Assistenti e Assistenza collegiale a servizio dell’Assistenza reciproca
1. All’origine dell’assistenza spirituale
2. L’Assistenza spirituale e pastorale dell’OFS
3. Il dovere dell’ assistenza spirituale e pastorale
4. Assistenza collegiale
5. Fisionomia dell’Assistenza collegiale
6. Assistenza, Animazione e Formazione
7. Lo scambio dei doni e la collaborazione
8. In principio era la reciprocità vitale
9. Conclusione

ASSISTENTI E ASSISTENZA COLLEGIALE
A SERVIZIO DELL’ASSISTENZA RECIPROCA

Il 25 marzo 2002 la Conferenza dei Ministri generali del Primo Ordine Francescano e del TOR ha approvato lo Statuto per l’Assistenza spirituale e pastorale all’Ordine Francescano Secolare, riveduto a seguito della approvazione definitiva, da parte della CIVCSVA (8 dicembre 2000), delle Costituzioni Generali dell’Ordine Francescano Secolare [1]. Allo Statuto per l’Assistenza e agli altri testi legislativi dell’Ordine Francescano Secolare, del Primo Ordine Francescano e del TOR, vogliamo prestare attenzione per proporre alcuni elementi di riflessione sulla assistenza all’OFS. Soprattutto riteniamo di dovere focalizzare l’attenzione sulla reciprocità vitale, da cui discende e in cui trova senso il servizio che il Primo Ordine e il TOR sono chiamati a prestare alla Fraternità Francescana Secolare. Tale servizio si concretizza nell’assistenza spirituale e pastorale e, subordinatamente a questa e come sua espressione, nell’esercizio dell’altius moderamen. Ne consegue che tanto l’assistenza spirituale quanto l’altius moderamen debbono essere sempre ricondotti alla reciprocità vitale e guardati con l’ottica della fraternità che lega indissolubilmente i tre Ordini dell’unica Famiglia Francescana. Da tale istanza scaturisce ancora l’esigenza vocazionale di una reciproca dipendenza spirituale e della mutua assistenza [2] .

1. All’origine dell’assistenza spirituale

"In segno concreto di comunione e di corresponsabilità, i Consigli ai diversi livelli, secondo le Costituzioni, chiederanno religiosi idonei e preparati per l’assistenza spirituale ai Superiori delle quattro Famiglie religiose francescane, alle quali da secoli è collegata la Fraternità Secolare".

Il n. 26 della Regola dell’OFS appena riferito mette in evidenza:
-- il soggetto (i Consigli delle fraternità OFS ai diversi livelli) che chiede i religiosi per l'assistenza;
-- la ragione fondamentale da cui scaturisce la richiesta: "la comunione e la corresponsabilità".

La richiesta di religiosi per l’assistenza parte dall’OFS, ma a tale richiesta corrisponde l’impegno dei Superiori del Primo Ordine e del TOR di assicurare tramite religiosi idonei e preparati l’assistenza alle fraternità dell’OFS. Limitandoci momentaneamente a questa affermazione, ne deduciamo un diritto-dovere dell’OFS e un dovere del Primo Ordine e del TOR. Ciò è tanto vero da spingere il nuovo Statuto per l’Assistenza a dichiarare: "i superiori religiosi devono assicurare l’assistenza spirituale a tutte le Fraternità dell’OFS" (1,3). Infatti, come afferma il P. Boni: "Non è il Primo Ordine (can. 312, §1,3) ma il Terzo Ordine che ha conseguito il privilegio di essere sotto l’altius moderamen del Primo Ordine per prendere parte alla comunione vitale che sussiste tra i tre Ordini Francescani" [3].

Dal testo della Regola dell’OFS, deduciamo ancora che la richiesta degli assistenti posta dall’OFS è un segno di comunione e di corresponsabilità...; la comunione e la corresponsabilità sono all’origine dell’assistenza all’OFS. Non è da sottovalutare l’iniziativa dell’OFS: nella dinamica tra domanda e risposta in merito all’assistenza spirituale, il segno di comunione e di corresponsabilità è posto innanzitutto dall’OFS o meglio dai Consigli OFS ai vari livelli, i quali nei confronti dei loro fratelli e delle loro sorelle hanno una propria e primaria responsabilità; sono gli stessi Consigli che intendono condividere tale responsabilità [4]. Neanche però è da sottovalutare la risposta del Primo Ordine e del TOR: anch’essa è segno di comunione e di corresponsabilità [5].

La richiesta degli assistenti viene rivolta ai Superiori delle "quattro Famiglie religiose francescane", perché alle stesse da secoli è collegata la Fraternità Secolare. Il verbo collegare è piuttosto generico: nel testo della Regola non viene precisato il tipo di legame dell’OFS con il Primo Ordine e il TOR e dalla sola espressione usata non si può dedurre un legame giuridico con gli stessi Istituti religiosi. D’altronde è proprio vero e storicamente accertato che il fondamento dei rapporti tra i tre Ordini Francescani non si deve ricercare in campo giuridico, a livello istituzionale. Ed è ugualmente storicamente fondato che il Terz’Ordine, nato dal rapporto tra i Penitenti e San Francesco e dagli insegnamenti che essi ricevettero da lui, giuridicamente è nato pienamente autonomo nei riguardi del Primo e del Secondo Ordine. La base delle relazioni reciproche dei tre Ordini Francescani sta invece nella comunione "corporea" fondata sul fatto che sono membra di uno stesso corpo (eiusdem corporis membra existentes) [6]. Di conseguenza il verbo collegare usato dalla Regola approvata da Paolo VI riceve tutto il suo significato dalla fondamentale dichiarazione del n. 1 della stessa Regola dell’OFS:

"Tra le Famiglie spirituali, suscitate dallo Spirito Santo nella Chiesa, quella Francescana riunisce tutti quei membri del Popolo di Dio, laici, religiosi e sacerdoti, che si riconoscono chiamati alla sequela di Cristo, sulle orme di S. Francesco d’Assisi. In modi e forme diverse, ma in comunione vitale reciproca, essi intendono rendere presente il carisma del comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa".
Da ciò emerge l’esistenza:
-- di una unica Famiglia Francescana (non è esatto parlare di più Famiglie o delle quattro Famiglie religiose francescane [7] ), generata dall’unico Serafico Padre;
-- con più membri (i tre – e solo tre – Ordini Francescani);
-- legati tra loro da una comunione vitale reciproca;
-- con missione distinta nella Chiesa e nel mondo.

L’istanza dell’assistenza spirituale, con la conseguente richiesta di assistenti spirituali, nasce dalla consapevolezza dell’OFS di appartenere a un’unica Famiglia spirituale e di affermare, con segni adeguati, tale appartenenza e tale legame di comunione. Pertanto, radicitus, l’OFS, più che al Primo Ordine e al TOR, è legato alla propria Famiglia spirituale, di cui fanno parte anche Primo Ordine e TOR. Tuttavia l’OFS ha un legame particolare con i tre Istituti religiosi del Primo Ordine Francescano e con il TOR, perché ad essi è stata affidata dalla Chiesa la sua cura spirituale e pastorale [8].

Questa convinzione della Regola dell’OFS è condivisa dal Primo Ordine e dal TOR e viene espressa nelle loro Costituzioni. Le Costituzioni dei Cappuccini, per esempio [9] , così si esprimono:

"Nell’ambito della Famiglia francescana, un posto particolare occupa la Fraternità o Ordine Francescano Secolare, che ne condivide e ne promuove il genuino spirito e che deve essere considerato necessario alla pienezza del carisma francescano" (n. 95,1),
"L’Ordine Francescano Secolare, legato per la sua origine, storia, e comunione di vita al nostro Ordine, è stato affidato alla sua cura dalla Santa Sede" (n. 95,3) [10].
In margine a quanto sopra esposto, pongo due osservazioni personali:
1. Lungo la storia i religiosi che si sono occupati dell’OFS hanno ricevuto denominazioni diverse: visitatori, delegati, direttori, commissari, ecc. È evidente che a ogni denominazione corrispondono contenuti e istanze diverse, nonché diversità di ruoli e di funzioni [11]. Oggi si parla di assistenza, assistente, assistere: termini che stanno a indicare il servizio fraterno dello «aiutare stando vicino» [12]. Tale terminologia, che nella attuale fase storica è da ritenere la più adeguata possibile, ha un grande valore: scaturisce dalla esigenza di comunione reciproca che esiste tra i religiosi e i francescani secolari [13] ; e per i religiosi francescani l’assistenza, più che dal diritto, scaturisce dalla fedeltà alla vocazione propria e altrui [14]. Sono però personalmente convinto dell’inadeguatezza, in linea di principio, degli stessi termini [15] , soprattutto se essi vengono intesi e affermati in senso univoco, cioè per designare esclusivamente un movimento che va dal Primo Ordine e dal TOR verso l’OFS. Più avanti metterò in evidenza la necessità di intendere l’assistenza alla luce della reciprocità vitale.
 
2. Una seconda inadeguatezza è quella di omologare l’assistente dell’OFS all’assistente "ecclesiastico" o al "cappellano": come ogni associazione di fedeli ha il proprio assistente, così l’associazione che si chiama OFS. Non so se quando ci si pone in questa prospettiva e si afferma una tale omologazione si tengono presenti gli articoli 1 e 26 della Regola dell’OFS e le Costituzioni del Primo Ordine e del TOR. A questo riguardo non è fuori luogo ricordare con il P. Boni che "la terminologia di «cappellano» e di «assistente ecclesiastico» è lasciata dal CIC volutamente indeterminata, rinviando agli statuti ogni ulteriore precisazione" [16]. Anche fr. Jaime Zudaire nota: "Non tutto quanto si dice nei documenti sull’assistente ecclesiastico dell’Azione Cattolica o di altre associazioni, si applica senz’altro al sacerdote assistente di una fraternità OFS. Si deve rispettare la natura della fraternità secolare e fra le altre cose si deve dare priorità alla testimonianza della vita francescana e allo stile dell’accompagnamento fraterno" [17].

2. L’Assistenza spirituale e pastorale dell’OFS

Questo è il titolo V del capitolo III delle Costituzioni dell’OFS che, in sintonia con il n. 1 della Regola, inizia con la seguente affermazione:

"Come parte integrante della Famiglia Francescana e chiamato a vivere il carisma di Francesco nella dimensione secolare, l’OFS ha particolari, stretti rapporti con il Primo Ordine e con il TOR" [18].

Sulla base di tale principio, il § 2 dello stesso n. 85 parla di: "cura spirituale e pastorale dell’OFS, affidata dalla Chiesa al Primo Ordine Francescano e al TOR", che "è dovere anzitutto dei loro Ministri generali e provinciali". Non vi è dubbio che il testo (§ 2) e tutto ciò che ne segue deve essere letto alla luce del titolo, dove si parla di "assistenza spirituale e pastorale all’OFS" o di "cura spirituale e pastorale".

Desidero porre in evidenza alcuni elementi:
1. l’ordine dei termini (assistenza e/o cura: 1) spirituale; e 2) pastorale), che a mio modo di vedere non è privo di significato. Prima e più ancora che una istanza di assistenza ministeriale-clericale (la quale, evidentemente, non si esclude e la cui necessità è indiscutibile), esso denota un impegno spirituale: favorire la vita nello Spirito e la vita secondo una (la propria) spiritualità. Infatti "è compito precipuo dell’Assistente comunicare la spiritualità francescana e cooperare alla formazione iniziale e permanente dei fratelli" [19].
2. l’assistenza e/o cura spirituale e pastorale è categoria fondamentale prioritaria, da cui discendono, derivano e conseguono altre categorie, ivi compresa quella dell’altius moderamen. Il che significa:
-- l’altius moderamen non può disgiungersi dall’assistenza;
-- l’altius moderamen non precede, ma consegue dall’assistenza ed è ad essa finalizzato;
-- l’altius moderamen è un aspetto dell’assistenza e va esercitato alla luce del significato che i termini assistenza, assistente, assistere hanno, cui è intrinseco quello del servizio e del ministerium humilitatis.
Certamente ai tempi delle Costituzioni dell’OFS del 1957 non sarebbe stato ancora possibile esprimersi come si esprimono le Costituzioni del 1990 e del 2000. Nel 1957 si affermava ancora l’esistenza di un governo del Primo Ordine/TOR nei confronti dell’OFS, pur precisando che si trattava di un governo "esterno". Io permango nella convinzione che la categoria di un "governo esterno" oggi è ecclesiologicamente insostenibile [20]. Comunque, al di là della mia personale convinzione, resta assodato che:
1. il cammino percorso dalla Famiglia Francescana (si badi bene, della Famiglia Francescana tutta intera) ha portato a riscoprire le origini della stessa Famiglia e dell’OFS in esso (= riscoperta del proprio carisma e della propria identità);
2. tale riscoperta e ritorno alle origini sono stati voluti, incoraggiati, promossi, sostenuti dalla Chiesa, che con la sua autorità ha approvato sia la Regola che le attuali Costituzioni dell’OFS;
3. in forza di ciò si deve affermare, senza alcun timore di essere smentiti, che non esiste alcun governo del Primo Ordine/TOR nei confronti dell’OFS. Deve essere chiaro che quando in questo contesto si ricorre alla categoria del governo, la si usa solo analogicamente e, più che altro, ristretta solo a pochi e particolari ambiti. Esiste invece solo un umile ministerium fratrum che deriva dalla comune vocazione a camminare assieme nelle vie del Signore.

