CAPITOLO GENERALE
Novembre 15-22, 2008

Manréza Hotel Konferenciaközpont
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Conclusione del secondo anno di celebrazione dell'anniversario della nascita di

Santa Elisabetta, patrona dell'OFS

 

Elisabetta contemplata sotto l'aspetto della sua vocazione secolare

vissuta e amata come parte fondamentale della sua propria vita e modello per tutti noi.

 

 

            Chiediamo allo Spirito Santo, che ha infiammato i cuori di Francesco, di Chiara, di Elisabetta, di Luigi, ognuno secondo la sua vocazione, di infiammare anche i nostri cuori, di illuminare il nostro spirito, di rivelarci la sua opera di grazia in Elisabetta, per noi.

       La Parola di Dio nel Salmo 44 ci fa entrare con grande giustezza nella vita interiore di Elisabetta:

Ascolta, figlia, guarda, porgi l'orecchio,

dimentica il tuo popolo, la casa di tuo padre;

al re piacerà la tua bellezza.

 

Egli è il tuo Signore; pròstrati a lui.

Da Tiro vengono, portando doni,

i più ricchi del popolo cercano il tuo volto.

 

La figlia del re è tutta splendore,

gemme e tessuto d'oro è il suo vestito.

È presentata al re in preziosi ricami.

 

Con lei vergini compagne a te sono condotte;

guidate in gioia ed esultanza,

entrano insieme nel palazzo regale.

 

Ai tuoi padri succederanno i tuoi figli;

li farai capi di tutta la terra.

 

Farò ricordare il tuo nome per tutte le generazioni:

e i popoli ti loderanno

in eterno, per sempre.

                                              S. 44, 11-18

 

            Il  1 giugno 1236, decine di migliaia di persone accorrevano da tutta l'Europa cristiana a Marburgo. Tra loro, per primo, i vescovi ed i più alti dignitari di Germania, di Ungheria, della Boemia, di Francia, l'imperatore Federico II di persona, con i suoi tre figli di 14, 11 e 9 anni, riuniti nella gioia della canonizzazione e della traslazione delle spoglie di santa Elisabetta.

 

            Nell'odierno 17 novembre 2008 noi non rappresentiamo solo l'Europa, ma tutti i popoli della terra, riuniti per celebrare tutt'insieme l'8o centenario della nascita di Elisabetta e l'anniversario del suo "dies natalis", della sua nascita in cielo.

            Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto, e il vostro frutto rimanga, perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. (Gv 15,16).

            È dunque Lui, Gesù, che ci riunisce oggi in Ungheria, in questa cattedrale! È grande il momento che stiamo vivendo! Nel suo amore stupendo, Dio ha scelto Elisabetta. Essa è stata fedele alla sua chiamata personale fino nelle piccole cose, e Dio le ha affidato delle grandi. Non è una delle più grandi il fatto che lei sia patrona dell'OFS e del TOR ? Quello che Elisabetta chiederà per noi oggi le sarà dato in anticipo, secondo la promessa di Gesù. Più che presentare ad Elisabetta le nostre intenzioni e le nostre necessità, veniamo insieme a pregare perché si compiano le sue intenzioni, la sua missione di patrona dell'Ordine Francescano Secolare.

            Elisabetta, sia quindi fatta la tua volontà; eccoci, servitori dell'OFS!

 

            "Concludere il giubileo" significa aver raccolto con serietà tutti i doni che Dio nella sua generosità aveva previsto di darci tramite lei. "Concludere il giubileo" vuol dire metterci nuovamente a "credere nell'Amore" ed a "dare con gioia e allegrezza ciò che abbiamo ricevuto". È proprio il rinnovamento del nostro impegno, della nostra appartenenza all'Ordine Francescano Secolare.

 

            Riscoprire e riaccogliere Elisabetta e il suo posto di guida di cordata è importante per il presente ed il futuro dell'OFS. A questo scopo, l'Ordine intero, e l'OFS in particolare, hanno ampiamente impiegato i mezzi necessari: la Lettera della Conferenza della Famiglia Francescana "Abbiamo creduto l'Amore" del 17 novembre 2006, il Congresso internazionale a Roma il 23 febbraio 2007, e finalmente la convocazione di questo Capitolo Internazionale elettivo in Ungheria, a ringraziamento ad Elisabetta.

