Consiglio Internazionale dell'OFS - Edizione settimanale
Volume: 6 - N. 2 - 2000 - gennaio - II
Da: http://Vatican.va
(Parte II)
13. "Pace in terra agli uomini, che Dio ama!". Dalla problematica della guerra, lo sguardo si volge naturalmente a un'altra dimensione, che è ad essa particolarmente legata: la questione della solidarietà. Il nobilissimo e impegnativo compito della pace, insito nella vocazione dell'umanità ad essere e a riconoscersi come famiglia, ha un suo punto di forza nel principio della destinazione universale dei beni della terra, principio che non delegittima la proprietà privata, ma ne apre la concezione e la gestione alla sua imprescindibile funzione sociale, a vantaggio del bene comune e specialmente dei membri più deboli della società.(2) Questo fondamentale principio è purtroppo ampiamente disatteso, come dimostra il persistere e l'allargarsi del divario tra un Nord del mondo, sempre più saturo di beni e di risorse e composto da un numero crescente di anziani, e un Sud in cui si concentra ormai la larga maggioranza delle giovani generazioni, ancora prive di una credibile prospettiva di sviluppo sociale, culturale ed economico.
Nessuno si illuda che la semplice assenza di guerra, pur così auspicabile, sia sinonimo di pace duratura. Non c'è pace vera se ad essa non si accompagnano equità, verità, giustizia e solidarietà. Resta destinato al fallimento qualsiasi progetto che tenga separati due diritti indivisibili e interdipendenti: quello alla pace e quello ad uno sviluppo integrale e solidale."Le ingiustizie, gli eccessivi squilibri di carattere economico o sociale, l'invidia, la diffidenza e l'orgoglio che dannosamente imperversano tra gli uomini e le nazioni, minacciano incessantemente la pace e causano le guerre. Tutto quanto si fa per eliminare questi disordini contribuisce a costruire la pace e ad evitare la guerra".(3)
14. All'inizio di un nuovo secolo, la povertà di miliardi di uomini e donne è la questione che più di ogni altra interpella la nostra coscienza umana e cristiana. Essa è resa ancor più drammatica dalla consapevolezza che i maggiori problemi economici del nostro tempo non dipendono dalla mancanza di risorse, ma dal fatto che le attuali strutture economiche, sociali e culturali faticano a farsi carico delle esigenze di un autentico sviluppo.
A giusto titolo i poveri, sia quelli dei Paesi in via di sviluppo sia quelli dei Paesi prosperi e ricchi, "chiedono il diritto di partecipare al godimento dei beni materiali e di mettere a frutto la loro capacità di lavoro, creando così un mondo più giusto e per tutti più prospero. L'elevazione dei poveri è una grande occasione per la crescita morale, culturale ed anche economica dell'intera umanità".(4) Guardiamo ai poveri non come ad un problema, ma come a coloro che possono diventare soggetti e protagonisti di un futuro nuovo e più umano per tutto il mondo.
Urgenza di un ripensamento dell'economia
15. In questa prospettiva è doveroso interrogarsi anche su quel crescente disagio che, al giorno d'oggi, di fronte ai problemi che emergono sul versante della povertà, della pace, dell'ecologia, del futuro dei giovani, molti studiosi e operatori economici avvertono quando riflettono sul ruolo del mercato, sulla pervasiva dimensione monetaria-finanziaria, sulla divaricazione tra l'economico e il sociale e su altri simili temi dell'attività economica.
È forse giunto il momento di una nuova ed approfondita riflessione sul senso dell'economia e dei suoi fini. Sembra a tal proposito urgente che venga riconsiderata la concezione stessa del benessere, perché non sia dominata da un'angusta prospettiva utilitaristica, lasciando uno spazio del tutto marginale e residuale a valori come quelli della solidarietà e dell'altruismo.
16. Vorrei qui invitare i cultori della scienza economica e gli stessi operatori del settore, come pure i responsabili politici, a prender atto dell'urgenza che la prassi economica e le politiche corrispondenti mirino al bene di ogni uomo e di tutto l'uomo. Lo richiede non solo l'etica, ma anche una sana economia. Sembra infatti confermato dall'esperienza che il successo economico sia sempre più condizionato dal fatto che vengano valorizzate le persone e le loro capacità, promossa la partecipazione, coltivate di più e meglio le conoscenze e le informazioni, incrementata la solidarietà.
Si tratta di valori che, lungi dall'essere estranei alla scienza e all'agire economici, contribuiscono a farne una scienza e una prassi integralmente "umane". Un'economia che non consideri la dimensione etica e non si curi di servire il bene della persona - di ogni persona e di tutta la persona - non può di per sé dirsi neppure "economia", intesa nel senso di una razionale e benefica gestione della ricchezza materiale.