In tal senso le Costituzioni dell’OFS sono di una chiarezza inequivocabile:

"Questo servizio dei Ministri religiosi integra ma non sostituisce quello dei Consigli e dei Ministri secolari ai quali spetta la guida, il coordinamento e l’animazione delle Fraternità ai vari livelli" (86,2).

3. Il dovere dell’ assistenza spirituale e pastorale

L’assistenza e/o cura spirituale e pastorale dell’OFS è un dovere [21] , ma il Primo Ordine e il TOR hanno anche il diritto di assistere l’OFS in virtù di un privilegio, detto comunemente "privilegio apostolico". Nonostante l’affermazione del P. Boni sopra riferita, secondo cui è stato l’OFS a ricevere il privilegio [22] , si deve affermare che lo stesso privilegio apostolico appartiene ugualmente al Primo Ordine e al TOR. D’altronde lo stesso P. Boni scrive:

"Con l’affidamento dell’ufficio di "visitatore" [da parte di Niccolò IV], la Sede Apostolica affidava al Primo Ordine la potestà di giurisdizione sul Secondo e sul Terz’Ordine. Poiché è giusto che chi deve compiere un servizio (dovere) societario abbia anche la potestà necessaria che questo servizio richiede, col provvedimento di cui sopra, è stato affidato al Primo Ordine il diritto-dovere di offrire al Terz’Ordine un servizio di assistenza spirituale e al Terz’Ordine è stato affidato il diritto-dovere di accogliere il servizio di assistenza spirituale che gli viene offerto dal Primo Ordine" [23].

Il P. Boni sembra far risalire il privilegio apostolico alla Supra Montem di Nicolò IV, ma la storia dei rapporti tra il Primo e il Terzo Ordine, sia prima che dopo la Supra Montem, è assai complessa e, all’interno di essa, non si possono ignorare le vicissitudini che approdarono alla Bolla Romani Pontificis Providentia di Sisto IV (15 dicembre 1471), in forza della quale i Penitenti Francescani vennero sottoposti alla «superiorità, preminenza e autorità» [24] dell’Ordine dei Frati Minori. Certamente a questo livello non si può parlare dell’OFS che riceve un privilegio, ma del Primo Ordine che vede accolta la propria istanza con il riconoscimento della propria concezione secondo la quale i Penitenti sono solo dei seguaci dei Frati Minori e a loro sottoposti. In tal modo venne codificata per un tempo assai lungo (sino alla approvazione della Regola di Paolo VI nel 1978) una mens nettamente contraria alle origini, alla storia e alla natura sia dell’Ordine della Penitenza sia dell’Ordine dei Minori, e soprattutto contraria alla volontà di san Francesco, padre e fondatore dell’uno e dell’altro Ordine.

Non è il caso di insistere adesso sugli accenni alla storia né sulla individuazione di chi sia il primo e diretto destinatario-beneficiario del "privilegio apostolico": cosa, quest’ultima, che oggi risulta anacronistica e priva di ogni valore. Mi sembra invece più utile ricordare che assolutamente parlando un privilegio può essere revocato dall’autorità che lo ha conferito e che, ugualmente, chi ha ricevuto il privilegio e, quindi, ha acquisito il diritto, può rinunciare al medesimo. Nel nostro caso specifico però si deve notare che né l’OFS né il Primo Ordine/TOR sono in grado di rinunciare unilateralmente al privilegio, perché l’ipotetica rinuncia di una parte inciderebbe sul diritto acquisito dall’altra parte. In linea di principio, però, ai diritti si può rinunciare; mai però si può contravvenire al proprio dovere.

Pertanto, ponendo una ipotesi irreale o addirittura assurda, intendo dire che il Primo Ordine e il TOR potrebbero non avere ex iure il compito di occuparsi dell’OFS, e che l’OFS da parte sua potrebbe non essere affidato ex iure alla diretta cura spirituale e pastorale del Primo Ordine e del TOR. In tal caso, da ritenere sempre puramente ipotetico e irreale, l’OFS dovrebbe mantenere ugualmente un rapporto vitale con il Primo Ordine e con il TOR, i quali continuerebbero ad avere il dovere, e più ancora l’esigenza, di occuparsi e preoccuparsi della Fraternità Francescana Secolare, ratione charismatis, a motivo della comune vocazione e della comune appartenenza alla stessa Famiglia. Non ci si può disinteressare dell’OFS, non già perché abbiamo il diritto-dovere di servirlo spiritualmente, ma perché siamo Francescani e l’OFS fa parte di noi; ci appartiene come ci appartiene la nostra vita. È nostro sangue! Ci legano vincoli che sono di gran lunga ben superiori e ben più profondi di quelli sanciti dal diritto. Perciò le Costituzioni dell’OFS affermano:

"In virtù della reciprocità vitale tra religiosi e secolari della Famiglia Francescana e delle responsabilità dei Superiori maggiori, alle Fraternità dell'OFS a tutti i livelli deve essere assicurata l’assistenza spirituale come elemento fondamentale di comunione" (89,1).

Alle Costituzioni fa eco lo Statuto per l’Assistenza:

"La cura pastorale e spirituale dell’OFS è stata affidata dalla Chiesa, in virtù dell’appartenenza alla medesima famiglia spirituale, al Primo Ordine Francescano ed al Terzo Ordine Regolare (TOR) ai quali da secoli è collegata la Fraternità secolare" (1,1).
Su questa base è da rileggere il n. 85,2 delle Costituzioni dell’OFS, che è distinto in tre affermazioni:
1a La cura spirituale e pastorale dell’OFS, affidata dalla Chiesa al Primo Ordine Francescano e al TOR, è dovere anzitutto dei loro Ministri generali e provinciali.
2a Ad essi spetta « l’altius moderamen » di cui al can. 303.
3a « L’altius moderamen » mira a garantire la fedeltà dell’OFS al carisma francescano, la comunione con la Chiesa e l’unione con la Famiglia Francescana, valori che rappresentano per i francescani secolari un impegno di vita.
La sequenza delle tre proposizioni è logica e si può restringere a due affermazioni:
1a da una parte, poiché i Ministri generali hanno il dovere di avere cura spirituale e pastorale (= assistere) dell’OFS, ne deriva che ad essi spetta l’altius moderamen;
2a dall’altra parte, poiché i francescani secolari hanno il dovere di essere fedeli al carisma francescano, alla comunione con la Chiesa e con la Famiglia Francescana, proprio per garantire tale fedeltà, è necessario l’altius moderamen.

Come si vede, il fine è la triplice fedeltà al carisma, alla Chiesa, alla Famiglia Francescana; il mezzo, subordinato e relativo al fine, è l’altius moderamen, contestualizzato a sua volta nel più ampio dovere della assistenza e/o cura spirituale e pastorale.

Va letto in questa luce il dettato del n. 86,1 delle Costituzioni dell’OFS:

"I Ministri generali e provinciali esercitano il loro ufficio riguardo all’OFS mediante: l’erezione delle Fraternità locali; la visita pastorale; l’assistenza spirituale alle Fraternità ai vari livelli".

È da tenere presente tuttavia che l’assistenza spirituale alle Fraternità ai vari livelli, più che una competenza tra le altre, è la istanza fondamentale e primaria che determina l’esercizio delle altre competenze [25].

4. Assistenza collegiale

Per inquadrare il discorso sull’assistenza collegiale all’OFS intendo avvertire innanzitutto che gli assistenti strettamente intesi, distinti cioè dai Ministri generali e provinciali e dagli stessi nominati, sono una possibilità, non una obbligatorietà: di obbligo, perché dovere, c’è solo quello di garantire l’assistenza e/o cura spirituale e pastorale delle fraternità dell’OFS. Ciò può essere fatto dai Ministri generali e provinciali "personalmente o tramite un delegato" [26].

Pertanto quando si parla di assistenza collegiale all’OFS, non ci si può riferire primariamente o unicamente agli assistenti nominati che esercitano il loro servizio collegialmente. L’assistenza all’OFS è innanzitutto compito dei Ministri (generali e/o provinciali) e tale compito di assistenza include anche l’esercizio dell’altius moderamen. Con ciò si vuole dire che coloro ai quali spetta l’altius moderamen, quando espletano le loro funzioni non fanno altro che assistere spiritualmente e pastoralmente l’OFS.

A questo riguardo ripropongo alcuni degli elementi che ho più diffusamente sviluppato in altra precedente occasione [27] , adeguandoli alla nuova edizione dello Statuto per l’Assistenza.

Come già detto, il Primo Ordine e il TOR hanno soprattutto un dovere spirituale e pastorale. A tale dovere sono connessi anche degli aspetti giuridici, ma le competenze strettamente giuridiche dei Superiori maggiori religiosi, secondo il diritto particolare vigente, sono limitate alla erezione delle fraternità locali, alla nomina degli assistenti, alla visita pastorale. Queste prerogative dell’altius moderamen non comportano alcun esercizio collegiale della potestà di governo, ma sono espressione dell’autorità personale dei superiori religiosi.

In anni non molto lontani e, tuttavia, più sereni di quanto non lo siano stati quelli a noi più vicini, fr. Priamo Etzi ha scritto:

«Nella vita del Terz’Ordine oggi sono stati posti in rilievo alcuni valori, che non sono nuovi in se stessi ma che è necessario fomentare: la dimensione secolare del carisma francescano, l’unità del Terz’Ordine, di cui sono segno e centro animatore il consiglio internazionale e i consigli nazionali - interobbedienziali -, la responsabilità dei secolari francescani nell’animazione e guida del Terz’Ordine [28]. Questi valori bisogna che siano promossi specialmente dai ministri e superiori competenti, dato che il loro servizio al Terz’Ordine ha come finalità principale quella di promuovere la maturità dei secolari francescani nella loro vocazione e nella loro fedeltà al carisma francescano e alla Regola» [29].

In conseguenza di ciò lo Statuto per l’assistenza spirituale e pastorale all’Ordine Francescano Secolare, che «ha lo scopo di determinare, in modo unitario e concreto il servizio della cura pastorale e spirituale all’OFS tenendo conto della unità del medesimo Ordine» (4,1) [30] , afferma che lo stesso servizio «va svolto collegialmente a tutti i livelli superiori a quello locale» (n.3,2).

La fondatezza di tale affermazione è evidente e non avrebbe, quindi, bisogno di dimostrazioni. Tuttavia, tenendo conto di difficoltà e contestazioni recentemente emerse, mi preme ribadire la legittimità di un esercizio collegiale dell’altius moderamen. Perciò riaffermo: come da parte della Chiesa, per l’OFS, si accetta il vulnus legis dell’altius moderamen affidato, per "privilegio apostolico", ai Ministri generali e provinciali del Primo Ordine e del TOR anziché ai Vescovi [31] , così, di conseguenza, si può e si deve accettare, qualora effettivamente ci sia, il vulnus legis di un esercizio collegiale dell’altius moderamen. Non può essere diversamente, se si vuole prestare attenzione alla realtà specifica dell’unico Ordine Francescano Secolare.

In questa luce lo Statuto parla della collegialità, la quale, propriamente, riguarda solo il compito dei Ministri generali. Essi, infatti, «esercitano collegialmente l’altius moderamen e l’assistenza pastorale nei confronti dell’OFS nel suo insieme» [32].

Invece, per quanto riguarda i Ministri provinciali, le Costituzioni dell’OFS e lo Statuto per l’Assistenza così si esprimono:
Cost OFS 88,5
Statuto 10,2
I Superiori maggiori con giurisdizione in uno stesso territorio, concordano il modo più adeguato di svolgere collegialmente il loro ufficio alle Fraternità regionali e nazionali dell’OFS. Dove più Superiori maggiori hanno giurisdizione in uno stesso territorio, concordano il modo più adeguato di svolgere collegialmente il loro ufficio alle Fraternità regionali e nazionali dell’OFS.
Cost OFS 91,2b-c
Statuto 10,3
Il Consiglio nazionale chiede l’Assistente nazionale al Superiore maggiore, indicato collegialmente dai Superiori maggiori con giurisdizione nel territorio della Fraternità nazionale;
il Consiglio regionale chiede l’Assistente al Superiore maggiore, indicato collegialmente dai Superiori maggiori con giurisdizione nel territorio della Fraternità regionale.
Devono altresì stabilire collegialmente le modalità della nomina degli Assistenti nazionali e regionali, ed anche a quali Superiori i Consigli nazionali e regionali dell’OFS si devono rivolgere per chiedere l’assistente.
 
