Il 25 marzo 2002 la Conferenza dei Ministri generali del Primo Ordine Francescano e del TOR ha approvato lo Statuto per lAssistenza spirituale e pastorale allOrdine Francescano Secolare, riveduto a seguito della approvazione definitiva, da parte della CIVCSVA (8 dicembre 2000), delle Costituzioni Generali dellOrdine Francescano Secolare [1]. Allo Statuto per lAssistenza e agli altri testi legislativi dellOrdine Francescano Secolare, del Primo Ordine Francescano e del TOR, vogliamo prestare attenzione per proporre alcuni elementi di riflessione sulla assistenza allOFS. Soprattutto riteniamo di dovere focalizzare lattenzione sulla reciprocità vitale, da cui discende e in cui trova senso il servizio che il Primo Ordine e il TOR sono chiamati a prestare alla Fraternità Francescana Secolare. Tale servizio si concretizza nellassistenza spirituale e pastorale e, subordinatamente a questa e come sua espressione, nellesercizio dellaltius moderamen. Ne consegue che tanto lassistenza spirituale quanto laltius moderamen debbono essere sempre ricondotti alla reciprocità vitale e guardati con lottica della fraternità che lega indissolubilmente i tre Ordini dellunica Famiglia Francescana. Da tale istanza scaturisce ancora lesigenza vocazionale di una reciproca dipendenza spirituale e della mutua assistenza [2] .
"In segno concreto di comunione e di corresponsabilità, i Consigli ai diversi livelli, secondo le Costituzioni, chiederanno religiosi idonei e preparati per lassistenza spirituale ai Superiori delle quattro Famiglie religiose francescane, alle quali da secoli è collegata la Fraternità Secolare".
La richiesta di religiosi per lassistenza parte dallOFS, ma a tale richiesta corrisponde limpegno dei Superiori del Primo Ordine e del TOR di assicurare tramite religiosi idonei e preparati lassistenza alle fraternità dellOFS. Limitandoci momentaneamente a questa affermazione, ne deduciamo un diritto-dovere dellOFS e un dovere del Primo Ordine e del TOR. Ciò è tanto vero da spingere il nuovo Statuto per lAssistenza a dichiarare: "i superiori religiosi devono assicurare lassistenza spirituale a tutte le Fraternità dellOFS" (1,3). Infatti, come afferma il P. Boni: "Non è il Primo Ordine (can. 312, §1,3) ma il Terzo Ordine che ha conseguito il privilegio di essere sotto laltius moderamen del Primo Ordine per prendere parte alla comunione vitale che sussiste tra i tre Ordini Francescani" [3].
Dal testo della Regola dellOFS, deduciamo ancora che la richiesta degli assistenti posta dallOFS è un segno di comunione e di corresponsabilità...; la comunione e la corresponsabilità sono allorigine dellassistenza allOFS. Non è da sottovalutare liniziativa dellOFS: nella dinamica tra domanda e risposta in merito allassistenza spirituale, il segno di comunione e di corresponsabilità è posto innanzitutto dallOFS o meglio dai Consigli OFS ai vari livelli, i quali nei confronti dei loro fratelli e delle loro sorelle hanno una propria e primaria responsabilità; sono gli stessi Consigli che intendono condividere tale responsabilità [4]. Neanche però è da sottovalutare la risposta del Primo Ordine e del TOR: anchessa è segno di comunione e di corresponsabilità [5].
La richiesta degli assistenti viene rivolta ai Superiori delle "quattro Famiglie religiose francescane", perché alle stesse da secoli è collegata la Fraternità Secolare. Il verbo collegare è piuttosto generico: nel testo della Regola non viene precisato il tipo di legame dellOFS con il Primo Ordine e il TOR e dalla sola espressione usata non si può dedurre un legame giuridico con gli stessi Istituti religiosi. Daltronde è proprio vero e storicamente accertato che il fondamento dei rapporti tra i tre Ordini Francescani non si deve ricercare in campo giuridico, a livello istituzionale. Ed è ugualmente storicamente fondato che il TerzOrdine, nato dal rapporto tra i Penitenti e San Francesco e dagli insegnamenti che essi ricevettero da lui, giuridicamente è nato pienamente autonomo nei riguardi del Primo e del Secondo Ordine. La base delle relazioni reciproche dei tre Ordini Francescani sta invece nella comunione "corporea" fondata sul fatto che sono membra di uno stesso corpo (eiusdem corporis membra existentes) [6]. Di conseguenza il verbo collegare usato dalla Regola approvata da Paolo VI riceve tutto il suo significato dalla fondamentale dichiarazione del n. 1 della stessa Regola dellOFS:
Listanza dellassistenza spirituale, con la conseguente richiesta di assistenti spirituali, nasce dalla consapevolezza dellOFS di appartenere a ununica Famiglia spirituale e di affermare, con segni adeguati, tale appartenenza e tale legame di comunione. Pertanto, radicitus, lOFS, più che al Primo Ordine e al TOR, è legato alla propria Famiglia spirituale, di cui fanno parte anche Primo Ordine e TOR. Tuttavia lOFS ha un legame particolare con i tre Istituti religiosi del Primo Ordine Francescano e con il TOR, perché ad essi è stata affidata dalla Chiesa la sua cura spirituale e pastorale [8].
Questa convinzione della Regola dellOFS è condivisa dal Primo Ordine e dal TOR e viene espressa nelle loro Costituzioni. Le Costituzioni dei Cappuccini, per esempio [9] , così si esprimono:
Questo è il titolo V del capitolo III delle Costituzioni dellOFS che, in sintonia con il n. 1 della Regola, inizia con la seguente affermazione:
Sulla base di tale principio, il § 2 dello stesso n. 85 parla di: "cura spirituale e pastorale dellOFS, affidata dalla Chiesa al Primo Ordine Francescano e al TOR", che "è dovere anzitutto dei loro Ministri generali e provinciali". Non vi è dubbio che il testo (§ 2) e tutto ciò che ne segue deve essere letto alla luce del titolo, dove si parla di "assistenza spirituale e pastorale allOFS" o di "cura spirituale e pastorale".
In tal senso le Costituzioni dellOFS sono di una chiarezza inequivocabile:
Lassistenza e/o cura spirituale e pastorale dellOFS è un dovere [21] , ma il Primo Ordine e il TOR hanno anche il diritto di assistere lOFS in virtù di un privilegio, detto comunemente "privilegio apostolico". Nonostante laffermazione del P. Boni sopra riferita, secondo cui è stato lOFS a ricevere il privilegio [22] , si deve affermare che lo stesso privilegio apostolico appartiene ugualmente al Primo Ordine e al TOR. Daltronde lo stesso P. Boni scrive:
Il P. Boni sembra far risalire il privilegio apostolico alla Supra Montem di Nicolò IV, ma la storia dei rapporti tra il Primo e il Terzo Ordine, sia prima che dopo la Supra Montem, è assai complessa e, allinterno di essa, non si possono ignorare le vicissitudini che approdarono alla Bolla Romani Pontificis Providentia di Sisto IV (15 dicembre 1471), in forza della quale i Penitenti Francescani vennero sottoposti alla «superiorità, preminenza e autorità» [24] dellOrdine dei Frati Minori. Certamente a questo livello non si può parlare dellOFS che riceve un privilegio, ma del Primo Ordine che vede accolta la propria istanza con il riconoscimento della propria concezione secondo la quale i Penitenti sono solo dei seguaci dei Frati Minori e a loro sottoposti. In tal modo venne codificata per un tempo assai lungo (sino alla approvazione della Regola di Paolo VI nel 1978) una mens nettamente contraria alle origini, alla storia e alla natura sia dellOrdine della Penitenza sia dellOrdine dei Minori, e soprattutto contraria alla volontà di san Francesco, padre e fondatore delluno e dellaltro Ordine.