17. Dal momento che l'umanità, pur chiamata ad essere una sola famiglia, è ancora drammaticamente divisa in due dalla povertà - all'inizio del XXI secolo, più di un miliardo e quattrocento milioni di persone vivono in una situazione di estrema povertà - , è particolarmente urgente una riconsiderazione dei modelli che ispirano le scelte di sviluppo.
A questo riguardo, si dovranno meglio armonizzare le legittime esigenze dell'efficienza economica con quelle della partecipazione politica e della giustizia sociale, senza ricadere negli errori ideologici commessi nel XX secolo. In concreto, ciò significa intessere di solidarietà le reti delle interdipendenze economiche, politiche e sociali, che i processi di globalizzazione in atto tendono ad accrescere.
Tali processi esigono un ripensamento della cooperazione internazionale, nei termini di una nuova cultura di solidarietà. Pensata come seme di pace, la cooperazione non si può ridurre all'aiuto e all'assistenza, addirittura mirando ai vantaggi di ritorno per le risorse messe a disposizione. Essa deve esprimere, invece, un impegno concreto e tangibile di solidarietà, tale da rendere i poveri protagonisti del loro sviluppo e consentire al maggior numero possibile di persone di esplicare, nelle concrete circostanze economiche e politiche in cui vivono, la creatività tipica della persona umana, da cui dipende anche la ricchezza delle Nazioni.(5)
Occorre, in particolare, trovare soluzioni definitive all'annoso problema del debito internazionale dei Paesi poveri, garantendo allo stesso tempo i finanziamenti necessari anche per la lotta contro la fame, la malnutrizione, le malattie, l'analfabetismo ed il degrado ambientale.
18. Si pone oggi, in forma più urgente che nel passato, la necessità di coltivare la coscienza di valori morali universali, per affrontare i problemi del presente, la cui connotazione comune è data dalla dimensione planetaria che essi vanno assumendo. La promozione della pace e dei diritti umani; la composizione dei conflitti armati interni ed esterni agli Stati; la tutela delle minoranze etniche e dei migranti; la salvaguardia dell'ambiente; la battaglia contro terribili malattie; la lotta contro i mercanti della droga e delle armi e contro la corruzione politica ed economica, sono questioni a cui nessuna Nazione è in grado oggi di far fronte da sola. Esse riguardano l'intera comunità umana, e pertanto si devono affrontare e risolvere operando insieme.
Si deve trovare la strada per discutere, con un linguaggio comprensibile e comune, i problemi posti dal futuro dell'uomo. Il fondamento di questo dialogo è la legge morale universale scritta nel cuore dell'uomo. Seguendo questa "grammatica" dello spirito la comunità umana può affrontare i problemi della convivenza e muoversi verso il futuro nel rispetto del disegno di Dio.(6)
Dall'incontro tra fede e ragione, tra senso religioso e senso morale deriva un contributo decisivo nella direzione del dialogo e della collaborazione tra i popoli, tra le culture e le religioni.
19. "Pace in terra agli uomini, che Dio ama!". In tutto il mondo, nel contesto del Grande Giubileo, i cristiani sono impegnati a fare solenne memoria dell'Incarnazione. Riascoltando l'annuncio degli Angeli nel cielo di Betlemme (cfr Lc 2,14), essi ne fanno memoria con la consapevolezza che Gesù "è la nostra pace"(Ef 2,14), è dono di pace per tutti gli uomini. Le sue prime parole ai discepoli dopo la Risurrezione sono state: "Pace a voi!"(Gv 20, 19.21.26). Egli è venuto per unire ciò che era diviso, per distruggere il peccato e l'odio, risvegliando nell'umanità la vocazione all'unità e alla fraternità. Egli, pertanto, è "il principio e il modello di questa umanità rinnovata permeata di amore fraterno, di sincerità e di spirito di pace, alla quale tutti vivamente aspirano".(7)
20. In quest'anno giubilare, la Chiesa, nel ricordo vivissimo del suo Signore, intende confermare la propria vocazione e missione ad essere in Cristo "sacramento" ossia segno e strumento di pace nel mondo e per il mondo. Per essa, adempiere la sua missione evangelizzatrice è lavorare per la pace."Così la Chiesa, unico gregge di Dio, quale vessillo alzato tra i popoli, ponendo a servizio di tutto il genere umano il Vangelo della pace, compie nella speranza il suo pellegrinaggio alla meta della patria celeste.(8)
Pertanto l'impegno di costruire la pace e la giustizia per i fedeli cattolici non è secondario, ma essenziale, e va assolto con animo aperto verso i fratelli delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, i credenti di altre religioni e verso tutti gli uomini e le donne di buona volontà, con cui condividono la stessa ansia di pace e di fraternità.