 
 

Sui testi riferiti in sinossi si può osservare quanto segue:
-- si parla di "giurisdizione" dei Superiori maggiori "in uno stesso territorio", ma non di giurisdizione sull’OFS;
-- il territorio delle fraternità regionali (e ancora meno quello delle fraternità nazionali) dell’OFS non sempre coincide con il territorio delle circoscrizioni dei quattro Istituti religiosi che esercitano l’altius moderamen nei confronti dell’OFS;
-- facendo riferimento al n. 88,1 delle Costituzioni dell’OFS, nonché alla legislazione del Primo Ordine e del TOR, lo Statuto per l’Assistenza parla anche di fraternità locali dell’OFS affidate alla giurisdizione dei Ministri provinciali e degli altri Superiori maggiori;
-- a tenore della legislazione dell’OFS sono le fraternità locali dell’OFS, singolarmente considerate, a rientrare nella giurisdizione di ogni singolo Ministro provinciale e/o Superiore maggiore;
-- l’ambito di tale giurisdizione, che non è affatto collegiale bensì strettamente personale, sulle singole fraternità locali dell’OFS è così precisato dal n. 11,1-2 dello Statuto con riferimento alle Costituzioni dell’OFS:
* "I Ministri provinciali e gli altri Superiori maggiori assicurano l’assistenza spirituale alle Fraternità locali affidate alla propria giurisdizione (cf. Cost OFS 88.1). Spetta in particolare ad essi, in nome della propria giurisdizione:
* erigere canonicamente nuove Fraternità locali, assicurando ad esse l’assistenza spirituale; animare spiritualmente, visitare ed incontrare le Fraternità locali assistite dal proprio Ordine;
* tenersi informati sull’assistenza spirituale prestata all’OFS e alla Gi.Fra. (cf Cost OFS 88.2);
* nominare gli Assistenti spirituali (cf. Cost OFS 89.2; 91.3)";
-- non rientrano nella giurisdizione dei singoli Ministri provinciali e/o Superiori maggiori le fraternità regionali e nazionali dell’OFS né gli stessi Superiori maggiori religiosi hanno alcuna facoltà di costituire fraternità OFS di livello superiore a quello locale [33].

Ciò precisato, è da notare anzitutto il modo di esprimersi della prima disposizione: "concordano il modo più adeguato di svolgere collegialmente il loro ufficio alle Fraternità regionali e nazionali dell’OFS" [34]. Nel testo troviamo l’avverbio collegialmente, il cui significato resta però totalmente vago e non induce alla configurazione di alcun potere giuridico collegiale. L’espressione, nonostante sia formulata all’indicativo (concordano), a mio modo di vedere ha un carattere esortativo. Sarebbe stato più opportuno evitare un giro di parole ed esprimersi con maggiore semplicità per invitare i Superiori maggiori a concordare fraternamente le modalità di assistere le fraternità regionali e nazionali dell’OFS.

Il n. 91,2bc delle Costituzioni e il n. 10,3 dello Statuto affidano ai Ministri provinciali e agli altri Superiori maggiori un duplice compito:
1o stabilire collegialmente le modalità della nomina degli Assistenti nazionali e regionali;
2o stabilire collegialmente a quali Superiori i Consigli nazionali e regionali dell’OFS si devono rivolgere per chiedere l'assistente.

Quanto al primo compito mi sembra di potere legittimamente notare: stabilire collegialmente le modalità della nomina degli Assistenti nazionali e regionali non equivale a nominare collegialmente gli assistenti.

In riferimento al secondo compito credo di non errare affermando che, secondo le Costituzioni dell’OFS e lo Statuto per l’Assistenza, i Ministri provinciali e gli altri Superiori maggiori collegialmente non debbono fare altro se non indicare il/i referente/i dei Consigli nazionali e regionali dell’OFS, quando questi devono chiedere gli assistenti. In altri termini Ministri provinciali e Superiori maggiori sono chiamati a stabilire collegialmente chi deve ricevere la richiesta dei Consigli dell’OFS. Non è detto però e neanche consegue che chi riceve tale richiesta, ha nel medesimo tempo la competenza giuridica di nominare l’assistente nazionale e/o regionale.

Si deduce quindi che i Ministri provinciali e/o i Superiori maggiori dei diversi Istituti del Primo Ordine Francescano e del TOR con giurisdizione nel territorio di una Fraternità nazionale (o regionale) dell’OFS, collegialmente operando non nominano l’assistente o gli assistenti nazionali (o regionali). In nessun testo delle Costituzioni dell’OFS e dello Statuto per l’Assistenza è detto che i Ministri provinciali e/o i Superiori maggiori abbiano una tale competenza collegiale. La nomina degli assistenti, essendo un atto di esclusiva competenza personale, è riservata al «superiore maggiore competente». Per questo lo Statuto esplicita: "Nei confronti del proprio Ordine spetta a ciascun Ministro generale:... in caso di necessità, confermare o nominare gli Assistenti nazionali appartenenti al proprio Ordine" (9,2) [35].

Pertanto si può concludere che:
-- non esiste alcun governo collegiale a livello nazionale e/o regionale e non esiste alcun esercizio collegiale dell’altius moderamen ai medesimi livelli;
-- quando le Costituzioni dell’OFS e lo Statuto del Primo Ordine e del TOR per l’assistenza all’OFS utilizzano l’avverbio collegialmente in riferimento ai Ministri provinciali e ad altri Superiori maggiori diversi dai Ministri generali, lo stesso termine non ha valenza giuridica, ma semplicemente morale, intendendo affermare la necessità di una fraterna collaborazione tra i Ministri provinciali e tra Istituti religiosi diversi che hanno il compito pastorale di servire l’OFS. L’istanza della collegialità, con l’uso dei termini corrispondenti ma privi di ogni valenza giuridica, si pone più per rispetto alla pluralità del Primo Ordine e del TOR, che non per affermare l’esistenza di una potestas collegialis nei confronti dell’OFS;
-- i Ministri provinciali o i Superiori maggiori delle diverse obbedienze con giurisdizione nel territorio di una Fraternità nazionale (o regionale) dell’OFS non hanno competenze collegiali o in solidum circa lo stesso OFS, se non quelle di natura consultiva previste dalle Costituzioni e dallo Statuto e sopra riferite.

È da aggiungere inoltre che le funzioni delle Conferenze nazionali e/o regionali dei Superiori maggiori francescani sono estremamente ridotte e niente affatto giurisdizionali. Anzi, secondo lo Statuto per l’Assistenza e secondo il n. 91,2 delle Costituzioni dell’OFS, i Ministri provinciali delle diverse obbedienze con giurisdizione nel territorio di una Fraternità nazionale (o regionale), per questa ragione, cioè in riferimento alla loro missione nei confronti dell’OFS, non costituiscono una Conferenza. Questo aspetto è da evidenziare, perché la categoria «Conferenza» non è ignorata né dallo Statuto né dalle Costituzioni dell’OFS. Gli stessi testi legislativi, mentre da un lato non riconoscono alcuna Conferenza nazionale o regionale dei Ministri provinciali o di altri Superiori maggiori del Primo Ordine e del TOR, dall’altro lato fanno riferimento alla Conferenza dei Ministri generali [36] e prevedono espressamente la Conferenza degli assistenti generali, nazionali e regionali [37].

5. Fisionomia dell’Assistenza collegiale

Innanzitutto è da precisare che non si ha assistenza collegiale a livello locale, perché normalmente "ogni fraternità locale è affidata alla cura pastorale dell’Ordine religioso francescano che l’ha canonicamente eretta" [38].

Il discorso sulla assistenza collegiale si pone a livello superiore a quello locale [39]. Per cui, secondo le Costituzioni dell’OFS e lo Statuto per l’Assistenza:

- a livello internazionale:
Cost OFS 90,3a
Statuto 17,2
Gli Assistenti generali prestano il loro servizio alla Presidenza del CIOFS, formano una Conferenza e curano collegialmente l’assistenza spirituale all’OFS nel suo insieme. Gli Assistenti generali... prestano il loro servizio alla Presidenza del CIOFS, formano una Conferenza e curano collegialmente l’assistenza spirituale all’OFS nel suo insieme.

- a livello nazionale:
Cost OFS 90,3b
Statuto 19,2
Gli Assistenti nazionali prestano il loro servizio al Consiglio nazionale e curano l’assistenza spirituale all’OFS in tutto il territorio della Fraternità nazionale e il coordinamento, a livello nazionale, degli Assistenti regionali. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente. Gli Assistenti nazionali ... prestano il loro servizio al Consiglio nazionale e curano l’assistenza spirituale alla Fraternità nazionale. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente.

- a livello regionale:
Cost OFS 90,3c
Statuto 21,2
Gli Assistenti regionali prestano il loro servizio al Consiglio regionale e curano l’assistenza spirituale alla Fraternità regionale. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente. Gli Assistenti regionali... prestano il loro servizio al Consiglio regionale e curano l’assistenza spirituale alla Fraternità regionale. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente.

Lo Statuto per l’assistenza espone anche i compiti delle Conferenze degli assistenti a livello generale, nazionale e regionale [40]. Più che riferire su di esse, sembra opportuno accennare alla fisionomia della assistenza collegiale. A tale riguardo Valentín Redondo e Ivan Matic scrivono:

"Il passaggio da Commissari Generali ad Assistenti Generali ha prodotto l’assistenza collegiale (CAS: Conferenza Assistenti Spirituali) al Consiglio Internazionale e della Presidenza dell’OFS. Questa è stata e continua ad essere un cammino percorso con impegno e buona armonia, in cui si lavora e si approfondisce collegialmente in accordo con le Costituzioni dell’OFS. L’assistenza, in quanto esprime comunione e corresponsabilità, non è un tema concluso né chiuso, bensì aperto e capace di crescita e di creatività tra i componenti della Famiglia francescana" [41].

Nella affermazione dei due Assistenti generali non si riscontra alcunché di giuridico, ma semplicemente l’istanza e l’affermazione di comunione e di corresponsabilità; si parla di cammino, di impegno, di buona armonia, di lavoro e approfondimento collegiale, aperto e capace di crescita e di creatività tra i componenti della Famiglia Francescana. Gli stessi Fratelli Ivan Matic e Valentin Redondo affermano ancora:

"L’assistenza è un servizio, in modo che non deve avere un predominio in nessuno degli spazi in cui l’assistente collabora, impedendo così che l’assistenza spirituale termini per trasformare il rapporto di scambio con la dipendenza" [42].

Perciò lo Statuto, nel descrivere il ruolo dell’assistente, precisa:

"Nel Consiglio di Fraternità, nei Capitoli elettivi o ordinari, agisce nel rispetto delle responsabilità e del ruolo dei secolari, dando loro la priorità per quanto riguarda la guida, il coordinamento e l'animazione della Fraternità" (13,2).
Per quanto riguarda la fisionomia dell’assistenza collegiale non posso non ricordare che le Costituzioni dei Cappuccini, dal 1968 e ancora oggi [43] , parlano di viribus unitis et coordinatis, espressione che non indulge ad alcuna implicazione giuridica e di potere. Prima degli aspetti giuridici, la categoria della collegialità, riferita all’altius moderamen e all’assistenza, viene ad evocare una istanza ancora più alta e più fondamentale: quella della fraternità e della fraternizzazione. Se è vero che l’assistente dell’OFS è chiamato a essere testimone della spiritualità francescana e dell’affetto fraterno dei religiosi verso i francescani secolari, vincolo di comunione tra il suo Ordine e l’OFS, allora è anche vero che il gruppo degli assistenti che in solidum prestano assistenza ai Consigli OFS ai vari livelli (generale, nazionale, regionale) hanno come compito primario quello di testimoniare:
-- che esiste un’unica Famiglia Francescana;
-- che esiste un unico Primo Ordine Francescano, pur distinto in tre Istituti autonomi;
-- che esiste un unico Ordine Francescano Secolare;
-- che l’unico OFS al suo interno non conosce né deve conoscere segmentazioni e distinzioni.

