Una esortazione della Chiesa per l'Ordine Francescano Secolare
Un commento alla lettera del Cardinal Franc Rodé
La lettera del 6 maggio 2009 di S.E. il Card. Franc Rodé, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, indirizzata alla Ministra generale, Encarnación del Pozo, e a tutto l’Ordine Francescano Secolare, è un documento di grande importanza e merita, quindi, un’attenzione tutta particolare da parte di tutti e ciascuno nell’OFS.
E’ bene ricordare che l’OFS dipende direttamente dalla Santa Sede, e dal Papa in particolare, attraverso la Congregazione IVCSVA. Nell’intervento del Cardinale Rodé, pertanto, è la stessa Chiesa gerarchica che parla all’Ordine e lo fa in coerente continuità con il Magistero dei Papi per l’OFS.
Nella lettera risuona ancora l’appello di Giovanni Paolo II su quanto la Chiesa da sempre si aspetta da noi, e attende con impazienza, per poter contare veramente su tutti e ciascuno di noi, così come Essa contava su Francesco e conta su tutta la sua Famiglia.
La Santa Sede non cessa di ripeterci, in modo autorevole ed insistente, che siamo parte viva, integrante ed essenziale della Chiesa, dove dobbiamo esercitare pienamente il nostro ruolo come corpo vivo.
La Chiesa attende dall’Ordine Francescano Secolare, uno e unico, un grande servizio alla causa del Regno di Dio nel mondo di oggi. Essa desidera che il vostro Ordine sia un modello di unione organica, strutturale e carismatica, a tutti i livelli, così da presentarsi al mondo quale “comunità di amore” (Regola OFS 26). La Chiesa aspetta da voi, Francescani Secolari, una testimonianza coraggiosa e coerente di vita cristiana e francescana, protesa alla costruzione di un mondo più fraterno ed evangelico per la realizzazione del Regno di Dio. (Giovanni Paolo II, Messaggio al Capitolo generale OFS, 22 Novembre 2002)
Ci attendiamo, infine, che codesta Fraternità cresca nella Chiesa come corpus vivo, fondato nella comunione, elaborando nei contesti contemporanei stili di impegno sociale, culturale, spirituale. (Lettera Card. F. Rodé)
La lettera del Cardinale sottolinea alcuni punti chiave e formula una forte esortazione che si incentra sulla parola parresìa evangelica da coniugare insieme al mandato missionario per tutti i Francescani Secolari, singolarmente, e collettivamente come Ordine, in tutte le sue espressioni, locali, regionali, nazionali e mondiali.
I punti chiave sono i seguenti:
- L’importanza di una vita veramente fraterna
Siete chiamati ad offrire un contributo proprio, ispirato alla persona e al messaggio di San Francesco d'Assisi, per affrettare l’avvento di una civiltà in cui la dignità della persona umana, la corresponsabilità e l’amore siano realtà vive (Cfr. Gaudium et Spes 31 ss). Dovete approfondire i veri fondamenti della fraternità universale e creare ovunque spirito di accoglienza e atmosfera di fratellanza. (Giovanni Paolo II, Messaggio al Capitolo, 2002)
- La riscoperta e il consolidamento della propria identità e missione nella Chiesa e nel mondo.
In virtù della Professione, la Regola e le Costituzioni Generali devono rappresentare, per ciascuno di voi, il punto di riferimento dell’esperienza quotidiana, a partire da una specifica vocazione e da una precisa identità.
Impegnatevi con fermezza contro ogni forma di sfruttamento, di discriminazione e di emarginazione e contro ogni atteggiamento di indifferenza verso gli altri. (Giovanni Paolo II)
Voi, Francescani secolari, vivete per vocazione l’appartenenza alla Chiesa e alla società come realtà inseparabili. Perciò vi viene chiesto prima di tutto la testimonianza personale nell’ambiente in cui vivete: “davanti agli uomini; nella vita di famiglia; nel lavoro; nella gioia e nelle sofferenze; nell’incontro con gli uomini, tutti fratelli nello stesso Padre; nella presenza e partecipazione alla vita sociale; nel rapporto fraterno con tutte le creature” (Costituzioni Generali OFS 12.1). (Giovanni Paolo II)
- Coscienza di essere presenti ovunque nel mondo anche dove la Chiesa è perseguitata.
