FRANCESCANI "-SECOLARI-"

  1. Il tema che dobbiamo affrontare
  2. Quanto affermano le Costituzioni
  3. Riserve e chiarificazioni
  4. Le nozioni relative all'"-indole secolare-"
  5. Modi della secolarità francescana
  6. Indicazioni offerte dalle Costituzioni
  7. Effetto sulla formazione

FRANCESCANI "-SECOLARI-"

Nella Chiesa e nel mondo

Mariano Bigi OFS

Da una rivisitazione storica sulla "-secolarità-"
ad una proposta densa di iniziative coraggiose
e rispondenti ad una creatività apostolica
per una nuova evangelizzazione.

1 La vastità stessa del tema che dobbiamo affrontare e le molte possibilità di svolgimento che esso offre renderebbero comunque necessaria una sua delimitazione entro alcuni confini precisi, per evitare il rischio della genericità o di una trattazione dispersiva; ma la sua collocazione nel quadro più ampio dei valori emergenti dalle nuove Costituzioni dell'OFS e l'evidenziazione nel titolo, tra virgolette, del motivo della "-secolarità-", costituiscono già, più che un invito, un'indicazione a orientare la riflessione secondo un'ottica e in una direzione specifica: cercare di individuare nelle Costituzioni, sempre e in quanto testo che vive in funzione della Regola, gli ambiti, le scelte e i modi della secolarità francescana oggi. Per comprendere il discorso che tenteremo di svolgere secondo questa indicazione è necessario tuttavia anticipare brevemente un concetto, le cui motivazioni appariranno più chiare dallo sviluppo globale del tema: la congiunzione "-e-" che compare nel titolo non ha, per usare il linguaggio grammaticale, un valore disgiuntivo; non vuole cioè segnare una contrapposizione, in corrispondenza con una forma di manicheismo, forse inconscio, che serpeggia tuttavia tenacemente per duemila anni di storia cristiana; essa indica piuttosto e contestualmente sia una diversità che una complementarità che trovano nel dovere dell'evangelizzazione e nel ruolo specifico del cristiano laico il piano concreto della sua attuazione e della sua verifica; è nella tensione del "-cuore diviso-" del laico, per usare un'immagine di san Paolo (Cf. 1 Cor 7,32), che il rapporto di condivisione e di servizio nei confronti dei problemi drastici del mondo, attraverso cui la Chiesa esprime oggi la sua missione d'annuncio del Vangelo, trova uno spazio proprio, anche se non esclusivo.

Le esigenze concrete dell'illustrazione di un tema e quindi anche del nostro portano sempre a utilizzare delle distinzioni e delle schematizzazioni; ma, nel nostro caso, non bisogna dimenticare che esse servono a identificare i tratti di un'esperienza umana e religiosa in cui il passaggio "-dal Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo-" (Cf. Regola, 4) coinvolge la concretezza di una persona il cristiano laico che segue la spiritualità di Francesco d'Assisi che è, indiviso, nella Chiesa "-e-" nel mondo; in questo spirito, mi pare, si muovono anche le Costituzioni quando affermano che "-i francescani secolari, per vocazione, vivono come realtà inseparabili la loro appartenenza alla Chiesa ed alla società-" (Cost.20)

2 Rivolgiamo anzitutto la nostra attenzione a quanto affermano le Costituzioni; all'art. 3,1 leggiamo: "-L'indole secolare caratterizza la spiritualità e la vita apostolica degli appartenenti all'OFS-"; l'espressione ricalca quella del magistero conciliare, nella "Lumen Gentium": "-L'indole secolare è propria e peculiare dei laici-" (LG 31b); come specificazione del medesimo art. 3,2 sulla secolarità che, per i laici dell'OFS, "-si esplica... contribuendo alla edificazione del Regno di Dio con la presenza nelle realtà e nelle attività temporali-" riflette l'analoga espressione del documento conciliare: "-Per loro vocazione è proprio dei laici cercare il regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio-" (ibidem). Questa specularità di testi è significativa: essa esplicita le motivazioni sottese alla decisione presa dalla commissione che preparò il testo della Regola, poi sanzionata dal documento di appropriazione pontificia, di adottare al di là di motivazioni approssimative di ordine storico o, più semplicemente, di fragili suggestioni sentimentali la nuova definizione di "-Ordine Francescano Secolare-" come espressione di una natura e di una identità specifica della fraternità dei laici francescani; una decisione consapevole, a lungo e vivacemente discussa, che trova proprio in apertura delle Costituzioni un'esplicitazione, una spiegazione e un'ulteriore sanzione ufficiale.

3 Dietro a queste sobrie espressioni ufficiali c'è tuttavia una problematica ben più ampia e densa, dove si intrecciano riserve e chiarificazioni che hanno contribuito a definire progressivamente la nozione di "-secolarità-" e delle quali una pur rapida messa a fuoco è qui necessaria.