Sia i Superiori maggiori con giurisdizione in uno stesso territorio, di cui parlano le Costituzioni dell’OFS e lo Statuto, sia i frati che compongono il Collegio o la Conferenza degli assistenti sono chiamati innanzitutto a testimoniare la loro identità di fratelli e a fraternizzare tra loro per affermare che l’impegno di servizio nei confronti dell’OFS – concretizzato sia nell’assistenza in generale sia nel suo particolare aspetto dell’altius moderamen – non è retaggio dell’uno o dell’altro Istituto, non essendovi alcun Istituto del Primo Ordine Francescano e neanche il TOR che abbiano, singolarmente, ognuno un proprio Terzo Ordine. L’assistenza all’OFS scaturisce dalla primordiale realtà della Famiglia Francescana; è esigenza e dovere di "famiglia" ed emerge dalla base della reciprocità vitale che lega tra loro tutti figli di Francesco. Da questa consapevolezza scaturisce la dichiarazione di apertura dello Statuto per l’Assistenza:

"La cura pastorale e spirituale dell’OFS è stata affidata dalla Chiesa, in virtù dell’appartenenza alla medesima famiglia spirituale, al Primo Ordine Francescano ed al Terzo Ordine Regolare (TOR) ai quali da secoli è collegata la Fraternità secolare" (1,1).

Da quanto veniamo dicendo si evincono due elementi:
1. la «reciprocità vitale» non riguarda solo il rapporto tra l’OFS da un lato e ogni singolo Istituto del Primo Ordine e il TOR dall’altro, bensì l’OFS e simultaneamente l’insieme del Primo Ordine – TOR;
2. l’assistenza spirituale e pastorale all’OFS ha come scopo essenziale e primario di testimoniare e alimentare la «reciprocità vitale», che altro non è se non «il legame che unisce i laici francescani alle sorelle e ai fratelli dei primi due Ordini».

Qui avverto il bisogno di proclamare ancora una volta – con reverente affetto – le ispirate parole di fr. Pasquale Rywalski [44]. Egli scrisse autorevolmente ai Fratelli del suo Ordine Cappuccino:

«Il legame che unisce i laici francescani alle sorelle e ai fratelli dei primi due Ordini è così forte che non si può toccare gli uni senza colpire gli altri... Il laicato francescano, i membri del Primo Ordine e le sorelle del Secondo Ordine sono accomunati da uno stesso destino sul largo fiume della fraternità che è scaturito dal cuore del nostro Padre S. Francesco. O essi vivranno insieme una vita fervente, o ne condurranno una qualsiasi in cui insieme si spegneranno» [45].

Se ciò è vero, dobbiamo con coerenza affermare che l’assistenza è collegiale perché è fraterna e solo se è fraterna, perché posta in essere da fratelli che appartengono alla stessa Famiglia e perché essa ha il compito di attestare che in definitiva esiste un’unica Fraternità Francescana, perché unica è la Famiglia Francescana e le sue componenti sono eiusdem membra corporis (Urbano IV).

Il carisma di Francesco può essere attualizzato e rinnovato solo se si vive in questa prospettiva, se lo si vive in Famiglia, insieme, nella convinzione che nessuno lo possiede tutto e che non vi è alcuna parte della stessa Famiglia che ne possiede di più per il fatto di essere numericamente superiore alle altre parti. Il valore di un carisma non si misura con i numeri, ma con la vitalità della sua attuazione concreta; il valore di un carisma resta inalterato anche quando le "forze" (ma è proprio questo il termine da usare?) di coloro che lo attuano e lo incarnano sono numericamente ridotte. Pertanto nessun ramo della Famiglia Francescana e nessun ramo del Primo Ordine può pretendere - ciò non sarebbe né oggettivo né leale - di presentare la propria esperienza come l’incarnazione tipica o più autentica del francescanesimo. Il carisma di Francesco, invece, è tutto, nella sua pienezza, nella Famiglia Francescana. La vita di comunione che nasce dal Mistero della Chiesa-comunione e dal comune carisma, ci aiuta a superare la "uniformità" in cui spesso cade la vita ecclesiale. La stessa comunione nel seno della Famiglia Francescana ci indica la ricchezza del carisma nella pluralità delle espressioni in cui si manifesta; essa nasce dalla forza creatrice dello Spirito, che ha ispirato san Francesco a dare origine a una forma di vita evangelica, che egli chiamò fraternità, sull’esempio della vita di Cristo e dei suoi discepoli.

"Da questo punto di vista, l’assistenza spirituale, in quanto animazione, abbraccia la vita di missione, di presenza, e di apertura di cammini nuovi di collaborazione, segno di comunione. Anche in questo aspetto, la collaborazione tra i religiosi ed i secolari migliorerà nella Famiglia con una formazione migliore di tutti: secolari e religiosi" [46].

Così Valentín Redondo, il quale scrive ancora:

"L’assistenza è ordinata anche verso la reciprocità, che non esclude le differenze, ma che piuttosto le esige. La reciprocità tra il Primo Ordine ed il TOR e l’Ordine Francescano Secolare, tra religiosi e secolari francescani, è carismatica, cercando di superare le fratture esistenti o le disuguaglianze di livelli, sottolineando la forma specifica di vivere il carisma. La Christifideles laici, usando parole di Paolo VI, ricorda che "la Chiesa ha un’autentica dimensione secolare, inerente alla sua intima natura ed alla sua missione, che affonda la sua radice nel mistero del Verbo incarnato, e si realizza secondo forme diverse in tutti i suoi membri" [47].

La reciprocità vitale tra i francescani scaturisce da uno stesso progetto di vita, vissuto nella sua forma specifica religiosa o secolare. Il testo del n. 1 della Regola dell’OFS ha pari valore per il Primo Ordine, per le Sorelle del secondo Ordine e per il TOR. Da esso emerge come conseguenza un riconoscimento reciproco e la necessità di sviluppare autentici rapporti di fraternità, avvertendo che a questo livello (cioè a livello dei rapporti tra i tre Ordini) si tratta sempre di una fraternità ad intra, del vincolo che lega quanti sono nati all’interno di una medesima famiglia. Dalla reciprocità vitale scaturisce ancora la condivisione dell’essere e dell’operare per partecipare assieme, pur nelle differenze preziose e arricchenti, alla missione della Chiesa.

6. Assistenza, Animazione e Formazione

A questo riguardo mi sembra di dover dire solo che sempre e comunque l’assistente ha un compito formativo, ma che l’assistente dell’OFS non è « il » formatore dell’OFS o delle Fraternità OFS o dei Consigli OFS [48]. A rigore di termini all’assistente non compete alcun aspetto tecnico della formazione, né egli ha in esclusiva la funzione di insegnare. Questa anzi compete primariamente al formatore secolare, mentre l’assistente religioso la espleta precisamente a livello di complementarità e di responsabilità che in qualche modo gli viene affidata dai formatori secolari (Ministri, Consigli, Maestri di Formazione, ecc.) [49]. Quando si parla di corresponsabilità nei rapporti Primo Ordine - TOR e OFS, va tenuto sempre presente che l’agente principale della responsabilità non è il Primo Ordine e il TOR, bensì l’OFS che partecipa ai primi due e condivide con loro la propria responsabilità. Come effetto ne deriva che anche l’impegno nel servizio dell’assistenza all’OFS da parte del Primo Ordine e del TOR è anch’esso espressione e testimonianza di comunione e di corresponsabilità [50].

È da insistere comunque sull’aspetto della animazione (= dare l’anima, dare la vita), che è "un altro aspetto della missione dell’assistente. [Egli] Collabora nell’animazione dei responsabili secolari nella fraternità e nello stesso Consiglio. Il compito dell’assistente è quello di illuminare senza imporre, perché non è lui che ha l’ultima parola, bensì il Consiglio con il suo Ministro. L’animazione occupa l’ampio spazio della vita della fraternità: la formazione, la riflessione, la preghiera, l’apostolato nelle sue molteplici espressioni, sia della fraternità come tale, come pure dei membri della fraternità, inviati ed appoggiati dalla fraternità, la quale è responsabile dell’operato dei membri" [51].

L’assistente, proprio perché tale, assiste anche nella formazione, aiutando i membri dell’OFS ad avere una migliore conoscenza della tradizione e della spiritualità francescane, per crescere nella loro vocazione francescana e secolare. La collaborazione dell’assistente nella formazione permetterà la crescita di solidarietà con i francescani secolari e, nello stesso tempo, l’Assistente imparerà da loro. L’Assistente è come un vaso comunicante, grazie al quale vengono travasati talenti e capacità dei religiosi francescani ai secolari, e da questi a quelli. Così il carisma si completa e si arricchisce nei membri di ambedue gli Ordini, sia nel modo di viverlo, come pure nel modo di manifestarlo nella missione [52].

Il futuro dell’OFS dipende dall’investimento che viene fatto nella formazione dei suoi membri, non solo da parte dell’Ordine Francescano Secolare, ma anche del Primo Ordine e del TOR, poiché con esso vive in comunione e solidarietà. L’assistente è segno di questi valori. La formazione aiuta ad aumentare la capacità d’ascolto, d’apprendimento e di collaborazione nella propria Famiglia religiosa ed anche in rapporto all’Ordine Francescano Secolare ed alla sua missione.

7. Lo scambio dei doni e la collaborazione

Nella Esortazione Apostolica Vita Consecrata il Santo Padre parla delle vocazioni alla vita laicale, al ministero ordinato come di vocazioni paradigmatiche [53]. Mutuando tale linguaggio e applicandolo al n. 1 della Regola dell’OFS, altre volte ho parlato di tre dimensioni paradigmatiche del carisma francescano, da individuare e riconoscere nella attuazione religiosa – apostolica dello stesso carisma (Primo Ordine), nella sua attuazione religiosa – contemplativa (Secondo Ordine) e nella sua attuazione secolare (Terzo Ordine). Tutte e ognuna di queste tre dimensioni sono da considerare paradigmatiche, dal momento che ognuna di esse è manifestazione e attuazione peculiare, ma non esclusiva, dell’unico carisma: non solo i Frati del Primo Ordine e del TOR, ma, con intrinseco carattere paritario, anche le Sorelle del Secondo Ordine e i Francescani Secolari hanno pienezza di responsabilità nel vivere, custodire, approfondire e sviluppare il carisma di Francesco [54].

Come le tre vocazioni paradigmatiche della vita cristiana "sono al servizio l’una dell’altra, per la crescita del Corpo di Cristo nella storia e per la sua missione nel mondo" [55] , così le tre dimensioni paradigmatiche del carisma francescano sono a servizio l’una dell’altra, perché tutte e tre sono finalizzate a "rendere presente il carisma del comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa" [56].

Da ciò consegue che anche per la vita francescana ha valore quanto viene detto al n. 54 della Esortazione Apostolica Vita Consecrata:

"Uno dei frutti della dottrina della Chiesa come comunione, in questi anni, è stata la presa di coscienza che le sue varie componenti possono e devono unire le loro forze, in atteggiamento di collaborazione e di scambio di doni, per partecipare più efficacemente alla missione ecclesiale. Ciò contribuisce a dare un’immagine più articolata e completa della Chiesa stessa, oltre che a rendere più efficace la risposta alle grandi sfide del nostro tempo, grazie all’apporto corale dei diversi doni".

Quanto espresso dal Santo Padre mette in evidenza il costante vissuto della Famiglia Francescana, e non solo di essa. Difatti la stessa Esortazione Apostolica prosegue:

"Oggi non pochi Istituti, spesso in forza delle nuove situazioni, sono pervenuti alla convinzione che il loro carisma può essere condiviso con i laici. Questi vengono perciò invitati a partecipare in modo più intenso alla spiritualità e alla missione dell’Istituto medesimo. Si può dire che, sulla scia di esperienze storiche come quella dei diversi Ordini secolari o Terz’Ordini, è iniziato un nuovo capitolo, ricco di speranze, nella storia delle relazioni tra le persone consacrate e il laicato" (n. 54).

Ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa deve condurre i Francescani di tutti e tre gli Ordini a riscoprire le origini carismatiche della loro Famiglia spirituale e spingerli ad un ulteriore approfondimento esistenziale della reciprocità vitale all’interno della stessa unica Famiglia Francescana. La reciprocità vitale si concretizza nello scambio dei doni, che consente ai secolari di essere introdotti all’esperienza diretta dello spirito dei consigli evangelici e di essere così incoraggiati a vivere e a testimoniare lo spirito delle Beatitudini e la radicalità o totalità delle esigenze evangeliche, in vista della trasformazione del mondo secondo il cuore di Dio [57]. Dall’altro lato lo scambio dei doni condurrà i religiosi alla convinzione che il carisma di Francesco non può essere monopolizzato da loro; esso trascende l’attuazione che se ne fa in una fraternità locale e/o provinciale e/o internazionale all’interno del proprio Istituto religioso e dello stesso Primo Ordine nella sua triplice, co-essenziale e paritetica espressione. I Francescani secolari, inoltre, in virtù del prezioso contributo della loro secolarità e del loro specifico servizio, animeranno i religiosi del Primo Ordine e del TOR ad approfondire "alcuni aspetti del carisma, ridestandone un’interpretazione più spirituale e spingendo a trarne indicazioni per nuovi dinamismi apostolici" [58]. Nell’uno e nell’altro caso, infine, si tratta di una comunicazione in ciò che vi è di più profondo, prezioso e vitale, e cioè di amministrarsi reciprocamente "lo spirito e la vita".

