Consiglio Internazionale dell'OFS - Edizione settimanale
Volume: 8 - N. 13 - 2002 - marzo - V
Da: http://Vatican.va
4. Per mettere a fuoco alcune dimensioni specifiche di questo specialissimo colloquio di salvezza che è la confessione sacramentale, vorrei oggi assumere come «icona biblica» l'incontro di Gesù con Zaccheo (cfr Lc 19, 1-10).
5. Il racconto, come sappiamo, presenta l'incontro tra Gesù e Zaccheo quasi come un fatto casuale. Gesù entra in Gerico e l'attraversa accompagnato dalla folla (cfr Lc 19,3). Zaccheo sembra mosso, nel suo arrampicarsi sul sicomoro, quasi solo da curiosità. A volte gli incontri di Dio con l'uomo hanno proprio l'apparenza della casualità. Ma nulla è «casuale» sul versante di Dio. Collocati nelle realtà pastorali più diverse, ci può talvolta scoraggiare o demotivare il fatto che, alla vita sacramentale, tanti cristiani non solo non prestino la debita attenzione, ma spesso, quando si accostano ai Sacramenti, lo facciano in modo superficiale. ...
Ebbene, è proprio il caso di Zaccheo. Tutto è stupefacente in ciò che gli succede. Se non ci fosse stata, ad un certo punto, la «sorpresa» dello sguardo di Cristo, egli sarebbe forse rimasto muto spettatore del suo passaggio tra le strade di Gerico. Gesù sarebbe passato accanto, non dentro la sua vita. Egli stesso non sospettava che la curiosità, che lo aveva mosso ad un gesto così singolare, era già frutto di una misericordia che lo precedeva, lo attraeva, e presto lo avrebbe cambiato nell'intimo del cuore. ...
Rileggiamo quella stupenda indicazione di Luca sull'atteggiamento di Cristo: «Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua"» (Lc 19,5).
Ogni incontro con un fedele che ci chiede di confessarsi, anche se in modo un po' superficiale, perché non adeguatamente motivato e preparato, può essere sempre, per la grazia sorprendente di Dio, quel «luogo» vicino al sicomoro in cui Cristo levò gli occhi verso Zaccheo. ... Dovette essere, per Zaccheo, un'esperienza sconvolgente sentirsi chiamare per nome. Quel nome era, da tanti suoi compaesani, caricato di disprezzo. Ora egli lo sentiva pronunciare con un accento di tenerezza, che esprimeva non solo fiducia, ma familiarità, e quasi urgenza di un'amicizia. Sì, Gesù parla a Zaccheo come un amico di vecchia data, forse dimenticato, ma che non per questo ha rinunciato alla sua fedeltà, ed entra perciò, con la dolce pressione dell'affetto, nella vita e nella casa dell'amico ritrovato: «Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua» (Lc 19,5).
6. Colpisce, nel racconto di Luca, il tono del linguaggio: tutto è così personalizzato, così delicato, così affettuoso! Non si tratta solo di toccanti tratti di umanità. C'è, dentro questo testo, un'urgenza intrinseca, che Gesù esprime come rivelatore definitivo della misericordia di Dio. Egli dice: «devo fermarmi a casa tua», o, per tradurre ancora più letteralmente: «è necessario per me fermarmi a casa tua» (Lc 19, 5). Seguendo la misteriosa mappa delle strade a lui indicate dal Padre, Gesù ha trovato sul suo cammino anche Zaccheo. Presso di lui Egli sosta come per un incontro previsto fin dall'inizio. La casa di questo peccatore sta per diventare, a dispetto di tante mormorazioni dell'umana meschinità, un luogo di rivelazione, lo scenario di un miracolo della misericordia. Certo, questo non avverrà, se Zaccheo non scioglierà il suo cuore dai lacci dell'egoismo e dai nodi dell'ingiustizia perpetrata con la frode. Ma la misericordia gli è già arrivata come offerta gratuita e sovrabbondante. La misericordia lo ha preceduto!