Non è il caso di insistere adesso sugli accenni alla storia né sulla individuazione di chi sia il primo e diretto destinatario-beneficiario del "privilegio apostolico": cosa, questultima, che oggi risulta anacronistica e priva di ogni valore. Mi sembra invece più utile ricordare che assolutamente parlando un privilegio può essere revocato dallautorità che lo ha conferito e che, ugualmente, chi ha ricevuto il privilegio e, quindi, ha acquisito il diritto, può rinunciare al medesimo. Nel nostro caso specifico però si deve notare che né lOFS né il Primo Ordine/TOR sono in grado di rinunciare unilateralmente al privilegio, perché lipotetica rinuncia di una parte inciderebbe sul diritto acquisito dallaltra parte. In linea di principio, però, ai diritti si può rinunciare; mai però si può contravvenire al proprio dovere.
Pertanto, ponendo una ipotesi irreale o addirittura assurda, intendo dire che il Primo Ordine e il TOR potrebbero non avere ex iure il compito di occuparsi dellOFS, e che lOFS da parte sua potrebbe non essere affidato ex iure alla diretta cura spirituale e pastorale del Primo Ordine e del TOR. In tal caso, da ritenere sempre puramente ipotetico e irreale, lOFS dovrebbe mantenere ugualmente un rapporto vitale con il Primo Ordine e con il TOR, i quali continuerebbero ad avere il dovere, e più ancora lesigenza, di occuparsi e preoccuparsi della Fraternità Francescana Secolare, ratione charismatis, a motivo della comune vocazione e della comune appartenenza alla stessa Famiglia. Non ci si può disinteressare dellOFS, non già perché abbiamo il diritto-dovere di servirlo spiritualmente, ma perché siamo Francescani e lOFS fa parte di noi; ci appartiene come ci appartiene la nostra vita. È nostro sangue! Ci legano vincoli che sono di gran lunga ben superiori e ben più profondi di quelli sanciti dal diritto. Perciò le Costituzioni dellOFS affermano:
Alle Costituzioni fa eco lo Statuto per lAssistenza:
Come si vede, il fine è la triplice fedeltà al carisma, alla Chiesa, alla Famiglia Francescana; il mezzo, subordinato e relativo al fine, è laltius moderamen, contestualizzato a sua volta nel più ampio dovere della assistenza e/o cura spirituale e pastorale.
Va letto in questa luce il dettato del n. 86,1 delle Costituzioni dellOFS:
È da tenere presente tuttavia che lassistenza spirituale alle Fraternità ai vari livelli, più che una competenza tra le altre, è la istanza fondamentale e primaria che determina lesercizio delle altre competenze [25].
Per inquadrare il discorso sullassistenza collegiale allOFS intendo avvertire innanzitutto che gli assistenti strettamente intesi, distinti cioè dai Ministri generali e provinciali e dagli stessi nominati, sono una possibilità, non una obbligatorietà: di obbligo, perché dovere, cè solo quello di garantire lassistenza e/o cura spirituale e pastorale delle fraternità dellOFS. Ciò può essere fatto dai Ministri generali e provinciali "personalmente o tramite un delegato" [26].
Pertanto quando si parla di assistenza collegiale allOFS, non ci si può riferire primariamente o unicamente agli assistenti nominati che esercitano il loro servizio collegialmente. Lassistenza allOFS è innanzitutto compito dei Ministri (generali e/o provinciali) e tale compito di assistenza include anche lesercizio dellaltius moderamen. Con ciò si vuole dire che coloro ai quali spetta laltius moderamen, quando espletano le loro funzioni non fanno altro che assistere spiritualmente e pastoralmente lOFS.
A questo riguardo ripropongo alcuni degli elementi che ho più diffusamente sviluppato in altra precedente occasione [27] , adeguandoli alla nuova edizione dello Statuto per lAssistenza.
Come già detto, il Primo Ordine e il TOR hanno soprattutto un dovere spirituale e pastorale. A tale dovere sono connessi anche degli aspetti giuridici, ma le competenze strettamente giuridiche dei Superiori maggiori religiosi, secondo il diritto particolare vigente, sono limitate alla erezione delle fraternità locali, alla nomina degli assistenti, alla visita pastorale. Queste prerogative dellaltius moderamen non comportano alcun esercizio collegiale della potestà di governo, ma sono espressione dellautorità personale dei superiori religiosi.
In anni non molto lontani e, tuttavia, più sereni di quanto non lo siano stati quelli a noi più vicini, fr. Priamo Etzi ha scritto:
In conseguenza di ciò lo Statuto per lassistenza spirituale e pastorale allOrdine Francescano Secolare, che «ha lo scopo di determinare, in modo unitario e concreto il servizio della cura pastorale e spirituale allOFS tenendo conto della unità del medesimo Ordine» (4,1) [30] , afferma che lo stesso servizio «va svolto collegialmente a tutti i livelli superiori a quello locale» (n.3,2).
La fondatezza di tale affermazione è evidente e non avrebbe, quindi, bisogno di dimostrazioni. Tuttavia, tenendo conto di difficoltà e contestazioni recentemente emerse, mi preme ribadire la legittimità di un esercizio collegiale dellaltius moderamen. Perciò riaffermo: come da parte della Chiesa, per lOFS, si accetta il vulnus legis dellaltius moderamen affidato, per "privilegio apostolico", ai Ministri generali e provinciali del Primo Ordine e del TOR anziché ai Vescovi [31] , così, di conseguenza, si può e si deve accettare, qualora effettivamente ci sia, il vulnus legis di un esercizio collegiale dellaltius moderamen. Non può essere diversamente, se si vuole prestare attenzione alla realtà specifica dellunico Ordine Francescano Secolare.
In questa luce lo Statuto parla della collegialità, la quale, propriamente, riguarda solo il compito dei Ministri generali. Essi, infatti, «esercitano collegialmente laltius moderamen e lassistenza pastorale nei confronti dellOFS nel suo insieme» [32].