Per favorire lo sviluppo della reciprocità vitale in un effettivo scambio di doni Valentín Redondo suggerisce di prendere in considerazione le proposte approvate dalla XL Assemblea della CISM (Conferenza dei Superiori Maggiori d’Italia):
-- i religiosi continuino a rivitalizzare le formule di partecipazione della spiritualità... degli Ordini Mendicanti (Terzi Ordini)... per rinnovare una tradizione monastica di grande impatto ecclesiale, quale proposta ancora valida di formazione e di collaborazione con i laici;
-- formare laici e religiosi per una cultura della collaborazione e della cooperazione e della corresponsabilità;
-- i Superiori favoriscano il sorgere di progetti in cui sono implicati religiosi e laici;
-- la collaborazione tra laici e consacrati si realizzi soprattutto a livello locale;
-- si organizzino corsi di formazione per leaders, funzioni di responsabilità, affinché gli Istituti di vita consacrata contribuiscano ad una significativa evoluzione della coscienza ecclesiale dei laici;
-- ci si avvalga della competenza dei secolari - nel contesto della condivisione del carisma dell'Ordine - per dirigere servizi (amministrativi, organizzativi...) svolti abitualmente da religiosi;
-- si formi un gruppo di secolari, stabile o di riferimento, che condividano il carisma, professionalmente qualificati per appoggiare i formatori nei processi di discernimento vocazionale e di formazione iniziale e permanente;
-- si favoriscano progetti di sviluppo nelle Chiese giovani, mediante la cooperazione e lo scambio di laici e religiosi nella missione ad gentes;
-- si propongano iniziative di secolari e religiosi per promuovere una cultura ecclesiale della collaborazione [59].

La cultura della collaborazione implica però l’esigenza di una radicale conversione per uscire dalla pur sempre latente concezione della superiorità dello stato religioso rispetto allo stato del semplice fedele laico. Per quanto ci riguarda, ciò postula anche l’abbandono di quella concezione, ugualmente pur sempre latente se non addirittura ancora patente, che porta a collocare il "Terzo Ordine" in un grado di inferiore dignità e quindi a considerarlo come frangia del Primo Ordine e del TOR.

La convinzione della uguale dignità di tutti i fedeli in Cristo e di tutti e tre gli Ordini della Famiglia Francescana, se è vera convinzione, non può consentire di sfuggire alle conseguenze di un tale riconoscimento effettivo.

Oltre a ciò, la cultura della collaborazione implica che tutti gli agenti o le parti coinvolte si muovano su un piano di reciprocità, e cioè secondo distinzione e non per differenza. A questo livello per il Primo Ordine e per il TOR diventa necessario entrare in uno stato di apprendimento: la collaborazione è anzitutto un investimento cognitivo, un sapere e poi un interagire. La collaborazione non può muovere da istanze di ambigue strategie come se l’OFS dovesse funzionare da truppa di riserva chiamata al fronte perché la prima linea (il Primo Ordine e il TOR) si trova in crisi strutturale.

La reciprocità vitale, con il lessico da essa derivato (fraternità, comunione, condivisione, ecc.), esige un previo apprendimento della grammatica della collaborazione. In mancanza di tale apprendimento il vocabolario rimarrà tale e i termini resteranno un puro flatus vocis o gioco di parole; non assumeranno lo spessore del vissuto e di un autentico sapere. La collaborazione invece implica la conversione verso un pensare e progettare insieme le relazioni a livello dell’unica Famiglia spirituale e a livello ecclesiale [60].

8. In principio era la reciprocità vitale

Sotto il profilo di un cammino verso una nuova progettualità di collaborazione tra religiosi e laici è da notare come la prima proposta della CISM, seguendo l’insegnamento di Vita Consecrata, faccia riferimento alla esperienza degli Ordini Mendicanti. Ovviamente essa è riferita a tutti i TOS e non ad alcuno in particolare. Pertanto è di obbligo auspicare che la necessaria genericità della proposizione non venga strumentalizzata come spesso avviene per il can. 303 del CIC sull’altius moderamen, anch’esso, per ovvie ragioni, pensato e compilato con un’indole generica. A parte questa avvertenza, necessaria nelle attuali circostanze, è da sottolineare come la proposta della CISM faccia emergere tutto il valore e l’attualità dell’esperienza della nostra Famiglia Francescana, il cui inestimabile patrimonio di storia e di spiritualità ci dovrebbe spingere ad un maggiore e rinnovato impegno per camminare insieme – Primo, Secondo e Terzo Ordine – nelle vie del Signore, affinché per mezzo del beato Francesco la Chiesa di Dio si rinnovi attraverso i tre Ordini [61].

Le proposte elaborate dall’assemblea della CISM inducono a ribadire ancora una volta come all’interno della Famiglia Francescana tutto deve muoversi e svilupparsi sulla base della reciprocità vitale e della reciproca dipendenza spirituale di tutte le sue componenti. Nella Famiglia Francescana vige uno "stato di necessità carismatica", in forza del quale ognuno dei tre Ordini Francescani non solo è necessario agli altri due e per gli altri due, ma tale deve ritenersi e tale deve essere considerato. Da questa consapevolezza scaturisce il senso di una collaborazione operativa ad ampio raggio, come suggeriscono le proposte esemplificative della CISM. Ciò sarà possibile se si bandisce ogni tentazione di indipendentismo e di autosufficienza a tutti i livelli riconoscendo che non solo l’OFS ha bisogno del Primo Ordine, ma che anche questo ha bisogno del Secondo e del Terzo Ordine.

Le stesse proposte spingono a ripetere con pienezza di convinzione che neanche l’altius moderamen è sottratto alla dinamica della reciprocità vitale e della reciproca dipendenza spirituale. Dalle finalità attribuite all’altius moderamen (garantire la fedeltà al carisma, alla Famiglia Francescana e alla Chiesa) emerge con tutta evidenza che si tratta di obiettivi da perseguire tutti assieme, fraternamente e reciprocamente, e che anche l’OFS – come del resto le Sorelle del Secondo Ordine – è chiamato a vegliare e vigilare sulla fedeltà al carisma, alla Famiglia Francescana e alla Chiesa da parte del Primo Ordine e del TOR. Non mi sembra di dire idiozie ponendo queste affermazioni e neanche di andare fuori tema affermando che Francesco, il quale non ha mai parlato di giurisdizione sua e/o del Primo Ordine sugli altri due, sia stato assertore ante litteram di un altius moderamen che supera abbondantemente la ristrettezza di un orizzonte prettamente giuridico. Lo testimonia eloquentemente la Forma vitae scritta per Chiara e per le Sorelle Povere di San Damiano [62] , alle quali il Poverello dichiara: "voglio e prometto da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi come di loro, cura e sollecitudine speciale".

Nonostante la Forma vitae sia evidente testimonianza dell’attività di Francesco come "legislatore" delle Povere Dame [63] , la dichiarazione appena riferita non rivela alcuna intenzione di Francesco di ingerirsi nel governo del monastero di San Damiano. Invece la Forma vitae "contiene la linea spirituale, il fondamento teologico-spirituale del Secondo Ordine, come Francesco l’ha pensato e l’ha voluto, con chiaro, ineludibile riferimento al Vangelo dell’Annunciazione di Luca 1,26-37" [64]. In essa viene espressa "una professione di prossimità fraterna, di impegno e di unione tra Francesco-frati (per me et fratres meos) e Chiara-sorelle (de vobis): è una vera dichiarazione di unità con la quale Francesco vede e ama i suoi fratelli, Chiara e le sue sorelle (de vobis tamquam de ipsis). La ragione di un così forte vincolarsi non sta nel fatto che Francesco abbia eletto Chiara, ma nel fatto che Chiara e le sue sorelle hanno eletto Dio. Ecco la ragione teologale di tale unità, di tale cura amorosa, di tale sollecitudine e di quello speciale vincolarsi. È molto importante e profondo questo passo nel quale si spiega il nesso di unità eterna ("semper") tra Francesco e Chiara: la formula solenne che Francesco impiega ("volo et promitto") dipende sintatticamente e letterariamente dalla particella causale con la quale comincia il testo: "quia", cioè giacché... io Francesco voglio e prometto" [65].

In definitiva la Forma vitae esprime la preoccupazione fraterna del Fondatore per la vocazione delle sorelle e della vocazione dei fratelli: per Francesco si trattava di avere cura di una stessa vocazione, concretizzata e vissuta in maniera diversa dai Frati Minori e dalla Clarisse [66]. Infatti – diceva (Francesco) – "un solo e medesimo spirito ha fatto uscire i frati e quelle donne poverelle da questo mondo malvagio" [67].

Se la ragione per cui Francesco avverte la propria responsabilità nei confronti delle Clarisse è data da una motivazione vocazionale e se la vocazione dei Frati Minori e delle Clarisse è identica, mi sembra di potere dedurre che quanto Francesco dice per le Sorelle Povere, Chiara, nonostante la diversità del suo ruolo (per Chiara Francesco è il legislatore del Secondo Ordine), può affermarlo per Francesco e per i Frati Minori. Neanche lei è chiamata a ingerirsi nel governo del Primo Ordine, ma anche lei ha la responsabilità di zelare la fedeltà di Francesco e dei suoi Fratelli alla forma di vita evangelica rivelata dal Signore.

Quanto si afferma per il Secondo Ordine, ha valore anche per il Terzo. Ai Penitenti Francesco ha dato una Regola di vita [68] e gli stessi Fratelli e Sorelle della Penitenza o Francescani Secolari da sempre riconoscono nella Exhortatio ad fratres et sorores de Poenitentia o Epistola ad Fideles I [69] e nella sua recensio posterior denominata Espistola ad fideles II [70] la primaria Fonte ispirativa del loro carisma [71]. In essa Francesco chiede, con insistenza e come cosa naturale, ben altro che il cristianesimo mediocre della società borghese. Egli lotta per realizzare una forma radicale di vita cristiana nei laici che lo vogliono seguire, e si sforza di ottenere da questi cristiani un rinnovamento della vita secundum formam sancti Evangelii. Raramente la forma di vita francescana, che deve unire i Frati Minori, le "Povere Dame" e i "Fratres et Sorores de Poenitentia", è stata presentata in modo tanto chiaro, ampio e profondo come avviene in questa Lettera. Per opera dello Spirito del Signore in essa vengono radicalmente cambiati i valori di una vita umana puramente naturale. Con sorprendente naturalezza, al posto dello "spiritus carnis", e cioè dello io umano ed egoista, Francesco mette lo "Spiritus Domini", cioè il pensare, volere, vivere e operare secondo l’autenticità del Vangelo. Questo modo di vivere è la "metánoia", lo "agere poenitentiam" di san Francesco! Questa la scaturigine della penitenza intesa in senso francescano [72]. Giustamente perciò la Regola di Paolo VI del 1978 riporta come Prologo la Esortazione di San Francesco ai fratelli e alle sorelle della penitenza [73] , in cui si può riscoprire l’ispirazione fondante e il nucleo evangelico originario dell’OFS.

Dobbiamo anche rilevare che gli studi sugli Opuscula sancti Francisci mettono in evidenza la corrispondenza tra la prima parte (Di quelli che fanno penitenza) di questo testo, che nella seconda recensione della Lettera ai Fedeli assurge a parte centrale e culminante [74] , e la Forma vitae, l’uno e l’altra corrispondenti poi alla Antifona "Santa Maria Vergine" [75] dell’Ufficio della Passione e, almeno idealmente, da questa dipendenti [76].

Tutto ciò testimonia la grandezza della vocazione dei Francescani Secolari. Grazie, infatti, alle «nuove leggi della penitenza» [77] , date da Francesco ai Penitenti, gli stessi salirono ad uno stato di «non mediocre perfezione» [78] e la loro vocazione è alta e sublime quanto lo è quella dei Frati Minori e delle Sorelle del Secondo Ordine. Pur con differenziate attuazioni in rapporto ai diversi stati di vita, c’è nella Famiglia Francescana una fondamentale uguaglianza vocazionale, e c’è una reciprocità nella responsabilità per la fedeltà di tutti all’unico carisma fondamentale. Anche i Fratelli e le Sorelle dell’OFS sono chiamati ad espletare tale compito nei confronti degli altri due Ordini Francescani in forza del loro carisma, della loro alta vocazione e della loro collocazione all’interno dell’unica Famiglia spirituale. In tal senso si rivela improprio attribuire all’altius moderamen nei confronti dell’OFS la finalità di garantire la sua fedeltà alla Famiglia Francescana; indirettamente viene ad affermarsi l’esistenza di due realtà distinte: da un lato l’OFS e dall’altro la Famiglia Francescana, cui l’OFS deve prestare fedeltà.