Impegnarsi generosamente per la pace
21. È motivo di speranza constatare come, nonostante molteplici e gravi ostacoli, continuino a svilupparsi quotidianamente iniziative e progetti di pace, con la generosa collaborazione di tante persone. La pace è un edificio sempre in costruzione. Alla sua edificazione concorrono:
- i genitori che, in famiglia, vivono e testimoniano la pace e ad essa educano i loro figli;
- gli insegnanti che sanno trasmettere valori autentici, presenti in ogni area del sapere e nel patrimonio storico e culturale dell'umanità;
- gli uomini e le donne del lavoro impegnati a dilatare la loro secolare lotta per la dignità del lavoro alle nuove situazioni che, a livello internazionale, reclamano giustizia e solidarietà;
- i governanti che pongono al centro dell'azione politica propria e dei loro Paesi una ferma e convinta determinazione per la pace e per la giustizia;
- quanti, nelle Organizzazioni Internazionali, operano, spesso con scarsità di mezzi, in prima linea, dove essere "operatori di pace" è impresa rischiosa anche per la propria personale incolumità;
- i membri delle Organizzazioni Non Governative che, con lo studio e l'azione, in diverse parti del mondo e nelle più svariate situazioni, sono dediti alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti;
- i credenti i quali, convinti che la fede autentica non è mai fonte di guerra né di violenza, promuovono attraverso il dialogo ecumenico e quello interreligioso, le ragioni della pace e dell'amore.
22. Il mio pensiero corre particolarmente a voi, cari giovani, che sperimentate in modo speciale la benedizione della vita e avete il dovere di non sprecarla. Nelle scuole e nelle università, negli ambienti di lavoro, nel tempo libero e nello sport, in tutto quello che fate, lasciatevi guidare da questo costante pensiero: la pace dentro di voi e fuori di voi, la pace sempre, la pace con tutti, la pace per tutti.
Ai giovani che hanno purtroppo conosciuto la tragica esperienza della guerra e provano sentimenti di odio e di risentimento, voglio dire una parola implorante: fate il possibile per ritrovare la strada della riconciliazione e del perdono. È una strada difficile, ma è l'unica che vi permette di guardare al futuro con speranza per voi, i vostri figli, i vostri Paesi e l'umanità intera.
Avrò modo di riprendere questo dialogo con voi, cari giovani, quando ci incontreremo a Roma, nel prossimo agosto, per la Giornata Giubilare a voi dedicata.
Il Papa Giovanni XXIII, in uno dei suoi ultimi discorsi, si rivolse ancora una volta "agli uomini di buona volontà" per invitarli ad impegnarsi in un programma di pace fondato sul "vangelo dell'obbedienza a Dio, della misericordia, del perdono". Ed aggiungeva: "Allora, senza alcun dubbio, la fiaccola luminosa della pace percorrerà la sua strada, accendendo la gioia e versando la luce e la grazia nel cuore degli uomini su tutta la superficie della terra, facendo loro scoprire, al di là di tutte le frontiere, volti di fratelli, volti di amici".(9) Possiate voi, giovani del 2000, scoprire e far scoprire volti di fratelli e volti di amici!
In questo Anno Giubilare, in cui la Chiesa si impegnerà nella preghiera per la pace con suppliche speciali, ci rivolgiamo con filiale devozione alla Madre di Gesù invocandola come Regina della pace, affinché Ella dispensi con larghezza i doni della sua materna bontà e aiuti il genere umano a diventare una sola famiglia, nella solidarietà e nella pace.
Dal Vaticano, 8 dicembre dell'anno 1999.
Note:
(2) Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1° maggio 1991), 30-43: AAS 83 (1991), 830-848.
(3) Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2317.
(4) Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1o maggio 1991), 28: AAS 83 (1991), 828.
(5) Cfr Giovanni Paolo II, Discorso all'ONU nel 50 o della fondazione (5 ottobre 1995), 13: Insegnamenti 182 (1995), 739-740.
(6) Cfr ibid., 3: l.c., 732.
(7) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'attività missionaria della Chiesa Ad gentes, 8.
(8) Conc. Ecum. Vat. II, Decr. sull'ecumenismo Unitatis redintegratio, 2.
(9) In occasione della consegna del Premio Balzan (10 maggio 1963): AAS 55 (1963), 455.