Forse non vi sarà chiesto il martirio del sangue, ma certamente vi viene chiesta la testimonianza di coerenza e fermezza nell’adempimento delle promesse fatte nel Battesimo e nella Cresima, rinnovate e confermate con la Professione nell’Ordine Francescano Secolare. (Giovanni Paolo II)
- Animazione e sostegno alla Gioventù Francescana.
La lettera, poi, contiene una forte ed accorata esortazione ad essere efficace “segno di contraddizione”, con franchezza e coraggio, nelle vicende del mondo senza accontentarsi di sopravvivere in una colpevole acquiescenza di fronte al male del mondo e nei confronti dei poveri ed emarginati.
La Chiesa si attende da noi, esorta il Cardinale, un atteggiamento e un comportamento di autentica parresìa evangelica spesa nella città dell’uomo. Nella città delle relazioni umane concrete, dell’ “umanità in situazione” e non in una città virtuale, della pura accademia, delle situazioni teoriche, del benpensantismo accomodante nei confronti dei potenti di turno, per paura o peggio ancora per favorire il proprio tornaconto.
Che cos’è la parresìa?
È il parlar chiaro, senza paura e senza tentennamenti, dando testimonianza non accomodante alla Verità evangelica, rendendo ragione della speranza che abita in noi, seminando con umile coraggio il seme della Parola.
Oggi, più che mai, dovremmo chiedere al Signore la grazia della parresìa, per ciascuno di noi, per tutto l’OFS, per le nostre chiese.
Per riscoprire la nostra missione profetica e non tacere di fronte alle violenze perpetrate sui poveri.
Per saper intervenire con coraggio ogni volta che vengono violati i diritti umani.
Per non tremare di fronte alle minacce e parlare con franchezza, senza tradire la Parola di Dio e senza praticare sconti, quando i diritti di Dio vengono subordinati agli interessi degli uomini e degl’idoli che pretendono il suo posto.
Giovanni Paolo II esortava con forza alla parresìa:
“Alla parresìa della fede deve corrispondere l’audacia della ragione” (Fides et Ratio, 48).
E il Santo Padre, Benedetto XVI, allora Cardinale, così commentava queste parole:
In un clima in cui l’odierno cattolicesimo rischia di essere troppo acquiescente nei confronti della cultura comune dei valori e dei diritti dell’uomo, considerati spesso come mutevoli “regole di un gioco sociale”, il Santo Padre rivendica alla fede il diritto e il dovere di parlare forte e chiaro, di annunciare Cristo come verità ultima e definitiva dell'uomo e del mondo: con parresìa, appunto. (da una lezione del Card. Ratzinger sulla Enciclica)
E sull’audacia, così si esprime un Francescano Secolare d’eccezione, il Vescovo Don Tonino Bello :
“Audacia”, non significa spericolatezza, temerarietà, ma parresìa, cioè libertà, franchezza di parola, capacità propositiva di dire le cose, proprio nel nome del Vangelo. Non significa ovattare il Vangelo, edulcorarlo, annacquarlo al punto tale che non dice più nulla di nuovo. [...]
C’è un’espressione molto bella negli atti degli Apostoli, là dove si dice così: “Pietro andò, si alzò in piedi, insieme con gli undici e parlò ad alta voce”.
Questa è la parresìa: alzarsi in piedi, avere il coraggio di parlare, insieme con gli altri, non come battitori liberi, non ognuno per conto proprio. Il coraggio consiste soprattutto nel coinvolgere gli altri a parlare, come gruppo, come associazione, come Chiesa, come diocesi, come parrocchia.