Affermando quanto sopra e applicandolo all’altius moderamen si corre ancora una volta il rischio di essere strumentalizzati e/o fraintesi. Nonostante tale rischio sia del tutto reale, non si può omettere di ricordare come la fedeltà alla legge della Chiesa (sia il CIC che la legislazione particolare del Primo Ordine, del TOR e dell’OFS) esiga che lo stesso altius moderamen non venga coartato entro categorie puramente giuridiche per affermare (se non addirittura per rivendicare) diritti o per fare del can. 303 una bandiera da brandire a piacimento o secondo le convenienze del momento. Il letteralismo giuridico non si identifica con la fedeltà alle leggi, ma vi si oppone; rinchiudendosi in esso si mortifica lo spirito e si compromettono valori più fondamentali, quali sono appunto quelli della unità dell’OFS, dell’unità della Famiglia Francescana e della reciprocità vitale, ugualmente sanciti dalla medesima legge della Chiesa.

La reciprocità vitale è intrinseca legge di vita, emergente dallo stesso essere della Famiglia Francescana; siamo di fronte al valore princeps. Perciò la reciprocità vitale ha e deve essergli riconosciuta superiorità e supremazia su ogni altro aspetto. Oggi più che mai la Famiglia Francescana è chiamata a proclamare con la sua propria vita: In principio era la reciprocità vitale. Con questa espressione, che personalmente assumo con manifesta e convinta intenzionalità, viene esplicitamente evocato il bereshit - ’en ’archê di Gen 1,1, ma anche lo ’en ’archê di Gv 1,1. Così facendo, non si intende indulgere al facile uso di slogans, ma con pienezza di convinzione e di consapevolezza si vuole testimoniare la propria fedeltà a un valore primordiale [79] , da cui discendono la complementarità, la reciproca dipendenza spirituale e, come saggiamente affermano le Costituzioni dei Frati Minori (n. 60,2), la mutua assistenza, che si traduce concretamente in vigilanza fraterna, cura amorevole, responsabilità e corresponsabilità, trepidazione e preoccupazione per il raggiungimento delle finalità che vengono attribuite all’altius moderamen. Se le stesse finalità hanno senso e valore, esse non possono non postulare un esercizio reciproco del medesimo altius moderamen secondo le disposizioni d’animo, atteggiamenti e sentimenti appena delineati. Essi si manifestano e si attuano nel vissuto esistenziale, in tutte le espressioni della vita: studio, lavoro, preghiera, formazione, ecc.

In tale senso ritengo che la concezione dell’assistenza all’OFS e la funzione degli assistenti debbano essere rivisitate profondamente, non per sminuirne il valore ma per riaffermarlo alla luce del principio della reciprocità vitale che, come appena detto, comporta anche la mutua assistenza.

L’assistenza spirituale è intesa come "elemento fondamentale di comunione" [80] , mentre l’assistente è chiamato innanzitutto a "essere... testimone dell’affetto fraterno dei religiosi verso i francescani secolari e vincolo di comunione tra il loro Ordine e l’OFS" [81]. Quindi la funzione degli assistenti spirituali dell’OFS si pone innanzitutto sul piano dell’essere per acquisire una primaria caratterizzazione sacramentale. Ogni assistente è un segno che rinvia immediatamente a una realtà, quella della fraternità vissuta dal gruppo religioso locale, provinciale e generale, cui lo stesso assistente appartiene. La prima e insostituibile forma di assistenza non è quella dei frati espressamente deputati a questo compito, bensì quella di una fraternità religiosa consapevole della profondità dei vincoli che la legano a ogni singola fraternità secolare e all’intero Ordine Francescano Secolare. La prima forma di assistenza sta quindi nell’affetto fraterno pienamente vissuto dai religiosi francescani all’interno delle loro comunità, e riversato con immediatezza e spontaneità sui fratelli secolari. Come tale l’assistenza non può non essere collegiale ed è collegiale, perché è fraterna, perché esprime l’interesse corale di una fraternità, non consentendo ad alcuno di deresponsabilizzarsi attraverso superficiali atteggiamenti di delega, che tali possono restare anche in presenza di apposite nomine giuridicamente formalizzate.

Segno manifestativo della realtà di vita dell’amore fraterno, l’assistente è simultaneamente chiamato a essere strumento efficace di comunione fraterna all’interno sia della propria comunità religiosa sia della fraternità dell’OFS, in modo che il vincolo di comunione [82] tra francescani religiosi e secolari si approfondisca e si intensifichi sempre più. Egli deve essere artefice di comunione e costruttore di fraternità, favorendo in tutti i modi e con tutti i mezzi una reciproca comunicazione tra i religiosi e i secolari.

Se così stanno le cose e se io riesco a cogliere la sapienza delle Costituzioni dei Frati Minori, le quali – come più volte ribadito – fanno istanza affinché i Frati Minori favoriscano la reciprocità vitale e la reciproca assistenza con l’OFS [83] , si deve dedurre che anche il Primo Ordine e il TOR debbono, a loro volta, ricevere assistenza spirituale da parte dell’OFS e delle Sorelle Povere del Secondo Ordine. Evidentemente si devono individuare e discernere, alla luce dello Spirito, le modalità e i mezzi più adeguati, ma non si possono eludere le esigenze fondamentali della vita; e qui ci troviamo di fronte a un diritto naturale della Famiglia Spirituale Francescana. Ciò perché la reciprocità vitale, e quindi la complementarità e l’integrazione, è talmente insita nel cuore dell’essere francescano, da non potersi neanche pensare a una Famiglia Francescana carente di una delle sue parti (Primo - Secondo - Terzo Ordine). Nessun francescano potrà mai presumere di essere fedele alla propria vocazione, se non è fedele a tutte le parti dell’unica Famiglia e non cura rapporti reali e autentici con tutte le componenti dell’unica Famiglia.

È del tutto evidente (e non vi è alcuno che possa o intenda negarlo) che la Famiglia Francescana non esiste se non organicamente articolata in più membri (i tre Ordini); per cui diventa necessario affermare che più cresce il senso di appartenenza al proprio Ordine, più si contribuisce al bene e alla vitalità dell’unica Famiglia.

È ugualmente del tutto evidente, e da affermare con pienezza di convinzione, che l’appartenenza all’unica Famiglia Spirituale ha più valore dell’appartenenza al proprio Ordine. Tale priorità del tutto sulle parti deve pervadere la coscienza di ogni francescano ed ispirarne la vita e la condotta. In questo senso sembra pertinente riferirsi nuovamente alla Forma vitae e alla Lettera ai Fedeli, l’una e l’altra espressione della "sollecitudine speciale" del Fondatore per il Secondo e il Terzo Ordine, per ricavare dagli stessi Scritti il paradigma della vita dei tre Ordini Francescani, tutti e tre chiamati, in virtù della comune origine e del comune carisma, a intessere e sviluppare relazioni di fraternità, di unità e di amore. Sembra di capire infatti, alla luce della Forma vitae e della Lettera ai Fedeli, che costruiscono l’amicizia e la fraternità solo coloro che "ispirati divinamente", possono giungere all’unità nello Spirito, a essere un solo "spirito" (nel senso paolino); solo essi possono giungere a promettersi una "sollecitudine amorosa" per sempre e fondersi in una unità forte e santa.

In questa luce anche l’altius moderamen deve sottostare alla legge della reciprocità vitale; deve trattarsi di un altius moderamen nella reciprocità o della reciprocità dell’altius moderamen. Cosicché, dallo stadio incoativo delle norme giuridiche adeguate ai valori fondamentali della reciprocità vitale, della reciproca dipendenza e della mutua assistenza, e rispettose degli stessi valori, si deve pervenire a un altius moderamen, che scaturisce dalla autorevolezza della fedeltà alla propria vocazione evangelica secondo il carisma di Francesco e che da Francesco è stato partecipato e trasmesso, direttamente e senza alcuna interposizione, a tutti e tre gli Ordini che da lui discendono. Sono personalmente convinto che se la Famiglia Francescana, in questa ora della sua storia, tanto travagliata quanto provvidenziale, vuole realmente "prendere il largo", è necessario parlare meno del moderamen e affermare di più l’altius, cioè la "misura alta" di un magisterium vitae che è dato dalla autenticità e dalla testimonianza della vita evangelica, da una profonda e fattiva collaborazione a tutti i livelli, affinché il vissuto di ognuno dei tre Ordini Francescani venga automaticamente travasato negli altri due. Solo in questo modo i tre Ordini Francescani si animano e si edificano reciprocamente contribuendo efficacemente alla edificazione del Corpo di Cristo.

9. Conclusione

Non mi sembra che dalle considerazioni sin qui poste si possa legittimamente ricavare una svalutazione delle norme giuridiche. Personalmente esprimo piena adesione alla legislazione dell’OFS e alla legislazione del Primo Ordine e del TOR, nella convinzione tuttavia che gli aspetti giuridici costituiscono il minimum legis, da vivificare con il maximum caritatis. Perciò preferisco insistere su altre dimensioni. Soprattutto auspico un’apertura verso orizzonti più ampi e intendo collaborare a questo fine, col desiderio di stimolare una riflessione che, forse, può contribuire anche a ulteriori sviluppi della stessa legislazione. Peraltro resto profondamente ancorato alla convinzione, ripetutamente dichiarata, che i rapporti Primo Ordine/TOR-OFS non possono fondarsi su elementi giuridici. Le norme giuridiche sono necessarie per regolare i rapporti tra i tre Ordini, ma tale necessità non è assoluta, bensì condizionata alla reciprocità vitale e della mutua assistenza, così come abbiamo tentato di delinearle.

Ho inteso pertanto condividere l’oggetto delle mie costanti riflessioni e prospettare alcuni elementi da approfondire nelle sedi appropriate sia del Primo Ordine e del TOR che dell’OFS: Capitoli ai vari livelli, riunioni di fraternità, assemblee, ecc. Sempre e comunque ogni riunione dei fratelli del Primo Ordine e del TOR e ogni raduno dei Francescani Secolari devono costituire il laboratorio della reciprocità vitale, della collaborazione, della mutua animazione e del mutuo arricchimento, il luogo ideale per approfondire il senso di una reciproca dipendenza spirituale dei tre Ordini Francescani e per rendersi sempre più coscienti della necessità di prestarsi reciproco aiuto e mutua assistenza spirituale. In tali contesti di vita i fratelli che hanno ricevuto lo specifico servizio di assistere le Fraternità dell’OFS, o da soli come assistenti delle Fraternità locali o assieme ad altri come Conferenza di assistenti per le Fraternità di livello superiore, sono chiamati ad essere artefici e costruttori dei valori primordiali e delle dimensioni fondamentali della Famiglia Francescana.

Ho già parlato all’inizio della inadeguatezza della terminologia "assistenza, assistente, assistere". Se in prospettiva dinamica c’è da augurarsi che essa in futuro venga superata, oggi c’è da scongiurare il rischio che l’assistenza non abbia a trasformarsi in assistenzialismo. Nel medesimo tempo c’è da auspicare che la stessa categoria "assistenza" assuma connotazioni e caratterizzazioni più ampie (non unidirezionali) alla luce del principio della reciprocità vitale e come applicazione del medesimo.

In questa luce, nonostante le negative manifestazioni che hanno contraddistinto gli ultimi anni della nostra realtà italiana, credo fermamente nella utopia di una nuova era della Famiglia Francescana, di un nuovo corso della sua storia, legato alla tradizione ma per certi aspetti nettamente diverso e disancorato dalla stessa tradizione, e oso affermare che agli assistenti e all’assistenza collegiale è affidato il ruolo della profezia. All’inizio del nuovo millennio gli assistenti dell’OFS sono chiamati a essere i profeti di una nuova era del Francescanesimo. In tal modo essi renderanno il loro servizio sia all’OFS perché viva e attui il suo carisma in pienezza di secolarità sia al Primo Ordine e al TOR perché recuperino l’intuizione carismatica di Francesco e, fatta finalmente astrazione di ogni connotazione clericale e/o laicale, vivano in pienezza la loro identità nella fraternità e nella minorità. In tal modo la Famiglia Francescana sarà in grado di incarnare la profezia, l’intuizione e il sogno di Frate Francesco Poverello e dei Penitenti che a lui si avvicinarono per ricevere una Regola di vita!

Fr. Felice Cangelosi, OFMCap.
Roma, 27 aprile 2002.

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  1. Lo Statuto per l’Assistenza spirituale e pastorale all’Ordine Francescano Secolare era stato approvato, per la prima volta ad experimentum, il 13 giugno 1992. Nella riunione del 3 luglio 1995, i Ministri Generali del Primo Ordine e del TOR decisero che il tempo di experimentum dello Statuto per l'Assistenza proseguisse fino all’approvazione definitiva delle Costituzioni generali dell'OFS.