            Lungo quei due anni, i membri del Consiglio Internazionale che portano la responsabilità del servizio di tutti i fratelli, hanno studiato e presentato con competenza la vita, la vocazione secolare, il messaggio di Elisabetta . Tanta cura piena di vigilanza ci ha aperto l'intelligenza ed il cuore, e ci permette proprio oggi di pregare insieme alle intenzioni di Elisabetta, la nostra patrona.

            Cosa possiamo aggiungere a questo ricco cibo, che non abbiamo finito di assimilare?

            Forse è il momento di rispondere in verità alla domanda che Gesù ha fatto a suo tempo a Pietro : "E voi, per voi, chi dite che io sia?"

            Chi è Elisabetta per noi? Ella, chi è per Gesù, per suo sposo Luigi e per i figli, per il suo popolo, per Francesco e la famiglia che siamo noi, per la Chiesa, per il mondo? Cosa ci spinge a seguirla?

            Oltre agli eventi visibili, vorremmo riempirci dello Spirito che la animava.

 

            Elisabetta nasce in Ungheria nel 1207. Francesco allora ha 25 anni (1182-1226); Chiara ne ha 13 (1194-1253), Antonio di Padova ne ha 12 (1195-1231), Agnese di Praga ha 2 anni (1205-1282), Luigi di Francia nascerà 7 anni dopo (1214).

            La conoscenza vera che abbiamo di lei è storica, fondata sui documenti contemporanei, e per primo la pratica della canonizzazione, con le testimonianze dei parenti vicini di Elisabetta e di suo sposo Luigi. Per altro, essendo Elisabetta figlia di re e sposa di langravio, conosciamo i luoghi ed i tempi ove è vissuta anche dai racconti storici antichi. Ci troviamo una giovane donna dotata di un grande equilibrio umano, sposa innamorata, madre con tutte le fibre della sua persona, figlia di san Francesco nello spirito e negli atteggiamenti, vedova impegnata nell'atto di offerta della vita di suo sposo, donna pienamente consacrata al Signore nell'Ordine dei Penitenti francescani, serva attenta ai più sprovvisti. Queste non sono parole vuote, ma è la realtà della sua vita.

           

            Non si può omettere qui di parlare delle origini della sua famiglia!

            Elisabetta appartiene alla famiglia degli Arpad, che ha dato tanti re e tanti santi al popolo dei Magyar: S. Stefano, S. Ladislao, S. Emerigo, e anche S. Agnese di Praga, S. Margherita di Ungheria, S. Elisabetta di Portogallo…

            Suo padre Andrea II, discendente di S. Stefano, diventa re di Ungheria nel 1205.

            Sua madre Geltrude, figlia di Bertoldo IV, duca di Moravia, è discendente di Carlomagno e sorella di S. Edvige, regina di Polonia.

            Tramite sua nonna paterna Agnese di Châtillon, Elisabetta è principessa francese.

            Ella è la terza figlia della coppia regale.

 

            A l'età di 4 anni lascia la sua patria per essere educata insieme a Luigi, futuro langravio di Turingia e di cui dovrà diventare la sposa: con tutto il suo cuore pieno d'amore e di fiducia si impegnerà nella sua vocazione secolare che Dio le indicava. Sarà la prima santa sposa e madre canonizzata, e anche la prima santa francescana. È un grande onore per l'Ordine secolare avere un modello del genere, di cui la missione viene riconfermata per noi in questi giorni.

 

            Qual è il segreto della sua forza di amare, del suo equilibrio?

            Guda , che è vissuto vicino a lei per 17 anni, testimonierà al processo di canonizzazione per dire quanto sin dalla sua infanzia Elisabetta bruciava d'amore per Gesù, per Luigi, per i poveri. Lungo tutta la sua vita prenderà sul serio Dio e il suo amore. Da quando si è accorta di essere amata, ha risposto all'Amore con il dono di se stessa. Mai si tirerà indietro.

            Da fanciulla, Elisabetta aveva fatto l'espérienza spirituale fondamentale, l'incontro personale con l'Amore, con Dio infinitamente Padre, in Gesù suo Figlio prediletto, vivo, presente, operante; dal giorno in cui capì che il Salvatore abitava, sotto la specie del pane, nel Tabernacolo, la Capella del castello diventò il suo luogo prediletto. Presso Gesù realmente presente, la fanciulla si sente "a casa" più che in qualsiasi altro luogo. Teneva il suo sguardo interiore fissato su di Lui; lo invocava in tutte le sue azioni e rivolgeva tutto verso di Lui, pronunciando il suo Nome con dolcezza. Nel suo cuore fioriva un amore fedele e ardente. Centrata su di Lui, che è il Bene, tutto il Bene, Elisabetta acquista una perfetta libertà interiore. Nessun interesse in lei, nessun rispetto umano. Solo l'espressione (lo zampillo) della libertà dei figli di Dio. Eccone un esempio.

