LISTA C I O F S

Consiglio Internazionale dell'OFS

Volume: 1 - N. 5 - 1995 - giugno - I

Da: Koinonia, 1995, N. 2


Caratteristiche dell'impegno francescano per giustizia, pace e salvaguardia del creato
Caratteristiche
Conclusione

CARATTERISTICHE DELL'IMPEGNO FRANCESCANO PER GIUSTIZIA, PACE E SALVAGUARDIA DEL CREATO

COMMISSIONE INTER-FRANCESCANA PER LA GIUSTIZIA E LA PACE
I delegati di Giustizia e Pace dei sei rami della Famiglia Francescana

Parte II

Caratteristiche

Il movimento francescano ebbe inizio con la vita e la storia di San Francesco e Santa Chiara d'Assisi, che ne costituiscono la preziosa e perenne linea ispiratrice. Mossi dallo Spirito, centinaia di migliaia di uomini e donne hanno trovato ispirazione lungo i secoli nel genio semplice e nella concreta luce sapienziale di Chiara e di Francesco, sviluppando da una generazione all'altra e rendendo universalmente nota l'originale ispirazione francescana. Il processo evolutivo della spiritualità di Francesco e Chiara ha inciso profondamente, nella direzione di una più grande umanizzazione, sulla cristianità, sulla civiltà occidentale e su altre culture.

I francescani, fratelli e sorelle, hanno sempre tessuto una storia di risposte pratiche ai più gravi problemi sociali, mossi dagli ideali ricevuti da S. Francesco: le sue convinzioni sull'assoluta bontà di Dio e della creazione, sul primato dell'Amore, sull'Incarnazione e le sue implicazioni cristocentriche. Allo sgretolamento del sistema feudale in Europa contribuì proprio la prima interdizione dell'uso delle armi per i membri dell'Ordine Secolare. E sono stati ancora i francescani ad istituire in Europa le prime farmacie, iniziate per venire incontro alle necessità dei pellegrini ammalati che inondavano Assisi. Per difendere i poveri, poi, paralizzati da enormi tassi di interesse, i frati organizzarono in Italia il "-Monte di Pietà-" ("-Mons Pietatis-"), una società finanziaria che precorreva il moderno sistema bancario. Innumerevoli francescani e francescane hanno aperto le loro case ai giovani senza tetto, offrendo loro quell'accoglienza e istruzione che la società non aveva offerto loro. Nei paesi dove i poveri non potrebbero permettersi assistenza medica, i francescani hanno fornito risposte concrete istituendo ospedali e servizi medici adeguati. -" La missione affidata a Francesco era grande: essere l'araldo del Gran Re e del suo messaggio di Pace. Il suo cuore era infatti acceso tanto ardentemente dall'amore di Dio da non poterlo contenere in nessun modo. Perciò, come gli araldi precedevano l'arrivo dei loro signori, Francesco viaggiava di città in città annunciando il Bene e la Pace di Dio. Per Francesco, il Vangelo va annunciato non solo con le parole, ma prima di tutto con la testimonianza della vita; e al momento opportuno, quando lo Spirito di Dio ci spinge, cogliamo pure l'occasione di spiegare agli altri le ragioni della nostra speranza, mai scendendo tuttavia in discussioni. Per Francesco la forma più perfetta di evangelizzazione era il martirio, nel quale si è uniti totalmente a Gesù, il perfetto evangelizzatore, dando la vita per il messaggio evangelico dell'Amore di Dio.

In scritti quali "-Il Cantico delle Creature-" e la "-Regola per gli eremi-", così come nella interazione tra Frati Minori, Sorelle Povere e Penitenti, si può cogliere come sin dagli inizi il movimento francescano ha assunto in sé talenti ed energie sia femminili che maschili. Tanto storicamente che idealmente, la vita francescana comporta il rispetto vicendevole, la cooperazione e la collaborazione tra fratelli e sorelle.