  2. Nelle presenti note utilizzo anche il materiale di una relazione svolta in Assisi il 30 gennaio 2002 in occasione del Corso nazionale di Formazione per gli Assistenti dell’OFS sul tema de “L’assistenza collegiale all’OFS e la formazione dei membri del Consiglio”, di una successiva comunicazione sull’Altius moderamen, tenuta al Corso nazionale di Formazione per l’OFS (Sassone di Ciampino, 16 marzo 2002), e gli elementi di una lezione svolta per il secondo Corso della Scuola di Formazione Biennale Unitaria (Foligno, 21 giugno 1997).

  3. A. BONI, OFM, Tres Ordinis hic ordinat... (Collectio Assisiensis 26). S. Maria degli Angeli – Assisi, Edizioni Porziuncola, 1999; 178. Sull’affermazione riferita e su altre analoghe dichiarazioni del Boni (o. c. 107-108), cfr. alcune mie puntualizzazioni in F. CANGELOSI, OFMCAP., Autonomia e unità dell’Ordine Francescano Secolare in Tertius Ordo. NS 1 (Roma 2000) 12; 80-81.

  4. Cfr. F. CANGELOSI, Altius moderamen o camminare assieme nelle vie del Signore? in Vita Francescana n. 3 (1997) 47; IDEM, Autonomia e unità... 83-84.

  5. Cfr. Statuto 1,3.

  6. Cfr. A. BONI, o. c. 178-180.

  7. Le Costituzioni dell’OFS, approvate definitivamente nell’anno 2000, hanno superato tale improprietà di linguaggio e, quando si riferiscono agli Istituti religiosi del Primo Ordine e al TOR, parlano di “Ordini religiosi francescani” (cfr. n. 61,1).

  8. Cfr. Cost OFS 85,1 e nota a piè di pagina.

  9. Nella nota seguente viene riferito il testo latino delle Costituzioni degli altri tre Istituti religiosi non disponendo di una loro traduzione ufficiale in lingua italiana.

  10. Le Costituzioni dei Frati Minori affermano: «Primo Ordini commissa est cura Ordinis Franciscani Saecularis, qui in saeculo spiritum S. Francisci prae se fert et particeps fit vitae, testimonii et missionis charismatis franciscani, ad cuius plenitudinem operam propriam affert necessariam et complementarem. (60,1).

    Le Costituzioni del TOR affermano: «Ordo Franciscalis Saecularis peculiari necessitudinis vinculo cum Ordine nostro devincitur, quod communia ducit nobiscum exordia et patrimonium spirituale. Ordinem Franciscanum Saecularem magni faciant fratres nostri, cum de eodem charismate poenitentiali participemus et quod, una cum fratribus sororibusque saecularibus, perfectius istiusmodi manifestamus charisma” (157).

    Le Costituzioni dei Frati Minori Conventuali hanno una struttura diversa e in esse non si riscontra un testo analogo a quelli sopra riferiti. È opportuno pertanto a riferirsi a quanto viene detto nella Introduzione spirituale (lettera f) del capitolo VI: «Fraternitate Minorum Fratrum per beatum Franciscum iam instituta, “...praedicationis ipsius fervore succensi, quam plurimi secundum formam a Dei viro acceptam novis se paenitentiae legibus vinciebant, quorum vivendi modum idem Christi famulus Ordinem Fratrum de paenitentia nominari decrevit... Convertebantur etiam virgines ad perpetuum caelibatum, inter quas virgo Dei clarissima Clara, ipsarum plantula prima, ... quae filia fuit in Christo sancti patris Francisci pauperculi et mater Pauperum Dominarum” (LM IV,6). Ipsemet deinceps primus Ordo, veluti fertilis arbor diversas protulit familias Minorum Fratrum. Quapropter summopere convenit, ut omnes, qui Patrem eundem seraphicum habent, constanter excolant communionem fraternam, ut plenitudo charismatis franciscalis semper et ubique floreat».

  11. Cfr. J. ZUDAIRE, OFMCAP., L’assistente spirituale dei fedeli laici francescani. Memoria storica in L’assistenza spirituale all’Ordine Francescano Secolare... a cura di M. Barreca e U. G. Sciamé (Cultura e spiritualità 1). Gibilmanna 1991; 79-88; IDEM, L’assistenza pastorale e spirituale all’OFS (Schede per una memoria storica). (Tau 13). Napoli 1992.

  12. Come suggerisce l’etimologia (ad = presso, davanti; e sistere = stare) del sostantivo «assistenza» e del verbo «assistere», nonché il loro primario significato di «essere presente, curare, aiutare, soccorrere». Cfr. M. CORTELAZZO - P. ZOLLI, Dizionario etimologico della lingua italiana. I. Bologna, Zanichelli, 1979; 82.

  13. Questo senso primario dell’assistenza, che investe tutti i religiosi francescani, viene espresso con particolare calore e incisivo linguaggio dalle Costituzioni del Primo Ordine e del TOR, che ricorrono a espressioni e verbi come “cordi esse”, “aestimare”, “adiuvare”, “fovere”, “magni facere”, “sensum fraternum praebere”, “subsidia praebere”, “nutrire”, ecc. Cfr. Cost OFM 60, 2: “Fratres minores ita Ordinem Franciscanum Saecularem aestiment, speciali cura eum adiuvent et reciprocam vitalitatem atque mutuam assistentiam foveant...”; Cost OFMConv 116, 1: “Ordini Franciscano Saeculari fratres, peculiari autem modo eiusdem assistentes, subsidia ad vitam perfectionis et ad collaborationem in operibus apostolatus ita praebeant...”; Cost OFMCap 95, 4: Unde fratribus cordi sit sodalibus Ordinis Saecularis sensum vere fraternum praebere, eorum exemplo fidelitatem erga vitam evangelicam nutrire et ipsum Ordinem efficaciter fovere...”; Cost TOR 157: “Ordinem Franciscanum Saecularem magni faciant fratres nostri, cum de eodem charismate poenitentiali participemus et quod, una cum fratribus sororibusque saecularibus, perfectius istiusmodi manifestamur charisma”.

  14. Cfr. J. ZUDAIRE, L’assistenza all’Ordine Francescano Secolare in comunione con i pastori e con i responsabili secolari in L’assistenza spirituale all’Ordine Francescano Secolare... a cura di M. Barreca e U. G. Sciamé... 59-64.

  15. Oggi non siamo in grado di cambiare la terminologia perché ci troviamo in un momento storico particolare che non ci consente ancora di intravedere nuove categorie. Ciò avviene anche in altri settori. Così, per esempio, non siamo ancora riusciti a scegliere una denominazione adeguata per coloro che tradizionalmente sono stati chiamati fratelli laici. Essi, in verità, non sono laici allo stato puro (sic et simpliciter); non si possono chiamare, come alcuni usano fare, religiosi fratelli; anche i chierici sono religiosi e sono fratelli; né, ancora, è opportuno chiamarli fratelli non chierici: non si dà una definizione negando o, cioè, affermando quello che non si è.

  16. A. BONI, L’assistenza spirituale all’OFS nella legislazione canonica attuale in Fedeli Laici Francescani. La vocazione dell’Ordine Francescano Secolare. L’assistenza spirituale dei Frati Minori servizio di fraternità. Atti dell’incontro della Conferenza dei Ministri provinciali con gli Assistenti provinciali OFS – Gi.Fra e i Consigli nazionali OFS – Gi.Fra. Chiusi della Verna – Pastor Angelicus 20-21 aprile 1990 (Serie Settori 6) Roma, (a cura della) Conferenza Ministri provinciali dei Frati Minori d’Italia, 1990; 57.

  17. J. ZUDAIRE, o. c. 60.

  18. Cost OFS 85,1.Nel testo di rimando in nota allo stesso n. 85,1 si dice: “Dalla storia francescana e dalle Costituzioni del Primo Ordine Francescano e del TOR appare in forma patente che questi Ordini si riconoscono impegnati in virtù della comune origine e carisma e per volontà della Chiesa all’assistenza spirituale e pastorale dell’OFS. Cfr. Costituzioni OFM 60; Id. OFM Conv. 116; Id. OFM Cap. 95; Id. TOR 157; Regola del Terz’Ordine del Papa Leone XIII 3,3; Regola approvata da Paolo VI 26”.

  19. Cost OFS 90,1. Nello Statuto per l’Assistenza si incontra l’espressione “cura spirituale e pastorale” negli articoli 1,1; 2,1; 4,1; 5,1; 7,2. L’espressione “assistenza spirituale e pastorale” è presente solo nel titolo generale dello Statuto e nella nota 1, ma qui viene riportato il testo della nota 84 (a piè di pagina) delle Costituzioni dell’OFS (cfr. n. 85,1). È da riconoscere il progresso registrato nelle Costituzioni dell’OFS e nello Statuto: ponendosi in sintonia con le Costituzioni del Primo Ordine e del TOR, le une (Cost OFS) e l’altro (lo Statuto) prevedono che l’assistente sia “preferibilmente un religioso (non necessariamente un religioso sacerdote) francescano, appartenente al Primo Ordine o al TOR” (cfr. Cost OFS 89.3; Statuto 12,2). Oltre a ciò è da sottolineare l’insistenza dello Statuto sulla “assistenza spirituale”, espressione presente negli articoli 1,3; 2,1; 2,3; 7,1; 11,1; 11,2; 14,2; 15,4; 17,2; 17,3; 19,2; 21,2. Una sola volta, all’articolo 8,1, si parla di “assistenza pastorale” e all’articolo 5,3 si distingue tra “servizio pastorale” e “assistenza spirituale”. All’articolo 14,2 si parla di “formazione spirituale e pastorale” e all’articolo 16,2 di “cura pastorale”.

  20. F. CANGELOSI, Altius moderamen...32-34; 45-47.

  21. Cfr. Statuto 1,3. Si vedano anche le considerazioni sopra espresse.

  22. Secondo il P. Boni il privilegio “di essere sotto l’altius moderamen del Primo Ordine” è stato conferito al Terz’Ordine “per prendere parte alla comunione vitale che esiste tra i Tre Ordini”. Così formulata l’affermazione si presta a essere interpretata nella direzione di un effetto (la comunione) prodotto da una causa (l’altius moderamen). Ciò non mi sembra coerente né con la realtà delle origini della Famiglia Francescana né con altre affermazioni dello stesso P. Boni.

  23. A. BONI, Tres Ordines hic ordinat... 167-168.

  24. SISTO PP. IV, Bolla Romani Pontificis Providentia” (15 dicembre 1471) in G. ANDREOZZI, TOR, Storia delle Regole e delle Costituzioni dell’Ordine Francescano secolare. Manuale ad uso dei dirigenti e degli assistenti. Perugia, Edizioni Guerra, 1988; 178-179.

  25. Lo Statuto per l’Assistenza però, all’articolo 2,1, si esprime diversamente, distinguendo – all’interno della categoria «cura pastorale e spirituale» - un doppio servizio: l’ufficio fraterno dell'altius moderamen da parte dei Superiori maggiori (cfr. CIC 303); l’assistenza spirituale alle Fraternità ed ai loro Consigli.

  26. Cfr.Cost OFS 86,2; Statuto 5,2.

  27. Cfr. F. CANGELOSI, Autonomia e unità...92-101.

  28. Credo di non andare errato, se affermo che i valori esplicitati da P. Etzi siano proprio quelli della unità, della secolarità e della autonomia dell’OFS. Se ciò è vero, penso ancora che lo Etzi non solo non si discosta, ma concorda pienamente con lo spirito e la lettera della Presentazione delle Costituzioni dell’OFS del 1990 e di altri autorevoli interventi posteriori.

  29. P. ETZI, OFM, La cura spirituale dell’Ordine Francescano Secolare. L'altius moderamen nel Codice di Diritto Canonico (Testi di formazione a cura dell’OFS 6). S. Maria degli Angeli, Edizioni Porziuncola, 1996; 168-169.

  30. Nella precedente edizione dello Statuto (dell’anno 1992) il testo del n. 12, corrispondente all’attuale n. 4, non parlava di “servizio della cura pastorale e spirituale all’OFS”, ma di “servizio dell’assistenza spirituale all’OFS”. Neanche ci si limitava a dire “tenendo conto della unità del medesimo Ordine”, ma molto opportunamente si aggiungeva “... e della pluralità del Primo Ordine e del TOR a cui è stata affidata la cura pastorale e spirituale”. Nell’unica Famiglia Francescana, infatti, c’è l’esigenza di armonizzare unità e pluralità. È naturalmente evidente, essendo l’OFS unico e autonomo rispetto agli altri due Ordini, che la pluralità del Primo Ordine e del TOR non debba condizionare l’unità dell’OFS. Tuttavia la stessa pluralità del Primo Ordine, cui quanto all’altius moderamen si aggiunge il TOR, deve essere ugualmente salvaguardata e promossa, contribuendo essa alla attuazione dell’unico carisma francescano nella pluriformità e alla ricchezza del patrimonio spirituale dell’unica Famiglia, che si riflette positivamente anche sull’unico OFS. Cfr. F. CANGELOSI, Promessa e Consacrazione. La Professione nell’Ordine Francescano Secolare (Quaderni di Fraternità in Cammino 2). Messina, Centro Provinciale OFS – Gi.Fra Cappuccini, 1995; 234-236; 324-325; IDEM, Altius moderamen... 15; IDEM, Autonomia e unità... 35-38.

