LISTA C I O F S

Consiglio Internazionale dell'OFS - Edizione settimanale

Volume: 2 - N. 13 - 1996 - marzo - V

Da: Lettera agli Assistenti, 1996, N. 1


I Francescani e l'ecumenismo
5. Una nuova spiritualità
Conclusione
Uso della Bibbia

I FRANCESCANI E L'ECUMENISMO

Con S. Francesco d'Assisi nello spirito del dialogo ecumenico

Tecle Vetrali OFM

( Continuazione)

5. Una nuova spiritualità

Dalle osservazioni precedentemente esposte non meraviglia l'interesse di tutte le confessioni cristiane e di tutte le religioni e del movimento ecumenico per la figura e il messaggio di S. Francesco. Infatti, la spiritualità francescana è profondamente ecumenica.

Una prima caratteristica che fa di Francesco un uomo ecumenico è il suo rapporto con la parola di Dio. Dall'incontro con il vangelo scaturisce la scelta della sua vita (An p 10.11: 1497), e quella dei suoi frati è una "-vita secondo il vangelo-" (Rnb, Premessa: 2.4); anche il discernimento della vocazione dei primi compagni è operato alla luce del vangelo (2 Cel 15:601; 1 Cel 24:360; Leg Comp 27-29:1429-1432; LegM 3.3:1053... ). L'ermeneutica della parola di Dio in S. Francesco è chiara e lineare: "-La lettera uccide, lo Spirito vivifica-" (Am 7:156); non erudizione, ma conversione, prontezza nell'operare, dar gloria a Dio: è il principio ermeneutico di S. Francesco; per lui la carità, contenuto della parola di Dio, vale più della lettura, per cui non esita a regalare a persona bisognosa il testo del Nuovo Testamento (Legp 56:1606). La sua profonda lettura sapienziale ed esperienziale della parola di Dio lo preserva non solo da una interpretazione ad litteram , ma anche da una pura osservanza letterale: l'aver sempre cercato il messaggio dello Spirito è stato in lui fonte di creatività e di gesti profetici, di distensione, di dialogo, di conciliazione.

Francesco diventa, così, l'uomo universale, proprio per la sua originale, profonda e radicale esperienza cristiana, che non sopporta barriere o divisioni. Egli trasferisce la sua profonda esperienza di riconciliazione interiore alle sue relazioni con gli uomini e con il creato; eliminato ogni dualismo, che per sua natura impone una scelta e un rifiuto, egli si trova a contatto solo con fratelli: i fratelli del suo ordine, i fratelli lebbrosi, i fratelli ladroni, fratello lupo, fratello fuoco e fratello vento. Dal suo incontro con Cristo egli è diventato un uomo nuovo, rigenerato, che vive già la vita riconciliata della risurrezione, e ai cui occhi tutto è trasformato e acquista un nuovo significato.

Anche il suo rapporto con la natura nasce da questa esperienza, e al di fuori di questo contesto non si può comprendere la povertà di S. Francesco, la quale non è rinuncia, ma piuttosto liberazione da un legame al particolare per aprirsi all'accoglienza e alla comunione universale. La povertà, anziché defraudarlo, mette nelle mani di Francesco la creazione; egli ne è il custode fedele, perché nella sua profonda esperienza religiosa ha ritrovato l'umiltà di sentirsi creatura fra le creature, e perciò fratello tra fratelli e sorelle. Il cammino che l'ha condotto a Dio, anziché renderlo estraneo al mondo, gli ha fatto scoprire la creazione. Ogni creatura ha un significato e anche una voce che dice: "-Dio mi ha creata per te, o uomo-" (Spec 118:1818).

La spiritualità ecumenica trova grandi riscontri in questa esperienza spirituale di Francesco. Essa, infatti, è caratterizzata: - da un atteggiamento di ascolto attento e continuo della parola di Dio, aperto alla conversione e alle vie imprevedibili dello Spirito; - da un'esperienza di salvezza incentrata su Cristo e vissuta come dono, nella continua consapevolezza della sua gratuità, scaturita dalla iniziativa di Dio; ciò comporta uno spirituale distacco dalle proprie iniziative, nel superamento di ogni atteggiamento integrista, derivante dalla assolutezza e certezza nelle proprie idee; senza il timore di cadere nell'indifferentismo o nel disimpegno, perché il principale pericolo per il vero impegno è l'attaccamento a se stessi; - atteggiamento di dialogo in uno spirito di povertà perché uno degli impedimenti dell'ecumenismo è lo spirito di possesso, ai vari livelli. La settima assemblea del CEC ha così definito la spiritualità ecumenica: "-Una spiritualità ecumenica per il nostro tempo dovrebbe essere incarnata, qui e adesso, sorgente di vita, radicata nelle Scritture e nutrita dalla preghiera comunitaria e celebrante, incentrata sull'eucarestia, espressa dal servizio e dalla testimonianza, sarà fiduciosa e rassicurata. Essa sfocerà inevitabilmente sulla sofferenza, si aprirà a un più vasto ecumene, sarà gioiosa e piena di speranza... L'azione dello Spirito Santo sarà la sua sorgente e la sua guida. Questa spiritualità è vissuta e ricercata in comunità e per gli altri. Si tratta di un processo permanente di formazione, di approfondimento della vocazione cristiana-".