Invece, per quanto riguarda i Ministri provinciali, le Costituzioni dellOFS e lo Statuto per lAssistenza così si esprimono:
| I Superiori maggiori con giurisdizione in uno stesso territorio, concordano il modo più adeguato di svolgere collegialmente il loro ufficio alle Fraternità regionali e nazionali dellOFS. | Dove più Superiori maggiori hanno giurisdizione in uno stesso territorio, concordano il modo più adeguato di svolgere collegialmente il loro ufficio alle Fraternità regionali e nazionali dellOFS. |
| Il Consiglio nazionale chiede lAssistente nazionale al Superiore maggiore, indicato collegialmente dai Superiori maggiori con giurisdizione nel territorio della Fraternità nazionale; il Consiglio regionale chiede lAssistente al Superiore maggiore, indicato collegialmente dai Superiori maggiori con giurisdizione nel territorio della Fraternità regionale. |
Devono altresì stabilire collegialmente le modalità della nomina degli Assistenti nazionali e regionali, ed anche a quali Superiori i Consigli nazionali e regionali dellOFS si devono rivolgere per chiedere lassistente. |
Ciò precisato, è da notare anzitutto il modo di esprimersi della prima disposizione: "concordano il modo più adeguato di svolgere collegialmente il loro ufficio alle Fraternità regionali e nazionali dellOFS" [34]. Nel testo troviamo lavverbio collegialmente, il cui significato resta però totalmente vago e non induce alla configurazione di alcun potere giuridico collegiale. Lespressione, nonostante sia formulata allindicativo (concordano), a mio modo di vedere ha un carattere esortativo. Sarebbe stato più opportuno evitare un giro di parole ed esprimersi con maggiore semplicità per invitare i Superiori maggiori a concordare fraternamente le modalità di assistere le fraternità regionali e nazionali dellOFS.
Quanto al primo compito mi sembra di potere legittimamente notare: stabilire collegialmente le modalità della nomina degli Assistenti nazionali e regionali non equivale a nominare collegialmente gli assistenti.
In riferimento al secondo compito credo di non errare affermando che, secondo le Costituzioni dellOFS e lo Statuto per lAssistenza, i Ministri provinciali e gli altri Superiori maggiori collegialmente non debbono fare altro se non indicare il/i referente/i dei Consigli nazionali e regionali dellOFS, quando questi devono chiedere gli assistenti. In altri termini Ministri provinciali e Superiori maggiori sono chiamati a stabilire collegialmente chi deve ricevere la richiesta dei Consigli dellOFS. Non è detto però e neanche consegue che chi riceve tale richiesta, ha nel medesimo tempo la competenza giuridica di nominare lassistente nazionale e/o regionale.
Si deduce quindi che i Ministri provinciali e/o i Superiori maggiori dei diversi Istituti del Primo Ordine Francescano e del TOR con giurisdizione nel territorio di una Fraternità nazionale (o regionale) dellOFS, collegialmente operando non nominano lassistente o gli assistenti nazionali (o regionali). In nessun testo delle Costituzioni dellOFS e dello Statuto per lAssistenza è detto che i Ministri provinciali e/o i Superiori maggiori abbiano una tale competenza collegiale. La nomina degli assistenti, essendo un atto di esclusiva competenza personale, è riservata al «superiore maggiore competente». Per questo lo Statuto esplicita: "Nei confronti del proprio Ordine spetta a ciascun Ministro generale:... in caso di necessità, confermare o nominare gli Assistenti nazionali appartenenti al proprio Ordine" (9,2) [35].
È da aggiungere inoltre che le funzioni delle Conferenze nazionali e/o regionali dei Superiori maggiori francescani sono estremamente ridotte e niente affatto giurisdizionali. Anzi, secondo lo Statuto per lAssistenza e secondo il n. 91,2 delle Costituzioni dellOFS, i Ministri provinciali delle diverse obbedienze con giurisdizione nel territorio di una Fraternità nazionale (o regionale), per questa ragione, cioè in riferimento alla loro missione nei confronti dellOFS, non costituiscono una Conferenza. Questo aspetto è da evidenziare, perché la categoria «Conferenza» non è ignorata né dallo Statuto né dalle Costituzioni dellOFS. Gli stessi testi legislativi, mentre da un lato non riconoscono alcuna Conferenza nazionale o regionale dei Ministri provinciali o di altri Superiori maggiori del Primo Ordine e del TOR, dallaltro lato fanno riferimento alla Conferenza dei Ministri generali [36] e prevedono espressamente la Conferenza degli assistenti generali, nazionali e regionali [37].
Innanzitutto è da precisare che non si ha assistenza collegiale a livello locale, perché normalmente "ogni fraternità locale è affidata alla cura pastorale dellOrdine religioso francescano che lha canonicamente eretta" [38].
Il discorso sulla assistenza collegiale si pone a livello superiore a quello locale [39]. Per cui, secondo le Costituzioni dellOFS e lo Statuto per lAssistenza:
- a livello internazionale:
| Gli Assistenti generali prestano il loro servizio alla Presidenza del CIOFS, formano una Conferenza e curano collegialmente lassistenza spirituale allOFS nel suo insieme. | Gli Assistenti generali... prestano il loro servizio alla Presidenza del CIOFS, formano una Conferenza e curano collegialmente lassistenza spirituale allOFS nel suo insieme. |
- a livello nazionale:
| Gli Assistenti nazionali prestano il loro servizio al Consiglio nazionale e curano lassistenza spirituale allOFS in tutto il territorio della Fraternità nazionale e il coordinamento, a livello nazionale, degli Assistenti regionali. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente. | Gli Assistenti nazionali ... prestano il loro servizio al Consiglio nazionale e curano lassistenza spirituale alla Fraternità nazionale. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente. |
- a livello regionale:
| Gli Assistenti regionali prestano il loro servizio al Consiglio regionale e curano lassistenza spirituale alla Fraternità regionale. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente. | Gli Assistenti regionali... prestano il loro servizio al Consiglio regionale e curano lassistenza spirituale alla Fraternità regionale. Se sono più di uno, formano una Conferenza e rendono il servizio collegialmente. |
Lo Statuto per lassistenza espone anche i compiti delle Conferenze degli assistenti a livello generale, nazionale e regionale [40]. Più che riferire su di esse, sembra opportuno accennare alla fisionomia della assistenza collegiale. A tale riguardo Valentín Redondo e Ivan Matic scrivono:
Nella affermazione dei due Assistenti generali non si riscontra alcunché di giuridico, ma semplicemente listanza e laffermazione di comunione e di corresponsabilità; si parla di cammino, di impegno, di buona armonia, di lavoro e approfondimento collegiale, aperto e capace di crescita e di creatività tra i componenti della Famiglia Francescana. Gli stessi Fratelli Ivan Matic e Valentin Redondo affermano ancora:
Perciò lo Statuto, nel descrivere il ruolo dellassistente, precisa:
Sia i Superiori maggiori con giurisdizione in uno stesso territorio, di cui parlano le Costituzioni dellOFS e lo Statuto, sia i frati che compongono il Collegio o la Conferenza degli assistenti sono chiamati innanzitutto a testimoniare la loro identità di fratelli e a fraternizzare tra loro per affermare che limpegno di servizio nei confronti dellOFS concretizzato sia nellassistenza in generale sia nel suo particolare aspetto dellaltius moderamen non è retaggio delluno o dellaltro Istituto, non essendovi alcun Istituto del Primo Ordine Francescano e neanche il TOR che abbiano, singolarmente, ognuno un proprio Terzo Ordine. Lassistenza allOFS scaturisce dalla primordiale realtà della Famiglia Francescana; è esigenza e dovere di "famiglia" ed emerge dalla base della reciprocità vitale che lega tra loro tutti figli di Francesco. Da questa consapevolezza scaturisce la dichiarazione di apertura dello Statuto per lAssistenza:
"La cura pastorale e spirituale dellOFS è stata affidata dalla Chiesa, in virtù dellappartenenza alla medesima famiglia spirituale, al Primo Ordine Francescano ed al Terzo Ordine Regolare (TOR) ai quali da secoli è collegata la Fraternità secolare" (1,1).
