LA SPECIFICA COLLOCAZIONE DELL'ORDINE FRANCESCANO SECOLARE NEL SENO DELLA FAMIGLIA FRANCESCANA

Fr. Cristoforo Piacitelli, OFM

Francesco e la sua famiglia nel disegno di Dio
Missione di Francesco e della sua Famiglia
Carisma di Francesco e della sua Famiglia
L'OFS nella Famiglia francescana

FRANCESCO E LA SUA FAMIGLIA NEL DISEGNO DI DIO

All'indagatore attento non sfugge quel certo alone di mistero che avvolge la Famiglia francescana e la sua particolare funzione nel disegno di Dio nei riguardi della Chiesa. Francesco stesso rivelò che essa è il nuovo umile popolo, diverso per la sua umiltà e povertà da tutti gli altri che l'hanno preceduto, felice di possedere solo Gesù, chiesto dallo stesso Gesù al Padre (FF 1617). Paolo VI l'ha definita "singolare famiglia che da secoli accompagna appassionatamente la storia sempre più turbinosa e mutevole e ne tiene il rapido passo, senza stancarsi, senza fermarsi" (29/9/1967).

Francesco "è l'uomo nuovo donato dal cielo al mondo"; è l'uomo evangelico per eccellenza. Il Vangelo è la norma della sua vita e di quella di tutta la sua famiglia. E' fatto oggetto di una eccezionale elezione-vocazione-missione; la sua vita è tutta segnata da particolari interventi di Dio che lo arricchisce di doni speciali adatti a svolgere una missione eccezionale nel piano divino nella storia della salvezza. Egli è consapevole di essere scelto da Dio per compiere in lui opere straordinarie spingendolo per una strada fino allora imbattuta "perché, per suo mezzo i peccatori ritrovassero la speranza di rivivere alla grazia" (FF 321). "Resosi totalmente disponibile allo Spirito, mediante l'assimilazione al Crocefisso, divenne un tramite attraverso cui lo Spirito stesso agì nella Chiesa per rinnovarla dall'interno affinché fosse santa e immacolata" (Giovanni Paolo II, 15/8/1982).

La Chiesa, attraverso la voce dei Papi, vede in Francesco un "altro Cristo"; l'umanità guarda a lui con nostalgia: "gli uomini vedono realizzate in lui in maniera esemplare, quelle cose alle quali essi maggiormente anelano, senza tuttavia riuscire spesso a raggiungerle nella propria esistenza, e cioè la gioia, la libertà l'armonia e la riconciliazione tra di loro e delle cose" (Giovanni Paolo II, l.c.).

MISSIONE DI FRANCESCO E DELLA SUA FAMIGLIA

L'azione di Dio si inserisce dolcemente ma efficacemente nell'indole ardente e avventurosa del giovane Francesco e, purificandola e potenziandola, la indirizza verso ideali più nobili di quelli da lui inseguiti e verso conquiste durature nel tempo e caparra per l'eternità. Lui insegue la gloria militare e l'investitura cavalleresca, e il Signore lo asseconda mostrandogli nel sonno un castello pieno di armi destinate a lui e ai suoi cavalieri. Ma perché non si inganni nell'interpretarla, una voce lo strappa ai suoi sogni di gloria terrena. "La visione che aveva avuto rappresentava una missione spirituale, che si doveva compiere in lui non per disposizione umana ma per disposizione divina" (FF 1031-1032). Francesco la chiamerà "operazione meravigliosa, la quale Dio intende di fare" (FF 1838).

Fu lo stesso Gesù Cristo a indicargli la missione quando nella chiesetta di san Damiano egli "udì con gli orecchi del corpo una voce scendere verso di lui e dirgli per tre volte: Francesco va e ripara la mia Chiesa che, come vedi, è tutta in rovina" (FF 1038). Non si trattava della chiesa di mura, come aveva creduto Francesco in un primo momento, ma di "quella Chiesa, che Cristo acquistò col suo sangue, come lo Spirito Santo gli avrebbe fatto capire e come egli stesso rivelò in seguito ai frati" (FF 1038).