Il dialogo ecumenico è il principale fattore di arricchimento della spiritualità cristiana. "-I cattolici debitamente preparati devono acquistare una migliore conoscenza della dottrina e della storia, della vita spirituale e liturgica, della psicologia religiosa e della cultura propria dei fratelli-" (UR 9). Accostarsi al vissuto cristiano dei fratelli significa contemplare un aspetto vissuto del mistero di Dio, a volte a noi sconosciuto, o almeno non adeguatamente compreso. È per questo che il dialogo rende più integrale la nostra esperienza cristiana. Infatti, dobbiamo parlare di una pluralità delle spiritualità, che devono entrare in dialogo e in comunione fra di loro. Le chiese orientali ci renderanno attenti al ruolo dello Spirito Santo e alla dinamicità trinitaria della vita spirituale, al senso del-
l'ineffabile e del mistero, al significato della risurrezione nella storia dell'uomo e della creazione, all'esperienza della divinizzazione, al cammino che porta dalla teologia alla contemplazione alla devozione (cf. UR 14-18). Le chiese della Riforma ci renderanno attenti al ruolo unico della parola di Dio, al senso della giustizia e della carità, alla continua verifica della fede, al senso della gratuità... (cf. UR 19-23).

Una spiritualità ecumenica riconosce e celebra l'unità già esistente e spesso dimenticata. Non sono pochi né secondari gli elementi che già uniscono le chiese: "-La parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità e altri doni interiori dello Spirito Santo ed elementi visibili: tutte queste cose, le quali provengono da Cristo e a Lui conducono, giustamente appartengono all'unica chiesa di Cristo-" (UR 3).

Conclusione

Il francescano è ecumenico per vocazione. Gli elementi fondamentati che caratterizzano l'esperienza francescana sono i medesimi che hanno suscitato e rendono vivo e credibile il movimento ecumenico: l'esperienza di conversione e di riconciliazione, la riscoperta della centralità di Cristo, la comunità e il modello di chiesa intesa come fraternità in comunione e in dialogo, una spiritualità caratterizzata dall'ascolto della parola di Dio, da un rapporto di fraternità con tutti gli uomini e con la creazione e alimentata dal dialogo. Per questi motivi, una fraternità francescana profondamente vissuta e testimoniata diventa un modello privilegiato di ecumenismo; a sua volta, il principio ecumenico dell'unità nella diversità, può diventare un fattore determinante per il rinvigorimento della comunità francescana.

USO DELLA BIBBIA

Estratto dal "-L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa-", Pontificia Commissione Biblica, 1993.

4. Nell'ecumenismo

Se l'ecumenismo, in quanto movimento specifico e organizzato, è relativamente recente, l'idea dell'unità del popolo di Dio, che questo movimento si propone di restaurare, è profondamente radicata nella Scrittura. Un tale obiettivo era la preoccupazione costante del Signore (Gv 10,16; 17,11.20-33). Esso suppone l'unione dei cristiani nella fede, nella speranza e nella carità (Ef 4,2-5), nel rispetto reciproco (Fil 2,1-5) e nella solidarietà (1 Cor 12,14-27-1 Rm 12,4-5), ma anche e soprattutto l'unione organica a Cristo, come il tralcio alla vite (Gv 15,4-5), o le membra al capo (Ef 1,22-3; 4,12-16). Questa unione dev'essere perfetta, a immagine di quella del Padre e del Figlio (Gv 17,11-22). La Scrittura ne definisce il fondamento teologico (Ef 4,4-6; Gal 3,27-28). La prima comunità apostolica ne è un modello concreto e vivo (At 2,44; 4,32).

La maggior parte dei problemi che affronta il dialogo ecumenico ha un rapporto con l'interpretazione dei testi biblici. Alcuni di questi problemi sono di ordine teologico: l'escatologia, la struttura della Chiesa, il primato e la collegialità, il matrimonio e il divorzio, l'attribuzione del sacerdozio ministeriale alle donne, ecc. Altri sono di ordine canonico e giurisdizionale; riguardano l'amministrazione della Chiesa universale e delle chiese locali. Altri, infine, sono di ordine strettamente biblico: la lista dei libri canonici, alcuni problemi ermeneutici, ecc.

L'esegesi biblica, anche se non può avere la pretesa di risolvere da sola tutti questi problemi, è chiamata a dare all'ecumenismo un contributo importante. Progressi notevoli si sono già registrati. Grazie all'adozione degli stessi metodi e di analoghe finalità ermeneutiche, gli esegeti di diverse confessioni cristiane sono arrivati a una grande convergenza nell'interpretazione delle Scritture, come mostrano i testi e le note di molte traduzioni ecumeniche della Bibbia, nonché altre pubblicazioni.

È opportuno, d'altra parte, riconoscere che, su alcuni punti particolari, le divergenze nell'interpretazione delle Scritture sono spesso stimolanti e possono rivelarsi complementari e fruttuose. Tale è il caso quando esse esprimono i valori delle tradizioni particolari di diverse comunità cristiane e traducono così i molteplici aspetti del mistero di Cristo.

Poiché la Bibbia è la base comune della regola di fede, l'imperativo ecumenico comporta, per tutti i cristiani, un pressante appello a rileggere i testi ispirati, nella docilità allo Spirito Santo, nella carità, nella sincerità e nell'umiltà, a meditare questi testi e a viverli, in modo da giungere alla conversione del cuore e alla santità di vi ta, che, insieme alla preghiera per l'unità dei cristiani, sono l'anima di tutto il movimento ecumenico (cf. Unitatis Redintegratio, 8). Bisognerebbe perciò rendere accessibile al maggior numero possibile di cristiani l'acquisizione della Bibbia, incoraggiare le traduzioni ecumeniche - un testo comune, infatti, aiuta a una lettura e a una comprensione comuni -, promuovere gruppi di preghiera ecumenici al fine di contribuire, attraverso una testimonianza autentica e vivente, alla realizzazione dell'unità nella diversità (cf. Rm 12,4-5).