i mandanti di tanti massacri;
-- deve rinnovare le strutture per la promozione, tramite il dialogo e la riconciliazione, per una profonda e radicale trasformazione degli atteggiamenti di tutti in vista del bene comune affinché il lago non scompaia;
-- deve portarci ad acquistare la piena maturità, che ci permetta di comprendere che siamo poveri perché non ci siamo assunti le nostre responsabilità di fronte alle strutture ingiuste, incentivando la corresponsabilità ed esaltando il valore della dignità;
-- deve sollecitare la tolleranza reciproca nel rispetto delle culture, in una visione universale che parte dall’amore di Dio che ci guida: solo così sarà possibile creare per tutti e con tutti una vita sostenibile.
Nella sua conclusione, Ana Maria ci lancia un messaggio che è anche un monito:
Non si tratta di cambiare il mondo intero o un singolo Paese: stiamo tutti dentro questo circolo vizioso di violenza e potremo uscirne solo cambiando i nostri atteggiamenti di indifferenza, rassegnazione e passività o di contrapposizione. Perciò dobbiamo incominciare il processo di trasformazione qui, nel nostro ambiente più vicino, per essere come piccole cellule che, a poco a poco, vanno trasformando un organo; e gli organi trasformati trasformano a loro volta l’organismo completo fino a raggiungere la salute dell’intero corpo.
Ana Maria è convinta che in questo processo la Famiglia Francescana, anche tramite FI, abbia un ruolo importante da svolgere. Possa il suo entusiasmo essere un incoraggiamento e uno stimolo per tutti i francescani secolari del mondo. Per chi volesse mettersi in contatto con lei, Il suo indirizzo di posta elettronica è: anaolm2000@intelnett.com
Nel suo messaggio di auguri all’OFS per il 25° anniversario di approvazione della Regola, fr. John Quigley OFM ha scritto alla Ministra Generale dell’OFS: “Mi rallegra vedere che molti fratelli e sorelle dell’OFS sono molto impegnati nella promozione e difesa dei diritti umani, uno sforzo che, da FI Ginevra, compiamo quotidianamente in nome dei poveri e degli oppressi”