            Elisabetta, visto il suo rango, è ornata come conviene ad una principessa. Un giorno dell'Assunta si reca a Nostra Signora di Eisenach con la duchessa madre Sofia e la giovane Agnese. Al momento di inginocchiarsi, Elisabetta alza lo sguardo verso l'immagine del Crocifisso: aveva la testa inchinata sotto la corona di spine, il sangue scaturiva dalle sue piaghe. Per la prima volta, lei si sente profondamente sconvolta al pensiero che è per lei che Gesù è nudo, per lei è sospeso alla Croce, per lei aveva sopportato il martirio e la morte. Come mai poteva lei, davanti a Lui, essere ornata di gioielli da principessa? Tolse il diadema d'oro ornato di pietre preziose e lo postò a terra. Lacrime scendevano sul suo viso. Sofia, aspramente, rimproverò questo comportamento inconveniente. Sono ai primi posti, tutti le osservano, non troveranno strano l'atteggiamento di Elisabetta? Dimentica di quello che le sta intorno, nulla la strappa al mistero della sofferenza che appena si è svelato à lei. "Non conviene presentarmi davanti al mio Dio e mio Re Gesù Cristo incoronata di gloria, quando lo vedo Lui coronato di spine".

            Da quel giorno scoprirà il mistero del suo Dio carico della Croce e crocifisso per amore. Contemplando la vita del Salvatore, lo vedeva allo stesso tempo soffrendo oggi nei membri del Corpo mistico. Diventerà quindi logicamente serva dei più piccoli e disprezzati, passando del Vangelo alla vita e dalla vita al Vangelo.

 

            Avrà vissuto Elisabetta e avrà amato la sua vocazione secolare?

Senza dubbio. Non c'era divisione in lei. L'amore di Dio era la sorgente che univa tutti gli altri amori. Se avesse solo un po' subìto questa forma di vita, saremmo stati testimoni della progressiva disintegrazione di tutto il suo essere. Al contrario, decisamente impegnata nell'atto di essere un giorno la sposa di Luigi, tutti gli eventi felici e tragici della sua vita contribuiranno alla costruzione delle sua perfetta statura. Basta ricordare quanto fu doloroso e lungo per lei, dopo la morte del langravio Hermann, il tormento dell'incertezza del suo matrimonio con Luigi, di fronte a tutti gli intrighi per escluderla dalla corte!

            La felicità di una vita nell'amore e la fedeltà coniugale, con le gioie di una giovane maternità, riempiranno il suo cuore, ripagando ampiamente gli anni di solitudine. I giovani sposi vivranno uno stile di vita decisamente cristiano in mezzo a questa brillante corte. I legami del matrimonio tra loro non erano di convenienza; vivevano un autentico amore coniugale e fraterno.

 

            I Frati Minori erano arrivati in Germania nel 1221, nell'anno del matrimonio di Luigi con Elisabetta. Nel 1223, i primi figli di Francesco arrivano in Turingia. Elisabetta ottiene che venga fondato un convento a Eisenach, presso Wartburgo. L'ideale di vita di Francesco infiamma Elisabetta di un ardore nuovo. Si sentiva incoraggiata nella sua vocazione. Aveva tanto contemplato interiormente il suo Maestro da voler essere configurata a lui nella sua vita secolare. Desiderava vivere l'ideale francescano nella sua coppia, e Luigi era pronto a condividere le aspettative di sua moglie. Nello stato secolare vivrà l'insegnamento di Francesco : riuscirà a conciliare i suoi doveri di sposa e di madre, il suo rango langraviale, con la chiamata alla perfezione della vita evangelica, nell'Ordine dei Penitenti.

 

            Luigi, tutto disposto a venire incontro ai desideri di sua moglie, le aveva permesso di scegliere Fra Ruggero, une dei primi compagni di Francesco, da guida spirituale. La introdurrà nella vita di penitenza, insegnandole la castità nel matrimonio, l'umiltà, l'audacia per intraprendere coraggiose opere di carità, una indefettibile fiducia nella bontà di Dio.