In quel momento in Francesco c'era tutta la famiglia francescana. Ce lo ricorda Paolo VI: "La visione di Innocenzo III di Francesco che sorregge la basilica lateranense, cioè la Chiesa, Corpo mistico di Cristo nella sua espressione storica e centrale, unitaria, gerarchica e romana, ha divinato la vocazione e la missione della grande famiglia francescana" (Al Capitolo Gen.le OFM, 23/6/1967). Lo ribadì ai francescani secolari: "Noi speriamo e confidiamo che la Chiesa visibile e umana sia sostenuta da voi, da voi specialmente, cari terziari", richiamando la visione di Innocenzo III (19/5/1971).

La "rovina" della Chiesa consisteva nell'avvilimento nel quale era caduta la dottrina evangelica non nei particolari ma in generale a motivo dei costumi di coloro che la insegnavano (FF 474).

La missione di riparare la Chiesa è complessa della stessa complessità della vita della Chiesa, organismo umano-divino che abbraccia il sacro e il profano, lo spirituale e il materiale, il temporale e l'eterno; che opera tra uomini che vivono in una molteplice e differenziata situazione, con esigenze e aspirazioni diverse.

Francesco riparò la Chiesa "non per via di critica, ma per via di santità". "Il suo carisma e la sua missione profetica furono quelli di dimostrare concretamente ed esemplarmente che il Vangelo è affidato alla Chiesa, e che deve essere vissuto ed incarnato pienamente ed esemplarmente nella Chiesa e con l'assenso ed il sostegno della Chiesa" (Giovanni Paolo II, Messaggio Veglia francescana in S. Pietro, 2/10/1982).

Il Signore, per mezzo di Francesco, donò alla Chiesa seguaci che la rinnovassero nella vita evangelica e apostolica ( Ordine); anime generose che la rinnovassero nella vita contemplativa vivendo la loro esistenza in olocausto a Dio e a servizio dei fratelli nel silenzio e nella preghiera laboriosa e in svariate opere di apostolato ( Ordine e vari rami); una schiera di uomini e donne impegnata a costruire la città dell'uomo secondo il disegno di Dio rimanendo nel mondo ( Ordine o OFS).

Sono le tre componenti della "singolare" e "grande Famiglia francescana", chiamate a proseguire, in comunione, sebbene in situazioni diverse, la missione di Francesco attraverso i secoli.

CARISMA DI FRANCESCO E DELLA SUA FAMIGLIA

E' indiscutibile che la missione alla quale è chiamato Francesco riveste un carattere eccezionale e, per quanto si sa, con quella precisa indicazione è rimasta unica nella storia della Chiesa. A missione eccezionale risponde carisma straordinario per compierla. Esso non può consistere in una o più virtù vissute in grado eroico, ma in un dono totalizzante che qualifica la vita esistenzialmente nelle sue multiformi espressioni.

San Bonaventura scrive che Francesco "con imitazione perfetta, si studiò di essere conforme da vivo, al Cristo vivente; in morte, al Cristo morente e morto al Cristo morto e meritò l'onore di portare nel proprio corpo l'immagine di Cristo visibilmente" (FF 1240).

Ma qual'è la caratteristica esistenziale di Cristo, che ha sostanziato e definito la sua vita? Quella di Figlio. La sua è una personalità filiale; la qualità filiale è la determinazione ultima che penetra nella profondità del suo mistero. Ora, se Francesco è un "altro Cristo", il Cristo che lui incarna ed esprime non può essere che il Cristo dalla personalità filiale. Perciò il carisma di cui lo Spirito santo ha arricchito Francesco è l'esperienza vitale e totalizzante di sentirsi realmente figlio nelle mani del Padre celeste, come Gesù-Figlio. Non l'essere figlio che per ogni cristiano avviene col battesimo che iscrive "giuridicamente" nell'anagrafe della famiglia di Dio, bensì il dono specialissimo per cui si hanno realisticamente gli stessi sentimenti di Gesù-Figlio che si fece povero, assunse la condizione di servo, fu obbediente fino alla morte di croce operando sempre in armonia col Padre (Fil 2, 5-8). Questo testimoniò, indirettamente, lo stesso Francesco quando, nudo innanzi al vescovo di Assisi, investito dalla potenza dello Spirito santo, rivolgendosi al Padre terreno dichiarò: "Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza" (FF 1043). Non è un'espressione sentimentale che sfiora l'epidermide delle relazioni; è una dichiarazione esistenziale che coinvolge tutta la persona nei pensieri e nelle azioni, nei desideri e nelle aspirazioni, nei comportamenti e nelle decisioni. Racchiude il suo tesoro, costituisce la sua fiducia, la sua speranza.