Il Gran Re di Francesco era lo stesso Dio, anche se per certi versi molto differente, dei cristiani del suo tempo. Nel momento in cui la Chiesa era impegnata nella Santa Crociata contro i Saraceni, suoi nemici, la visione evangelica di Francesco e le sue esigenze apparivano rivoluzionarie, radicato com'era in una visione non violenta, creativa ed attiva nei confronti del conflitto. Senza indugiare in una semplice considerazione passiva, prese piuttosto l'iniziativa ponendosi come arbitro e sollecitando le parti opposte al dialogo in vista della riconciliazione. Non solo. Francesco si affrettò finanche a cercare il dialogo con il potente Sultano, considerato nemico dei cristiani, come con il famoso lupo temuto dagli abitanti di Gubbio. Il ruolo dei frati fu essenziale nel riconciliare il Vescovo e il Podestà di Assisi, senza diffamarli pubblicamente, ma piuttosto cantando alla loro presenza il Cantico delle Creature.

Francesco scrisse il "-Cantico delle Creature-" in un momento di grande scoraggiamento. Malato, sofferente a causa delle stimmate e dello scoraggiamento psicologico che gli veniva dalle incomprensioni dei frati, continuò tuttavia a sperimentare quella gioia perfetta - non certo masochista - che gli nasceva dall'onesto riconoscimento del dolore e delle ferite che portava, unito alla gioia piena di stupore nel vedersi sostenuto in queste sue sofferenze. Perché certo c'era una grazia. Qualcuno che lo sosteneva nella sofferenza. La gioia di Francesco veniva proprio dal constatare che lo Spirito di Dio lo confortava nelle situazioni più angosciose, quello stesso Spirito - il "-Ministro Generale-" dell'Ordine - che aiutò Francesco a capire più che ad essere capito, a consolare più che ad essere consolato, ad amare più che ad essere amato. La gioia di Francesco non è un'ingenua negazione della sofferenza dell'uomo e dei suoi problemi. Nasce piuttosto dalla convinzione che, nonostante tutto il male che può accadere nella vita, lo Spirito di Dio è sempre dentro di noi, sempre negli altri e nella Creazione. La gioia preservò Francesco dall'acuirsi dell'amarezza, pur in mezzo alle sofferenze e alle delusioni.

Conclusione

S. Francesco e S. Chiara avevano capito come trasformare e consumare gradualmente la violenza con l'amore. Con gli occhi aperti e un cordiale rispetto verso tutte le classi sociali, entrambi scelgono di essere poveri tra i poveri. Piuttosto che insistere sul negativo e sul male della società del tempo, scelgono di sottolinearne in modo profetico il positivo, attraverso il loro apporto costruttivo. -" I francescani, che ne abbiano o no la coscienza, sanno leggere per tradizione i segni dei tempi nelle necessità dei poveri, offrendo poi risposte sempre di ordine pratico, spesso solo piccoli passi, ma che hanno contribuito a dipanare sistemi culturali oppressivi.

Oggi la sfida collettiva e personale postaci innanzi è quella di far crescere il carisma francescano tradizionale, adeguandolo alle circostanze e culture particolari della nostra epoca. E se da un lato occorre indirizzare i nostri sforzi ad individuare le radici e non solo i sintomi dei problemi, dall'altro è necessario lavorare con impegno per cercare soluzioni pratiche costruttive.

Dobbiamo, cioè, attraverso un'adeguata formazione ed esperienza, trarre vantaggio dai nuovi strumenti disponibili per portare l'annuncio di "-Pace e Bene-" nelle nostre società. Auspichiamo che i piani di formazione francescana, iniziale e permanente, prevedano riflessioni bibliche, religiose e morali sulla giustizia, sulla pace e sulla salvaguardia del creato, e aiutino a familiarizzare con le scienze sociali, psicologiche e politiche. Sollecitiamo, inoltre, una maggiore testimonianza pubblica e collettiva della nostra opera e l'appoggio in favore della pace, dell'attenzione ai poveri e della salvaguardia del creato. Con tutti gli uomini di buona volontà, condividiamo un obbligo importante e una sfida per rispondere ai problemi del nostro pianeta e delle diverse società. Considerata la tradizione, il numero, la formazione e l'influenza morale che la famiglia francescana ha all'interno di ogni società, la comunità internazionale ha il diritto di aspettarsi da essa una incidenza positiva importante sui problemi mondiali? "-A chi molto è stato dato, sarà chiesto molto di più-".

Assisi, 12 dicembre, 1993