Consiglio Internazionale dell'OFS - Edizione settimanale
Volume: 6 - N. 9 - 2000 - marzo - I
Da: Bollettino CIOFS, 1999, N. 2
Stiamo nel 2000 con negli occhi immagini strazianti di guerra, di dolori, di lacrime, di devastazioni e di morte.
Immagini di uomini e donne, di vecchi e bambini, sfiniti e disperati, sequenze di profughi in cerca di aiuto, ammassati in lunghe e impressionanti carovane umane che sembrano non finire mai.
E sono nostri Fratelli, e sono figli dell'identico Padre, e in ciascuno si nasconde il volto straziato di Cristo. Fratelli nostri che sembrano rassegnati a non contare niente, a non meritare né rispetto, né considerazione, né amore, né vita.
E c'è una parola di Dio che dichiara "Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia..." (Mt. 5,6). Parola non di certo rivolta alle vittime della guerra che, per le condizioni in cui versano, non possono sentirsi beate.
Ma è parola rivolta a noi perché abbiamo a far nostri i loro bisogni; perché abbiamo a sentirli Fratelli nella loro dignità di Figli di Dio; perché anche se diversi da noi per lingua, paese e cultura non abbiamo a fermarci su queste diversità solo apparenti.
Avere fame e sete di giustizia è un dono grande da chiedere a Dio, un dono che porta con sé frutti preziosi, non in forza della nostra ragione, ma in forza della nostra fede e per quanto lo consentono la grazia e la purezza del cuore.
Sappiamo per esperienza che se diminuisce la tensione spirituale diminuisce anche ogni slancio verso i Fratelli e di conseguenza diminuisce anche la fame e la sete di giustizia, ed è cosa assai pericolosa.
Allora:
- se gli Stati sono il risultato di quello che gli uomini fanno nel
loro piccolo settore di influenza;
- se la giustizia e la carità sono la verifica della nostra
fede;
- se la ricerca del Regno di Dio si esprime in ogni atto di amore
per il prossimo;
- se Gesù si identifica nell'affamato, nell'assetato, nel
malato e nel forestiero...;
- se dobbiamo ricercare la persona vivente ed operante di Cristo in
ogni fratello (Reg.5);
- se dobbiamo credere nel germe divino che c'è nell'uomo e
nella potenza trasformatrice dell'amore (Reg. 19);
Allora: quanto sta in noi e quanto dipende da noi va messo a disposizione del prossimo per alleviarne il dolore, per asciugarne le lacrime, per infondergli una qualche speranza.
Contemporaneamente occorre che salga al Cielo incessante la nostra supplice preghiera perché Dio Padre, nella Sua infinita misericordia, abbia ancora pietà degli uomini e li liberi da tale flagello.
Dalla Francia: Le Fraternità francescane operano nel cuore dell'emarginazione
Dominique Delaage (da: "La Croix", 20/3/98)
Proprio nei giorni successivi alla presentazione di un progetto di legge contro l'emarginazione, la Fraternità Secolare di s. Francesco organizzava a Bordeaux una sessione nazionale di formazione su questo tema. Una coincidenza che il P. Lucien Converset, venuto a testimoniare la sua esperienza a Dole, ha colto per evocare il ruolo della politica. "Pio XI ha detto che l'espressione più alta della carità è l'espressione politica. Legare il vostro essere francescani al vostro operare nella politica, ecco cosa farebbe un bell'insieme", ha buttato lì come incoraggiamento. In effetti, i cristiani si sentono a loro agio nell'impegno personale verso i più poveri, piuttosto che nel dibattito politico anche quando questo sia dedicato all'emarginazione.
Per le Fraternità francescane, la politica è rimasta a lungo un tabù - gli ha risposto Mimi Def, già membro della Presidenza del CIOFS. I francescani vedevano in essa un rischio di divisioni. Da una ventina di anni, siamo profondamente cambiati. E il testo fondamentale del nostro impegno, riscritto all'inizio degli anni '90, prescrive che dobbiamo collaborare alla preparazione di leggi e regolamenti giusti".
Un po' più tardi, in lavori di gruppo, Fr. Nicolas che lavora in un quartiere popolare di Bordeaux precisava: "Secondo S. Francesco, non si tratta di porre rimedio, ma di condividere, di vivere "in mezzo", di vivere "con". Tuttavia, essere solidali con qualcuno significa sostenerlo fino in fondo, ivi compreso nelle sue lotte politiche."
"Abbiamo meno bisogno di poliziotti che di gente che abbia il tempo per far ammirare il bello, come ad esempio un'aurora ai bambini delle città..." lanciava P. Converset, sottolineando nel contempo che "le cose in politica vanno meglio da che vi sono più donne che se ne occupano".
Tra veglie, preghiere e gruppi di studio, Mimi Def dava la sua valutazione, a caldo, sul progetto di legge: "Accesso alle cure mediche, all'abitazione, al posto di lavoro... come non applaudire a questi obiettivi. Io mi interrogo, peraltro, sul finanziamento di tutto ciò. E mi rammarico che concetti come la responsabilizzazione, il sostegno all'iniziativa, l'accettazione del rischio non siano stati più sviluppati. Perché, secondo me, una delle minacce per la nostra società risiede nel fossato che separa coloro che devono lavorare sempre più duramente che quelli che sono assistiti o che sono meglio protetti in seno al settore di lavoro pubblico.
Comunque, nei gruppi di studio l'attenzione si è soffermata meno sulle disposizioni del progetto di legge che su quelle annidate nel fondo del cuore di ciascuno: "Incontrando il lebbroso, Francesco ha cercato la lebbra che esisteva nel suo cuore. E' così che ha potuto riconoscere le ferite che portava in sé", ricordava il P. Florent Nibel.
Filippine: dal 7 al 9 maggio
1999, presieduto dal Consigliere Internazionale Peter Keogh
(Australia), presente l'A.G. P. Ben Brevoort, OFMCapp.
Lucy Almirañez è stata eletta Ministro Nazionale.
Cile: dal 21 al 23 maggio 1999,
presieduto dalla Consigliera Internazionale Elda Damonte
(Argentina), con la presenza dell'A.G. P. Nils Thompson, OFM.
Zulema Cordero è stata confermata Ministro Nazionale.
La Presidenza CIOFS presenta le sue felicitazioni ai nuovi responsabili nazionali dell'OFS, chiede al Signore di accordare loro la sua benedizione e di aiutarli nell'esercizio della funzione che è stata loro affidata.