Francesco "nasce" dal padre e in Lui s'incontra con Gesù Figlio-Fratello, al quale la potenza dello Spirito santo lo assimila. Qui è la ragione profonda della visione ottimistica e gioiosa della vita in Francesco: in tutto il creato avverte la presenza amorosa, previdente e provvidente del Padre celeste.

Egli pensa con la mente di figlio, vede con gli occhi di figlio, ama col cuore di figlio, agisce con l'abbandono e dedizione di figlio. Nel Padre tutte le creature, animate e inanimate, gli sono fratelli e sorelle. E quelli che vorranno unirsi a lui non potranno dar vita che a una Fraternità che vive sotto lo sguardo del Padre celeste. In forza di questo dono particolarissimo che lo configura a Cristo fondatore della Chiesa, Francesco può essere "riparatore" della Chiesa. Tutta la sua fiducia è nel Padre celeste.

Il suo carisma, infatti, consiste in una forte e radicale esperienza filiale che si esprime nell'atteggiamento cosciente e gioioso, amoroso e fiducioso, e si concretizza nel comportamento sereno e responsabile sempre disposto a compiere la volontà del Padre celeste, alla quale, era solito dire, "soltanto voglio costantemente e in tutto trovarmi concorde, obbediente e docile" (FF 504). Come Gesù-Figlio il quale affermava che fare la volontà del Padre e compiere la di Lui opera era il suo cibo (Gv 4, 34). E Francesco cercava di imitarne fedelmente con tutta la vigilanza, con tutto l'impegno e con tutto lo slancio dell'anima e del cuore la dottrina e l'esempio (FF 466).

L'amore, la povertà, la minorità, la fraternità, etc.. sono espressione e concretizzazione di questa realtà profonda esistenziale vissuta nella totalità lasciandosi fare e condurre dal Padre celeste, in tutto e per tutto ad imitazione di Gesù-Figlio, al quale s'impegnò di conformarsi con tutte le energie della sua persona.

Di questo eccezionale dono-carisma partecipano tutti i figli di Francesco (1°, 2°, 3° Ordine) "chiamati" a proseguirne nei secoli la missione. Per tutti egli è l'ispiratore e il punto di riferimento. Egli rimane maestro e modello per tutti; ad essi indica la via da seguire, anche oggi, per vivere coscientemente la loro vocazione e compiere responsabilmente ed efficacemente la missione ad essi affidata nella persona di Francesco. Lo ricorda Pio IX nella preghiera sulla tomba di san Francesco: "L'opera riformatrice venne da voi affidata alla vostra figliolanza che ben rispose all'alto incarico" (8/5/1857).

L'OFS NELLA FAMIGLIA FRANCESCANA

L'OFS nell'ambito della famiglia francescana - suscitata dallo Spirito santo nella Chiesa - ha la sua identità esistenziale, giuridica e strutturale, che non gli deriva dal Prim'Ordine. I Francescani secolari chiamano san Francesco Padre Serafico non per benigna concessione dei Frati. Essi sono "nati" da san Francesco come il Primo e Secondo Ordine; partecipano del medesimo carisma e sono impegnati nella stessa missione in modi e forme diverse, ma in comunione vitale reciproca. Comunione non confusione o interferenza indebita degli uni sugli altri; vitale, legata all'esistenza non occasionale, sporadica o di comodo; reciproca non a senso unico, implica un dare e un ricevere.

La definizione generica del Diritto Canonico (can 303) che descrive i Terzi Ordini, come "associazioni i cui membri conducono una vita apostolica e tendono alla perfezione cristiana partecipando al carisma di un istituto religioso" non si attaglia affatto all'OFS. Questi il carisma l'ha ereditato direttamente da san Francesco e non gli è stato partecipato dai Frati. I membri dell'OFS sono "vincolati alle leggi della penitenza secondo la forma indicata da Francesco. Il servo di Cristo stabilì che la loro forma di vita si denominasse Ordine dei Fratelli della Penitenza" (FF 1073).