E’ così che ci vuole la Chiesa: franchi, aperti, coraggiosi, pieni di Dio, nello stile del francescanesimo delle origini, secondo lo stile bello del Serafico Padre, fedeli al dettato della Regola passando dal Vangelo alla Vita e dalla Vita al Vangelo, fedeli esecutori della missione che Dio affidò a Francesco per se e i suoi figli e che la Chiesa ha confermato.
Ma lo siamo veramente?
Giovanni Paolo II, nel suo Messaggio del 2002, lo pone dubitativamente e ci sfida a confrontarci con noi stessi per non venir mai meno alla fedeltà alla nostra vocazione e Professione:
Se veramente siete spinti dallo Spirito a raggiungere la perfezione della carità nel proprio stato secolare, “sarebbe un controsenso accontentarsi di una vita mediocre, vissuta all’insegna di un’etica minimalistica e di una religiosità superficiale” (Novo Millennio ineunte 31). Occorre impegnarsi con convinzione in quella “misura alta della vita cristiana ordinaria” a cui ho invitato i fedeli al termine del Grande Giubileo del 2000 (Ibid.).
Lasciamoci interpellare, fratelli e sorelle, da queste esortazioni per rinnovare il nostro impegno e camminare con coraggio e umiltà nelle vie del Signore.
Si tratta, carissimi fratelli e sorelle, di avere il coraggio di
- verificare la propria fede,
- verificare la fedeltà alla nostra vocazione e alla Promessa di Vita Evangelica,
- verificare e rinnovare l’autenticità della nostra “conversione” permanente.
E’ soltanto dall’esito della nostra conversione e dal nostro sforzo di conformarci a Cristo, come Francesco, che potrà nascere e prosperare la nostra parresìa e la fedeltà al compimento della nostra Missione.
Si tratta di riconoscere il Progetto che Dio ha su ciascuno di noi, nel quale troveremo la nostra Verità, che è Cristo, e la Grazia per realizzare in pienezza la nostra vocazione e missione, lasciandoci afferrare dalla carità nella verità, che è Dio, così come ci insegna il Santo Padre, Benedetto XVI nella sua ultima Enciclica, Caritas in Veritate:
La carità nella verità, …, è la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell’umanità intera.
L’amore – «caritas» – è una forza straordinaria, che spinge le persone a impegnarsi con coraggio e generosità nel campo della giustizia e della pace. E` una forza che ha la sua origine in Dio, Amore eterno e Verità assoluta.
Ciascuno trova il suo bene aderendo al progetto che Dio ha su di lui, per realizzarlo in pienezza: in tale progetto infatti egli trova la sua verità ed è aderendo a tale verità che egli diventa libero (cfr Gv 8, 22). Difendere la verità, proporla con umiltà e convinzione e testimoniarla nella vita sono pertanto forme esigenti e insostituibili di carità. (Caritas in Veritate, 1)
Non dimentichiamo, carissimi fratelli e sorelle, che siamo circa 450.000 Francescani Secolari professi, sparsi in ogni angolo della terra.
Siamo una grande forza potenziale di bene e di grazia a servizio della Chiesa.
Siamo il 75% dei Francescani del mondo!
Riuscite a pensare a tutto quello che potremmo realizzare per il servizio del Regno e del Vangelo se solo fossimo tutti dei veri, autentici e buoni francescani Secolari ?
Forza, dunque fratelli e sorelle, rispondiamo all’appello della Chiesa: Prendiamo il largo, Duc in Altum, con coraggio, senza far più attendere la Chiesa che ci esorta a riprendere pienamente il nostro posto nella Chiesa e nel mondo.
Benedetto Lino, OFS
L’OFS, come associazione pubblica internazionale, è legato con un vincolo particolare al Romano Pontefice da cui ha avuto l’approvazione della Regola e la conferma della sua missione nella Chiesa e nel mondo (Cost. Gen. Art. 99.2).
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