 

            Le testimonianze sulla sua vita francescana sono ineguagliabili.

            Elisabetta accresce la semplicità nel suo modo di vivere.

            Senza mancare ai doveri del suo stato da principessa, elle manifestava una instancabile carità. Userà il suo cuore e la sua intelligenza per assistere i poveri ed i malati. Essendo Luigi ancora vivo, già contribuirà alla costruzione di ospedali a Eisenach e a Gotha. Giovane vedova, costruirà quello di Marburgo e ne assicurerà la gestione stabilendovi una Fraternità.

            Ysentrude non smette di ripetere al processo di canonizzazione che Elisabetta compiva tutte queste opere "con le sue mani", tanto può sembrare inverosimile che une figlia di re, sposa di uno dei più alti principi dell'Impero, si sia impegnata in questi lavori.

            Ha fatto tutto questo con gioia. Nulla in lei appare disincarnato. Tutta la sua persona vi prende parte. Ysentrude testimonia ripetutamente: "Rideva… era di buon umore… non provava più repulsione davanti ai lebbrosi che alle persone sane… Compiva ogni opera di carità con la massima gioia dell'anima e senza mai cambiare aspetto…". La natura e la grazia hanno compiuto in lei una unione tale da non distinguere l'una dall'altra nella sua vocazione.

 

            Elisabetta viveva con Luigi in profonda comunione. Si incoraggiavano l'un l'altro nel servizio di Dio. Addolorava Elisabetta il fatto che Luigi era spesso lontano da lei. Durante i sei brevi anni di vita comune le assenze di lui superano mille giorni, cioè più di due anni e nove mesi. Lei allora scambiava i suoi eleganti e splendidi vestiti con quelli sobri da vedova, e rimaneva in preghiera per ore ancora più lunghe. E quando il messaggero viene ad annunciare il suo arrivo, ella fa preparare il cavallo e se ne va all'incontro di suo caro sposo. Più di mille volte lo bacia con tenerezza sulla bocca, con gioia inesprimibile ed estrema tenerezza. Tutto il tempo che lui rimane a Wartburgo, ella si veste con eleganza e splendore per allietarlo, dicendo : "Non è per orgoglio della carne che mi vesto, ma solo per amore di Dio. Lo faccio comunque senza esagerazione per non dare a mio marito occasione di peccato, anche se questa moderazione non gli gradisce totalmente. Lui mi deve amare nel Signore con un amore tale da meritare insieme la ricompensa della vita eterna elargita da colui che ha santificato la vita coniugale". Si vogliono bene con un amore che coinvolge tutta la loro persona.

            Ci voleva tutta l'impetuosità del loro innegabile sentimento perché gli storici antichi ne parlino in modo così chiaro!

 

            Così dedicata al suo sposo, poteva lasciare a Dio il primo posto? Elisabetta non è divisa in se stessa. Ama il Signore più che altro al mondo, unificata nelle profondità della sua persona. L'amore per Dio alimenta in lei l'amore per il suo sposo.

            Chiedeva spesso alle sue serve di svegliarla, tirandola da un piede, quando Luigi dormiva o faceva finta di dormire. Una notte è successo che Ysentrude, volendo svegliare Elisabetta, tirò il piede di Luigi, che aveva lasciato la sua gamba dalla parte di sua sposa. Ma quando si è accorto del motivo della svegliata, sopportò la cosa di buon animo. Ella pregava nella loro stanza nuziale. Succedeva che il marito la teneva per mano tutto il tempo della preghiera, pur invitandola a tornare a letto, perché era preoccupato per la sua salute.

            Elisabetta era tutta intera a Luigi e condivideva le sue responsabilità, perché era tutta intera all'altro Sposo: "Seguimi".