Il Diritto Canonico non intende andare contro l'evidenza storica e le esplicite affermazioni dei Papi che parlando ai membri dell'OFS li invitano a camminare sulle orme del loro Padre Francesco. Intende solo attribuire un carisma a chi non l'ha per natura, ma non negarne l'esistenza a chi l'ha per "nascita", come l'OFS.

L'OFS è della Chiesa e la Chiesa ne ha riconosciuto la natura, l'autonomia, l'unità, gli organismi direttivi sanciti dalla Regola e dalle Costituzioni, da essa approvate. Ne ha affidato la cura spirituale e pastorale al Prim'Ordine e al TOR riconoscendo ad essi l'"altius moderamen".

Ai Frati deve stare a cuore il progresso spirituale dei membri dell'OFS perché percorrano la via "di santità e di bontà che accompagnò nei secoli il cammino del Terz'Ordine francescano che ebbe un influsso che non esitiamo a dire decisivo nella vita interna della Chiesa come nell'animazione cristiana della stessa società civile. Quel programma rimane perché anche oggi c'è bisogno di una testimonianza così franca, aperta, gioiosa, popolare, umile e buona, fattiva e sempre pronta a pagare di persona e a dispensare intorno a sé serenità e letizia" (Paolo VI, 23/6/1968).

Devono adoperarsi perché essi, con creatività apostolica, mettano a servizio della Chiesa la ricchezza straordinaria racchiusa nella loro Professione. Memori, come ricorda Giovanni Paolo II, che "il carisma e la missione profetica di Francesco furono quelli di mostrare concretamente che il Vangelo è affidato alla Chiesa, e che deve essere vissuto ed incarnato primariamente ed esemplarmente nella Chiesa e con l'assenso ed il sostegno della Chiesa stessa" (Messaggio Veglia francescana, S. Pietro 2/10/1982).

Questo è il grande campo di azione e l'autentico aiuto fraterno che i Frati possono e devono offrire ai Francescani secolari, e non quello organizzativo-strutturale che è proprio dell'OFS che la Regola "configura come unione organica di tutte le fraternità cattoliche sparse nel mondo" e che ai diversi livelli sono animate e guidate da un Consiglio e un Ministro che vengono eletti dai Professi in base alle Costituzioni (art 2, 21). Questi chiedono religiosi per l'assistenza spirituale e non organizzativa, la Visita pastorale per favorire la fedeltà al carisma e l'osservanza della Regola (art 26). In questo sta l'esercizio autentico dell' "altius moderamen". Il resto è intromissione indebita e violazione della Regola. E non giova all'OFS: lo danneggia.

Noi frati siamo chiamati ad "assistere" spiritualmente e pastoralmente una realtà ben costituita strutturalmente e giuridicamente con una sua fisionomia precisa, e non a "lottizzarla" riversando su di essa le divisioni in Obbedienze proprie del Prim'Ordine o, peggio, le "vedute" di Organismi di una Obbedienza.

Oggi si prospetta la "interobbedienzialità" come una verità da acquisire e un bene da conquistare, quando essa invece era un patrimonio acquisito da far fruttificare e non da dissipare, come è avvenuto.

A questo proposito non posso non citare le parole con le quali Paolo VI accolse i numerosi Terziari nell' "Anno della Fede". Io ero presente! "E adesso abbiamo il piacere di salutare un grande Pellegrinaggio (sono 15.000 e più) di Terziari francescani, che hanno organizzato (e anche per questo bisogna lodare il genio moderno che sa coniare parole nuove) un Pellegrinaggio Interobbedienziale. Che vuol dire? Eh, vuol dire tante cose; che la Famiglia francescana è suddivisa in parecchie sottofamiglie, soprafamiglie, che hanno ritrovato nei Terziari francescani una formula di intesa, di comunione, di collaborazione, di solidarietà e così anche questa compattezza ci da un segno bellissimo e nuovo: l'unità" (23/6/1968).