Questo è ciò che avviene in ogni incontro sacramentale. Non dobbiamo pensare che sia il peccatore, con il suo autonomo cammino di conversione, a guadagnarsi la misericordia. Al contrario, è la misericordia a spingerlo sulla strada della conversione. L'uomo, da se stesso, non è capace di nulla. E non merita nulla. La confessione, prima di essere un cammino dell'uomo verso Dio, è un approdo di Dio nella casa dell'uomo. ...
7. «Devo fermarmi a casa tua». Cerchiamo di penetrare ancora più profondamente in queste parole. Sono una proclamazione. Prima di indicare una scelta compiuta da Cristo, esse proclamano la volontà del Padre. Gesù si presenta come uno che ha un preciso mandato. Egli stesso ha una «legge» da osservare: la volontà del Padre, che Egli compie con amore tale, da farne il suo «cibo» (cfr Gv 4, 34). Le parole con cui Gesù si rivolge a Zaccheo non sono soltanto un modo di stabilire un rapporto, ma l'annuncio di un progetto disegnato da Dio.
L'incontro si compie nell'orizzonte della Parola di Dio, che fa tutt'uno con la Parola e il Volto di Cristo. È questo anche l'inizio necessario di ogni autentico incontro per la celebrazione della Penitenza. ...
Per ben delineare tutto questo, l'«icona biblica» di Zaccheo offre ancora un'indicazione importante. Nel Sacramento, prima che con «i comandamenti di Dio», ci si incontra, in Gesù, con «il Dio dei comandamenti». A Zaccheo Gesù presenta se stesso: «Mi devo fermare a casa tua». È lui il dono per Zaccheo, ed è insieme lui la «legge di Dio» per Zaccheo. Quando si incontra Gesù come un dono, allora anche l'aspetto più esigente della legge acquista la «levità» propria della grazia, secondo quella dinamica soprannaturale che faceva dire a Paolo: «Se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete più sotto la legge» (Gal 5,18). Ogni celebrazione della penitenza dovrebbe suscitare nell'animo del penitente lo stesso sussulto di gioia che le parole di Cristo provocarono in Zaccheo, il quale «in fretta scese e lo accolse pieno di gioia» (Lc 19,6).
8. La precedenza e la sovrabbondanza della misericordia non devono, peraltro, far dimenticare che essa è solo il presupposto della salvezza, che giunge a compimento nella misura in cui trova risposta da parte dell'essere umano. Il perdono concesso nel sacramento della Riconciliazione, infatti, non è un atto esterno, una sorta di «sanatoria» giuridica, ma un vero e proprio incontro del penitente con Dio, che ristabilisce il rapporto di amicizia infranto dal peccato. La «verità» di questo rapporto esige che l'uomo accolga l'abbraccio misericordioso di Dio, superando ogni resistenza dovuta al peccato.
È quello che avviene in Zaccheo. Sentendosi trattato da «figlio», egli comincia a pensare e a comportarsi come un figlio, e lo dimostra riscoprendo i fratelli. Sotto lo sguardo amorevole di Cristo, il suo cuore si apre all'amore del prossimo. Da un atteggiamento di chiusura, che lo aveva portato ad arricchirsi senza darsi cura della sofferenza altrui, passa a un atteggiamento di condivisione, che si esprime in una vera e propria «divisione» del suo patrimonio: la «metà dei beni» ai poveri. L'ingiustizia, perpetrata a danno dei fratelli con la frode, è riparata con una restituzione quadruplicata: «Se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto» (Lc 19,8). È solo a questo punto che l'amore di Dio raggiunge il suo scopo, e la salvezza si compie: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa» (Lc 19,9).
11. Con le parole rivolte da Cristo agli Apostoli nel Cenacolo dopo la Risurrezione, e invocando la Vergine Maria, Regina Apostolorum e Regina pacis, vi stringo tutti in un fraterno abbraccio: Pace, pace a tutti e a ciascuno di voi. Buona Pasqua!