Qui avverto il bisogno di proclamare ancora una volta con reverente affetto le ispirate parole di fr. Pasquale Rywalski [44]. Egli scrisse autorevolmente ai Fratelli del suo Ordine Cappuccino:
Se ciò è vero, dobbiamo con coerenza affermare che lassistenza è collegiale perché è fraterna e solo se è fraterna, perché posta in essere da fratelli che appartengono alla stessa Famiglia e perché essa ha il compito di attestare che in definitiva esiste ununica Fraternità Francescana, perché unica è la Famiglia Francescana e le sue componenti sono eiusdem membra corporis (Urbano IV).
Il carisma di Francesco può essere attualizzato e rinnovato solo se si vive in questa prospettiva, se lo si vive in Famiglia, insieme, nella convinzione che nessuno lo possiede tutto e che non vi è alcuna parte della stessa Famiglia che ne possiede di più per il fatto di essere numericamente superiore alle altre parti. Il valore di un carisma non si misura con i numeri, ma con la vitalità della sua attuazione concreta; il valore di un carisma resta inalterato anche quando le "forze" (ma è proprio questo il termine da usare?) di coloro che lo attuano e lo incarnano sono numericamente ridotte. Pertanto nessun ramo della Famiglia Francescana e nessun ramo del Primo Ordine può pretendere - ciò non sarebbe né oggettivo né leale - di presentare la propria esperienza come lincarnazione tipica o più autentica del francescanesimo. Il carisma di Francesco, invece, è tutto, nella sua pienezza, nella Famiglia Francescana. La vita di comunione che nasce dal Mistero della Chiesa-comunione e dal comune carisma, ci aiuta a superare la "uniformità" in cui spesso cade la vita ecclesiale. La stessa comunione nel seno della Famiglia Francescana ci indica la ricchezza del carisma nella pluralità delle espressioni in cui si manifesta; essa nasce dalla forza creatrice dello Spirito, che ha ispirato san Francesco a dare origine a una forma di vita evangelica, che egli chiamò fraternità, sullesempio della vita di Cristo e dei suoi discepoli.
"Da questo punto di vista, lassistenza spirituale, in quanto animazione, abbraccia la vita di missione, di presenza, e di apertura di cammini nuovi di collaborazione, segno di comunione. Anche in questo aspetto, la collaborazione tra i religiosi ed i secolari migliorerà nella Famiglia con una formazione migliore di tutti: secolari e religiosi" [46].
Così Valentín Redondo, il quale scrive ancora:
La reciprocità vitale tra i francescani scaturisce da uno stesso progetto di vita, vissuto nella sua forma specifica religiosa o secolare. Il testo del n. 1 della Regola dellOFS ha pari valore per il Primo Ordine, per le Sorelle del secondo Ordine e per il TOR. Da esso emerge come conseguenza un riconoscimento reciproco e la necessità di sviluppare autentici rapporti di fraternità, avvertendo che a questo livello (cioè a livello dei rapporti tra i tre Ordini) si tratta sempre di una fraternità ad intra, del vincolo che lega quanti sono nati allinterno di una medesima famiglia. Dalla reciprocità vitale scaturisce ancora la condivisione dellessere e delloperare per partecipare assieme, pur nelle differenze preziose e arricchenti, alla missione della Chiesa.
A questo riguardo mi sembra di dover dire solo che sempre e comunque lassistente ha un compito formativo, ma che lassistente dellOFS non è « il » formatore dellOFS o delle Fraternità OFS o dei Consigli OFS [48]. A rigore di termini allassistente non compete alcun aspetto tecnico della formazione, né egli ha in esclusiva la funzione di insegnare. Questa anzi compete primariamente al formatore secolare, mentre lassistente religioso la espleta precisamente a livello di complementarità e di responsabilità che in qualche modo gli viene affidata dai formatori secolari (Ministri, Consigli, Maestri di Formazione, ecc.) [49]. Quando si parla di corresponsabilità nei rapporti Primo Ordine - TOR e OFS, va tenuto sempre presente che lagente principale della responsabilità non è il Primo Ordine e il TOR, bensì lOFS che partecipa ai primi due e condivide con loro la propria responsabilità. Come effetto ne deriva che anche limpegno nel servizio dellassistenza allOFS da parte del Primo Ordine e del TOR è anchesso espressione e testimonianza di comunione e di corresponsabilità [50].
È da insistere comunque sullaspetto della animazione (= dare lanima, dare la vita), che è "un altro aspetto della missione dellassistente. [Egli] Collabora nellanimazione dei responsabili secolari nella fraternità e nello stesso Consiglio. Il compito dellassistente è quello di illuminare senza imporre, perché non è lui che ha lultima parola, bensì il Consiglio con il suo Ministro. Lanimazione occupa lampio spazio della vita della fraternità: la formazione, la riflessione, la preghiera, lapostolato nelle sue molteplici espressioni, sia della fraternità come tale, come pure dei membri della fraternità, inviati ed appoggiati dalla fraternità, la quale è responsabile delloperato dei membri" [51].
Lassistente, proprio perché tale, assiste anche nella formazione, aiutando i membri dellOFS ad avere una migliore conoscenza della tradizione e della spiritualità francescane, per crescere nella loro vocazione francescana e secolare. La collaborazione dellassistente nella formazione permetterà la crescita di solidarietà con i francescani secolari e, nello stesso tempo, lAssistente imparerà da loro. LAssistente è come un vaso comunicante, grazie al quale vengono travasati talenti e capacità dei religiosi francescani ai secolari, e da questi a quelli. Così il carisma si completa e si arricchisce nei membri di ambedue gli Ordini, sia nel modo di viverlo, come pure nel modo di manifestarlo nella missione [52].
Il futuro dellOFS dipende dallinvestimento che viene fatto nella formazione dei suoi membri, non solo da parte dellOrdine Francescano Secolare, ma anche del Primo Ordine e del TOR, poiché con esso vive in comunione e solidarietà. Lassistente è segno di questi valori. La formazione aiuta ad aumentare la capacità dascolto, dapprendimento e di collaborazione nella propria Famiglia religiosa ed anche in rapporto allOrdine Francescano Secolare ed alla sua missione.