Il termine "-secolare-" non ha goduto (e forse nemmeno ora gode) di buona fama; esperienza di una realtà il "-secolo-", dalla quale secoli di tradizione spirituale hanno invitato il cristiano a "-uscire-" (si ricordi l' exire de saeculo di Francesco) in rapporto di parentela, per etimologia, col termine "-secolarizzazione-" che, per la sua origine protestante e, soprattutto, per il riferimento ad una visione del mondo del tutto indipendente dai valori religiosi, suscita nel cristiano a ragione atteggiamenti di cautela e di diffidenza. Il suo ingresso ufficiale nel linguaggio ecclesiale non è bastato ad attenuare le riserve e, talora, le accuse di ambiguità; la celebrazione del Sinodo dei vescovi sulla vocazione e missione dei laici nella Chiesa e nel mondo (1987) ha offerto l'occasione, sia nella fase preparatoria che durante lo svolgimento dell'assemblea sinodale, per una discussione anche molto vivace dell'argomento; ma proprio dal Sinodo e dall'esortazione apostolica "-Christifideles laici-" che l'ha concluso è venuta sulla "-secolarità-" e sull'"-indole secolare-" una parola forse non definitiva, ma sicuramente chiarificatrice.

Il riferimento è, in particolare, al n. 15 del documento, dove l'indole secolare è definita, nell'ambito della comune vocazione e dignità battesimale, come "-una modalità che distingue, senza però separarlo, il laico dal presbitero, dal religioso e dalla religiosa-", ed è rilevata la necessità dell'approfondimento della "-portata teologica-" di tale indole; di questo approfondimento l'esortazione presenta un primo saggio riferendosi sia al magistero conciliare che ad un discorso di Paolo VI ai membri degli istituti secolari (1972), con il richiamo di alcune proposizioni essenziali: la Chiesa tutta, essendo "-nel-" mondo pur senza essere "-del-" mondo, ha una dimensione secolare; di questa dimensione sono partecipi in forme diverse, tutti i suoi membri; il laici partecipano in modo proprio e particolare; il mondo o "-secolo-", secondo un'antichissima identificazione dei termini nel linguaggio cristiano è l'ambito e il mezzo della vocazione del fedele laico; l'inserimento del laico nel mondo, simboleggiato dalle immagini evangeliche della luce, del sale e del lievito, è destinato "-alla diffusione del Vangelo che salva-" (ibidem).

Aggiungerei, come annotazione personale, che da queste affermazioni si delinei e confermi l'idea di una secolarità cristiana che non solo non è toccata ambiguamente dalla tentazione della secolarizzazione, ma si muove in una direzione esattamente opposta; la Chiesa tutta ed i laici in particolare si fanno carico del mondo e dei suoi problemi per innestarvi di nuovo il germe del Vangelo.

4 Le nozioni relative all'"-indole secolare-" non sono quindi per l'OFS accessorie o indifferenti; esse costituiscono piuttosto un elemento qualificante da studiare e vivere nel quadro complessivo della dottrina della Chiesa sull'argomento.

La conseguenza prima è che, sul piano della formazione, iniziale e permanente, da svolgere nelle Fraternità, l'ottica "-secolare-" deve avere un suo posto preciso, in quanto la lettura e l'interpretazione dei primi articoli della Regola e delle Costituzioni non credo possa in alcun modo prescinderne; chi si accosta all'OFS o chi, già appartenendovi, ne vive coscientemente il necessario continuo aggiornamento "-alle esigenze e attese della Chiesa nelle mutate condizioni dei tempi-" (Regola, 3), ha il dovere di chiedersi qual è l'identità di questa famiglia spirituale, ma ha anche il diritto di ricevere delle risposte che delineino con chiarezza e compiutezza la proposta di vita che gli viene presentata; per questo occorre che tutti gli appartenenti all'OFS, ma in modo particolare i formatori, abbiano chiaro per sé che la "-vocazione specifica-" della Fraternità secolare "-che informa la vita e l'azione apostolica dei suoi membri-" (Cost. 2) comporta se non si vuole incorrere in una insanabile contraddizione in termini la dimensione della secolarità; diversamente non si potrà rendere conto della propria identità non solo ai nuovi fratelli, ma anche alla Chiesa ed al mondo.

5 La nostra analisi procede da questo principio fondamentale verso la specificazione dei contenuti e dei modi della secolarità francescana, quali le Costituzioni li presentano principalmente, ma non esclusivamente, nel capitolo II, titolo II art. 17-27, sotto il titolo: "-Presenza attiva nella Chiesa e nel mondo-", in corrispondenza con gli art. 13-19 della Regola, puntualmente richiamati a margine.