Il Papa si augurava che in forza dell'unità dei Terziari francescani anche le varie divisioni del Prim'Ordine ritrovassero l'unione dimostrata nell'occasione. E invece, adesso, certe frange di questo stesso Prim'Ordine stanno tentando di creare divisione nell'OFS. Che tradimento! Quale responsabilità di coloro che lo hanno perpetrato di fronte alla Chiesa e a tutta la Famiglia francescana sparsa nel mondo! Che il Signore illumini le loro menti, converta il loro cuore.

PECULIARITÀ DELLA PROFESSIONE NELL'OFS

Pio XII nel discorso ai Terziari francescani di Italia li esortò a fare del Terz'Ordine "una scuola di perfezione cristiana, di genuino spirito francescano; di azione ardita e pronta per la edificazione del Corpo di Cristo" e così essere "un reparto scelto nel pacifico esercito laico schierato per la difesa e la dilatazione del Regno di Cristo nel mondo". E aggiunse che il mondo ha bisogno dello spirito francescano e della visione francescana della vita. Era doveroso, perciò, conoscerla a fondo, amarla, con trasporto, soprattutto viverla con la perfezione che consente il loro stato (1/7/1956).

Anticipazione dello "studiate, amate, vivete la Regola dell'OFS ... vero tesoro nelle vostre mani, sintonizzata allo spirito del Concilio Vaticano II° e rispondente a quanto la Chiesa attende da voi" di Giovanni Paolo II (27/10/1982). Continuità dell'insegnamento della Chiesa nei riguardi dell'OFS.

Meglio non si poteva indicare il contenuto e prospettare le finalità della Professione nell'OFS, che molti, purtroppo, considerano una specie di devozione che lega affettivamente a san Francesco anziché un impegno serio assunto solennemente con atto pubblico innanzi a Dio nella Chiesa.

Professare la Regola significa identificarsi con la forma di vita che essa propone in maniera che chi la professa ne è spiritualmente strutturato e orientato nel pensare e nell'agire.

La professione con le sue tensioni ed esigenze coglie il fedele e lo impegna nella sua condizione e situazione. In quanto laico egli deve vivere in pienezza la sua laicità, che lo vuole impegnato a cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali nell'ordinaria condizione di vita familiare e sociale (LG 31; Regola 14-17). Egli assume in pieno e testimonia al mondo i valori della vita laicale vivendoli dal di dentro nel matrimonio, nella famiglia, nell'impegno socio-politico. Ma nello stesso tempo, con la luce e la forza dei Consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, al cui spirito purificante e vivificante ha aperto il cuore e la mente, purifica e santifica - dando ad essi la dimensione giusta e la finalità retta - i tre valori intramondani: beni terreni, sessualità, libertà, donati da Dio all'uomo per realizzarsi pienamente sul piano umano, ma che la concupiscenza ha snaturato con l'avidità di possesso, la ricerca sregolata e incontrollata di piaceri sensuali, la superbia della vita e la brama di potere (cfr. 1Gv 2, 16).

Ora, è proprio la pratica dei tre Consigli evangelici a metter ordine nella vita. La Regola - nel suo incisivo taglio evangelico - è tutta attraversata dal loro spirito stimolante che costituisce per coloro che professano un forte richiamo a trovare il modo giusto di rapportarsi e valorizzare secondo il disegno di Dio i beni terreni, la sessualità, la libertà vivendo dentro di essi, e diventare per essi "luce" e "sale".

Pio XI in un discorso ai Terziari francescani di Aracoeli-Roma, dopo avere ricordato l'invito di Gesù a tutti i suoi discepoli di "essere perfetti" e che non tutti possono seguire la via dei Religiosi con l'osservanza dei tre Consigli evangelici, soggiunse che però è necessario "popolarizzare" ciò che appartiene a quella vocazione. Come fare? Si domandò il Papa. "Ce lo dice il Terz'Ordine. Che cosa è infatti la Professione di vita di un buon Terziario? Non è il rigore dei voti, non è la vita comune religiosa secondo la lettera. Ma lo è secondo lo spirito. E' lo spirito di quella vita e di quella perfezione portato nella famiglia, nella vita quotidiana, nella vita ordinaria del secolo" (26/2/1923). Così parla la Chiesa all'OFS e questa è la via che i francescani secolari devono percorrere professando la Regola.