Nella Esortazione Apostolica Vita Consecrata il Santo Padre parla delle vocazioni alla vita laicale, al ministero ordinato come di vocazioni paradigmatiche [53]. Mutuando tale linguaggio e applicandolo al n. 1 della Regola dellOFS, altre volte ho parlato di tre dimensioni paradigmatiche del carisma francescano, da individuare e riconoscere nella attuazione religiosa apostolica dello stesso carisma (Primo Ordine), nella sua attuazione religiosa contemplativa (Secondo Ordine) e nella sua attuazione secolare (Terzo Ordine). Tutte e ognuna di queste tre dimensioni sono da considerare paradigmatiche, dal momento che ognuna di esse è manifestazione e attuazione peculiare, ma non esclusiva, dellunico carisma: non solo i Frati del Primo Ordine e del TOR, ma, con intrinseco carattere paritario, anche le Sorelle del Secondo Ordine e i Francescani Secolari hanno pienezza di responsabilità nel vivere, custodire, approfondire e sviluppare il carisma di Francesco [54].
Come le tre vocazioni paradigmatiche della vita cristiana "sono al servizio luna dellaltra, per la crescita del Corpo di Cristo nella storia e per la sua missione nel mondo" [55] , così le tre dimensioni paradigmatiche del carisma francescano sono a servizio luna dellaltra, perché tutte e tre sono finalizzate a "rendere presente il carisma del comune Serafico Padre nella vita e nella missione della Chiesa" [56].
Da ciò consegue che anche per la vita francescana ha valore quanto viene detto al n. 54 della Esortazione Apostolica Vita Consecrata:
Quanto espresso dal Santo Padre mette in evidenza il costante vissuto della Famiglia Francescana, e non solo di essa. Difatti la stessa Esortazione Apostolica prosegue:
Ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa deve condurre i Francescani di tutti e tre gli Ordini a riscoprire le origini carismatiche della loro Famiglia spirituale e spingerli ad un ulteriore approfondimento esistenziale della reciprocità vitale allinterno della stessa unica Famiglia Francescana. La reciprocità vitale si concretizza nello scambio dei doni, che consente ai secolari di essere introdotti allesperienza diretta dello spirito dei consigli evangelici e di essere così incoraggiati a vivere e a testimoniare lo spirito delle Beatitudini e la radicalità o totalità delle esigenze evangeliche, in vista della trasformazione del mondo secondo il cuore di Dio [57]. Dallaltro lato lo scambio dei doni condurrà i religiosi alla convinzione che il carisma di Francesco non può essere monopolizzato da loro; esso trascende lattuazione che se ne fa in una fraternità locale e/o provinciale e/o internazionale allinterno del proprio Istituto religioso e dello stesso Primo Ordine nella sua triplice, co-essenziale e paritetica espressione. I Francescani secolari, inoltre, in virtù del prezioso contributo della loro secolarità e del loro specifico servizio, animeranno i religiosi del Primo Ordine e del TOR ad approfondire "alcuni aspetti del carisma, ridestandone uninterpretazione più spirituale e spingendo a trarne indicazioni per nuovi dinamismi apostolici" [58]. Nelluno e nellaltro caso, infine, si tratta di una comunicazione in ciò che vi è di più profondo, prezioso e vitale, e cioè di amministrarsi reciprocamente "lo spirito e la vita".
La cultura della collaborazione implica però lesigenza di una radicale conversione per uscire dalla pur sempre latente concezione della superiorità dello stato religioso rispetto allo stato del semplice fedele laico. Per quanto ci riguarda, ciò postula anche labbandono di quella concezione, ugualmente pur sempre latente se non addirittura ancora patente, che porta a collocare il "Terzo Ordine" in un grado di inferiore dignità e quindi a considerarlo come frangia del Primo Ordine e del TOR.
La convinzione della uguale dignità di tutti i fedeli in Cristo e di tutti e tre gli Ordini della Famiglia Francescana, se è vera convinzione, non può consentire di sfuggire alle conseguenze di un tale riconoscimento effettivo.
Oltre a ciò, la cultura della collaborazione implica che tutti gli agenti o le parti coinvolte si muovano su un piano di reciprocità, e cioè secondo distinzione e non per differenza. A questo livello per il Primo Ordine e per il TOR diventa necessario entrare in uno stato di apprendimento: la collaborazione è anzitutto un investimento cognitivo, un sapere e poi un interagire. La collaborazione non può muovere da istanze di ambigue strategie come se lOFS dovesse funzionare da truppa di riserva chiamata al fronte perché la prima linea (il Primo Ordine e il TOR) si trova in crisi strutturale.
La reciprocità vitale, con il lessico da essa derivato (fraternità, comunione, condivisione, ecc.), esige un previo apprendimento della grammatica della collaborazione. In mancanza di tale apprendimento il vocabolario rimarrà tale e i termini resteranno un puro flatus vocis o gioco di parole; non assumeranno lo spessore del vissuto e di un autentico sapere. La collaborazione invece implica la conversione verso un pensare e progettare insieme le relazioni a livello dellunica Famiglia spirituale e a livello ecclesiale [60].
Sotto il profilo di un cammino verso una nuova progettualità di collaborazione tra religiosi e laici è da notare come la prima proposta della CISM, seguendo linsegnamento di Vita Consecrata, faccia riferimento alla esperienza degli Ordini Mendicanti. Ovviamente essa è riferita a tutti i TOS e non ad alcuno in particolare. Pertanto è di obbligo auspicare che la necessaria genericità della proposizione non venga strumentalizzata come spesso avviene per il can. 303 del CIC sullaltius moderamen, anchesso, per ovvie ragioni, pensato e compilato con unindole generica. A parte questa avvertenza, necessaria nelle attuali circostanze, è da sottolineare come la proposta della CISM faccia emergere tutto il valore e lattualità dellesperienza della nostra Famiglia Francescana, il cui inestimabile patrimonio di storia e di spiritualità ci dovrebbe spingere ad un maggiore e rinnovato impegno per camminare insieme Primo, Secondo e Terzo Ordine nelle vie del Signore, affinché per mezzo del beato Francesco la Chiesa di Dio si rinnovi attraverso i tre Ordini [61].
Le proposte elaborate dallassemblea della CISM inducono a ribadire ancora una volta come allinterno della Famiglia Francescana tutto deve muoversi e svilupparsi sulla base della reciprocità vitale e della reciproca dipendenza spirituale di tutte le sue componenti. Nella Famiglia Francescana vige uno "stato di necessità carismatica", in forza del quale ognuno dei tre Ordini Francescani non solo è necessario agli altri due e per gli altri due, ma tale deve ritenersi e tale deve essere considerato. Da questa consapevolezza scaturisce il senso di una collaborazione operativa ad ampio raggio, come suggeriscono le proposte esemplificative della CISM. Ciò sarà possibile se si bandisce ogni tentazione di indipendentismo e di autosufficienza a tutti i livelli riconoscendo che non solo lOFS ha bisogno del Primo Ordine, ma che anche questo ha bisogno del Secondo e del Terzo Ordine.