 

            Sicura della fiducia di suo marito e fortificata dal suo amore, ella poté seguire liberamente la voce del suo cuore e, a contrario dei costumi del suo paese, mettersi a tavola accanto a lui, accompagnarlo a cavallo durante i suoi viaggi, distribuire i suoi tesori, invitare i poveri, suoi amici, a casa, nutrirli, vestirli, curarli. La sua generosità era senza limiti. Durante la carestia del 1226, in assenza di Luigi, lei è reggente. Ha 19 anni. Prende l'iniziativa che si richiede, con accuratezza, e inizia una impressionante campagna di solidarietà. Vende tutti i suoi gioielli e oggetti preziosi per sovenire alle necessità dei poveri. Distribuisce, malgrado la resistenza delle persone della corte, tutti i provvedimenti delle riserve del langravio in virtù dei diritti di sovranità. A tutti coloro che sono abbastanza forti per lavorare, fornisce camici, scarpe, falci, affinché possano fare la mietitura e così guadagnare la loro vita. Quando Elisabetta non ha più niente da dare, distribuisce i suoi propri vestiti; le donne povere ne avranno qualche soldo dalla vendita. E cosi via, nessuno rimane senza aver ricevuto da lei un beneficio.

            Non temeva né le mormorazioni né le resistenze; era sicura dell'accordo di Luigi.

 

            Nello stesso anno 1226, essendo Luigi ancora in vita, e con il suo consenso, Elisabetta entra, con le sue compagne Guda e Ysentrude, nell'Ordine dei Penitenti. Ha 19 anni. Con le mani riposte in quelle del Visitatore Conrad di Marburgo, promette ubbidienza sotto riserva dei diritti di suo marito, e continenza perpetua se dovesse sopravvivere a lui. Il suo cuore è interamente dato a Dio e a Luigi, in vita e in morte. La funzione si svolse nel monastero di Santa Caterina a Eisenach.

           

            1227. Luigi ha 27 anni. È l'ora della grande prova. L'ardore del suo amore coniugale si effuse senza limiti, nel momento nel quale Luigi promise solennemente di partire per la crociata. Ella cadde senza conoscenza sotto il choc. Eppure si sottomise a questa dolorosa dipartita, e malgrado che fosse incinta del terzo figlio, lo accompagnò fin oltre i confini del paese.

            Quando pervenne la notizia della morte di suo marito, sconvolta dal dolore, corse attraverso le sale e le camere del castello…

            Accogliendo poi, nella cattedrale di Bambergo, la povera spoglia, la sua preghiera sgorgò:

            "Signore misericordioso, ti ringrazio di avermi consolata con la restituzione di queste ossa tanto desiderate. Tu sai quanto l'ho amato. Ma questo prediletto si era offerto a Te, e Te l'avevo offerto anch'io, per soccorrere la Terra Santa: allora, come potrei rifiutartelo? Se potessi averlo, il mondo intero non mi sarebbe nulla e andrei a mendicare con lui per tutta la mia vita. Pertanto ti prendo a testimone, non vorrei riscattare la sua via per un solo capello, se fosse contro la tua volontà. Lui e me stesso raccomando adesso alla tua grazia. Si compia su di noi la tua volontà".

            Una volta di più il popolo che l'ascolta è testimone della sua doppia fedeltà. Ora che il prediletto a raggiunto Dio, è ancora un modo di appartenergli l'essere tutta a Dio nell'unità del sacrificio.

 

            Che cammino! Lei ha 20 anni.

            Cacciata da Wartburgo, dopo aver sperimentato la durezza incomprensibile e l'ingratitudine della gente di Eisenach, può, nella chiesa dei Francescani, cantare un Te Deum "nella gioia perfetta", come Francesco lo spiegava a Fra Leon. Elisabetta langravia è morta. Elisabetta figlia del Piccolo Povero nasce alla vita gioiosa della santa Povertà. A questa tappa della vita di Elisabetta, leggeremo con grande profitto le pagini di Papa Benedetto XVI nel suo libro "Gesù di Nazareth" su Francesco e la beatitudine dei poveri in spirito.

            Spogliata di tutto, si consacra al Signore. Nel Venerdì Santo 24 marzo 1228, essendo gli altari spogliati in memoria della sepoltura di Cristo crocifisso, Elisabetta si reca nella capella del convento dei Frati francescani di Eisenach. Lì, nella presenza di qualche Frate, dei suoi prossimi e dei suoi figli, pose le mani sull'altare e rinunciò alla volontà propria, a tutte le vanaglorie del mondo, e a tutto ciò che il Signore nel suo vangelo ha consigliato di abbandonare. Unite a Elisabetta, Guda e Ysentrude fecero questa seconda professione pubblica nell'Ordine della Penitenza, formando così una piccola fraternità.