I contenuti vanno letti anzitutto io credo alla luce della categoria evangelica dei "-segni dei tempi-" (Mt.16,4), intesi come "-mezzi per discernere i valori del Vangelo anche all'interno delle trasformazioni sociali e politiche dell'umanità-" (Chenu); categorie di cui proprio l'urgenza drammatica degli avvenimenti di cui siamo oggi testimoni richiama l'importanza e la validità.

I contenuti parlano di un "-contributo proprio-" dei francescani secolari per l'edificazione di una civiltà "-in cui la dignità della persona umana, la corresponsabilità e l'amore siano realtà vive-" e per la quale è richiesto l'impegno "-contro ogni forma di sfruttamento, di discriminazione e di emarginazione-", nonché la collaborazione "-con i movimenti che promuovono la fratellanza tra i popoli-" e con gli "-sforzi per conservare i valori della natura-" (Cost. 18); si parla anche di "-rinunzia all'uso della violenza-" (Cost. 22), di "-proposta e diffusione di idee e di atteggiamenti pacifici-" in atteggiamento di collaborazione "-alle iniziative del Papa, delle Chiese locali e della Famiglia francescana-", di "-apprezzamento-" per la scelta dell'obiezione di coscienza (Cost. 23): materie incandescenti, come ognuno vede, e che vengono qui particolarmente richiamate per sottolineare che l'"-impegno-" e la "-collaborazione-" che sono le categorie più frequentemente usate per indicare i modi in cui realizzare i contenuti della secolarità francescana richiedono un livello non generico o marginale di applicazione.

Va inoltre rilevato che l'invito della Regola a promuovere la giustizia "-con iniziative coraggiose tanto individuali che communitarie-" (Cf. Regola 15), ripreso nell'articolo 22 delle Costituzioni, con l'esplicitazione che delle iniziative comunitarie sono da ritenersi soggetto le Fraternità, segna il definitivo superamento della concezione, sancita dalla lettera "-Tertium Franciscalium Ordinem-" di Pio X (1912) e ripresa dalle Costituzioni del 1957, secondo la quale l'impegno nel campo economico e sociale, mentre era vietato alle Fraternità, era permesso invece ai singoli membri.

Ma questi contenuti vanno letti, per una loro piena comprensione, alla luce dell'intera visione dell'esperienza dell'uomo francescano secolare, quale il capitolo II, sia nella Regola che nelle Costituzioni, cerca di delineare; si parte cioè da un atteggiamento di radicale conversione animato "-dalla dinamica del Vangelo-" (Regola, 7), che fa della lettura esperienziale del medesimo Vangelo, della fede nell'Eucarestia, della preghiera e dalla contemplazione "-l'anima dell'essere e dell'operare-" (Cf. Regola, 8), cioè di una "-testimonianza personale-" (Cost. 17) che è di servizio nella Chiesa ad esempio, nell'esercizio dei ministeri (ibidem) e nel mondo. Questa visione "-intera-" del francescano secolare, quale è tracciata, anche sotto il profilo della forma, dal capitolo II della Regola, che non porta volutamente alcuna suddivisione, si proietta in uno svolgimento temporale completo che giunge fino ai condizionamenti della vecchiaia ed alla morte (Cf. Cost. 27), attraverso la dimensione privata della famiglia (Cf. Cost. 24) e quella pubblica della partecipazione alla vita delle molteplici realtà della vita sociale.

Essa corrisponde all'insegnamento sinodale che ribadisce che nella esistenza dei laici "-non possono esserci due vite parallele: da una parte la cosiddetta vita 'spirituale' con i suoi valori e le sue esigenze; e dall'altra, la vita cosiddetta 'secolare', ossia la vita di famiglia, di lavoro, dei rapporti sociali, dell'impegno politico, e della cultura. Il tralcio, radicato nella vite che è Cristo porta i suoi frutti in ogni settore dell'attività e dell'esistenza-" (ChfL, 59).

6 Si potrebbe tuttavia osservare che questa ricchezza e varietà di indicazioni offerte dalle Costituzioni, lette nel più vasto quadro del magistero, mentre per alcuni aspetti esplicita e chiarisce le affermazioni di base del capitoloII della Regola, non scende in quella applicazione articolata di cui è stato oggetto il capitolo III; si potrebbe pensare, cioè, ad una sorta di trascrizione appena un poco ampliata del testo della Regola. L'impressione è vera, ma sarebbe errato ricavarne un giudizio di minor valore o di più superficiale elaborazione di questa parte del testo.