Le stesse proposte spingono a ripetere con pienezza di convinzione che neanche laltius moderamen è sottratto alla dinamica della reciprocità vitale e della reciproca dipendenza spirituale. Dalle finalità attribuite allaltius moderamen (garantire la fedeltà al carisma, alla Famiglia Francescana e alla Chiesa) emerge con tutta evidenza che si tratta di obiettivi da perseguire tutti assieme, fraternamente e reciprocamente, e che anche lOFS come del resto le Sorelle del Secondo Ordine è chiamato a vegliare e vigilare sulla fedeltà al carisma, alla Famiglia Francescana e alla Chiesa da parte del Primo Ordine e del TOR. Non mi sembra di dire idiozie ponendo queste affermazioni e neanche di andare fuori tema affermando che Francesco, il quale non ha mai parlato di giurisdizione sua e/o del Primo Ordine sugli altri due, sia stato assertore ante litteram di un altius moderamen che supera abbondantemente la ristrettezza di un orizzonte prettamente giuridico. Lo testimonia eloquentemente la Forma vitae scritta per Chiara e per le Sorelle Povere di San Damiano [62] , alle quali il Poverello dichiara: "voglio e prometto da parte mia e dei miei frati, di avere sempre di voi come di loro, cura e sollecitudine speciale".
Nonostante la Forma vitae sia evidente testimonianza dellattività di Francesco come "legislatore" delle Povere Dame [63] , la dichiarazione appena riferita non rivela alcuna intenzione di Francesco di ingerirsi nel governo del monastero di San Damiano. Invece la Forma vitae "contiene la linea spirituale, il fondamento teologico-spirituale del Secondo Ordine, come Francesco lha pensato e lha voluto, con chiaro, ineludibile riferimento al Vangelo dellAnnunciazione di Luca 1,26-37" [64]. In essa viene espressa "una professione di prossimità fraterna, di impegno e di unione tra Francesco-frati (per me et fratres meos) e Chiara-sorelle (de vobis): è una vera dichiarazione di unità con la quale Francesco vede e ama i suoi fratelli, Chiara e le sue sorelle (de vobis tamquam de ipsis). La ragione di un così forte vincolarsi non sta nel fatto che Francesco abbia eletto Chiara, ma nel fatto che Chiara e le sue sorelle hanno eletto Dio. Ecco la ragione teologale di tale unità, di tale cura amorosa, di tale sollecitudine e di quello speciale vincolarsi. È molto importante e profondo questo passo nel quale si spiega il nesso di unità eterna ("semper") tra Francesco e Chiara: la formula solenne che Francesco impiega ("volo et promitto") dipende sintatticamente e letterariamente dalla particella causale con la quale comincia il testo: "quia", cioè giacché... io Francesco voglio e prometto" [65].
In definitiva la Forma vitae esprime la preoccupazione fraterna del Fondatore per la vocazione delle sorelle e della vocazione dei fratelli: per Francesco si trattava di avere cura di una stessa vocazione, concretizzata e vissuta in maniera diversa dai Frati Minori e dalla Clarisse [66]. Infatti diceva (Francesco) "un solo e medesimo spirito ha fatto uscire i frati e quelle donne poverelle da questo mondo malvagio" [67].
Se la ragione per cui Francesco avverte la propria responsabilità nei confronti delle Clarisse è data da una motivazione vocazionale e se la vocazione dei Frati Minori e delle Clarisse è identica, mi sembra di potere dedurre che quanto Francesco dice per le Sorelle Povere, Chiara, nonostante la diversità del suo ruolo (per Chiara Francesco è il legislatore del Secondo Ordine), può affermarlo per Francesco e per i Frati Minori. Neanche lei è chiamata a ingerirsi nel governo del Primo Ordine, ma anche lei ha la responsabilità di zelare la fedeltà di Francesco e dei suoi Fratelli alla forma di vita evangelica rivelata dal Signore.
Quanto si afferma per il Secondo Ordine, ha valore anche per il Terzo. Ai Penitenti Francesco ha dato una Regola di vita [68] e gli stessi Fratelli e Sorelle della Penitenza o Francescani Secolari da sempre riconoscono nella Exhortatio ad fratres et sorores de Poenitentia o Epistola ad Fideles I [69] e nella sua recensio posterior denominata Espistola ad fideles II [70] la primaria Fonte ispirativa del loro carisma [71]. In essa Francesco chiede, con insistenza e come cosa naturale, ben altro che il cristianesimo mediocre della società borghese. Egli lotta per realizzare una forma radicale di vita cristiana nei laici che lo vogliono seguire, e si sforza di ottenere da questi cristiani un rinnovamento della vita secundum formam sancti Evangelii. Raramente la forma di vita francescana, che deve unire i Frati Minori, le "Povere Dame" e i "Fratres et Sorores de Poenitentia", è stata presentata in modo tanto chiaro, ampio e profondo come avviene in questa Lettera. Per opera dello Spirito del Signore in essa vengono radicalmente cambiati i valori di una vita umana puramente naturale. Con sorprendente naturalezza, al posto dello "spiritus carnis", e cioè dello io umano ed egoista, Francesco mette lo "Spiritus Domini", cioè il pensare, volere, vivere e operare secondo lautenticità del Vangelo. Questo modo di vivere è la "metánoia", lo "agere poenitentiam" di san Francesco! Questa la scaturigine della penitenza intesa in senso francescano [72]. Giustamente perciò la Regola di Paolo VI del 1978 riporta come Prologo la Esortazione di San Francesco ai fratelli e alle sorelle della penitenza [73] , in cui si può riscoprire lispirazione fondante e il nucleo evangelico originario dellOFS.
Dobbiamo anche rilevare che gli studi sugli Opuscula sancti Francisci mettono in evidenza la corrispondenza tra la prima parte (Di quelli che fanno penitenza) di questo testo, che nella seconda recensione della Lettera ai Fedeli assurge a parte centrale e culminante [74] , e la Forma vitae, luno e laltra corrispondenti poi alla Antifona "Santa Maria Vergine" [75] dellUfficio della Passione e, almeno idealmente, da questa dipendenti [76].
Tutto ciò testimonia la grandezza della vocazione dei Francescani Secolari. Grazie, infatti, alle «nuove leggi della penitenza» [77] , date da Francesco ai Penitenti, gli stessi salirono ad uno stato di «non mediocre perfezione» [78] e la loro vocazione è alta e sublime quanto lo è quella dei Frati Minori e delle Sorelle del Secondo Ordine. Pur con differenziate attuazioni in rapporto ai diversi stati di vita, cè nella Famiglia Francescana una fondamentale uguaglianza vocazionale, e cè una reciprocità nella responsabilità per la fedeltà di tutti allunico carisma fondamentale. Anche i Fratelli e le Sorelle dellOFS sono chiamati ad espletare tale compito nei confronti degli altri due Ordini Francescani in forza del loro carisma, della loro alta vocazione e della loro collocazione allinterno dellunica Famiglia spirituale. In tal senso si rivela improprio attribuire allaltius moderamen nei confronti dellOFS la finalità di garantire la sua fedeltà alla Famiglia Francescana; indirettamente viene ad affermarsi lesistenza di due realtà distinte: da un lato lOFS e dallaltro la Famiglia Francescana, cui lOFS deve prestare fedeltà.