            Riceveranno un giorno a Marbourg dalle mani del Maestro Conrad l’abito grigio dei penitenti e si impegneranno a diffondere la misericordia di Dio, mangiando e lavorando insieme, visitando le case dei poveri e provvedendo alle loro necessità.

 

Chi dunque, dava a questa giovane donna diventata “pietra d’inciampo” e di scandalo, la forza interiore di accettare rimproveri e canzonature, rigetto e solitudine, senza lamentarsi né opposrsi restando salda malgrado tutte le pene inflitte al suo cuore traboccante di tenerezza? Da dove attingeva questa energia che la lasciava libera da tutta l’amarezza, gaia e piena di un affetto che, come una sorgente inesauribile, prorompeva in gioia?

 

Per esperienza ella capisce quanto, nell’umiliazione e nella solitudine, é unita a Colui che porta la corona di spine e la croce. Il Signore in effetti la consola interiormente in proporzione alle sue tribolazioni.

Non possiamo non pensare a tanti nostri fratelli nel mondo, a tante Fraternità che vivono oggi il rigetto, l’espulsione, il cammino della Croce. 

 

1229 - A 22 anni, Elisabetta affronta l’ultima tappa della sua vita. Affida a Dio e in mani sicure la cura dei suoi figli.Fruiranno di un’educazione consona ai desideri del loro defunto padre e dell’usanza dell’epoca. Elisabetta ha detto alle sue seguaci:

“Il Signore ha udito la mia preghiera. Prendo Dio come testimone,  non mi inquieto per i miei figli, li ho affidati a Dio, Egli faccia di loro secondo la sua Volontà. Infine, per quel che riguarda le calunnie, le opposizioni e il disprezzo, me ne rallegro e non amo nulla se non Dio. solo”

Gli ultimi suoi due anni vissuti a Marbourg sotto l’ubbidienza del Maestro Conrad sono segnati da  privazioni e da una  devozione crescente, fino alla morte per amore.

 

Questra strada che Elisabetta ha percorso in 24 anni senza fermarsi né lasciarsi sconcertare, ci interpella. Rileggendo i paragrafi dal 4 al 19 della nostra Regola con la vita di Elisabetta davanti gli occhi, ogni articolo prende forma con lei! La sua vita appare in filigrana a ogni parola! Come una pioniera ci ha preceduti su questa strada e la Chiesa ha riconosciuto la sua grandezza e fecondità!

 

La lettera di Papa Benedetto XVI, del 27 maggio 2007, é una magnifica conferma di questa missione di Elisabetta :

            […] (Accogliamo) la splendida testimonianza di questa santa, di cui la reputa ha passato i confini della sua patria, interpellando moltissime persone anche non cristiane […]. Autentico gioiello della nuova Ungheria cristiana […] Elisabetta ha fatto suo il programma di Gesù Cristo, Figlio di Dio, che, divenendo uomo, "s'annientò se stesso, assumendo la condizione di servo" (Fil. 2,7). Con l'aiuto di maestri eccellenti, ella si mise sulle orme di san Francesco di Assisi, dandosi come finalità personale e ultima di conformare la sua esistenza a quella di Cristo, unico Redentore dell'uomo.

            Chiamata a diventare la sposa del langravio di Turingia, non smise mai di consacrarsi alla cura dei poveri, nei quali riconosceva l'immagine del Maestro divino. Seppe unire i doni di sposa e di madre esemplare all'esercizio delle virtù evangeliche, imparate alla scuola del santo di Assisi. Si rivelò vera figlia della Chiesa, offrendo una testimonianza concreta, visibile e significativa della carità di Cristo. Innumerevoli persone, lungo i secoli, hanno seguito il suo esempio, considerandola modelle del riflesso delle virtù cristiane, vissute in modo radicale nel matrimonio, nella famiglia e anche nella vedovanza. Ad ella si sono ispirate anche della personalità politiche, attingendo un invito a lavorare per la riconciliazione tra i popoli.

 

 

Elisabetta é, con San Luigi re di Francia, patrona dell’Ordine Francescano Secolare.

 

E’ nella loro condizione secolare di sposi, di genitori, di responsabili nella vita pubblica che hanno vissuto il Vangelo, in modo semplice, fino alla follia del cuore, traboccanti d’amore, e di serenità anche nelle tribolazioni, la solitudine, la morte. Hanno seguito la via della penitenza proposta da Francesco : amore per Dio, amore per il prossimo, odio del peccato, attingendo la forza nell’Eucarestia, per una vita che produca « dei degni frutti della penitenza ».