La pratica dello spirito dei Consigli evangelici costituisce la costante direzionale del cammino verso la perfezione della carità. Questa comporta l'esercizio di molte altre virtù e la rinuncia a tutto ciò che è contrario alla croce di Cristo, che contrassegna i suoi veri discepoli (cfr. 1Cor 13, 1-8; Lc 14, 27); il richiamo a non sviare e lo sprone ascetico-penitenziale per vincere la concupiscenza che li tenta a stravolgere l'uso dei beni terreni, della sessualità, della libertà.

Lo spirito del Consiglio evangelico della povertà, con la sua forza liberatoria e purificatrice, li affranca dal rischio di lasciarsi sommergere dagli affari e fagocitare dagli interessi terreni che per la loro condizione devono trattare, e li mette in condizione di avere una giusta relazione a quei beni nel distacco e nell'uso contro la tendenza di accumulare ricchezze che è nel mondo.

Il Consiglio di castità diventa richiamo a vivere secondo il disegno di Dio ogni loro rapporto di amore purificando il cuore fin nelle fibre più nascoste da ogni sentimento e comportamento contrari (Mt 5, 27-28); stimolo a sostenere con fortezza cristiana necessarie separazioni ed eventuali rinunce, nello spirito di penitenza che li caratterizza (Regola 7); forza a vivere in perfetta e feconda armonia gli elementi umano-divini del loro matrimonio e della loro famiglia per farne "il segno di un mondo già rinnovato in Cristo" (Regola 17).

Il Consiglio di obbedienza, in unione all'obbedienza redentrice di Cristo, diventa forza illuminante e trainante per conformare il loro pensare ed agire a quello di Cristo; per trasformare i tanti atti di freddo assenso burocratico di cui è intessuta la loro giornata in sacrifici graditi a Dio e, da buoni figli, in appuntamento con la volontà del Padre celeste.

Come si vede, la Professione vissuta alla luce e nello stimolo dello spirito dei Consigli evangelici rende i francescani secolari i beneficiari gioiosi e i testimoni credibili dei tre valori intramondani: beni terreni, sessualità, libertà donati da Dio all'uomo per il suo completamento individuale e sociale. E questo acquista ancora più valore se riflettiamo che i tre fondamentali beni umani guidati e sorretti dallo spirito dei tre Consigli evangelici rendono maggiormente vivibili e testimoniabili le beatitudini evangeliche.

In questo sta la peculiarità della Professione OFS: determina la sua specifica collocazione nella Famiglia francescana nella quale svolge un ruolo non assolvibile né dal 1° né dal 2° Ordine: il risanamento dei tre valori intramondani da parte di chi li vive dal di dentro, e che se venisse a mancare creerebbe un vuoto nella missione "riparatrice" della Famiglia francescana.

La Professione così vissuta fa veramente dell'OFS "il reparto scelto del pacifico esercito laico" che combatte le battaglie del Regno di Dio.

Il vero impegno del 1° Ordine verso l'OFS è di collaborare con i confratelli secolari perché comprendano e vivano la loro Professione a servizio della Chiesa e del mondo, e non di interferire in problemi che non li riguardano "costringendo" la Chiesa - protesa alla ricerca dell'unità dei cristiani - ad intervenire per sanare le divisioni nell'OFS causate dalla "superbia della vita".

Nota:

Padre Cristoforo Piacitelli OFM, trattando il tema della collacazione dell'OFS nella Famiglia francescana, ci offre una precisa e ispirata esposizione circa la natura dell'OFS e la vocazione francescana secolare. Il Padre non manca di esprimere il suo autorevole pensiero anche sulla penosa vicenda che vive l'OFS italiano, richiamandoci, tra altro, all'illuminato Magistero dei Papi sull'Ordine Francescano Secolare.

Fr. Cristoforo, essendo stato Assistente Spirituale Nazionale OFM per 14 anni (dal 1975 al 1990) durante la fase più delicata della trasizione verso lo spirito e la lettera della nuova Regola e per via del suo lungo e prezioso contributo alla vita dell'OFS (tra l'altro mediante libri che hanno rappresentato e rappresentano ancora, fondamentali punti di riferimento) costituisce un punto di approdo sicuro in questi momenti di pericolosa deriva.