Affermando quanto sopra e applicandolo allaltius moderamen si corre ancora una volta il rischio di essere strumentalizzati e/o fraintesi. Nonostante tale rischio sia del tutto reale, non si può omettere di ricordare come la fedeltà alla legge della Chiesa (sia il CIC che la legislazione particolare del Primo Ordine, del TOR e dellOFS) esiga che lo stesso altius moderamen non venga coartato entro categorie puramente giuridiche per affermare (se non addirittura per rivendicare) diritti o per fare del can. 303 una bandiera da brandire a piacimento o secondo le convenienze del momento. Il letteralismo giuridico non si identifica con la fedeltà alle leggi, ma vi si oppone; rinchiudendosi in esso si mortifica lo spirito e si compromettono valori più fondamentali, quali sono appunto quelli della unità dellOFS, dellunità della Famiglia Francescana e della reciprocità vitale, ugualmente sanciti dalla medesima legge della Chiesa.
La reciprocità vitale è intrinseca legge di vita, emergente dallo stesso essere della Famiglia Francescana; siamo di fronte al valore princeps. Perciò la reciprocità vitale ha e deve essergli riconosciuta superiorità e supremazia su ogni altro aspetto. Oggi più che mai la Famiglia Francescana è chiamata a proclamare con la sua propria vita: In principio era la reciprocità vitale. Con questa espressione, che personalmente assumo con manifesta e convinta intenzionalità, viene esplicitamente evocato il bereshit - en archê di Gen 1,1, ma anche lo en archê di Gv 1,1. Così facendo, non si intende indulgere al facile uso di slogans, ma con pienezza di convinzione e di consapevolezza si vuole testimoniare la propria fedeltà a un valore primordiale [79] , da cui discendono la complementarità, la reciproca dipendenza spirituale e, come saggiamente affermano le Costituzioni dei Frati Minori (n. 60,2), la mutua assistenza, che si traduce concretamente in vigilanza fraterna, cura amorevole, responsabilità e corresponsabilità, trepidazione e preoccupazione per il raggiungimento delle finalità che vengono attribuite allaltius moderamen. Se le stesse finalità hanno senso e valore, esse non possono non postulare un esercizio reciproco del medesimo altius moderamen secondo le disposizioni danimo, atteggiamenti e sentimenti appena delineati. Essi si manifestano e si attuano nel vissuto esistenziale, in tutte le espressioni della vita: studio, lavoro, preghiera, formazione, ecc.
In tale senso ritengo che la concezione dellassistenza allOFS e la funzione degli assistenti debbano essere rivisitate profondamente, non per sminuirne il valore ma per riaffermarlo alla luce del principio della reciprocità vitale che, come appena detto, comporta anche la mutua assistenza.
Lassistenza spirituale è intesa come "elemento fondamentale di comunione" [80] , mentre lassistente è chiamato innanzitutto a "essere... testimone dellaffetto fraterno dei religiosi verso i francescani secolari e vincolo di comunione tra il loro Ordine e lOFS" [81]. Quindi la funzione degli assistenti spirituali dellOFS si pone innanzitutto sul piano dellessere per acquisire una primaria caratterizzazione sacramentale. Ogni assistente è un segno che rinvia immediatamente a una realtà, quella della fraternità vissuta dal gruppo religioso locale, provinciale e generale, cui lo stesso assistente appartiene. La prima e insostituibile forma di assistenza non è quella dei frati espressamente deputati a questo compito, bensì quella di una fraternità religiosa consapevole della profondità dei vincoli che la legano a ogni singola fraternità secolare e allintero Ordine Francescano Secolare. La prima forma di assistenza sta quindi nellaffetto fraterno pienamente vissuto dai religiosi francescani allinterno delle loro comunità, e riversato con immediatezza e spontaneità sui fratelli secolari. Come tale lassistenza non può non essere collegiale ed è collegiale, perché è fraterna, perché esprime linteresse corale di una fraternità, non consentendo ad alcuno di deresponsabilizzarsi attraverso superficiali atteggiamenti di delega, che tali possono restare anche in presenza di apposite nomine giuridicamente formalizzate.
Segno manifestativo della realtà di vita dellamore fraterno, lassistente è simultaneamente chiamato a essere strumento efficace di comunione fraterna allinterno sia della propria comunità religiosa sia della fraternità dellOFS, in modo che il vincolo di comunione [82] tra francescani religiosi e secolari si approfondisca e si intensifichi sempre più. Egli deve essere artefice di comunione e costruttore di fraternità, favorendo in tutti i modi e con tutti i mezzi una reciproca comunicazione tra i religiosi e i secolari.
Se così stanno le cose e se io riesco a cogliere la sapienza delle Costituzioni dei Frati Minori, le quali come più volte ribadito fanno istanza affinché i Frati Minori favoriscano la reciprocità vitale e la reciproca assistenza con lOFS [83] , si deve dedurre che anche il Primo Ordine e il TOR debbono, a loro volta, ricevere assistenza spirituale da parte dellOFS e delle Sorelle Povere del Secondo Ordine. Evidentemente si devono individuare e discernere, alla luce dello Spirito, le modalità e i mezzi più adeguati, ma non si possono eludere le esigenze fondamentali della vita; e qui ci troviamo di fronte a un diritto naturale della Famiglia Spirituale Francescana. Ciò perché la reciprocità vitale, e quindi la complementarità e lintegrazione, è talmente insita nel cuore dellessere francescano, da non potersi neanche pensare a una Famiglia Francescana carente di una delle sue parti (Primo - Secondo - Terzo Ordine). Nessun francescano potrà mai presumere di essere fedele alla propria vocazione, se non è fedele a tutte le parti dellunica Famiglia e non cura rapporti reali e autentici con tutte le componenti dellunica Famiglia.
È del tutto evidente (e non vi è alcuno che possa o intenda negarlo) che la Famiglia Francescana non esiste se non organicamente articolata in più membri (i tre Ordini); per cui diventa necessario affermare che più cresce il senso di appartenenza al proprio Ordine, più si contribuisce al bene e alla vitalità dellunica Famiglia.
È ugualmente del tutto evidente, e da affermare con pienezza di convinzione, che lappartenenza allunica Famiglia Spirituale ha più valore dellappartenenza al proprio Ordine. Tale priorità del tutto sulle parti deve pervadere la coscienza di ogni francescano ed ispirarne la vita e la condotta. In questo senso sembra pertinente riferirsi nuovamente alla Forma vitae e alla Lettera ai Fedeli, luna e laltra espressione della "sollecitudine speciale" del Fondatore per il Secondo e il Terzo Ordine, per ricavare dagli stessi Scritti il paradigma della vita dei tre Ordini Francescani, tutti e tre chiamati, in virtù della comune origine e del comune carisma, a intessere e sviluppare relazioni di fraternità, di unità e di amore. Sembra di capire infatti, alla luce della Forma vitae e della Lettera ai Fedeli, che costruiscono lamicizia e la fraternità solo coloro che "ispirati divinamente", possono giungere allunità nello Spirito, a essere un solo "spirito" (nel senso paolino); solo essi possono giungere a promettersi una "sollecitudine amorosa" per sempre e fondersi in una unità forte e santa.