 

Il loro esempio, il loro ruolo di protettori, la loro influenza sociale, sono oggi più necessari che mai.

Per noi, per le nostre Fraternità é una grande e urgente sfida di impegnarsi  umilmente, con audacia, a vivere il Vangelo al seguito e sull’ esempio di San Francesco, certi del sostegno di Santa Elisabetta, all’ora in cui tutto ci parla di crisi finanziaria, di crisi economica, di cultura di morte , di secolarizzazione.

 

Sono venuto a accendere un fuoco, e non vedo l’ora che avvampi (Lc 12, 49)

“Francesco vai ripara la mia Chiesa che vedi cade in rovina”

 

E a noi, Padre Santo, che ci dice?

Nulla, dunque, di voi trattenete per voi, affinché totalmente vi accolga colui che totalmente a voi si offre.

 

Signore che la forza ardente e dolce del tuo Amore prenda possesso della mia anima”.

Che il fuoco fancescano di santità che ha arso San Francesco, Santa Chiara, Santa Elisabetta, San Luigi ci infiammi tutti !

La circolare a tutti i fratelli e sorelle dell'OFS inviata dal Consiglio Internazionale dell'OFS il 6 gennaio 2007; 5 numeri di Koinonia (53-57) su Elisabetta stesi dai nostri Assistenti Internazionali; un programma di formazione per ogni mese dei due anni di celebrazione del centenario, introdotto da una lettera del nostro Ministro Generale. http://www.ciofs.org/

Guda, Ysentrude, poi Ermengadre i Elisabetta sono state al servizio di Elisabetta

4a La regola e la vita dei francescani secolari è questa: osservare il vangelo di nostro Signore Gesù Cristo secondo l'esempio di S. Francesco d'Assisi, il quale del Cristo fece l'ispiratore e il centro della sua vita con Dio e con gli uomini.

10 Unendosi all'obbedienza redentrice di Gesù, che depose la sua volontà in quella del Padre, adempiano fedelmente agli impegni propri della condizione di ciascuno nelle diverse circostanze della vita, e seguano Cristo, povero e crocifisso, testimoniandolo anche fra le difficoltà e le persecuzioni.

11 Cristo, fiducioso nel Padre, scelse per Sé e per la Madre sua una vita povera e umile, pur nell'apprezzamento attento e amoroso delle realtà create; così, i francescani secolari cerchino nel distacco e nell'uso una giusta relazione ai beni terreni, semplificando le proprie materiali esigenze; siano consapevoli, poi, di essere, secondo il Vangelo, amministratori dei beni ricevuti a favore dei figli di Dio.

Così, nello spirito delle "-Beatitudini-", s'adoperino a purificare il cuore da ogni tendenza e cupidigia di possesso e di dominio, quali "-pellegrini e forestieri-" in cammino verso la Casa del Padre.

13a Come il Padre vede in ogni uomo i lineamenti del suo Figlio, Primogenito di una moltitudine di fratelli, i francescani secolari accolgano tutti gli uomini con animo umile e cortese, come dono del Signore e immagine di Cristo.    b Il senso di fraternità li renderà lieti di mettersi alla pari di tutti gli uomini, specialmente dei più piccoli, per i quali si sforzeranno di creare condizioni di vita degne di creature redente da Cristo.

15 Siano presenti con la testimonianza della propria vita umana ed anche con iniziative coraggiose tanto individuali che comunitarie, nella promozione della giustizia, ed in particolare nel campo della vita pubblica impegnandosi in scelte concrete e coerenti alla loro fede.

17 Nella loro famiglia vivano lo spirito francescano di pace, fedeltà e rispetto della vita, sforzandosi di farne il segno di un mondo già rinnovato in Cristo.

I coniugati in particolare, vivendo le grazie del matrimonio, testimonino nel mondo l'amore di Cristo per la sua Chiesa. Con una educazione cristiana semplice ed aperta, attenti alla vocazione di ciascuno, camminino gioiosamente con i propri figli nel loro itinerario umano e spirituale.

Per esempio il progetto di ottenere che l’assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite aggiunga l’aborto ai diritti universali dell’uomo il prossimo10 dicembre, in occasione del 60° anniversario della dichiarazione dei diritti dell’uomo.

Lettera a tutto l’Ordine, 29