È vero piuttosto che l'elaborazione di questa sezione delle Costituzioni sottende almeno due problemi che coinvolgono altrettanti aspetti della dimensione secolare dell'OFS; la diversità estrema, legata alla dimensione planetaria dell'istituzione, delle situazioni di Chiesa locale e delle condizioni politiche e sociali in cui i francescani secolari si trovano a vivere e a rendere la loro testimonianza, con conseguente difficoltà per una codificazione minuziosa e precettiva dei comportamenti, e l'opportunità di lasciare al francescano secolare proprio in forza dell'indole che fondamentalmente lo distingue la possibilità di una motivata scelta ed espressione delle forme della propria testimonianza.
Le Costituzioni, inoltre, vanno valutate in rapporto al carattere della Regola da cui traggono ragione e legittimità; è indubbio che la Regola di Paolo VI, rispetto ai testi precedenti, riflette l'aspirazione ad un respiro carismatico e profetico che deve essere saggiato, per riprendere la triplice indicazione di Giovanni Paolo II, nello "-studiare-" et "-amare-", ma soprattutto nel "-vivere-" la proposta umana ed evangelica che essa presenta; lo spazio che le Costituzioni, in riferimento al capitolo II della Regola, lasciano all'accoglienza della voce dello Spirito è garanzia della possibilità, della originalità e della fecondità delle testimonianze dei francescani secolari nella Chiesa e nel mondo.

7 Tutto quanto è stato detto nei due punti precedenti ha anch'esso, inevitabilmente, un effetto di ricaduta sulla formazione a livello dei singoli e delle Fraternità. L'articolo 17 dice esplicitamente: "-Nelle Fraternità si promuova la preparazione dei fratelli alla diffusione del messaggio evangelico 'nelle comuni condizioni del secolo' (Cf. LG 25) e alla collaborazione... nelle comunità ecclesiali-"; analoghi riferimenti si ritrovano in altri articoli: per la parte che qui ci interessa, ad esempio, negli articoli 24, 26, 27.

I responsabili della Fraternità ed i formatori, nel tracciare e nell'aggiornare il programma di formazione ancora una volta: iniziale e permanente dovranno tenere conto anche di queste due cose: che, proprio in forza della sua caratteristica "-secolare-", la Fraternità deve curare, in un rapporto di necessaria reciprocità, "-la-" formazione completa dei suoi membri, in cui tutti gli aspetti: spirituale, dottrinale, culturale e sociale, non possono e non debbono essere compartimenti stagni, ma vitalmente comunicanti per quella che è stata chiamata "-formazione integrale -" (ChfL 60); che a questa formazione conviene in modo particolare, io credo, il metodo del dialogo e della discussione fraterna, come quello che meglio arricchisce le motivazioni delle scelte e degli impegni dei singoli e delle Fraternità.

La scelta, oggi, per il cristiano laico, e in particolare, per il francescano secolare, non è facile: bisogna interrogarsi sulla complessità degli avvenimenti in cui la nostra vita s'incarna, sul significato del ricco e multiforme magistero della Chiesa, sulle reazioni troppo spesso contingenti che esso suscita e sui fini tutt'altro che contingenti a cui tende, sullo specifico francescano del nostro impegno, sulle particolarità delle situazioni culturali in cui operiamo, sulla distinzione tra ciò che possiamo fare come singole persone che si ispirano ad una visione francescana della vita e ciò che invece impegna la Fraternità ed acquisisce, pertanto, un significato ecclesiale; non è possibile che una serie così complessa di problemi possa essere affrontata senza una molteplicità di apporti e di conoscenze, o senza una attitudine al dialogo ed alla formazione vicendevole.

Qualcuno potrebbe dire che queste sono cose per noi troppo grandi, che occorre tenere realisticamente presenti le forze di cui disponiamo, che è meglio approfondire i valori spirituali della nostra tradizione; sono considerazioni che riflettono delle preoccupazioni reali e non soltanto aspirazioni al quieto vivere o reazioni rinunziatrice; vorrei però, fraternamente, opporre ad esse tre diverse considerazioni che valgono anche come conclusioni del nostro discorso; in primo luogo tutta l'esperienza francescana, compreso l'ambito secolare, è ricca di figure in cui l'alto livello contemplativo della spiritualità non è mai stato disgiunto da un'intensa attività apostolica: ricordiamo, in proposito, la testimonianza di Corrado di Marburgo, confessore di Elisabetta d'Ungheria: "-raramente ho visto una donna così contemplativa, pur essendo dedita a molte attività-"; occorre poi avere coscienza che la nuova evangelizzazione alle soglie del terzo millennio costituirà il banco di prova della validità delle istituzioni ecclesiali, anche di quelle, come l'OFS, che sono più antiche e sperimentate; infine si deve avere ben presente che il Francesco della storia e della leggenda, che è quello che tanto ci affascina e della cui paternità spesso ci vantiamo, per consolidare la sua esemplarità per gli uomini d'oggi, ha bisogno di essere conosciuto anche come il Francesco della profezia o, se più piace (ma a condizione di intenderci sul significato della parola), dell'utopia: questo Francesco però si affida alla nostra voce ed alla nostra capacità di testimonianza.