In questa luce anche laltius moderamen deve sottostare alla legge della reciprocità vitale; deve trattarsi di un altius moderamen nella reciprocità o della reciprocità dellaltius moderamen. Cosicché, dallo stadio incoativo delle norme giuridiche adeguate ai valori fondamentali della reciprocità vitale, della reciproca dipendenza e della mutua assistenza, e rispettose degli stessi valori, si deve pervenire a un altius moderamen, che scaturisce dalla autorevolezza della fedeltà alla propria vocazione evangelica secondo il carisma di Francesco e che da Francesco è stato partecipato e trasmesso, direttamente e senza alcuna interposizione, a tutti e tre gli Ordini che da lui discendono. Sono personalmente convinto che se la Famiglia Francescana, in questa ora della sua storia, tanto travagliata quanto provvidenziale, vuole realmente "prendere il largo", è necessario parlare meno del moderamen e affermare di più laltius, cioè la "misura alta" di un magisterium vitae che è dato dalla autenticità e dalla testimonianza della vita evangelica, da una profonda e fattiva collaborazione a tutti i livelli, affinché il vissuto di ognuno dei tre Ordini Francescani venga automaticamente travasato negli altri due. Solo in questo modo i tre Ordini Francescani si animano e si edificano reciprocamente contribuendo efficacemente alla edificazione del Corpo di Cristo.
Non mi sembra che dalle considerazioni sin qui poste si possa legittimamente ricavare una svalutazione delle norme giuridiche. Personalmente esprimo piena adesione alla legislazione dellOFS e alla legislazione del Primo Ordine e del TOR, nella convinzione tuttavia che gli aspetti giuridici costituiscono il minimum legis, da vivificare con il maximum caritatis. Perciò preferisco insistere su altre dimensioni. Soprattutto auspico unapertura verso orizzonti più ampi e intendo collaborare a questo fine, col desiderio di stimolare una riflessione che, forse, può contribuire anche a ulteriori sviluppi della stessa legislazione. Peraltro resto profondamente ancorato alla convinzione, ripetutamente dichiarata, che i rapporti Primo Ordine/TOR-OFS non possono fondarsi su elementi giuridici. Le norme giuridiche sono necessarie per regolare i rapporti tra i tre Ordini, ma tale necessità non è assoluta, bensì condizionata alla reciprocità vitale e della mutua assistenza, così come abbiamo tentato di delinearle.
Ho inteso pertanto condividere loggetto delle mie costanti riflessioni e prospettare alcuni elementi da approfondire nelle sedi appropriate sia del Primo Ordine e del TOR che dellOFS: Capitoli ai vari livelli, riunioni di fraternità, assemblee, ecc. Sempre e comunque ogni riunione dei fratelli del Primo Ordine e del TOR e ogni raduno dei Francescani Secolari devono costituire il laboratorio della reciprocità vitale, della collaborazione, della mutua animazione e del mutuo arricchimento, il luogo ideale per approfondire il senso di una reciproca dipendenza spirituale dei tre Ordini Francescani e per rendersi sempre più coscienti della necessità di prestarsi reciproco aiuto e mutua assistenza spirituale. In tali contesti di vita i fratelli che hanno ricevuto lo specifico servizio di assistere le Fraternità dellOFS, o da soli come assistenti delle Fraternità locali o assieme ad altri come Conferenza di assistenti per le Fraternità di livello superiore, sono chiamati ad essere artefici e costruttori dei valori primordiali e delle dimensioni fondamentali della Famiglia Francescana.
Ho già parlato allinizio della inadeguatezza della terminologia "assistenza, assistente, assistere". Se in prospettiva dinamica cè da augurarsi che essa in futuro venga superata, oggi cè da scongiurare il rischio che lassistenza non abbia a trasformarsi in assistenzialismo. Nel medesimo tempo cè da auspicare che la stessa categoria "assistenza" assuma connotazioni e caratterizzazioni più ampie (non unidirezionali) alla luce del principio della reciprocità vitale e come applicazione del medesimo.
In questa luce, nonostante le negative manifestazioni che hanno contraddistinto gli ultimi anni della nostra realtà italiana, credo fermamente nella utopia di una nuova era della Famiglia Francescana, di un nuovo corso della sua storia, legato alla tradizione ma per certi aspetti nettamente diverso e disancorato dalla stessa tradizione, e oso affermare che agli assistenti e allassistenza collegiale è affidato il ruolo della profezia. Allinizio del nuovo millennio gli assistenti dellOFS sono chiamati a essere i profeti di una nuova era del Francescanesimo. In tal modo essi renderanno il loro servizio sia allOFS perché viva e attui il suo carisma in pienezza di secolarità sia al Primo Ordine e al TOR perché recuperino lintuizione carismatica di Francesco e, fatta finalmente astrazione di ogni connotazione clericale e/o laicale, vivano in pienezza la loro identità nella fraternità e nella minorità. In tal modo la Famiglia Francescana sarà in grado di incarnare la profezia, lintuizione e il sogno di Frate Francesco Poverello e dei Penitenti che a lui si avvicinarono per ricevere una Regola di vita!
Fr. Felice Cangelosi, OFMCap.
Roma, 27 aprile 2002.
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Le Costituzioni del TOR affermano: «Ordo Franciscalis Saecularis peculiari necessitudinis vinculo cum Ordine nostro devincitur, quod communia ducit nobiscum exordia et patrimonium spirituale. Ordinem Franciscanum Saecularem magni faciant fratres nostri, cum de eodem charismate poenitentiali participemus et quod, una cum fratribus sororibusque saecularibus, perfectius istiusmodi manifestamus charisma (157).
Le Costituzioni dei Frati Minori Conventuali hanno una struttura diversa e in esse non si riscontra un testo analogo a quelli sopra riferiti. È opportuno pertanto a riferirsi a quanto viene detto nella Introduzione spirituale (lettera f) del capitolo VI: «Fraternitate Minorum Fratrum per beatum Franciscum iam instituta, ...praedicationis ipsius fervore succensi, quam plurimi secundum formam a Dei viro acceptam novis se paenitentiae legibus vinciebant, quorum vivendi modum idem Christi famulus Ordinem Fratrum de paenitentia nominari decrevit... Convertebantur etiam virgines ad perpetuum caelibatum, inter quas virgo Dei clarissima Clara, ipsarum plantula prima, ... quae filia fuit in Christo sancti patris Francisci pauperculi et mater Pauperum Dominarum (LM IV,6). Ipsemet deinceps primus Ordo, veluti fertilis arbor diversas protulit familias Minorum Fratrum. Quapropter summopere convenit, ut omnes, qui Patrem eundem seraphicum habent, constanter excolant communionem fraternam, ut plenitudo charismatis franciscalis semper et ubique floreat».
Siamo sposi, quando lanima fedele si unisce al Signore nostro Gesù Cristo per virtù di Spirito Santo. Siamo suoi fratelli, quando facciamo la volontà del Padre che è nei cieli. Siamo madri, quando lo portiamo nel cuore e nel corpo nostro per mezzo del divino amore e della pura e sincera coscienza, lo generiamo attraverso le opere sante, che devono risplendere agli altri in esempio.
Oh, come è glorioso, santo e grande avere in cielo un Padre!
Oh, come è santo, fonte di consolazione, bello e ammirabile avere un tale Sposo!
Oh, come è santo e come è caro, piacevole, umile, pacifico, dolce, amabile e desiderabie sopra ogni cosa avere un tale fratello e un tale figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, il quale offri la sua vita a per le sue pecore, e pregò il Padre... (FF 178/1- 178/3).