  31. A. BONI, L’assistenza spirituale all’OFS nella legislazione canonica attuale ... 58.

  32. Statuto 8,1. La legislazione dell’OFS e per l’OFS precisa le competenze della Conferenza dei Ministri generali. Non li elenco; l’ho fatto altre volte, avanzando anche le mie riserve sulla opportunità di alcune di esse e sul loro fondamento. Cfr. F. CANGELOSI, Autonomia e unità...99-101.

  33. I dati sopra richiamati sono della massima importanza e si deve essere attenti a non correre il rischio che, “sottobanco”, vengano a costituirsi strutture di aggregazione delle fraternità locali dell’OFS, diverse da quelle legittime sulle quali è competente l’autorità propria dell’OFS, ma parallele e concorrenziali alle stesse strutture previste dalla Regola e dalle Costituzioni della Fraternità Secolare. Particolari strutture di coordinamento, laddove la situazione ambientale e i bisogni lo richiedono, sono previste dalle Costituzioni dell’OFS (cfr. n. 34), a condizione che restino sempre nell’ambito di una fraternità regionale o nazionale, sotto la guida dell’unico Consiglio e in ottemperanza a quanto determinato dai rispettivi Statuti.

  34. Cost OFS 88,5; Statuto 10,2.

  35. Lo stesso prescritto era presente nello Statuto precedente (cfr. n. 15).

  36. Cfr. Statuto 4,2; 8,2.

  37. Cfr. Statuto 14,3 (due volte); 16,1; 16,2; 17,2; 17,3; 19,2; 19,3; 21,2; 21,3. Come altre volte notato, sempre in virtù dello Statuto e delle Costituzioni dell’OFS, nessun atto positivo o intervento di livello superiore è previsto per la costituzione delle Conferenze degli Assistenti; questi, dove sono più di uno e per il fatto di essere più di uno, costituiscono di fatto una Conferenza.

  38. Cost OFS 47,1.

  39. Cfr. Cost OFS 87,1; 88,5; 90,3. In dipendenza delle Costituzioni lo Statuto precisa che il servizio di assistenza all’OFS “va svolto collegialmente a tutti i livelli superiori a quello locale” (3,2).

  40. Cfr. Statuto 17,3; 19,3; 21,3.

  41. V. REDONDO, OFMCONV., La Conferenza degli Assistenti Generali: progetto e missione in Koinônia 8 (2001-1) n. 29; I. MATIC, OFM, Assistenza collegiale all’OFS. Parte II. Assistenza collegiale alle Fraternità ai diversi livelli.

  42. V. REDONDO, o. c. 3; I. MATIC, o. c.

  43. «Curent superiores ut, viribus unitis et coordinatis cum aliis Familiis franciscanis, Fraternitati Saeculari prestetur, ad normam legislationis eius propriae et iuris universalis, continua et diligens assistentia spiritualis et pastoralis, praesertim per fratres idoneos huic ministerio rite deputatos» (95,6).

  44. Fr. Pasquale Rywalski, Ministro generale dell’Ordine Cappuccino dal 1970 al 1982, ha fatto ritorno alla Casa del Padre l’8 gennaio 2002.

  45. Fr. PASQUALE RYWALSKI, L’assistenza spirituale all’Ordine Francescano Secolare. Lettera ai Ministri provinciali e a tutti i Frati dell’Ordine (4 ottobre 1978). Introduzione.

  46. V. REDONDO, o. c. 5.

  47. Christifideles laici, n.15; V. REDONDO, o. c. 5.

  48. Cfr. Statuto 3,1,

  49. Cfr. Statuto 13,1-3. Non ci fermiamo su questo aspetto, rinviando ai molteplici sussidi esistenti, a cominciare da quello curato dalla Presidenza del CIOFS (Roma 1992).

  50. Cfr. Statuto 1,3.

  51. V. REDONDO, o. c. 3.

  52. V. REDONDO, o. c. 3.

  53. Cfr. Vita Consecrata, n. 31.

  54. Cfr. F. CANGELOSI, Autonomia e unità... 32-35.

  55. Vita Consecrata, n. 31.

  56. Regola dell’OFS, n. 1.

  57. Cfr. Vita Consecrata, n. 55;. Regola dell’OFS, n. 11.

  58. Vita Consecrata, n. 55.

  59. Cfr. Laici e Religiosi; quale relazione ecclesiale? Nuove progettualità per i nostri Istituti, Roma, Il Calamo, 2001; 237-239.

  60. Cfr. Laici e Religiosi... 220-224.

  61. Cfr. Leggenda dei Tre Compagni 60: FF 1472.

  62. “Poiché, per divina ispirazione, vi siete fatte figlie e ancelle dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, e vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo, voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi, come di loro, cura e sollecitudine speciale” (FF 139; 2788).

  63. Le ripetute dichiarazioni di Chiara, nella Regola (cfr. FF 2788) e nel Testamento (cfr. FF 2835), sono testimonianza evidente del carattere legislativo della Forma vitae, che viene in qualche modo omologata alla “Proto – Regula” del Primo Ordine. Anche il Celano più volte (cfr. 1Cel 37: FF 384; e soprattutto 2Cel 204: FF793) caratterizza Francesco quale legislatore delle Povere Dame, così come lo era stato dei Frati Minori. Cfr. K. ESSER, OFM, Gli Scritti di san Francesco d’Assisi. Nuova edizione critica e versione italiana. Padova, Edizioni Messaggero, 1982; 355-359.

  64. CH. A. LAINATI, OSC, Una “lettura” di Chiara d’Assisi attraverso le fonti in Approccio storico-critico alle Fonti Francescane. Roma, Edizioni Antonianum, 1979; 162-163.

  65. J. SANZ MONTES, OFM, Francesco e Chiara di Assisi icona e parola di amicizia. Roma, Movimento Religiose Francescane, 1990; 81-82. Cfr. anche C. PAOLAZZI, OFM, Francesco per Chiara (Presenza di San Francesco 40). Milano, Edizioni Biblioteca Francescana, 1993; 25-45.

  66. Cfr. R. BARTOLINI, OFM, Lo Spirito del Signore. Francesco d’Assisi guida all’esperienza dello Spirito Santo (Collectio Assisiensis 18). Assisi, Studio Teologico “Porziuncola”, 1982; 101

  67. 2Cel 204; FF 793.

  68. Cfr. 1Cel 37: FF 385.

  69. Cfr. FF 178/1-178/7.

  70. Cfr. FF 179-206. Da ora in avanti parleremo di Lettera ai Fedeli con riferimento sia alla prima che alla seconda recensione.

  71. Alcuni ritengono storicamente accertato che le due recensioni della Lettera ai Fedeli abbiano come destinatari i Fratelli dell’Ordine della Penitenza, altri negano tale destinazione. Per una sintesi di tale questione critica, cfr. tra gli altri, G. CASAGRANDE, Religiosità penitenziale e città al tempo dei Comuni (Bibliotheca Seraphico-Capuccina 48). Roma, Istituto Storico dei Cappuccini, 1995; 79-93. Personalmente continuo ad attenermi alla convinzione autorevole di K. Esser, il quale ritiene che «il genere dei rapporti esistenti tra Francesco e i destinatari di questo scritto, come pure i rapporti dei destinatari tra loro, non si possono riferire a tutti i cristiani in genere, ma devono intendersi di singoli e di comunità unite in modo particolare a Francesco che loro aveva dato una “forma vivendi” molto vicina alla forma di vita dei frati minori. Dal tenore della Lettera è difficile dire se quei cristiani che vivevano religiosamente, fossero dei terziari così come attualmente noi li intendiamo, oppure precursori dei terziari». Comunque «l’Opusculum commonitorium et exhortatorium - chiunque siano i destinatari - può essere preso come autentico fondamento per ogni vita e aspirazione del Terz’Ordine» (K. ESSER, OFM, La Lettera di san Francesco ai Fedeli in L’Ordine della Penitenza di san Francesco d’Assisi nel secolo XIII a cura di O. Schmucki. Atti del Convegno di Studi Francescani. Assisi, 3-4-5 luglio 1972. Roma, Istituto Storico dei Cappuccini, 1973; 71-72. 759).

  72. Cfr. K. ESSER, o. c. 65-66; 74-75; D. DOZZI, OFMCAP., Penitenza, Pace e Fraternità nelle Regole dell’OFS in Il Signore ti dia pace. Celebrazioni centenarie dell’Ordine Francescano Secolare: dalla Regola di Nicolò IV ad oggi 1289 - 1989. Bologna, Edizioni Francescane, 1991; 41.

  73. Tutti coloro che amano il Signore con tutto il cuore, con tutta l’anima e la mente, con tutta la forza e amano i loro prossimi come se stessi, e hanno in odio i loro corpi con i vizi e i peccati, e ricevono il corpo e il sangue del Signore nostro Gesù Cristo, e fanno frutti degni di penitenza: Oh, come sono beati e benedetti quelli e quelle, quando fanno tali cose e perseverano in esse; perché riposerà su di essi lo Spirito del Signore e farà presso di loro la sua abitazione e dimora; e sono figli del Padre celeste, del quale compiono le opere, e sono sposi, fratelli e madri del Signore nostro Gesù Cristo.

    Siamo sposi, quando l’anima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio.

    Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!

    Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!

    Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabie sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offri la sua vita a per le sue pecore, e pregò il Padre...” (FF 178/1- 178/3).

  74. Cfr. FF 200-201.

  75. “Santa Maria Vergine, non vi è alcuna simile a te, nata nel mondo, tra le donne, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo... (FF 281).

  76. Cfr. R. BARTOLINI, o. c. 100-111; L. AGO, OFM, La « Salutatio Beatæ Mariæ Virginis » di san Francesco d’Assisi (Monumenta Italica Mariana. Studi e Testi 3). Roma, Edizioni Monfortane, 1998; 281-311.

  77. S. Bonaventura scrive a questo riguardo: «Moltissimi, infiammati dalla sua predicazione, si vincolavano alle nuove leggi della penitenza, secondo la forma indicata dall’uomo di Dio. Il servo di Cristo stabilì che la loro forma di vita si denominasse Ordine dei Fratelli della Penitenza» (Leggenda Maggiore 6: FF 1073).

  78. GIULIANO DA SPIRA, Vita sancti Francisci 23 in Fontes Franciscani a cura di Enrico Menestò e Stefano Brufani... (Medioevo Francescano. Testi, 2). S. Maria degli Angeli, Edizioni Porziuncola, 1995; 1045.

  79. L’aggettivo o sostantivo princeps, da cui deriva anche l’avverbio Principaliter, racchiude il concetto di « superiorità »; indica colui « qui prend la première part ou le premier rang, la première place » (A. ERNOUT – A. MEILLET, Dictionnaire Etymologique de la langue latine. Histoire des mots. Paris 31947). Significativi, in tal senso, sono gli altri derivati di princeps: principalis (primitif, principal, qui concerne le prince), principalitas (premier rang), principatus (greco: eghemonía) [A. ERNOUT – A. MEILLET , o. c. 947]. Da segnalare anche i sinonimi di principaliter (praecipue, praesertim) e il corrispondente greco málista (cfr. Ae. Forcellini, Lexicon Totius Latinitatis. Patavii 41940; 3,864). Princeps richiama anche l’idea dei primordia, dell’inizio o principio (cfr. A. ERNOUT – A. MEILLET , o. c. 947; G. DELLING, ’archê in Grande Lessico del Nuovo Testamento. 1,1273-1287).

  80. Cfr. Cost OFS 89,1.

  81. Cfr. Cost OFS 89,3.

  82. È lo stesso assistente che deve svolgere la funzione di vincolo di comunione, ponendosi come effettivo legame tra i francescani religiosi e i francescani secolari. Vincolo, dal latino vinculum = legame, derivato dal verbo vincio = legare (cfr. A. ERNOUT – A. MEILLET, o. c. 1301). L’italiano vincolo ha come primo significato quello di laccio, legame, catena (cfr. M. CORTELAZZO - P. ZOLLI, o. c. 5/1439).

  83. Fratres minores ita Ordinem Franciscanum Saecularem, speciali cura eum adiuvent et reciprocam vitalitatem atque mutuam assistentiam foveant, ut genuino spiritu francescano magis ac magis imbuatur, et in mundo, praesertim inter iuvenes, promoveatur (Cost OFM 60,2).